DISOCCUPAZIONE: ERRANZA O PASSAGGIO INIZIATICO?

di Marie-Odile Sansault

Dalla Rivista Kairòs – n° 3 di maggio/giugno 1997

Disoccupati
Disoccupati in fila a Water Street, New York, 1932

I due articoli che seguono trattano un tema di cocente attualità, quello della disoccupazione, un fenomeno che sta assumendo, in particolare nel mondo occidentale, dimensioni drammatiche a livello sia sociale che individuale. Nell’Unione Europea i disoccupati sono oltre 18 milioni, pari al 10,9% della popolazione attiva. Ma come tutti gli altri eventi rilevanti della nostra vita – una malattia, la morte di una persona cara, il divorzio, ma anche una nascita, il matrimonio, un nuovo incontro – anche la disoccupazione rappresenta una possibilità di crescita offerta all’essere umano. Questi due articoli propongono un punto di vista nuovo sul fenomeno e illustrano, seppure schematicamente, le diverse fasi dell’esperienza intese come potenziali passi di evoluzione personale.

L’attualità sociale pone la disoccupazione al centro delle preoccupazioni individuali e collettive. Abbiamo tutti nella nostra cerchia ristretta, nella nostra famiglia, persone senza lavoro, chiamate pudicamente “cercatori di impiego”. Ognuno ha la sua opinione sullo status di disoccupato: vittima della recessione economica, fannullone contento della sua sorte, infelice che si dibatte e si dice pronto a fare qualsiasi cosa… La popolazione dei senza lavoro non è più superficiale né più co­raggiosa del resto dei suoi concittadini. Si tratta semplicemente di considerare questa mancanza di impiego come un periodo particolare dell’esistenza: momento di vuoto che permette di porsi questioni di fondo sulla propria identità, sui propri progetti, sui propri valori. La disoccupazione diventa allora aratrice, fonte di rivelazione, tappa iniziatica. Prima di arrivare a questo punto, l’individuo sarà messo a confronto, con maggiore o minore intensità, a seconda dei casi, con l’erosione progressiva causata dalla disoccupazione…

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Kairos 3, maggio-giugno 1997 – Disoccupazione: erranza o passaggio

Tu non sei umano

Un indizio per capire il regolo delle gerarchie

di Enea Arosio

Incarnazioni planetarie della Terra

Prefazione – Millenovecentottantadue
Ricordo con piacere i primi tempi di studio, ma forse meglio dire di lettura, di quel libricino che racchiude la storia dell’umanità: La Scienza occulta di Rudolf Steiner.
Non avevo ancora vent’anni e poiché mi ero da poco immesso nel mondo del lavoro e facendo un lavoro che piace (presso la IBM di Milano), il tempo sfuggiva dalle mani e potevo quindi dedicarmi solo alla sera tardi, rubando qualche ora a Morfeo, alla lettura di quel testo.
Partecipavo anche una volta la settimana o al mese, ora non ricordo bene, agli incontri in via Vasto presso la Società Antroposofica dove vi erano sia gruppi di lettura/studio che serate cicliche una delle quali era dedicata alla scienza occulta. Risale a quel periodo il mio primo schema che avevo fatto a casa con tanta cura tra lo stupore (poco) e l’indifferenza (tanta) dei fratelli: L’evoluzione planetaria della Terra da Saturno a Vulcano.

Il regolo delle Gerarchie

Sembra poca cosa, ma allora non vi erano ancora i computer e la meraviglia che avevo allora per aver scoperto una cosa nuova mi portava a disegnare con strumenti (non a mano libera, essendo in fatto di disegno una vera capra – con tutto il rispetto per le capre) quali curvilinee, cerchi prefatti, etc.

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UN CLASSICO DA LEGGERE IN UNA NUOVA LUCE

Riscoprire un capolavoro letterario a distanza di qualche decennio dalla prima lettura

Delitto e castigo, di Fëdor Dostoevskij, è un romanzo che trabocca di positività, ma questo è un aspetto difficilmente afferrabile di primo acchito…

Delitto e Castigo

Già il titolo ha un impatto scoraggiante, richiama laceranti abissi di una sfera istintuale umana dalla quale di rado si trova scampo, una volta che vi si è addentrati. Anche per questo lo si raccomanda al lettore che abbia ampiamente superato l’età della ragione. Al di sotto di un certo grado di emancipazione interiore pare sia inevitabile subire un trauma, durante la lettura, forse perché si è strutturalmente incapaci di cogliere la componente spirituale fecondante e propositiva, della quale il testo è generosamente intessuto. Magari l’avevamo letto da ragazzi e ci erano sfuggite le gesta dei personaggi, quelle risplendenti di doti morali come bontà, abnegazione, sacrificio di sé. Rimane impresso solo lui: l’assassino, intrappolato nell’insopportabile oscurità del suo calvario animico. E sembra passare inosservato anche il bellissimo epilogo, sommo dono letterario e spirituale con il quale l’autore si congeda descrivendo magistralmente il dolce levarsi, scaldato dal tepore del Sole, di un amore altissimo!, conquistato attimo per attimo.

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La Filosofia della Libertà 13 – fotoracconto

Dal Seminario di Milano dello scorso febbraio (dal 15 al 17 febbraio 2013)

Alcune foto e le impressioni di una giovane signora che ha assistito per la prima volta a un seminario di Archiati.

PS: è possibile “cliccare” sulle foto per ingrandirle

É stata un’esperienza di ascolto e di approfondimento che mi ha permesso di alzare il mio livello di attenzione sugli aspetti positivi dell’esistenza che io, per indole, tendo a non vedere.

La locandina all'ingresso della Scuola

Confesso di mancare di assiduitá nello studio dell’Antroposofia ” e quindi incontri come questo, vissuti ed assorbiti con intensitá sono per me estremamente gratificanti. Ne esco sempre con una marcia in piú…”

Ausilia

La Scuola "Rudolf Steiner" di via Clericetti a Milano
La sala del Seminario
Pubblico all'entrata in sala
Pietro Archiati disegna alla lavagna
Un momento del dibattito
Il Seminario è finito...

Per il prossimo seminario, questo è il link:

La Filosofia della Libertà di Rudolf Steiner XIV Seminario

Aggressività e depressività

Articolo tratto dal libro: “UOMO MODERNO MALATO IMMAGINARIO? Paura, depressione, aggressività: malattie nuove e nuove vie della terapia” 2ª Edizione 1998 – Edizioni Scienza dello Spirito S.r.l.

Dalla sezione “Articoli e documenti” del nostro sito

Copertina del libro "Uomo moderno malato immaginario"

L’altalena tra aggressività e depressività: la forza portante dell’evoluzione umana

In modo analogo a come abbiamo trattato della malattia, affrontiamo ora i due fenomeni dell’aggressività e della depressività. Esse costituiscono una polarità di forze che interagiscono sempre fra loro, perché sono entrambe assolutamente necessarie per l’evoluzione. Sono anch’esse due unilateralità, il loro reciproco «pareggio» è sempre in atto e costituisce il dinamismo stesso della vita.

Un uomo del tutto senza aggressività o senza depressione cesserebbe di essere uomo. Potremmo addirittura dire che la grande differenza tra l’essere umano e l’animale è che l’animale non è in grado né di essere aggressivo in senso vero e proprio né di deprimersi. Se affermiamo che il leone è aggressivo in quanto agguanta la preda e la dilania, usiamo delle metafore antropomorfiche improprie perché l’istinto di natura non è deliberata aggressività: si impone per natura, appunto. Si può essere veramente aggressivi soltanto avendone almeno un barlume di coscienza…

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Diverso vivere

E se fosse diverso da come lo pensiamo?
di Enea Arosio


È sempre arduo riuscire a dare delle risposte o anche solo un avvio al pensiero su quei grossi temi che, con i nostri occhi abituali, vediamo come ingiustizie e di cui ci riesce difficile trovare il bandolo della matassa.

Da anni conosco l’Antroposofia di Rudolf Steiner e sempre più la definisco “il manuale d’istruzione” dell’essere umano; i suoi libri fondamentali Teosofia, Scienza occulta, La filosofia della libertà e L’iniziazione dovrebbero essere conosciuti affinché si possa avere quell’avvio al pensiero che conduce alla scoperta della nostra parte migliore.

Con questa dispensa propongo agli amici che la ricevono un piccolo estratto dal “Commento a LA FILOSOFIA DELLA LIBERTÀ” (Voll. II, III e IV) seminari tenuti da Pietro Archiati, il massimo conoscitore (che io conosca) dell’opera di Rudolf Steiner, sperando che i pensieri esposti possano aiutarci a “capire diversamente” chi vive con noi.

Enea Arosio – Febbraio 2012

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Necessità karmica e libertà

Rudolf Steiner – “Necessità karmica e libertà” Articolo tratto dalla rivista Kairòs – Nr. 1 di Gennaio/Febbraio 1997

Si comprenderà nel modo migliore il karma contrapponendogli l’altro impulso attivo nell’uomo, quello che viene indicato con il nome di libertà. Consideriamo ora per sommi capi la questione del karma. Che cosa significa? L’esistenza umana si svolge in una successione di vite terrene, e mentre attraversiamo una di queste vite possiamo, per lo meno col pensiero, volgerci indietro e vedere come l’attuale sia la ripetizione di un certo numero di altre che l’avevano preceduta. La vita attuale fu preceduta da un’altra, questa da un’altra ancora fino a quando arriviamo a tempi per i quali non si può più parlare di ripetizione delle vite terrene nel senso odierno, perché in quel periodo remoto la vita tra nascita e morte e quella tra morte e rinascita diventano a poco a poco talmente simili che l’odierna grande differenza tra di loro non esiste più. Oggi viviamo nel nostro corpo terreno tra nascita e morte in maniera che, nello stato di coscienza ordinaria, ci sentiamo molto separati dal mondo spirituale. Con lo stato di coscienza usuale, si parla del mondo spirituale come dell’aldilà, e c’è chi arriva anzi a porre in dubbio la sua esistenza, o anche a negarla del tutto.

Ciò dipende dal fatto che la vita terrena chiude l’uomo entro i limiti del mondo sensibile esterno e dell’intelletto che abbraccia solo quanto è direttamente connesso con la vita terrestre stessa. Ne derivano tutte le dispute, le quali hanno in realtà sempre radice in una mancanza di conoscenza; a tutti sarà capitato di assistere a discussioni sul monismo, sul dualismo, e così via. È naturalmente assurdo un dibattito su tali luoghi comuni. Ascoltando simili dispute si ha come l’impressione di trovarsi di fronte a qualche uomo primitivo che non avesse mai ancora sentito dire che esiste l’aria. A chi sa che l’aria esiste e ne conosce le funzioni non verrà mai in mente di parlarne come di qualcosa dell’aldilà e neppure dire: io sono monista, per me aria, acqua e terra sono una cosa sola! Tu invece sei dualista perché nell’aria vedi qualcosa di separato dall’acqua e dalla terra.
Tali dispute non hanno dunque senso, come in genere non ha senso discutere intorno a concetti. Quindi non ci soffermeremo su tali problemi e ci limiteremo a richiamare l’attenzione su di essi. Infatti, come per chi non la conosce l’aria non è qui ma appartiene all’aldilà, così il mondo spirituale, che tuttavia ci attornia come l’aria, è un aldilà per chi non lo conosce. Per chi lo conosce è invece un aldiqua. Si tratta dunque semplicemente di rendersi conto che, nell’attuale periodo dell’evoluzione terrena, l’uomo dimora tra nascita e morte nel suo corpo fisico e in tutto il complesso della sua organizzazione con una coscienza che in un certo senso lo separa da un mondo spirituale di cause che tuttavia agiscono nella sua esistenza terrena, fisica.

Fra la morte e un nuova nascita egli vive poi in un altro mondo, in un mondo che in confronto a quello fisico può essere chiamato spirituale; in esso egli non ha più un corpo fisico percepibile ai sensi, ma vive come essere spirituale.
Il mondo in cui si vive tra nascita e morte appare allora altrettanto estraneo quanto alla coscienza ordinaria terrena appare estraneo il mondo spirituale.

Nella sezione “Articoli e Documenti” il download completo…

RUDOLF STEINER, CHI ERA COSTUI?

“Andiamo incontro a tempi in cui si saprà
di nuovo realmente vedere in che modo
lo spirito è all’opera sulla Terra”

Rudolf Steiner

dalla prefazione di Pietro Archiati alle tre conferenze di Rudolf Steiner
contenute nel libro:
L’EVOLUZIONE DELL’ETERNO FEMMINILE
Dall ‘Iside egizia alla Madonna cristiana

Rudolf Steiner - chi era costui? copertina
Rudolf Steiner - chi era costui? copertina

(…) E proprio leggendo Steiner capisco meglio perché il buon Dio potè finalmente riposarsi al sabato dopo aver creato l’uomo: da artista sommo qual è, potè darsi pace solo dopo aver creato un altro artista degno di lui, capace di dargli una mano! Con l’uomo, infatti, non si sentiva più solo nel suo creare sulla terra: ora poteva riposare davvero e lasciar continuare lui… Mica scherza Steiner quando chiama «antroposofia» la sua scienza dello spirito: grazie ad essa l’essere umano può assumere sempre più la sua sublime responsabilità di creatore nei confronti di tutte le creature! Antroposofìa vuol dire saggezza dell’uomo, conoscenza vera e profonda dell’essere umano da parte dell’uomo.

I greci non hanno forse riassunto il loro eros conoscitivo nella massima «Conosci tè stesso»? Antroposofia significa autoconoscenza umana: conoscenza dell’uomo quale piccolo cosmo in cui si riassume e rispecchia l’intero grande cosmo. Quando miriamo a conoscere direttamente il macrocosmo, ci tocca speculare a vanvera perché noi non siamo il macrocosmo. Qualora ci dedichiamo alla conoscenza del microcosmo «uomo», possiamo invece attenerci all’esperienza concreta che facciamo di noi stessi, a ciò che viviamo cioè direttamente e concretamente in quanto uomini.

L’antroposofia di Steiner vuol essere allora una conoscenza dell’uomo soprattutto nel senso che va conquistata dal pensiero umano stesso. Ciò vuoi dire che l’umanità è oggi in grado di fare un bel passo in avanti rispetto alla secolare «teosofia», o saggezza divina, che si fondava ancora sulla rivelazione impartita dall’alto. Era stato fin troppo modesto Antonio Rosmini – un vero gigante del pensiero, non meno dei tré grandi dell’idealismo tedesco! – nel chiamare Teosofia il suo poderoso Opus Magnum. La sua è ben più che una mera saggezza divina: è la più vasta e profonda introduzione che io conosca in lingua italiana a una vera e propria «antroposofia».

Clicca qui per scaricare il testo integrale

Fotoracconto: La Filosofia della Libertà 12

Un brevissimo foto racconto per far “assaggiare” anche agli assenti la bella atmosfera che si respirava durante il dodicesimo incontro su “La Filosofia della Libertà di Rudolf Steiner” a Rocca di Papa, con Pietro Archiati dal 28 al 30 settembre scorsi (2012). Tra poco pubblicheremo anche le tracce audio in podcast, e poi ci si preparerà per il tredicesimo incontro, per la prima volta a Milano, a metà febbraio 2013, ma per adesso gustiamoci queste belle foto.

La lavagna di Rocca di Papa...
Pubblico a Rocca di Papa
Pubblico attento a Rocca di Papa
Libri di Edizioni Rudolf Steiner
Libri di Edizioni Rudolf Steiner
I testi a lume di candela
...i nuovi testi, a lume di candela
Panorama da Rocca di Papa
Il panorama da Rocca di Papa
Emanuele a Rocca di Papa
Emanuele a Rocca di Papa - factotum

Sperando le foto siano piaciute, qui le informazioni sul prossimo appuntamento:

La Filosofia della Libertà XIII

E questo il volantino:

la Filosofia della Libertà 13 - volantino
Il volantino de "La Filosofia della Libertà 13", a Febbraio 2013 a Milano

 

CAMMINI DELL’ANIMA

La realtà dello spirito nella vita di oggi
Un libro di Pietro Archiati

Anche per questa nuova edizione vorrei riportare le mie parole d’apertura in occasione di un convegno tenuto a Roma nel 1997, dal cui tema trae origine il libro stesso:
«Io mi trovo di nuovo a una svolta della vita in cui cerco di interpretare il linguaggio del mio karma: voglio dirlo già all’inizio di questo nostro incontro così che possiate capire anche il mio modo di sviluppare le cose, in questi giorni. Mi pare che il karma mi stia dicendo: deciditi ancora più chiaramente a portare la scienza dello spirito a chi è per la strada, cioè a tutti.”

(Pietro Archiati, dalla prefazione)

Copertina del libro "Cammini dell'Anima" di Pietro Archiati
L’uovo di Colombo

Alla domanda: come reagisce l’individuo di fronte alla preminenza del dato materiale che rende il singolo sempre più impotente?, direi che ci sono due reazioni fondamentali:

– una è la rassegnazione, cosciente o non cosciente, che porta ad accettare le cose come sono abbandonandosi alla corrente che dice: eh, non si può far altro! sì, è bello avere dei valori, degli ideali, ma poi la realtà è quella che è;

– l’altra è quella di dire: io non voglio essere trascinato dalla corrente, voglio prendere ogni decisione in modo conscio, libero, individuale. In questa presa di posizione, che sembra così semplice, è racchiuso il mistero della libertà dell’individuo umano.

Se noi fossimo animali non ci interrogheremmo su questi argomenti; il singolo leone non dice a se stesso: perché devo comportarmi come tutti gli altri leoni? Voglio essere diverso, voglio rendermi conto di questi miei istinti… Se il leone cominciasse a fare questi ragionamenti, non sarebbe più un leone.

Il fatto stesso di dar vita a questi pensieri mentre scorre la fiumana ineluttabile delle cose che rischia di travolgerci, mostra che l’uomo non è un essere di natura, fatto solo per soggiacere ai fattori ferrei del determinismo, ma che è capace di prendere posizione – dapprima con le forze del pensiero.

Forse quel che dico fa l’effetto dell’uovo di Colombo, o forse sto inventando il sole e l’acqua calda: ma la povertà nostra, oggi, sta proprio nel fatto che diamo tutto per scontato e perciò non viviamo più nulla. Che desolazione mostrare un’apatica indifferenza verso la capacità di pensare e di decidere che c’è in ognuno di noi! È una facoltà enorme, ma noi ci permettiamo di considerarla un’ovvia attitudine umana, per la quale non c’è motivo di entusiasmarsi e scaldarsi più di tanto.

Come si può vivere nella rassegnazione e nella depressione se ci rendiamo veramente conto di che cosa significhi potersi porre di fronte ai fenomeni dell’esistenza e pensarci sopra? Chiunque sia stato a inventare l’essere umano, certo ha manifestato del genio! Come ci si può disamorare nei confronti del pensiero, come non provare gioia per l’attività più straordinaria che abbiamo a disposizione? È che siamo così frastornati, così incagliati nelle ruote della vita, che ci dimentichiamo di pensare. Ecco la nostra povertà.

Essere capaci di pensiero significa avere a disposizione una facoltà che ci consente di entrare in tutti i fenomeni: nulla è inaccessibile al pensiero umano. Anche se ci stiamo abituando a non pensare più, anche se potrebbe addirittura sorgere il dubbio che abbiamo perso la capacità di pensare, rimane il dato di fatto che per affermare queste cose è pur sempre necessario pensare.

Il fenomeno strabiliante di Marx, per esempio, sta nel fatto che egli ha afferrato intimamente e profondamente le masse proletarie nella seconda metà del secolo scorso con un pensiero che diceva: il pensiero non serve a nulla. L’unica cosa che è reale e muove le ruote del divenire è la tasca piena o vuota, la pancia piena o vuota. I fattori economici sono la realtà che muove la storia: non l’ideologia, perché l’ideologia stessa si orienta secondo la pancia. Marx, con questo pensiero fondamentale che afferma l’inutilità del pensiero, ha trasformato la storia. Dunque è un pensiero che ha trasformato la storia. E qual è il contenuto di questo pensiero? Che il pensiero non opera nulla!

Il punto di partenza del cammino interiore è una grande scoperta che ciascuno può fare: è vero che ci sono meccanicismi e ineluttabilità, è vero che l’umanità è pressata da tanti ingranaggi; però è altrettanto vero che io, in quanto essere umano singolo, porto dentro di me la realtà più importante del mondo: la capacità di pensare e di decidere in libertà. Questa forza in grado di essere libera e creatrice non me la può togliere nessuno, perché è l’essenza del mio stesso essere.

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