Acqua cheta

 

 Riceviamo e volentierissimo pubblichiamo.

Un racconto di Paolo Buzzo (…e anche i disegni)

 

20 ottobre 2012 – Anche quest’anno sta cercando di arrivare l’autunno.  Ma sembra non farcela.

Quella mattina si era alzata con un pensiero non riposato, era un pensiero che nella notte non era riuscito a sopirsi.

– Oggi c’è la verifica – era il pensiero. Di italiano e lettere, poi lezione di greco e latino. Niente di male, sono materie della vita passata ma utile e nello zaino del futuro, quello che suonava strano era la parola verifica.

Strano che quella parola venga dalla Scuola (forse vogliono verificarsi). Verifica di cosa?

Certo, verificano se l’alunno ha studiato. Giusto.

 

Poi penso: Omero ha visto l’Odissea, altri l’hanno raccontata, altri ancora l’hanno scritta, il linotipista l’ha battuta sul piombo, il tipografo l’ha stampata, il rilegatore ha finito il ciclo e ora il libro è qui sulla mia scrivania… come mai la verifica è solo tra me e Omero?

Forse il giorno della mia verifica dovrebbe anche essere il giorno per verificare la mia Scuola e se il mio professore è stato capace di insegnare?

Quindi tra me e Omero c’è un altro? Qualcosa d’altro? Forse non dovrei essere solo io quel giorno a essere verificata?

Certo, io magari non ho studiato bene quindi devo essere verificata. Giusto.

 

Ma lei Sig. Professore è riuscito a capire l’Odissea? È riuscito a viverla nella quotidianità?

Ma lei Sig. Professore cinquantenne come mai non è capace di resistere alle sirene?

Ma lei Professoressa è sicura di essere una Professoressa?

Forse non dovrei essere solo io la verificata.

 

Con questi pensieri incontro mio padre, pronto per uscire al lavoro.

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Io (che sono il padre) mi accorgo che la serenità s’è nascosta da qualche parte, coperta da pensieri noiosi e da una battaglia tra il bene ed il male.

 

Figliola, cosa ti aspetta in questa giornata, là fuori di casa?

– Oggi ho una verifica.

Chissà chi vuole verificare mia figlia, mi immagino una persona di alta moralità.

Non devo esagerare coi giudizi, è una verifica e basta.

 

Allora entro in azione.

– Figliola cara, per prima cosa bisogna aprire la finestra e far entrare il giorno.             

Poi metti fuori la testa e guarda dove nasce il sole. Non a caso nasce a oriente e quindi ti orienta nella tua giornata.

La strada del tuo Liceo è perfettamente indirizzata tra oriente e occidente. Quando arriverai a Scuola, però, non stare troppo in mezzo a quella corrente est-ovest, prima di entrare guarda verso il sole e rimarrai orientata per tutto il giorno.                                

Non mi prende per stupido perché sono serio e poi sono papà.

 

La guardo e in quel momento mi viene un pensiero che sto per dirle ma…  resto bloccato e quasi impietrito, allora sto zitto.

Avrei voluto dirle: quando sarai in classe e avrai un po’ di timore, rivolgi un pensiero ai tuoi cari defunti,  poi guarda il cielo e pensa: nonno/a aiutami tu.

Ma qui è il problema: son tutti vivi.

Allora da lì non può venire l’aiuto?

– Ciao pa’ io vado.               

Sì tu vai ma io non sono pa’.

 

L’affetto verso i nostri cari viene prima di tutto, è chiaro, quindi meno male che son vivi.    Il pensiero che mi ha bloccato è: ma i nostri cari vecchi ci aiutano di più stando quaggiù, oppure col loro sguardo celestiale stando di là?

E viceversa: noi possiamo aiutarli di più in questa nervosa durezza quotidiana, o potremmo essere più calorosamente loro vicini se fossero defunti?

Qui dobbiamo scontrarci con le visite mediche, i medici e la dipendenza chimica dalle medicine. Se in modo naturale fossero andati lassù, forse potremmo, con le nostre preghiere, i nostri pensieri e le nostre letture aiutarli in ciò che di qua, loro, non sono riusciti a portare a compimento.

Lassù forse sarebbero più liberi e potrebbero ascoltarci più serenamente.

E allora comincia a farsi largo un pensiero. Anzi un pensierone.

 

Poi sento la radio, annuncia che nel nostro mondo, cioè sulla Terra, siamo arrivati a 7 miliardi e che il 7miliardesimo nascerà la notte di Halloween (brutto segno). Dicono anche: dai 6 ai 7 miliardi ci si è arrivati in un decennio.

E qui mi torna il pensierone.

 

Ecco dove sta la fregatura dell’accanimento terapeutico quando sostengono che si può vivere fino a centoventanni. Anzi bisogna. Ecco la fregatura dell’accanimento terapeutico.  Si crea un grave scompenso tra la popolazione sulla Terra e quella nel mondo spirituale.

Eh sì!, perché l’uomo non è come i soldi che quando mancano entra in azione la rotativa e se ne fanno di nuovi, gli uomini con le loro anime sono quelli, sono sempre stati quelli, dall’inizio del Creato sono sempre stati una umanità esistente. Quelli siamo, però lo scompenso tra la vita terrena e la vita celeste è troppo grande.

I nostri Angeli soffrono quando ci attendono e noi non arriviamo.

Non arriviamo perché esiste l’aspirinetta.   Naturalmente non solo per quella.

Certo che la differenza tra l’abbracciare il mondo divino e l’aspirinetta è tanta.

 

Allora mi immagino come sarebbe se il mondo spirituale e quello terreno fossero equilibrati, per prima cosa potrei alzare gli occhi al cielo e dire ai miei: se potete, aiutatemi. Invece sono già le sei del pomeriggio e devo andare io a prestare aiuto ai miei vecchi.

Però mi tocca. Giustamente. Loro hanno aiutato me e ora io aiuto loro.

Ma l’aiuto che porterò stasera non è sufficiente, quello che io posso dare qui è in buona parte materiale.

Forse l’amore per un defunto è più costruttivo se lui è defunto?

Certo, perché l’uomo è come l’acqua (papà, non dire stupidate).

Invece insisto: prova a immaginare una goccia d’acqua con due occhietti.

Poi immagina che tutte le gocce d’acqua, di tutto il mondo, abbiano due occhietti e una fisionomia, una diversa dall’altra.

 

L’acqua non è diminuita dal giorno del creato, l’acqua (come l’uomo e la sua anima) sempre quella è stata. Non c’è una zecca di Stato dell’acqua, l’acqua è quella da sempre e non se n’è persa neanche una goccia.

Allora dove è finita tutta l’acqua.

Difficile dirlo, però possiamo tentare.

C’è ad esempio l’acqua prigioniera nei tubi delle case, nelle condutture condominiali, nelle condutture principali degli acquedotti, nelle caldaie, nei boiler, nei vasi d’espansione ecc…

A Milano ci sono 4 milioni di abitanti con mille litri di acqua prigioniera per ogni abitante.

A Milano ci sono 4 miliardi di litri di acqua prigioniera.

In Italia ci sono 60 milioni di abitanti che hanno 60 miliardi di litri di acqua prigioniera.

Nel mondo ci sono 7 miliardi di uomini che hanno settemila miliardi di litri di acqua prigioniera.

Poi c’è l’acqua sugli scaffali, minerale, frizzante, bibita, succo, vino ecc. questa è acqua prigioniera tagliata, mischiata, colorata… provo ad immaginare la faccina di ogni goccia, i suoi occhietti e… la sua dedizione.

Certo, è dedizione perché l’acqua è nelle nostre fogne con tutti i liquami che le condutture portano ai depuratori, al fiume, al mare ed è lì che l’acqua diluisce tutti i liquami schifosi. Non lo fa con la sua percentuale matematica di acqua, ma con la sua azione di altruismo, gratuità e dedizione.  E, se guardate, mantiene anche gli occhietti vispi.

 

Poi c’è l’acqua maltrattata, l’acqua piovana che vorrebbe raggiungere le falde nel profondo delle nostre montagne, ma i boschi sono sporchi, i canali sono otturati, le fessure piene di incuria e allora scivola a valle e trascina detriti. Si sono inventati muraglioni, argini, contenimenti dove lei corre a velocità spaventosa e invece di gocciolare in un laghetto sotterraneo si ritrova ad impazzire contro un muro costato qualche milione di euro. Il Comune si sente fiero d’aver costruito il muro.

Forse sarebbe più fiero se avesse dato i soldi ai due sposini che abitavano la valletta e che pulivano il bosco. Così l’acqua sarebbe andata al suo posto e gli sposini si sarebbero senti anche loro al proprio posto, anche perché gli sposini generano, il muro invece mura.

E poi c’è l’acqua delle dighe e tutto il vapore acqueo che è nel cielo.

 

Il mondo spirituale ha meno anime ma ha più acqua. Però il mondo spirituale è più bravo nel gestire gli uomini, le loro anime e i loro defunti, non lo è altrettanto nel gestire l’acqua. Ogni tanto si vede i pasticci che combina quando ci rimanda l’acqua dal cielo.

Infine ci sono i ghiacciai che da cinquant’anni stanno diminuendo.

I ghiacciai, fatti di ghiaccio erano sostenuti dalla durezza dei montanari, dall’egoismo e dai sentimenti freddi, quindi non-sentimenti. Fino a 150 anni fa le montagne sopra i duemila erano considerate luoghi mostruosi, luoghi di non ritorno. Luoghi freddi.

Oggi i ghiacciai sono diminuiti, ma non per l’effetto serra. Sono diminuiti per gli scompensi dell’uomo, scompensi biologici, innaturali e chimici. E poi perché, anche se non si vede, l’uomo sta imparando ad amare più consapevolmente da sé, non come popolo, come partito politico o come patria geografica, l’uomo pian piano sta imparando ad amare con la sua singola volontà.

L’amore porta calore e il calore scioglie il ghiaccio.

Il ghiaccio sciolto è acqua liberata dall’azione amorevole dell’uomo.

E un po’ anche dai suoi squilibri ecologici.

 

Tutte le volte che apri un rubinetto, non pensare soltanto allo spreco, pensa che liberi l’acqua.

E tutte le volte che chiudi il rubinetto imprigioni l’acqua.

Scusate, ognuno prenda questa lettura come un passatempo

(non necessita adesione)

 

Paolo Buzzo

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