In sintesi: IL MISTERO DEL DOPPIO – terza conferenza

Da più parti si sente dire che le conferenze tenute da Rudolf Steiner, il fondatore della Scienza dello spirito, sono troppo complesse. E sono in tanti a desistere, rinunciando a fruire di un’opera di inestimabile valore spirituale per l’intera umanità.

Nella rubrica “In sintesi”, rendiamo disponibili i riassunti di alcuni testi come invito alla lettura e supporto per approfondimenti di studio degli stessi.

Il ciclo inizia con Il mistero del doppio, che si articola in cinque conferenze contenenti importanti rivelazioni sulle caratteristiche e l’agire di entità ben note come forze dell’ostacolo. Prenderne conoscenza permette di comprendere il loro operare entro l’essere umano e nella società. Compito precipuo dell’umanità attuale è proprio di tenere gli occhi ben aperti per riconoscere e confrontarsi con i potenti esseri spirituali che manovrano incessantemente per deviare l’uomo dalla sua meta evolutiva. Si avrà la meglio sul male solo attraversandolo coscientemente e non aggirandolo.

… L’anima di chi si è occupato solo della materia e non ha accolto idee sul mondo spirituale, dopo la morte sarà costretta a vagare nella sfera terrestre fino a quando non avrà appreso da lì a far propri i concetti spirituali che le consentiranno di ascendere ai mondi spirituali, cui peraltro appartiene. Finché l’anima è intrappolata nella sfera terrestre agirà sul mondo in modo distruttivo. Invece, l’anima di chi accoglie le idee del mondo spirituale, una volta liberata dal corpo fisico, entrerà nel modo giusto nei mondi spirituali e potrà riannodare i legami intrecciati durante la vita con le persone a lei care ancora viventi. La morte non spezza questi legami, che diventano anzi molto più profondi. E questa è una solenne verità. (Tratto da questa conferenza)

Esseri spirituali individuali e fondamento unitario dell’universo  I

Dornach, 18 novembre   1917

1-3. Il concetto puramente negativo di inconscio, così come ce lo propone l’attuale scienza psicoanalitica, è in realtà privo di fondamento e – in quanto tende con le sue teorie a incidere nella vita attraverso la pedagogia, la terapia, la politica sociale – rappresenta un pericolo. All’indagine psicoanalitica sull’inconscio sfugge lo spirito che, pur trovandosi al di là della soglia della coscienza ordinaria, è sempre conscio. Lo spirito non ha nulla a che fare col concetto psicoanalitico di inconscio. Al di là della soglia della coscienza – sia essa sovra conscia o subconscia – si entra in una regione spirituale dove risiede lo spirito. Si tratta solo di individuarne le caratteristiche. Nel caso della signora che compì una serie di gesti inconsulti per farsi ricondurre al palazzo dove si trovava la persona di cui era inconsciamente innamorata, è stato uno spirito demoniaco ad agire in lei, che non ne era cosciente, a guidarne i passi dove lui voleva; e l’ha fatto in modo pienamente conscio. (cfr. p. 69)

4. La conoscenza dell’esistenza di una sfera spirituale fatta di Esseri reali, coscienti di se stessi e in grado di afferrare il pensare, il sentire e il volere umani, è antichissima. Solo che è stata tenuta segreta, volutamente e in buona fede, da alcune confraternite che ritenevano l’uomo immaturo per ricevere tale conoscenza. Invece altre confraternite, dette di sinistra, tenevano per sé quelle conoscenze e ne facevano un uso strumentale per acquisire potere.

5. È importante che al giorno d’oggi su questi elementi sia fatta chiarezza. Dal 1879, da quando gli Spiriti delle tenebre sono discesi dal mondo spirituale sulla Terra, l’umanità vive una situazione molto particolare. Le confraternite di sinistra sono in grado di usare i segreti relativi a questo cruciale evento per qualsiasi turpe scopo. Alcuni segreti riguardanti l’evoluzione presente possono infatti essere usati in modo scorretto.

6. La scienza dello spirito rende disponibile come patrimonio dell’umanità, la notizia che nella prima metà del ventesimo secolo sarà accessibile, a un numero abbastanza alto di persone, la visione del Cristo nell’eterico.

7. Infatti, proprio quest’epoca di massimo materialismo coincide con un’interiorizzazione nell’evoluzione che porta a percepire il Cristo nell’eterico. Alla diffusione di questa notizia epocale sono molto contrarie certe confraternite (di sinistra). Da sempre le confraternite influenzano subdolamente l’opinione pubblica diffondendo notizie nel modo a loro più vantaggioso. Alcune di loro hanno per esempio reso noto che il materialismo sarebbe volto al termine e che sarà quindi possibile comprendere lo spirituale. Nulla di più falso: il materialismo è infatti destinato a crescere per i prossimi 4/5 secoli, e prolifererà indisturbato proprio se la gente crederà che sia finito!

8-11. L’uomo potrà salvarsi se approfondirà la vita spirituale secondo le rivelazioni della scienza dello spirito, e saprà che, a differenza del quarto periodo in cui era cruciale il tema della nascita e della morte, nel quinto periodo sarà fondamentale imparare ad avere piena coscienza della lotta contro il male che l’uomo dovrà ingaggiare. Nel quinto periodo prenderà forma l’essere demoniaco del male. È un nocivo controsenso rifiutare di occuparsi della realtà spirituale durante l’esistenza terrena e rimandare una tale conoscenza al momento in cui, varcata la soglia della morte, se ne farà l’esperienza «se davvero esisterà», come si usa dire oggi, e nel frattempo «sarà bene godersi la vita e basta». Un simile modo di pensare ignora che dopo la morte l’uomo porta con sé le condizioni che egli stesso si è creato mentre era in vita. L’anima di chi si è occupato solo della materia e non ha accolto idee sul mondo spirituale, dopo la morte sarà costretta a vagare nella sfera terrestre fino a quando non avrà appreso da lì a far propri i concetti spirituali che le consentiranno di ascendere ai mondi spirituali, cui peraltro appartiene. Finché l’anima è intrappolata nella sfera terrestre agirà sul mondo in modo distruttivo. Invece, l’anima di chi accoglie le idee del mondo spirituale, una volta liberata dal corpo fisico, entrerà nel modo giusto nei mondi spirituali e potrà riannodare i legami intrecciati durante la vita con le persone a lei care ancora viventi. La morte non spezza questi legami, che diventano anzi molto più profondi. E questa è una solenne verità.

12-14. Le confraternite occulte di sinistra hanno tutto l’interesse a diffondere l’idea che il materialismo sia oramai agli sgoccioli; sanno infatti che con questa contorsione otterranno l’effetto opposto: il materialismo si insinuerà ancora di più nell’umanità tenuta all’oscuro di ciò. Gli iniziati delle confraternite sanno bene dell’esistenza dello spirito, tuttavia hanno interesse a coltivare il materialismo e lo fanno mettendo in giro la voce che il materialismo è ormai superato. Gli iniziati di queste confraternite mirano a far sì che siano in molti ad accogliere solo concetti materialistici in modo che, dopo la morte, le anime dei defunti rimangano intrappolate nella sfera terrestre a totale disposizione di tali iniziati. Le anime dei morti rimaste a gravitare nella sfera terrestre, possono essere usate in vari modi per ottenere risultati differenti. Uno di questi è l’esercizio di potere sui non iniziati a queste cose. La pericolosità di tali confraternite è smisurata: a loro fa comodo che l’uomo creda, sì, nell’esistenza delle forze spirituali, ma solo in quanto forze naturali.

15-16. Le anime degli uomini ingenui che hanno abboccato all’amo del materialismo diventeranno clientela spirituale per le logge, le quali faranno il possibile per non lasciarsele sfuggire. Al loro interno, le logge annoverano vivi e defunti, e questi ultimi sono diventati simili alle forze della terra. [Forse nel senso che causano delle catastrofi naturali? ndr]. Le sedute spiritiche, praticate a partire dalla seconda metà dell’ottocento, erano nelle mani dei maestri delle logge coadiuvate dai defunti. Lo scopo della diffusione delle sedute spiritiche era di dare a intendere agli uomini che «come vi sono elettricità e magnetismo, così vi sono forze analoghe di natura superiori». Naturalmente ci si guardava bene dal rivelare che si trattava delle anime dei defunti. In questo modo le anime ingenue diventavano dipendenti psicologicamente dalle logge, senza sapere da chi erano pilotate e dove venivano condotte.

17-18. La conoscenza è la miglior protezione contro queste ingerenze. Man mano che le rivelazioni della scienza dello spirituale faranno chiarezza, si acquisirà gradualmente una sempre migliore cognizione dei fatti reali e gli abusi saranno scongiurati. Le sedute spiritiche furono introdotte nell’umanità nella seconda metà del diciannovesimo secolo allo scopo di sondare le condizioni in cui versava l’umanità di allora. Secondo i piani delle confraternite di sinistra, gli uomini dovevano convincersi dell’esistenza di forze naturali superiori. La loro delusione fu grande quando dovettero constatare che gli uomini avevano compreso che ad animare le sedute spiritiche erano i defunti. Esse volevano infatti privare l’uomo del giusto pensiero che ad animare le sedute fossero le anime dei defunti. Il loro è un materialismo di  grado superiore: un materialismo che vuole costringere lo spirito nella materia e asservirlo a essa. Il materialismo può assumere aspetti tali da poter essere addirittura negato. Si può essere un buon materialista facendo risalire tutta la natura allo spirito in modo da far emergere lo psichico [insieme di fenomeni legati alla psiche soggettiva ndr], e da indurre a parlare di spirito solo confusamente. È importante invece avere idee concrete sulla realtà dello spirito. Le confraternite si faranno strada con i loro piani di potere, se le persone munite di conoscenza scientifico-spirituale non sbarreranno loro il passo.

19. Il fallimento dello spiritismo evidenziò alcune pecche delle confraternite; perciò loro stesse, in un secondo tempo, si adoperarono per denigrare quella corrente che prima avevano promosso. Esse usano biecamente certe condizioni evolutive emerse nel corso della storia per accrescere il proprio potere.

20. Il grande impulso del mistero del Golgota contrasta la materializzazione delle anime umane. Nessun iniziato, per quanto potente, può impedire l’apparizione del Cristo nella sfera terrestre come Entità eterica: ciò avverrà senza dubbio. Ma si compiranno oscure manovre perché il potente impulso scaturente da questo evento sia deviato e agisca in un modo piuttosto che in un altro.

21. Le confraternite di sinistra hanno la precisa volontà di agire in modo che l’impulso del Cristo nell’eterico nel ventesimo secolo passi inosservato. Esse stesse infatti intendono appropriarsi di quella stessa sfera d’influenza per immettervi un’individualità eterica, di natura fortemente arimanica, che non si è mai incarnata.

22-24. Le manovre messe in atto con l’ausilio delle anime dei defunti avevano lo scopo primario di sottrarre al Cristo la signoria della Terra, in modo da favorire l’accesso di quell’entità arimanica. La battaglia intrapresa dalle forze dell’ostacolo contro il Cristo è realissima e avviene allo scopo di sostituire il Cristo con l’entità arimanica, nella guida dell’evoluzione fra la restante parte del quinto periodo postatlantico e il settimo periodo. L’uomo che abbia una chiara visione di questi fatti può neutralizzare i piani anti-cristici delle confraternite, che usano addirittura il nome del Cristo per confondere le acque. I dibattiti e le discussioni teologiche su Gesù e sul Cristo contengono un influsso spirituale estraneo al Cristo; i teologi perseguono, loro malgrado, mete del tutto diverse da quelle che credono di perseguire.  Il concetto psicoanalitico di inconscio è davvero fuorviante: impedisce di vedere la realtà dei fatti che accadono nelle profondità insondate dell’animo umano. Le confraternite infatti perseguono lucidamente il loro scopo, rimanendo “inconsce” per chi partecipa con leggerezza a quelle discussioni teologiche.

25-26. Le confraternite orientali (perlopiù indiane) sono altrettanto pericolose, benché operino diversamente. Esse non ambiscono ad annullare l’impulso del Cristo nell’eterico e a sostituirlo con un loro fiduciario – questo è possibile solo quando ci si serve delle anime dei defunti –, il loro fine è piuttosto sviare tutti gli uomini, orientali e non, dal cristianesimo, cioè dall’impulso lasciato dal Cristo sulla Terra, nei tre anni in cui si è incarnato. Queste logge orientali agiscono attraverso le forze dei corpi eterici di antenati che, in seguito a espedienti messi in atto da loro stesse, si rendono disponibili a rivestire esseri demoniaci, loro collaboratori. Sappiamo che il normale destino dei corpi eterici degli uomini è quello di effondersi nell’etere cosmico; in alcune particolari circostanze, esseri demoniaci si impossessano di una parte del corpo eterico dei defunti. Poi, con metodiche ingannevoli, basate sull’illusione, quelle logge innescano per i fedeli ignari la venerazione e il culto degli antenati, che in realtà sono gli esseri demoniaci di cui si è detto. (V. OO 109 Heidelberg, 21 gennaio 1909, non tradotta in italiano: Il principio dell’economia spirituale in connessione con le questioni della reincarnazione: un aspetto della guida spirituale dell’umanità).

27-28. Con stratagemmi esoterici potentissimi, le logge distolgono l’umanità dal fenomeno Cristo e dal mistero del Golgota. È quantomeno svilente ridurre l’inconscio a sede di pulsioni affettive represse che condizionano l’uomo, quando in effetti dall’inconscio influiscono sull’umanità forze spirituali ben coscienti che agiscono indisturbate, se la coscienza individuale non se ne occupa minimamente.

29-30. Nell’umanità vi furono anche iniziati retti che, conoscendo perfettamente le realtà occulte, operarono in modo favorevole all’evoluzione umana: erano i monaci irlandesi. Dall’Irlanda (regione preservata da ogni tipo di illusorietà e di influsso arimanico), nel quarto/quinto secolo, le comunità di monaci si occuparono della diffusione del cristianesimo in Europa; diffusione che, data l’ingenuità delle popolazioni europee non avrebbe potuto aver luogo senza un’adeguata protezione. Il compito di questi monaci iniziati fu quello di preparare le popolazioni europee a ciò che si sarebbe dovuto compiere in futuro, nel quinto periodo postatlantico, che avrebbe avuto inizio nel 1413.

31. Fino al consolidamento del quinto periodo postatlantico, i monaci irlandesi dovettero salvaguardare l’Europa dagli influssi dannosi provenienti dall’America (Cfr seconda conferenza, Par 24-35. Aiutati dagli spiriti benevoli, impedirono che la popolazione europea avesse cognizione dell’esistenza dell’America. Ogni informazione riguardante i viaggi europei verso l’America (che esistevano da tempo) fu cancellata, con mezzi più o meno ortodossi, e nel quindicesimo secolo più nulla si sapeva dei contatti tra l’Europa e l’America. I monaci poterono così cristianizzare l’Europa.

32. Solo in un secondo tempo, dopo il consolidamento dell’impulso cristiano, l’Europa fu pronta a ri-scoprire l’America, e ciò avvenne nel 1492. La storia ufficiale (une fable convenue) non conserva tracce di questi eventi epocali e riporta un’unica scoperta dell’America a opera di Colombo.

33-34. L’essenza della storia, compresi i fatti più tragici, sfugge all’uomo, che la attraversa in una sorta di stato di sonno. Sarà oltremodo salutare per l’uomo conoscere i misteri che circondano il cosiddetto inconscio e risvegliarsi. L’uomo ignora la maggior parte delle cose che si svolgono nel suo subconscio e in taluni casi è effettivamente salutare esserne all’oscuro. Per esempio sarebbe controproducente avere coscienza delle forze spirituali attive nei suoi stessi processi fisiologici (p.e. i processi nutritizi).

35. È invece di fondamentale importanza sapere che, poco prima della nascita, un essere arimanico – dotato di straordinaria intelligenza e di una volitività simile alle forze della natura – si impadronisce del nostro subconscio. Sarebbe pericoloso se questa presenza si protraesse oltre la morte, come questa entità aspirerebbe a fare. Contrariamente a quanto postulano mineralogisti e paleontologi, che ne rilevano solo l’ossatura minerale, la Terra è, come l’uomo, un organismo unitario vivente, da cui queste entità sono disperatamente dipendenti.

36. Raffigurandoci la superficie  terrestre suddivisa in una parte occidentale e una orientale: le forze che salgono dal suo interno fanno parte del suo organismo vivente. L’anima immortale dell’uomo, in qualunque punto della Terra egli abiti, entra in contatto con queste forze solo indirettamente, essa è relativamente indipendente dalle condizioni terrestri. Attraverso il doppio, operante nell’uomo da prima della sua nascita, sono attive nell’uomo forze che vi agiscono a seconda della tipologia razziale e del territorio. Le differenziazioni geografiche e di altra natura agiscono sul nostro doppio.

37-38. Dovremmo tentare di diventare coscienti delle molteplici realtà dell’anima umana. Le realtà dell’anima si metamorfosano soprattutto grazie all’uomo, un significativo esempio ne è il coltivare, durante l’esistenza terrena, un atteggiamento favorevole al materialismo o aperto alla dimensione spirituale. Nel primo caso l’anima resterà incatenata alla sfera terrestre, nel secondo essa raggiungerà le sfere spirituali a lei adatte. Aver chiari questi concetti significa acquisire un rapporto sempre migliore col resto dell’universo. Il movimento antroposofico non è né astratto né intellettuale, bensì è concepito in modo tale da tener concretamente conto dell’esistenza della vita spirituale di un insieme di Entità spirituali. A queste conversazioni rivelatrici di verità spirituali partecipano sia gli amici del movimento e sia le anime dei defunti che l’hanno sostenuto in vita e gli rimangono legati dopo la morte.

 

In sintesi: Il mistero del doppio – seconda conferenza

Da più parti si sente dire che le conferenze tenute da Rudolf Steiner, il fondatore della Scienza dello spirito, sono troppo complesse. E sono in tanti a desistere, rinunciando a fruire di un’opera di inestimabile valore spirituale per l’intera umanità.

Nella rubrica “In sintesi”, rendiamo disponibili i riassunti di alcuni testi come invito alla lettura e supporto per approfondimenti di studio degli stessi.

Il ciclo inizia con Il mistero del doppio, che si articola in cinque conferenze contenenti importanti rivelazioni sulle caratteristiche e l’agire di entità ben note come forze dell’ostacolo. Prenderne conoscenza permette di comprendere il loro operare entro l’essere umano e nella società. Compito precipuo dell’umanità attuale è proprio di tenere gli occhi ben aperti per riconoscere e confrontarsi con i potenti esseri spirituali che manovrano incessantemente per deviare l’uomo dalla sua meta evolutiva. Si avrà la meglio sul male solo attraversandolo coscientemente e non aggirandolo.

… L’anima si riveste di un corpo fisico, però non arriva a compenetrarlo del tutto. Per questo, poco prima di nascere, un altro Essere prende possesso della parte subconscia del nostro corpo. Questo Essere è in noi come lo è la nostra anima. Questi esseri arimanici, privi di sentimenti umani e dotati di una straordinaria intelligenza, devono la loro vita al fatto che si servono degli uomini per abitare nella sfera terrena in cui ambiscono soggiornare. (Tratto da questa conferenza)

La medicina geografica.

San Gallo, 16 novembre 1917

1-2. Le anime delle persone che durante la vita terrena si sono rivolte esclusivamente al mondo fisico-sensibile, nel dopo-morte rimarranno a lungo imprigionate nella sfera terrena e lì creeranno dei veri e propri centri di forze distruttive. Questi segreti, in passato custoditi da società occulte e preclusi al resto dell’umanità, dovranno ora essere resi noti a tutti. Se un tempo l’umanità non era matura per essere messa al corrente di certe realtà sovrasensibili, adesso, nel quinto periodo post-atlantico, non ha più senso tenerle celate. L’uomo deve sapere l’importanza che la conoscenza dei mondi sovrasensibili riveste. Deve sapere cosa accade nel dopo morte; solo così potrà evitare di diventare un centro distruttivo.

3-4. La visione spirituale geocentrica – antecedente a Copernico – secondo cui la Terra era ferma e il Sole e gli altri pianeti le ruotavano intorno, mentre il firmamento era una sfera spirituale popolata da Entità spirituali, impediva all’anima del defunto di essere trattenuta nella sfera terrestre e di diventare una forza distruttrice. L’aver accolto la teoria copernicana, secondo cui è la Terra a compiere un moto rotatorio intorno al Sole, incatena l’anima del defunto alla sfera terrena sbarrandone l’accesso ai mondi spirituali. La teoria copernicana, sebbene sia frutto di un’intelligenza un po’ pedantesca, è da un lato un’ammirevole conquista scientifica, dall’altro lato ostacola nelle persone il formarsi di rappresentazioni dei mondi spirituali, costringendole dopo la morte a permanere nella sfera terrestre.

5-6. Dopo la morte, la coscienza dell’uomo si modifica e si intensifica; è errato credere che scompaia. Nel dopo-morte, il defunto è compenetrato dalle anime legate a lui karmicamente, anche se lo ignora. Il percorso dell’anima nel dopo-morte deve essere conosciuto già durante l’esistenza terrena. La società antroposofica è sorta proprio per soddisfare l’esigenza presente e futura per cui gli uomini devono sapere che le anime si rivedranno nei mondi spirituali, e che ora si devono immedesimare entro un’universale comunione con il mondo. In questo modo si crea un legame karmico tra coloro che sanno che si incontreranno nel mondo spirituale. Le conoscenze del mondo sovrasensibile arricchiscono la vita spirituale e dal mondo sovrasensibile si ripercuotono nel mondo fisico sensibile. L’isolarsi è controproducente. Con la diffusione di certe idee in campo sociale, si tentava di creare in Europa una sorta di paradiso terrestre. Lo scoppio della  prima guerra mondiale ha dimostrato che quelle idee andavano nella direzione sbagliata.

7-9. Le associazioni come quella antroposofica sono attive sia nel mondo degli effetti (fisico) sia in quello delle cause (spirituale). Le Entità spirituali incoraggiano il diffondersi delle rappresentazioni spirituali, destinate a scarseggiare sempre di più col dilagare della mentalità scientifica. Essere chiusi ai mondi spirituali significa incatenare l’anima umana alla sfera terrestre. Siccome la Terra è destinata a perire, le anime che non si sono liberate dalla materia rimarranno intrappolate nel suo cadavere.

10. Le rappresentazioni dei mondi spirituali fatte sulla Terra libereranno l’anima dalla sicura schiavitù dell’attaccamento alla sfera terrestre e le permetteranno di agire – pur rimanendo legata ai propri cari lasciati sulla Terra – a partire dalla sfera spirituale. Il legame a partire dal mondo spirituale è più intenso e scongiura il formarsi di centri distruttivi privi d’amore.

11. Nella sua vita sulla Terra l’uomo cresce nello sperimentare e nel vivere gli avvenimenti della vita. Dopo la morte dobbiamo liberarci dall’attaccamento al mondo fisico e crescere nel mondo spirituale legandoci alle Gerarchie e ai fatti che le riguardano. Così come sulla Terra siamo circondati dalla natura, nei mondi spirituali siamo invece un tutt’uno con le Gerarchie spirituali; esse vivono in noi, ne siamo in un certo senso ricolmi. Qui sulla Terra il mondo ci è esterno, là lo viviamo dal di dentro. Siamo effusi nell’universo e non riusciamo a distinguerci. Nella misura in cui avremo maturato una coscienza dell’io saremo capaci di distinguerci dalle Gerarchie e di distinguerle tra loro. Qui tendiamo a creare un ponte che ci unisce al mondo, là dobbiamo separarcene per unirci.

12-13. Grazie all’acquisizione sulla Terra di concetti spirituali, dopo la morte sviluppiamo la forza che ci permette di conoscere, di compenetrare il mondo spirituale. L’uomo di oggi rifugge i concetti spirituali perché sono difficili e non hanno oggetti corrispondenti nel mondo sensibile. Ma è in questo sforzo che troviamo la realtà del mondo. Insieme ai concetti spirituali acquisiamo conoscenze che gettano luce in quel mondo che altrimenti ci sarebbe oscuro. Senza la luce del sapere diventeremmo nel dopo-morte dei centri distruttivi sfruttabili dai negromanti.

14-15. Con la sapienza che illumina, ci si distingue dagli Esseri spirituali di cui siamo ricolmi, ma non basta, occorre anche saper amare. L’amore terreno, quello legato al ritmo e al respiro, non ha valore nel mondo spirituale. L’amore verrà acceso dai concetti che si sviluppano nella comprensione del mondo fisico, se però abbiamo coltivato un amore limitato a puri concetti naturalistici, ignorando il mondo dello spirito, quell’amore si trasformerà nei mondi spirituali in un’azione distruttrice. L’amore si eleva se l’uomo riesce ad amare i concetti e le rappresentazioni del mondo spirituale e si degrada se resta confinato al mondo dei sensi.

16. All’umanità di oggi non bastano i predicatori che intimano di avere fede in un credo religioso e di prepararsi così alla vita eterna. Essi non sono in grado di descrivere la vita dopo la morte. Questo tipo di fede era valida fino al sedicesimo secolo, cioè prima del dilagare del materialismo. Oggi, gli uomini che si chiudono egoisticamente in sette religiose nella convinzione di raggiungere la felicità, si precludono l’ascesa ai mondi spirituali. La sds va diffusa con un senso di compassione verso costoro, che la rifiutano.

17-19. Il mondo spirituale, i defunti legati a noi, le Gerarchie, sono ovunque nella nostra esistenza. Solo il nostro stato di coscienza ci divide dal mondo soprasensibile. Occorre conquistarsi le forze che ci permettano di ricongiungerci ai defunti da cui la materia ci separa durante la vita, altrimenti non ci accorgiamo di loro, benché ci siano. Le forze d’amore confinate alla sfera del naturalismo diventano forze del male. Tra il mondo spirituale e quello fisico c’è una relazione molto stretta: noi siamo in rapporto coi defunti e il mondo sovrasensibile compenetra il nostro. Nell’elemento sensibile vi è ovunque quello sovrasensibile.

20-21. L’uomo non è solo costituito, come comunemente si crede, da corpo, anima e spirito. Egli s’incarna, ma non sa cosa avviene nel fisico, le nozioni di anatomia e fisiologia non sono esaurienti. L’anima si riveste di un corpo fisico, però non arriva a compenetrarlo del tutto. Per questo, poco prima di nascere, un altro Essere prende possesso della parte subconscia del nostro corpo. Questo Essere è in noi come lo è la nostra anima. Questi esseri arimanici, privi di sentimenti umani e dotati di una straordinaria intelligenza, devono la loro vita al fatto che si servono degli uomini per abitare nella sfera terrena in cui ambiscono soggiornare. Essi sono dotati di forze di volontà potentissime, affini alle forze di natura e non alle nostre che sono temperate dal sentimento.

22-25. Nel secolo diciannovesimo la scienza scoprì giustamente che il sistema nervoso è attraversato da energia elettrica, ma è errato dire che questa energia ne faccia parte. Le correnti elettriche vi vengono immesse dall’Essere arimanico; esse non appartengono alla nostra natura. Questi Esseri arimanici, contravvennero ai piani predisposti per loro dalle sagge Gerarchie spirituali e decisero di accamparsi nella Terra. Potevano però conquistare la Terra solo se si fossero impossessate dei corpi degli uomini, e lo fecero in virtù del fatto che l’anima non li compenetrava del tutto. In prossimità della nascita, essi prendono possesso del nostro corpo e si installano nel nostro subconscio. Poco prima della morte devono però, loro malgrado, lasciare il corpo in cui sono penetrati. A “sfrattarli” è il Cristo, grazie al suo passaggio sulla Terra e al sacrificio del Golgota. Senza il Cristo, essi si sarebbero impadroniti dell’evoluzione umana sulla Terra.

26-27. C’è un nesso profondo, da riconoscere, tra il passaggio del Cristo attraverso il mistero del Golgota e le Entità arimaniche, che vogliono impadronirsi della morte nella natura umana. Le confraternite occulte, pur conoscendo queste verità, le hanno tenute nascoste all’umanità. Queste verità andrebbero gradualmente rivelate all’uomo. Egli deve sapere che quanto gli capita a livello inconscio mentre è in vita, gli sarà utile dopo la morte; nel momento in cui ripercorre la sua vita retrospettivamente tutto gli deve essere comprensibile. L’Essere arimanico che penetra in noi prima della nascita, deve essere riconosciuto dopo la morte. Una tale conoscenza diventa luce nei mondi spirituali.

28. Le conoscenze su questi Esseri così importanti per l’uomo, non devono però essere fornite dalle confraternite – lo farebbero a modo loro, per perseguire i loro fini – bensì devono arrivare dalla scienza dello spirituale, che si rivolge a tutti e fa sapere che ciascun uomo è portatore di un doppio arimanico.

29. Se queste verità non verranno a galla, l’uomo dovrà patire atroci sofferenze, il doppio si farà sentire tramite le malattie fisiche di cui è portatore. Le malattie organiche, che sorgono dall’interno dell’organismo sono causate dal doppio arimanico, mentre dal doppio luciferico provengono tutte le patologie nevrasteniche. La medicina si deve dunque spiritualizzare su entrambi i fronti. L’esigenza di saperne di più sull’inconscio è testimoniata anche dal sorgere della psicoanalisi, che lo indaga e lo interpreta, seppure con mezzi inadeguati. L’uomo sarà danneggiato da tali fatti, che sono importanti perché dal loro superamento egli acquisterà forze.

30. Per arrivare a comprendere meglio la responsabilità del doppio come causa delle malattie organiche, occorre sapere che la Terra è un essere vivente e in quanto tale agisce sugli esseri che la popolano, particolarmente sugli uomini. L’attuale mineralogia e geologia ne vede solo la parte minerale, morta, l’equivalente cioè di quella che nell’uomo è la struttura ossea. La Terra, come l’uomo, è dotata di “organi” che la differenziano. Essa si differenzia a seconda di ciò che sviluppa dall’interno verso l’esterno, in modo vivente. Le forze sgorganti dalla Terra influenzano gli uomini, a seconda della conformazione geografica, in modi diversi.

31. L’uomo, nelle sue parti costitutive, ha poco a che fare direttamente con le forze della Terra, ma il suo doppio ha con esse un rapporto particolare. Gli esseri arimanici si distribuiscono nella Terra insediandosi nei posti che prediligono. Alcuni preferiscono l’emisfero orientale e occupano i corpi che nascono là. Altri scelgono l’emisfero occidentale, l’America: la geografia è un principio vivente della loro esperienza.

32. In futuro sarà importante occuparsi di medicina geografica, quella che Paracelso strappò all’antica sapienza e che da allora è stata negletta a causa dell’avvento del materialismo. È importante che l’uomo riscopra il suo legame con i doppi portatori di malattie e con la Terra, compresi i processi di fusione e di irraggiamento che da essa si sviluppano a seconda delle regioni. L’uomo è inserito nell’esistenza terrena in un modo particolare attraverso il doppio.

33. La questione del doppio è diventata centrale nel quinto periodo postatlantico e lo sarà di più in futuro. Affinché l’uomo possa riflettere sulla complessa questione e sviluppi forze per rapportare la propria esistenza a queste entità, la scienza dello spirito deve diffondersi già in questo tempo.

34-35. Nel quarto periodo postatlantico (-747>1413) si sviluppò l’anima razionale o affettiva; il quinto periodo (1413>2160), il nostro, segnò una svolta netta (venuta del Cristo). Le sue caratteristiche emergono gradualmente e sono chiare soprattutto ai nostri giorni. Poco prima dell’inizio del quinto periodo, le entità-guida spirituali dovettero tener conto della debolezza dell’uomo nei confronti del doppio, egli doveva esserne protetto, gli doveva essere evitata la conoscenza anche solo teorica del doppio. Nei secoli che precedettero il quattordicesimo, il doppio doveva scomparire dalla visuale dell’uomo e ricomparire ai nostri giorni, affinché l’uomo potesse regolare i rapporti con esso. A protezione dell’uomo, iniziò nel nono secolo (e fu portato a compimento nel dodicesimo secolo) un processo che prevedeva l’interruzione del traffico navale tra l’Europa e l’America. La versione storica ufficiale, secondo cui l’America fu scoperta da Colombo nel 1492, omette questo dato. A quei tempi, in America, si conosceva la regione in cui emergevano particolarmente le forze magnetiche che mettono l’uomo in relazione col suo doppio; allora gli europei andavano in America per studiare le malattie causate dall’influsso del magnetismo terrestre. Tali studi non erano possibili in Europa perché lì l’uomo era più reattivo all’influsso del doppio. Si fa risalire l’origine dell’antica medicina europea all’America, dove si poteva osservare il processo del magnetismo. Prima della ri-scoperta dell’America, i viaggi che vi si tenevano erano volti a studiare il ruolo del doppio nella diversa natura dei popoli americani. I rapporti con l’America caddero nell’oblio anche grazie al massiccio intervento della Chiesa romana, che promulgò editti terribili allo scopo di evitare ogni contatto con le conoscenze importate dal continente americano.

36-37. Già da prima dell’inizio del quinto periodo, le sagge potenze spirituali tennero protetta l’Europa dall’influsso occidentale. L’intelletto, che avrebbe assunto un ruolo cruciale proprio nel quinto periodo, doveva ricevere speciale protezione: le conoscenze dovevano essergli somministrate con estrema cautela e delicatezza.

38-39. In questa direzione protettiva operarono i monaci irlandesi, che convinsero Roma della necessità di chiudere l’Europa all’influsso occidentale in modo che non fosse turbata da ciò che in quell’emisfero si sviluppava come elemento sub-terreno. Colombano e il suo discepolo Gallo compirono insieme un significativo viaggio allo scopo di cristianizzare l’Europa. L’America fu riscoperta dopo l’avvento del materialismo, dagli uomini spinti dalla sete dell’oro. Spetta infatti proprio all’uomo materialista il dover fare i conti con il doppio e il porsi con esso nel giusto rapporto.

40. Nella Terra esistono, a seconda delle località geografiche, differenti correnti di forze che dal basso scorrono verso l’alto, provenienti dai territori più disparati. Gli uomini non devono sentirsi separati dal diverso territorio di provenienza, ma dovrebbero accogliere l’uno dall’altro ciò che in ogni singolo territorio può venire creato di nobile: dovrebbero progredire nel reciproco scambio dei loro beni spirituali.


 

In sintesi: IL MISTERO DEL DOPPIO – prima conferenza

Da più parti si sente dire che le conferenze tenute da Rudolf Steiner, il fondatore della Scienza dello spirito, sono troppo complesse. E sono in tanti a desistere, rinunciando a fruire di un’opera di inestimabile valore spirituale per l’intera umanità.

Nella rubrica “In sintesi”, abbiamo pensato di rendere disponibili i riassunti di alcuni testi come invito alla lettura e supporto per approfondimenti di studio degli stessi.

Il ciclo inizia con Il mistero del doppio, che si articola in cinque conferenze contenenti importanti rivelazioni sulle caratteristiche e l’agire di entità ben note come forze dell’ostacolo. Prenderne conoscenza permette di comprendere il loro operare entro l’essere umano e nella società. Compito precipuo dell’umanità attuale è proprio di tenere gli occhi ben aperti per riconoscere e confrontarsi con i potenti esseri spirituali che manovrano incessantemente per deviare l’uomo dalla sua meta evolutiva. Si avrà la meglio sul male solo attraversandolo coscientemente e non aggirandolo.

La prima conferenza introduce alcuni principi della scienza dello spirito, le sue modalità operative e le difficoltà che  essa incontra ad inserirsi nella nostra epoca culturale come scienza altrettanto affidabile quanto quella che osserva i fenomeni sensibili.

Buona lettura!

La conoscenza del soprasensibile e gli enigmi dell’anima umana

 San Gallo, 15 novembre 1917

1. Il cammino evolutivo dell’umanità cambia di epoca in epoca, a seconda delle aspirazioni da cui essa è animata. L’umanità va verso la conoscenza (il pensare) e verso l’agire (il volere). Generalmente si incontrano difficoltà ad accettare nuovi modi di concepire il mondo. Teorie rivoluzionarie come quella copernicana e altre, hanno impiegato secoli prima di essere riconosciute. Con grande fatica si è arrivati a comprendere che non è il Sole a muoversi intorno alla Terra ma è la Terra a compiere dei moti ellittici intorno al Sole.

2-3. La scienza dello spirituale propone contenuti adatti allo sviluppo del pensare e del sentire dell’umanità odierna. Il suo carattere innovativo è pesantemente ostacolato dalla messa in campo di argomentazioni, anche estremamente colte, colme di pregiudizi. Addirittura ci si vergogna di affrontare i temi di cui la scienza dello spirito si occupa, come se fosse inammissibile analizzare le questioni spirituali con la stessa scientificità con cui si trattano i fenomeni della natura. Permane il dubbio sulla possibilità di pervenire alla conoscenza dell’intero uomo in modo davvero scientifico, e questo dubbio scatena le più forti opposizioni.

4-5. Lo scienziato dello spirituale adotta di buon grado la mentalità scientifica attuale, nel senso che indaga il mondo spirituale con strumenti altrettanto scientifici. Gli scienziati ricercatori vedono ogni fenomeno materiale come effetto di un qualcosa che l’ha causato, che l’ha originato. Per formulare ipotesi sulle origini della Terra, essi partono dalla geologia, dallo studio degli strati terrestri. Da tale mentalità ha preso origine la teoria evoluzionistica di Darwin.

6-9. La scienza dello spirituale ricerca le origini della Terra a partire dalla materia morta (in quanto la morte agisce nella vita); parte cioè dalla fine per risalire all’inizio. La scienza tradizionale fa l’opposto: parte dalla nascita perché ritiene che la morte non sia coinvolta con ciò che vive e cresce nel mondo; essa osserva e argomenta sul  mondo percepibile ai sensi.  La scienza dello spirito indaga l’invisibile e deve spiegare con un linguaggio logico come è pervenuta a certi risultati. Le affermazioni dello scienziato dello spirito, anche se espresse in un linguaggio chiaro, secondo un filo logico ineccepibile, non sono accettate perché essa usa parametri diversi rispetto a quelli della scienza. Tuttavia le sue conclusioni sono affidabili e sicure. Ciò che la scienza dello spirito arriva a esporre è frutto di anni di ricerca oltre i cosiddetti “confini” della conoscenza. Tali “confini” hanno fermato fior di pensatori che dichiarano impossibile varcare la soglia del visibile. Uno di questi pensatori ha fatto un’affermazione degna di nota: l’anima umana non può essere né al di fuori del corpo, né dentro il corpo. Un’affermazione contraddittoria difficilmente risolvibile per il pensatore di quell’epoca, inabile a superare quelli che considerava “limiti alla conoscenza”. Uno sperimentare la contraddizione, un penetrarla avrebbe portato alla sua stessa risoluzione. Si è consolidata invece l’idea dell’invalicabilità del limite conoscitivo. Nel volume Gli enigmi dell’anima (di R. Steiner) si descrive l’anima in lotta con le contraddizioni coesistenti in essa; si esorta a non desistere, a immergersi senza timore nella conflittualità fino al suo appianamento.

10-14. Tutta l’anima deve partecipare fino in fondo al superamento di quei limiti apparenti, compenetrandoli. La scienza dello spirito non è fondata su speculazioni intellettuali: essa descrive solo ciò che sperimenta. Similmente a un animale inferiore cui manca il senso del tatto perché ce l’ha incorporato dentro il suo organismo, l’anima umana non è ancora tanto progredita da aver sviluppato gli organi preposti a percepire lo spirituale. Tramite appositi esercizi, l’anima umana può acquisire le facoltà animiche necessarie a percepire lo spirituale. Un pensatore profondissimo, Vischer, si fermò a un passo dalla conoscenza spirituale. La scienza sostiene che senza il cervello non si pensa, che è l’organo fisico a produrre i pensieri. Secondo lo scienziato dello spirito è l’opposto: il cervello esiste grazie al pensare. Entrambe le teorie sono facilmente confutabili. È stupefacente, dice Vischer, come lo spirito si presenti nella sostanza materiale, cioè nella sua perfetta antitesi. Vischer, nella sua strenua lotta per la conoscenza, sperimenta un concretissimo ostacolo, un “battere la testa” nelle contraddizioni. Lo spirito crea una contraddizione col suo apparire in forma materiale. Anche Fichte, a differenza di Hegel, riconosce questa contrapposizione ma non la chiarisce. Oltrepassare quell’apparente contraddizione, valicare i limiti della conoscenza del visibile era impossibile al loro tempo. Allora non era ancora sorta la scienza dello spirito che avrebbe potuto presentare esercizi adatti ad attivare l’anima e ad imparare a differenziare dentro di sé ciò che fino a quel momento era indistinto: gli organi adatti alla visione spirituale.

15. Limitandosi alle percezioni sensoriali, la scienza ha indirizzato il pensare umano nella direzione opposta allo spirito. La scienza dello spirituale non si sente appagata dalla mera percezione sensoriale, prevede un differente ordinamento dei pensieri. Essa vede nei concetti e nelle rappresentazioni degli oggetti esterni una riproduzione parziale degli stessi. Un albero, fotografato da più angolazioni, dà diverse immagini di sé, alcune addirittura lo rendono irriconoscibile. Il concetto più vicino alla realtà è quello che ingloba il maggior numero possibile di punti di vista. La vita animica sarà infinitamente più ricca della vita sensoriale, se forma concetti più vivi di quelli che sorgono comunemente.

16-18. La rosa recisa non è reale, la sua vera realtà è la pianta da cui è originata. Lo scienziato dello spirito penetra nella sostanza vivente della pianta e ne sente l’essenza. L’occhio che percepisce lo spirituale penetra nel vivo delle cose, produce di esse rappresentazioni viventi perché in esse si sperimenta. Il pensare spirituale è costretto spesso a esprimersi per paradossi, per farsi capire. La scienza è agli antipodi: produce un pensare morto, limitato all’osservazione dell’apparenza. La grande erudizione, oggi tanto ammirata, produce un pensare morto, puramente nozionistico, avulso dalla realtà. Il fisico Dewar, basandosi su calcoli fisici ha, in breve tempo, previsto il futuro della Terra: la temperatura scenderà drammaticamente, il latte diventerà un alimento solido, le pareti saranno verniciate da una sostanza che irradierà luce… La scienza dello spirito, pur seguendo lo stesso metodo espositivo, propone un pensare vivo, radicato nella realtà.

19-21. L’autore fornisce il seguente esempio per evidenziare la fragilità delle teorie morte della scienza. Se ci è data la possibilità di monitorare con esattezza gli organi di un giovane, in base a calcoli particolari, si potrà prevedere lo stato di mutamento dei suoi organi fra 200 anni. Peccato che tra 200 anni quel “giovane” sarà morto da un pezzo. La labilità di queste previsioni è presto provata, ma non lo è altrettanto la labilità delle teorie sul futuro della Terra, perché nessuno ha fatto l’esperienza diretta della fine della Terra. Con lo stesso metodo, partendo dallo stato attuale degli organi di un individuo, andando a ritroso per due anni o più, si può ipotizzare lo stato degli organi di 100 anni prima! Su questo metodo si fonda la teoria di Kant-Laplace secondo cui milioni di anni fa il sistema solare si è formato da una nebulosa primordiale. Secondo la scienza dello spirito, la Terra in quell’epoca non esisteva neppure!

22-24. La vita animica completa e affidabile è quella che si immerge dentro la realtà; pertanto l’investigatore dello spirito deve sviluppare le facoltà necessarie a tal fine. Si arriva così a capire che lo scienziato dello spirito non specula sull’immortalità dell’anima bensì la sperimenta, andando oltre le barriere fisiche della nascita e della morte. Una volta raggiunta l’essenza dell’oggetto, se ne possono conoscere le qualità. Nell’indagine spirituale si parte dalla morte: di essa portiamo in noi le forze distruttrici esattamente come portiamo in noi le forze costruttrici della nascita. Abitualmente si crede che il sistema nervoso produca il pensare, il sentire e il volere, ma questo assunto è tanto assurdo per lo scienza dello spirito quanto lo è l’affermare che le impronte di un piede trovate nel fango sono formate da movimenti del suolo terrestre. Il cervello è necessario per esprimere i pensieri tanto quanto la terra è il sostrato necessario per camminare. Lo scienza dello spirito sa che durante la veglia l’attività dell’anima nel sistema nervoso è distruttrice. Le forze di morte rendono possibile l’attività del pensare. La tendenza distruttrice che col pensare penetra nel sistema nervoso è bilanciata, durante la vita, dalle forze vitali provenienti dal resto del corpo.

25. Nell’organismo umano agiscono sia forze di morte, sia forze vitali. La scienza ignora il processo edificante della morte; le sfugge che il processo di morte nel fisico è costruttore di spirito. La vita dell’anima non è dunque collegata solo alla materia, in virtù della quale si manifesta, ma fa parte del mondo spirituale, quel mondo che la scienza dello spirito aspira a conoscere.

26-29. Un’anima in crescita, anelante alla conoscenza, si dirige dal sensibile verso il sovrasensibile sviluppando in primo luogo la facoltà immaginativa. Con la coscienza immaginativa l’uomo entra nel vivo del corpo eterico, il corpo delle forze formative, attivo dal concepimento alla morte fisica quale portatore dei ricordi e ambito da cui scaturisce l’attività pensante. Il pensare morto, le rappresentazioni, sono in rapporto  col cervello fisico; il pensare vivo nasce nel corpo eterico. I nostri sentimenti invece sono legati non all’eterico ma alla vita prenatale e al dopo morte. I sentimenti pervasi di pensiero rimangono a noi inconsci e diventano coscienti al chiaroveggente che abbia conseguito il livello ispirativo. Una coscienza ispirativa scorge i sentimenti affiorare dalle profondità inconsce dell’anima. Questa parte profonda dell’anima vive in un determinato modo nella vita da nascita a morte e in tutt’altro modo nei mondi spirituali. I sentimenti, le passioni ecc., sorgono in virtù di forze subconsce provenienti dai mondi spirituali.

30-31. Secondo i difensori della teoria dell’ereditarietà, i chiaroveggenti – che distinguono tra certe forze dell’anima che agiscono nel periodo tra nascita e morte e altre che agiscono nei mondi spirituali nel periodo tra morte e nuova nascita – sono degli sprovveduti. Sono legate all’ereditarietà le forze con le quali, dal mondo spirituale, entriamo nella Terra e che sono consolidate nella linea genealogica. Le scoperte sull’anima, a opera della scienza dello spirituale, saranno un giorno confermate dalla scienza.

32-33. Rispetto al sentire, la forza della volontà è ancora più lontana dalla coscienza ordinaria: quando un pensiero ci spinge a muovere un arto, non sappiamo nulla di ciò che accade in noi. Nel processo volitivo dormiamo sonni profondi. Solo la coscienza intuitiva sa vedere cosa accade nella sfera della volontà. Dalle profondità più recondite dell’anima traiamo l’elemento della volontà, che è pervaso di spiritualità. Nella volontà opera il vissuto delle nostre vite precedenti. In quel che noi elaboriamo nel nostro volere, vivono in germe gli impulsi alle vite future. La vita umana è costituita da ripetute vite terrene e da ripetute vite spirituali. Le vite precedenti predeterminano quelle future, ma questo non pregiudica la libertà dell’uomo.

34-36. Nella sua indagine, il chiaroveggente parte dalla morte. Se si muore di morte violenta o di morte naturale, le conseguenze cambiano. Nel caso di morte violenta, qualcosa si ingerisce nel pensare e qualcos’altro si ingerisce nel volere che trapassa nelle vite successive. La scienza dello spirito è in grado di vedere cosa si manifesta nella vita successiva in caso di morte violenta. La morte violenta si ripercuote in un determinato momento della vita successiva operando un decisivo cambiamento nella traiettoria volitiva di chi l’ha vissuta. Una morte naturale è particolarmente importante per la vita tra morte e nuova nascita.

37-38. La scienza dello spirito non parla di una generica immortalità dell’anima; essa analizza fatti spirituali particolari e tratta della vita umana grazie alla comprensione dell’elemento eterno dell’anima. Gli eventi della vita umana sono chiari solo se li si vede alla luce delle ripetute vite terrene e spirituali. Nel mondo soprasensibile noi siamo in contatto – esattamente come sulla Terra lo siamo con la natura – sia con le anime cui siamo legati karmicamente, sia con altri Esseri spirituali che non s’incarnano mai. La scienza dello spirito parla concretamente di queste Entità. Indifferentemente che siano comunicate da scienziati dello spirito o vissute in proprio, queste conoscenze plasmano la vita dell’anima. Le vicissitudini della vita, tristi o gioiose che siano, passano in second’ordine rispetto alla conquista dell’arricchimento dell’anima nutrita dai contenuti della scienza dello spirito: il senso del destino che si snoda di vita in vita viene capito e partecipato.

39. Affermazioni come: «Hai avuto ciò che meritavi», possono essere terribilmente oltraggiose. Non necessariamente una disgrazia in questa vita ha origine nella vita precedente. Essa può manifestarsi per la prima volta e favorire lo sviluppo di una coscienza diversa nel mondo terreno e in quello spirituale. La conoscenza spirituale ci aiuta a prendere coscienza del nostro destino, che altrimenti viviamo con coscienza sognante.

40-42. Diventiamo coscienti che gli accadimenti della vita terrena sono collegati al dopo morte. Il dopo morte non è un’esistenza a sé stante, slegata dalla vita incarnata, bensì è il risultato di questa. Nella vita dopo la morte la nostra coscienza si costruisce nell’osservazione a ritroso. Come nella vita terrena siamo circondati dai regni della natura, nel mondo spirituale abbiamo attorno ed esterna a noi la nostra vita. Il nostro modo di essere nella vita terrena costituisce l’ambiente per la vita spirituale. Se avremo portato l’attenzione solo alle percezioni fisiche, il contenuto della nostra anima sarà costituito da rappresentazioni conseguenti. Tali rappresentazioni saranno il nostro ambiente circostante nel mondo spirituale. Chi avrà scacciato da sé ogni idea dello spirituale (i veri atei), nel dopo morte manterrà una coscienza legata alla Terra e sarà in un certo senso condannato a gravitare nella sfera terrestre. Chi avrà coltivato lo spirito ascenderà al mondo spirituale. Chi muore da ateo, essendo rimasto legato alla sua corporeità fisica, diventa un “centro” di forze distruttive per la vita umana e per la vita del mondo in generale. Se l’uomo non fosse protetto da una corporeità fisica che gli impedisce di penetrare nello spirituale, anche nell’esistenza terrena le sue rappresentazioni basate solo sulla percezione sensoriale avrebbero il carattere mortifero e distruttivo delle macchine (strumenti morti estratti dalla natura vivente).

43. La vita spirituale è diversa dalla vita terrena, ma ne è il risultato.

44-45. Non conta tanto diventare noi stessi indagatori dello spirito quanto aver maturato in noi le rivelazioni della scienza dello spirito. Le conoscenze occulte, un tempo riservate ai pochi, sono ora liberamente divulgate dagli scienziati dello spirito. Anche oggi chi, quale allievo, ha ricevuto i segreti dello spirito, fa bene a mantenerne il segreto.

46-50. La scienza dello spirituale non è importante solo per l’individuo: vediamo perché. Sappiamo che le rivelazioni dello spirituale sono state soppiantate dalle teorie meccanicistico-evoluzioniste di Darwin. Un filosofo, Hartmann, si è opposto a quelle teorie, ree di basarsi solo sull’esteriorità e nel suo scritto, Filosofia dell’inconscio, reclama la necessità di prendere in considerazione anche le forze interiori. L’opposizione di Hartmann, benché insufficiente perché non corroborata dalla visione spirituale, fu sbeffeggiata dalla scienza. Gli scienziati accolsero di buon grado uno scritto anonimo allora in circolazione che confutava punto per punto le idee di Hartmann. In seguito si scoprì che l’autore del libro critico su Hartmann fu lo stesso Hartmann! Opporsi alla scienza dello spirito con un pensare materialistico è semplice, anche Hartmann usò con facilità i pensieri degli scienziati contro se stesso, mostrando la limitatezza di quel pensare!

51-53. Un esponente della generazione successiva, tale Hertwig, dopo aver seguito il cammino della scienza, in uno scritto si oppone alla teoria darwiniana ed esprime un parere favorevole su Hartmann. Questo è un esempio di come gli “allievi” della generazione precedente, in quella successiva prendano le distanze da concezioni che pretendevano di spiegare tutto, compreso il mondo spirituale. Ed ecco che un buon darwinista confuta il darwinismo. Hertwig arriva a fare un’affermazione molto interessante: la concezione darwinista non è un’innocua teoria, ma influisce su tutta la vita umana, sul pensare, sul sentire e sul volere. Certe idee, qualora applicate alla vita sociale (cultura, politica, economia), la condizionano fortemente. La scienza dello spirito vede il nesso tra le idee e i pensieri umani e le esperienze drammatiche che l’umanità attraversa. La realtà non può essere afferrata da concetti di tipo scientifico-materiale e allora scatena eventi drammatici a riprova dell’influenza che i pensieri materialistici hanno su di essa.

54-56. La scienza dello spirituale è sorta sia come necessità interiore, sia come esigenza sociale. Essa trae i concetti dalla realtà ed è ad essa perfettamente aderente tanto che le idee che ne scaturiscono possono essere applicate nell’ambito culturale, giuridico ed economico. Per poter agire fecondamente nella vita l’uomo deve produrre pensieri, sensazioni e volizioni che siano tratti dallo spirito e in esso radicati. La scienza dello spirito è voluta dai migliori spiriti. R. Steiner indaga sulla concezione goethiana del mondo, che inserisce l’indagine spirituale nel processo evolutivo dell’umanità. Goethe amava la natura e in essa ritrovava la sua origine spirituale. Da sempre la natura riflette e pensa di continuo. Secondo Goethe essa non pensa e riflette come gli uomini, ma come natura. A chi poneva limiti alla conoscenza, Goethe rispondeva che non ne esistono.

57-59. L’uomo afferra la sua realtà quando penetra fino all’essenza spirituale della natura. E quando queste conquiste passeranno nei mondi spirituali, entrerà nell’umanità, riguardo all’indagine spirituale, qualcosa di simile alla rivoluzione copernicana. Gli uomini impareranno a trovare lo spirito in se stessi anche senza diventare scienziati dello spirito, purché si liberino da ogni pregiudizio. Chi coltiva la scienza dello spirituale troverà la religione; in caso contrario la religiosità, un bene che è stato estremamente necessario all’evoluzione dell’umanità, andrà perduta.

Atmosfera natalizia

Proponiamo come oggetto di meditazione pre-natalizia le profonde parole di un versetto altamente significativo del Vangelo di Luca (2,14), l’annuncio dell’Angelo ai semplici pastori, che sentono nell’intimo della loro anima il manifestarsi di un evento terreno e cosmico: la nascita del Bambino Gesù.

«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama»

Nell’ O.O. 127, Le tredici notti sante, di Rudolf Steiner – Hannover, 26 dicembre 1911 – §2, ritroviamo una riflessione sull’espressione citata dal Vangelo di Luca:

«… È come se dall’albero di Natale stesso risuonasse l’annunciazione del divino negli spazi cosmici, nelle altezze celestiali. L’essere umano può allora sentir scaturire dalla propria volontà forze di pace rassicuranti l’anima. Come ci dice la leggenda del Natale, l’annuncio risuonò quando i pastori visitarono il luogo della nascita del Bambino, la cui festività noi oggi celebriamo. Risuonò ai pastori dalle nuvole: le Potenze Divine si manifestano dagli spazi cosmici, dalle altezze celesti e portano pace rassicurante all’anima che sia colma di buona volontà».

Rielaborando la traduzione dell’ultima frase in corsivo si può ottenere:

«L’anima umana che prende la buona decisione[1] riceve pace sulla terra quale manifestazione della Gloria di Dio».

Leggendo prima il versetto tratto dal Vangelo di Luca e poi la traduzione rielaborata della frase di Steiner, si constata che nel primo l’uomo appare come puro fruitore dell’amore divino che si rivolge a lui con atteggiamento benevolo; nell’annuncio di Steiner invece le potenze divine infondono pace all’uomo nella misura in cui questi è «colmo di buona volontà», agisce di propria iniziativa per il bene.

Dalla stessa conferenza abbiamo tratto un paragrafo, l’ultimo, sull’esortazione ad attivare l’impulso volitivo.

 «Anima umana, quando sei debole, quando credi di non poter trovare le mete della tua esistenza, pensa all’origine divina dell’uomo e sii consapevole che queste forze sono dentro di te e che sono anche le forze del massimo amore. Nel loro massimo sviluppo, scorgerai in te le forze che danno fiducia e certezza a tutto il tuo agire, per tutta la tua vita, ora e nel più lontano futuro».

Integriamo con una bellissima citazione tratta da O.O. 260,  Il Convegno di Natale – 24 dicembre 1923, ore 11,15 – §7

 «Sì, questo sono io quale uomo, quale uomo sulla Terra voluto da Dio, quale uomo voluto da Dio nel Cosmo».

 

Una lettura integrale del  capitolo sulla natività del Vangelo di Luca e delle conferenze di Steiner citate, aiuteranno a farsi un’idea più ampia del valore spirituale delle parole pronunciate dall’Angelo.

 

[1] Inizio della volontà nel pensare che manifesta i suoi frutti nell’agire

Convegni: Il segreto della forza interiore

Ha appena avuto luogo, nel cuore di quest’autunno, cioè dal 15 al 17 novembre, il convegno di Pietro Archiati dedicato all’anima dell’uomo, alla ricerca di una “psicologia” che sappia porre le sue basi su un saldo terreno di conoscenze scientifico-spirituali. Abbiamo raccolto una testimonianza fotografica della calda atmosfera della sala, tra il pubblico che è affluito numeroso e partecipe.

 

La facciata del nuovo teatro Oscar
L'interno del teatro
Sala a convegno in corso
Il relatore disegna alla lavagna
L'incontro tra uomo e donna
Stadi evolutivi passati e futuri
L'evoluzione dell'anima e dello spirito umani
Scorcio del pubblico
Dulcis in fundo, Francesco Valori alla regia audio

La partecipazione ai convegni di Pietro Archiati si rivela ogni volta stimolante per il pensare libero e creativo di ciascuno. Non perdiamoci allora il prossimo incontro su La filosofia della libertà, di Rudolf Steiner, che si terrà sempre  a Milano, dal 14 al 16 febbraio 2014.

Meditazioni dedicate ai defunti, di Rudolf Steiner

In occasione della ricorrenza della commemorazione dei defunti, Enea Arosio ha raccolto alcuni scritti di Rudolf Steiner, dedicati ai defunti, attingendo a varie pubblicazioni. Tra questi figurano delle brevi quanto pregnanti preghiere e un’amorevole lettera in cui Steiner suggerisce a un’amica quale atteggiamento interiore convenga assumere per far fronte alla perdita di un suo caro. Della lettera – tratta dalla GA 264, pag. 101-103 – Rivista Antroposofica 2010/1, pag. 6 – proponiamo, insieme alla versione originale, reperibile in questo link, una nostra rielaborazione formulata allo scopo di renderne più chiari i contenuti.

Ich schaue auf Dich in der geistigen Welt, In der Du bist. Meine Liebe lindre Deine Wärme, Meine Liebe lindre Deine Kälte. Sie dringe zu Dir Und helfe Dir, Zu finden den Weg Durch des Geistes Dunkel In des Geistes Licht.  Io levo il mio sguardo verso di te nel Mondo spirituale dove tu sei. Che il mio amore lenisca ciò che ti brucia, che il mio amore temperi ciò che ti gela, che esso ti compenetri e ti aiuti a trovare la via attraverso le tenebre dello Spirito verso la luce dello SpiritoGA 261 p. 347 e GA 268 p.223
Meine Liebe sei den Hüllen, Diemdich jetzt umgeben Kühlend alle Wärme, Wärmend alle Kalte Opfernd einverwoben! Lebe liebgetragen, Licht beschenkt nach oben!  Il mio amore sia negli involucri che ora ti circondano, raffreddando tutto il calore, scaldando tutto il freddo, intessuto quale sacrificio! Vivi portato da amore, ricolmo di luce, verso l’alto! 
Tratto da GA 264 pag. 101-103 – Rivista Antroposofica 2010/1 pag. 6
A una madre per suo figlio suicidaSeele im Seelenlande, suche des Christus Gnade die dir die Hilfe bringet, die Hilfe aus Geisterlanden, die auch jenen Geistern Friedeverleiht, die im friedelosen Erleben verzweifeln wollen. An eine Mutter für ihren Sohn, der sich das Leben nahm
Anima nella terra delle anime Cerca la misericordia di Cristo Che ti porta l’aiuto Che giunge dalle terre degli Spiriti E anche a quegli Spiriti che disperano nell’esperienza senza pace la pace conferirà
            Tratto da GA 268 pag. 228
Per i morti in guerra (vedasi anche missioni di pace)Aus dem Mut der Kämpfer, Aus dem Blut der Schlachten, Aus dem Leid Verlassener, Aus des Volkes Opfertaten Wird erwachsen Geistesfrucht – Lenken Seelen geistbewußt Ihren Sinn ins Geisterreich. Dall’ardor dei combattenti. Dal sangue dei conflitti. Dal dolore dei rimasti. Dalle pene delle genti Un giorno il frutto nascerà dello spirito a condurre tutte le anime coscienti con i loro sentimenti verso il regno degli dèi.
O.O. 159 – Esperienze dell’uomo dopo il passaggio attraverso la soglia della morte – Ed. Arcobaleno17 giugno 1915 (vedi anche O.O. 168 22 febbraio 1916 e O.O. 176)

Cara Signorina Strycezek!

 Nella triste vicenda che ci colpisce, mi permetta di dirle quanto segue [si tratta, come si evince dalla fine della lettera, della morte di un signor Wagner, presumibilmente della famiglia di Günther Wagner, n.d.t.]. Quando una persona amata passa nei mondi spirituali, è particolarmente importante che noi le trasmettiamo i nostri pensieri e sentimenti, astenendoci dal farle sentire quanto noi vorremmo riaverla indietro. Per chi se n’è andato, questo tipo di rimpianto rende più difficile l’esistenza nella sfera in cui il defunto deve entrare. Dobbiamo mandargli non la nostra pena, ma l’amore che nutriamo per lui. Non mi fraintenda: non dobbiamo certamente diventare duri o indifferenti, ma dobbiamo essere in grado di rivolgerci al defunto con questo pensiero: «Il mio amore ti accompagni! Tu ne sei circondato».

So per certo che un sentimento di questo genere è come un vestito alato che eleva il defunto; mentre la sofferenza sconsolata che si esprime con pensieri del tipo: «Oh, se tu fossi ancora fra di noi!», diventa un impedimento per il nostro caro.

Questa è in linea di massima un’indicazione dei sentimenti che dobbiamo nutrire in casi del genere.

In particolare posso ora darle questo suggerimento. Vorrà scusarmi se i prossimi pensieri non saranno espressi in un tedesco impeccabile, ma sappia che poggiano su di un’antica tradizione occulta. Preveda tre momenti di silenzioso raccoglimento durante la giornata. Il primo di questi dovrà essere prima di addormentarsi, la sera, in modo da portare nei mondi spirituali il pensiero seguente:

Meine Liebe sei den Hüllen,      Il mio amore sia negli involucri

Diemdich jetzt umgeben            che ora ti circondano,

Kühlend alle Wärme,                 raffreddando tutto il calore,

Wärmend alle Kalte                   scaldando tutto il freddo,

Opfernd einverwoben!               intessuto quale sacrificio!

Lebe liebgetragen,                      Vivi portato da amore,

Licht beschenkt nach oben!       ricolmo di luce, verso l’alto!

 

È importante che lei sviluppi i giusti sentimenti sulle parole caldo e freddo. Caldo e freddo non vanno intesi in senso fisico, ma come espressioni di sentimento, anche se l’uomo che si trova tuttora nel corpo fisico non riesce facilmente a farsi una rappresentazione di che cosa queste qualità significhino per chi non è più incarnato. Il defunto deve anzitutto rendersi conto che il corpo astrale è ancora attivo in lui e che non può più servirsi dello strumento fisico. Molto di ciò a cui l’uomo  anela qui sulla terra è soddisfatto dallo strumento del corpo fisico.

Ora il corpo fisico non c’è più. Questa privazione degli organi fisici, se trasferita al piano animico, si può paragonare, ma è solo un paragone, al sentimento di una sete bruciante. Questi sono i forti sentimenti di calura che si provano dopo aver abbandonato il corpo. Una cosa simile avviene riguardo a ciò che la volontà vorrebbe fare. Questa è abituata a servirsi degli organi fisici e invece non li ha più. Una tale “carenza” è paragonabile al senso animico di freddo. I viventi possono dare il loro aiuto, a livello di questi sentimenti, a quanti hanno lasciato il corpo. Infatti tali sentimenti non sono soltanto il risultato della vita individuale, ma sono collegati con i misteri della incarnazione. C’è ancora qualcosa che lei potrebbe fare. Alle frasi che le ho segnalato, può far precedere alcuni pensieri rivolti al nostro signor Wagner, più o meno di questo tenore: «Il mio amore fedele finora ti ha circondato; continua ora a circondarti immutato; ti sostenga come forza dello spirito, come finora ti ha illuminato nella presenza visibile».

Questo è quanto volevo scriverle oggi. In questo momento sono talmente sovraccarico di lavoro che riesco appena a darle gli elementi generici espressi sopra; dato che il lavoro fisico oscura l’esperienza spirituale, non posso offrirle elementi più specifici. Naturalmente si ritenga del tutto libera di comunicare questi contenuti a quanti lei stessa riterrà idonei a riceverli. Auspicherei che molti cuori si rivolgessero a questa cara personalità.

Le porgo i più cordiali saluti con preghiera di estenderli al caro dottore.

                                                                                                               Suo

                                                                                                                 Dr. Rudolf Steiner  

Prendersi cura di sé: la positività, la spregiudicatezza, l’armonia interiore

Pietro Archiati, in Cammini dell’anima, ha raccolto gli ultimi tre esercizi in un’unica proposta. Ben volentieri ci adeguiamo a questa sua scelta, sicuri che essa potrà anche andare incontro al vostro desiderio di disporre in tempi brevi dell’intera sequenza degli esercizi. Attraverso la loro pratica quotidiana ogni uomo può, se vuole, percorrere un cammino di vera saggezza.

Si conclude con oggi la nostra iniziativa, la cui attuazione resta d’ora in poi affidata alla libertà di ognuno.

Per la maggioranza delle persone le vacanze saranno ormai finite. Il nostro augurio è che ognuno, ritornando ai propri impegni abituali, possa assolverli con maggiore entusiasmo e più fresche risorse interiori.

N.B. I sei esercizi sono reperibili anche nei testi fondamentali di Rudolf Steiner: La scienza occulta e L’iniziazione.

4. La positività.

Il quarto esercizio si rivolge al pensiero e al sentimento presi insieme. Ho un atteggiamento di positività quando il mio pensiero, pur vedendo bene i lati negativi di tante situazioni, non omette di cogliere i lati positivi, e il mio cuore se ne rallegra. Se in una data circostanza una cosa non mi è possibile e un’altra sì, quale delle due è concretamente più importante? Di sicuro quella che mi è possibile. E allora perché mettere l’accento su quella impossibile? Per poltrire.

La positività è l’atteggiamento interiore che sottolinea sempre le porte che si aprono, non quelle che si chiudono. Certo che nella vita ci sono anche le porte serrate, ma se insistiamo su quelle finiamo per sbatterci il naso contro! Sono chiuse!

L’atteggiamento interiore della positività non è la miopia che non vede il negativo, o l’arte di consolarsi come faceva la volpe con l’uva: la positività è la capacità di comprendere che la forza portante dell’evoluzione di ogni essere umano sta sempre in ciò che gli è possibile.

E il possibile c’è sempre, in ogni situazione.

5. La spregiudicatezza.

Il quinto atteggiamento fondamentale riguarda il pensiero e la volontà presi insieme. È la cosiddetta apertura mentale o spregiudicatezza, è il dinamismo evolutivo interiore grazie al quale dico a me stesso: nonostante tutti i miei ritardi, nonostante tutte le mie omissioni, mi è sempre possibile imparare cose nuove, fare cose nuove. È la capacità di rinnovamento.

Ho sempre pensato così? E adesso cambio idea.

Essere capaci di pensieri e comportamenti sempre nuovi è apertura. Dalla mia casa al posto di lavoro ho sempre fatto questa strada qui: oggi me ne vado di qua… Per molti è inconcepibile! Invece l’apertura si esercita proprio così, in tante, piccole, quotidiane cose. Altrimenti ci si sclerotizza subissati dalla routine.

Anche la vita economica ci sta presentando tanti problemi perché molte persone sono incapaci di comportamenti nuovi, di professioni nuove: hanno fatto lo stesso mestiere per tanti anni e sanno fare solo quello. Questo è disumano perché l’uomo è versatile. Ma la versatilità va esercitata! Questa è l’apertura: la capacità di orientamenti sempre nuovi nel cosmo.

6. L’armonia interiore.

Il sesto esercizio consiste nel praticare insieme tutti i cinque esercizi che abbiamo descritto, affinché la nostra interiorità possa sperimentare le sue leggi d’armonia e di movimento, affinché ognuno di noi possa trarre dalla sua lira le melodie complete dello spirito.

Forse ci saremmo aspettati un esercizio sul sentimento e la volontà presi insieme. E invece, quello, non c’è. Perché se manca il pensiero manca l’essere umano. Se qualcuno ci indicasse esercizi che contemplassero una pura spinta volitiva accompagnata dall’accensione delle forze del sentimento starebbe operando nei nostri confronti pura manipolazione.

Prendersi cura di sé: l’esercizio del cielo sereno

Eccoci giunti, più determinati che mai, all’appuntamento col terzo esercizio di Rudolf Steiner, presentato nell’efficace esposizione che ne dà Pietro Archiati in Cammini dell’anima. Noterete che a differenza dei precedenti, la cui realizzazione richiede solo pochi minuti, qui si entra in una dimensione non regolata dalle lancette dell’orologio: la sfera dei nostri sentimenti, quella del cuore, che investe l’intero nostro modo di rapportarci al mondo esterno. L’intento dell’esercizio è quello di renderci padroni delle nostre emozioni. E scusate se è poco… Alla prossima!

3. L’equilibrio dei sentimenti: l’esercizio del cielo sereno

Un paio di pensieri sul sentimento: cosa sono la distensione, l’equanimità, la pacatezza, l’imperturbabilità, l’atarassia, la spassionatezza, la serenità? Sono l’attenzione alle proprie forze del cuore. Quando siamo trascinati da un’euforia estrema o quando siamo depressi da un dolore enorme, siamo totalmente incapaci sia di pensiero oggettivo, sia di forza volitiva. Quindi è importante coltivare anche i propri sentimenti.

È fondamentale capire, però, che per il cammino interiore non ci è chiesto di imparare a decidere quali sentimenti debbano nascere dentro di noi: non è questo che ci si chiede. I sentimenti che nascono dentro di me li fa sorgere il karma, non io. Se io incontro una persona e noto che mi ispira antipatia, questo sentimento non è un fatto di libertà. Non mi si chiede di fare in modo che questa antipatia venga rintuzzata: essa deve manifestarsi, perché è il risultato di forze che vanno avanti e indietro tra me e questa persona, e che insieme abbiamo costruito nel corso di diverse vite terrene.

L’esercizio del coltivare il proprio sentimento non si riferisce dunque al nascere dei sentimenti, ma al modo di esprimerli: lì possiamo esercitare la nostra libertà. Il cammino interiore consiste nel prendere nelle proprie mani il modo di esprimere i sentimenti così che essi stessi possano diventare organi di conoscenza.

Se io sono capace di controllare un’antipatia guardandola come una realtà oggettiva, essa a poco a poco mi dirà quale costellazione di forze karmiche vivono tra me e questa persona. L’antipatia mi dice: stai attento, qui hai a che fare con un rapporto più difficile di quell’altro, dove tutto è simpatia.

Un rapporto più difficile è più brutto? No, può essere anzi più bello proprio perché chiede di più. Le persone che vorrebbero essere simpatiche a tutti sono quelle che non vorrebbero far nulla. E per fortuna non c’è nessuno che sia simpatico a tutti! Dicono che l’unico essere simpatico a tutti sia stato il Padreterno, perché non si è mai fatto vedere. Il Figlio suo, che si è fatto vedere, è stato subito simpatico a qualcuno e antipatico a qualcun altro…

Non si tratta di condannare certi sentimenti o di santificarne altri: no. Si tratta di coglierli nella loro oggettività karmica. Un rapporto di simpatia mi impegna in modo ben diverso che non uno di antipatia: ma tutti e due vanno bene, se io svolgo il compito che di volta in volta mi viene chiesto.

Un rapporto di simpatia è bello perché il sole del mio Io superiore caldamente e luminosamente lo ha voluto, proprio per le forze che questo sentimento di attrazione mi dà; un rapporto di antipatia va bene lo stesso perché il sole del mio Io superiore l’ha scelto non meno dell’altro, proprio per il compito evolutivo più difficile che mi offre. Quindi il mio sole interiore è sempre sereno! Splende sempre! Perché trova calore e luce, significato, positività e possibilità evolutive in tutte le cose e in tutti gli eventi.

La serenità, la distensione interiore, è la grande forza del sentimento capace di vibrare in sintonia con la creatività dell’Io-sole, che non patisce mai nulla e tutto sceglie.

Prendersi cura di sé: l’esercizio dell’azione amata

Cari amici del blog, siamo lieti del consenso accordato alla nostra iniziativa estiva, che prosegue con la pubblicazione del secondo esercizio di Rudolf Steiner illustrato da Pietro Archiati in Cammini dell’anima.

Gran bella cosa sarebbe se l’alto numero di consensi registrato dal contatore elettronico coincidesse con altrettante decisioni di intraprendere questo cammino dello spirito, capace di trasformarci nel profondo e di risvegliare in noi forze e talenti insospettabili. Un  «Buona continuazione!» di cuore, allora, agli intrepidi che si sono già messi per strada in questi giorni e un invito altrettanto caloroso a lanciarsi nell’impresa a chi si coccolasse tuttora in seno qualche esitazione.

N.B. Precisiamo che ogni esercizio, prima di sommarsi al successivo, va praticato singolarmente per la durata di un mese.

 

2. Rafforzamento del volere: l’esercizio dell’azione amata

Il secondo grande esercizio è quello della volontà, della volontà che vuol trasformarsi da organo passivo a organo sempre più attivo. Grazie alla forza d’iniziativa della mia volontà io non «mi lascio fare» dalle cose e dagli eventi, ma li prendo in mano.

Quante volte diciamo: vorrei tanto, ma non ce la faccio, non ci posso far nulla! Ma è vero? Sì e no. Forse è vero adesso, ma finisce di esser vero se io mi adopero sistematicamente e quotidianamente a coltivare le mie forze di volontà. Grande sarà allora la mia meraviglia nello sperimentare quale e quanto vigore volitivo posso generare dentro di me. Ma è sempre questione di esercizio. Nessuno di noi può avere una volontà forte dall’oggi al domani. Così come nessuno può improvvisare una sonata al pianoforte.

L’interiorità umana è la grande Cenerentola, la grande trascurata. Questa è la nostra disumanità: non ci accorgiamo proprio di ciò che di più umano è dentro di noi. I mondi immensi del pensiero, i mondi forti e coraggiosi della volontà, i mondi di bellezza e d’incantesimo del sentimento.

L’esercizio quotidiano della volontà, nel secondo mese, consiste in questo: ogni giorno, sempre alla stessa ora e per qualche secondo o minuto (la durata qui non è importante) decido di compiere un’azione, la più insignificante possibile, o meglio la più inutile che si possa immaginare. Inutile, perché se quest’azione ha a che fare col contesto della mia giornata, possono esserci altri motivi che mi spingono a farla (e soprattutto a ricordarmi di farla!), non la pura e sola forza della mia volontà. L’unico motivo che io devo avere per fare questa azione è la mia volontà. La faccio solo perché voglio farla. Qui sta il bello.

Chi vuol fare questo esercizio deve sapere che è importante scegliere un’azione che altrimenti non farebbe. Dare esempi in proposito è sempre un’arma a doppio taglio, perché seppure in chi li dà c’è solo l’intento esplicativo di mostrare meglio la tipologia dell’esercizio, spesso in chi li annota viene favorito l’automatismo di mettere in pratica subito subito proprio il gesto suggerito. Questo impoverisce la forza di volontà di chi vuol iniziare il cammino, perché già nella scelta dell’azione da compiere c’è la volontà di qualcun altro.

Importante per questo esercizio della volontà è che lo si faccia sempre alla stessa ora, esattamente alla stessa ora: quindi ognuno deve considerare bene la propria giornata per ben collocare questo appuntamento con la volontà. Deve poter dire: adesso mancano dieci minuti, adesso manca un minuto, dieci secondi… ecco, adesso si parte! Ci vuole l’inesorabilità della precisione, che è tutta forza di volontà. E, ovviamente, dev’essere un’azione che io posso compiere senza creare disturbo a niente e a nessuno.

Supponiamo che io decida (per esempio!!) di darmi per dieci volte con la mano destra tre colpetti al ginocchio destro e lo stesso al sinistro, ovunque io sia, esattamente alle undici di sera e per tutto un mese. È una cosa sensata? No. E allora vale la pena di farla! Perché io mi do per dieci volte tre colpetti alle ginocchia? Proprio perché non c’è nessuna ragione al mondo per farlo. L’unica ragione è che io lo voglio. E questo è l’importante. Il cammino interiore è fatto di cose semplici, ma di un’importanza morale estrema perché qui si gioca sulla forza di volontà.

(Per ulteriori e interessanti approfondimenti sul valore della volontà, v. Pietro Archiati, Cammini dell’anima, pp. 103 – 110).

Prendersi cura di sé

Agosto: tempo di vacanze o di ferie, tempo di sospirato riposo in cui tutti, in un modo o nell’altro, anelano ad un cambiamento benefico del loro consueto ritmo di vita. Le vacanze sono infatti un tempo privilegiato per favorire il ritemprarsi del corpo e anche il ristoro interiore. Di quest’ultimo, in particolare, non sono pochi a mettersi in ricerca, frastornati o svuotati dalla vita frenetica che si conduce nei restanti undici mesi dell’anno.

Agosto appunto potrebbe essere il momento buono per cambiare ritmo, per decidere di equilibrare con una maggiore attenzione allo spirito la propria vita forse troppo sbilanciata verso l’esterno, verso la dispersione.

Per quanti ancora non conoscessero ­– o, pur conoscendoli, non li praticassero – i sei esercizi che Rudolf Steiner propone a quanti vogliano intraprendere un cammino evolutivo interiore, ci paiono una proposta molto salutare oltre che attuabile senza sforzi eccessivi.

A dire il vero, vi sono almeno due condizioni preliminari da soddisfare: la prima è il superamento di un certo scetticismo riguardo alla loro utilità. Lo si vince solo con la pratica, dando fiducia all’adagio provare per credere! In genere, in tempi mediamente brevi, si sperimentano notevoli progressi nei nostri modi di pensare, sentire e volere.

La seconda condizione consiste nel mettere al bando la pigrizia che tende puntualmente a bloccare sul nascere ogni buona risoluzione spirituale, scarsamente gradita – ben si sa – alle forze dell’ostacolo.

I sei esercizi usciranno in questo blog a cadenza settimanale, a partire da oggi, e saranno tratti da Cammini dell’anima di Pietro Archiati.

La redazione augura buone vacanze!

 

 

1. Evoluzione del pensare: l’esercizio della concentrazione

Ho chiamato l’esercizio del pensiero attenzione: intendo dire che ciò che impoverisce il pensiero nel mondo d’oggi è la distrazione, la disattenzione. Noi non siamo quasi mai vigili nel nostro pensiero. Il pensare è invece il più grande amico dell’uomo, e ognuno di noi fa un gran torto a se stesso quando disattende il suo processo conoscitivo. Per questo il cammino interiore comincia proprio dal pensiero.

Il pensare ci apre le porte sui più grandi misteri: fu un’intuizione pensante quella che permise ad Archimede di scoprire le leggi di galleggiamento, che poi sarebbero state alla base di molta tecnica moderna. Fu una conquista del suo pensiero, ma la gioia che scoppiò in lui tanto da farlo correre nudo e sgocciolante per la città gridando eureka!!, ho trovato!, ho scoperto!… ci emoziona ancora oggi. Il pensare è la realtà più grande che noi abbiamo in mano, e la decisione morale di porvi attenzione è al contempo la decisione di diventare amici del nostro più grande amico.

Ogni essere umano che si prenda sul serio può entrare in confidenza con la sua capacità pensante fino a comprendere che questa attitudine a trovare il senso delle cose, questo Verbo cosmico, è la sua stessa forza primigenia. Le conquiste più grandi sono gioie del pensiero, e possono trasfondersi nella volontà soltanto se sorgono nel pensiero: unicamente ciò che comprendo davvero può accendere gioia e forza volitiva dentro di me.

L’attenzione al processo pensante si coltiva cercando di rendere il proprio pensiero sempre più oggettivo. Qual è la differenza tra la soggettività e l’oggettività del pensiero? Il pensiero è soggettivo quando io mi lascio andare, quando seguo una concatenazione di rappresentazioni, un’associazione automatica tra le percezioni che mi vengono incontro da sole dal mondo cosiddetto esterno, e il significato che sono abituato a collegarvi. Sempre lo stesso. Così non ho bisogno di metterci la volontà. Questo non è pensare: è, appunto, una sequenza preordinata di rappresentazioni, dotate di forza d’inerzia.

Veri pensieri sono quelli che penso io, quelli a cui decido io di dar vita sviluppandoli dai concetti che ho afferrato. Il primo esercizio del cammino interiore è la presenza di spirito, è l’attenzione al mio pensiero stesso. È un esercizio di concentrazione, essenziale per rendere sempre più reale il proprio pensiero.

Si tratta di proporsi cinque minuti al giorno (non di più: anzi, all’inizio possono essere anche solo tre minuti) durante i quali si prende un oggetto di uso quotidiano, il più semplice possibile, e per quei pochissimi minuti ci si sforza di pensare soltanto pensieri inerenti a quest’oggetto. Ecco la concentrazione. L’essenzialità dell’oggetto (un bicchiere, un chiodo, una matita…) fa sì che i pensieri non sorgano automaticamente dall’importanza e dalla complessità dell’oggetto stesso.

Si sviluppa così una forza dello spirito umano che ci sorprende, una forza che non conosciamo perché non siamo abituati a indirizzare volitivamente una serie di pensieri. Quanti movimenti delle dita compie un pianista per eseguire un brano di musica? Milioni. Una persona che non sappia suonare il pianoforte quanto ci metterebbe a coordinare agilmente tutti quei movimenti senza che ce ne sia uno sbagliato? Avrebbe bisogno di un lungo e costante esercizio. Analogamente: quanti pensieri vengono pensati ogni giorno da ciascuno di noi? Milioni. Sono ordinati e sensati? Questa è la domanda importante.

Ordinare i propri pensieri in modo che siano oggettivi, nitidi e non vadano a vanvera, richiede un costante allenamento. In altre parole, noi dissolviamo le forze dello spirito perché i nostri pensieri si disperdono, si sperperano continuamente. Non ci esercitiamo quasi mai a concentrare la forza pensante attorno a un oggetto.

L’essenziale in questo esercizio del pensiero è la forza spirituale volitiva che si riesce a tirar fuori, la forza di essere così attivi nel proprio processo pensante da poter decidere in autonomia quali pensieri pensare. Ogni volta che ci si sorprende ad essere distratti, si ritorna sull’oggetto. Non importa se all’inizio in un minuto ci si distrae cento volte. Non importa. Ciò che conta è la forza della volontà che decide di ritornare sull’oggetto.

Ricordo l’episodio interessante di un missionario che aveva un aiutante appassionato del suo cavallo: di fronte a tanto insistente desiderio, alla fine aveva deciso di regalarglielo.

– A una condizione: te lo regalo se sarai capace di dire un Padre Nostro senza distrazioni.

– È tutto quello che devo fare?

– Sì.

L’aiutante pensava che fosse una cosa facile. Si raccolse anche fisicamente per meglio concentrarsi e attaccò:

– Padre Nostro… ma mi regala anche la sella, vero?

Neanche due parole e il suo pensiero era già volato via dal Padre Nostro!

Nell’esercizio della concentrazione, soprattutto nei primi tempi, si fa l’esperienza di quanto sia difficile generare dal di dentro la forza di coesione del nostro spirito, quella capace di decidere da quale pensiero a quale pensiero andare. È la consequenzialità dei pensieri. È riuscire ad essere talmente presente al mio spirito da decidere io stesso quali pensieri devono essere pensati.