Meditazioni dedicate ai defunti, di Rudolf Steiner

In occasione della ricorrenza della commemorazione dei defunti, Enea Arosio ha raccolto alcuni scritti di Rudolf Steiner, dedicati ai defunti, attingendo a varie pubblicazioni. Tra questi figurano delle brevi quanto pregnanti preghiere e un’amorevole lettera in cui Steiner suggerisce a un’amica quale atteggiamento interiore convenga assumere per far fronte alla perdita di un suo caro. Della lettera – tratta dalla GA 264, pag. 101-103 – Rivista Antroposofica 2010/1, pag. 6 – proponiamo, insieme alla versione originale, reperibile in questo link, una nostra rielaborazione formulata allo scopo di renderne più chiari i contenuti.

Ich schaue auf Dich in der geistigen Welt, In der Du bist. Meine Liebe lindre Deine Wärme, Meine Liebe lindre Deine Kälte. Sie dringe zu Dir Und helfe Dir, Zu finden den Weg Durch des Geistes Dunkel In des Geistes Licht.  Io levo il mio sguardo verso di te nel Mondo spirituale dove tu sei. Che il mio amore lenisca ciò che ti brucia, che il mio amore temperi ciò che ti gela, che esso ti compenetri e ti aiuti a trovare la via attraverso le tenebre dello Spirito verso la luce dello SpiritoGA 261 p. 347 e GA 268 p.223
Meine Liebe sei den Hüllen, Diemdich jetzt umgeben Kühlend alle Wärme, Wärmend alle Kalte Opfernd einverwoben! Lebe liebgetragen, Licht beschenkt nach oben!  Il mio amore sia negli involucri che ora ti circondano, raffreddando tutto il calore, scaldando tutto il freddo, intessuto quale sacrificio! Vivi portato da amore, ricolmo di luce, verso l’alto! 
Tratto da GA 264 pag. 101-103 – Rivista Antroposofica 2010/1 pag. 6
A una madre per suo figlio suicidaSeele im Seelenlande, suche des Christus Gnade die dir die Hilfe bringet, die Hilfe aus Geisterlanden, die auch jenen Geistern Friedeverleiht, die im friedelosen Erleben verzweifeln wollen. An eine Mutter für ihren Sohn, der sich das Leben nahm
Anima nella terra delle anime Cerca la misericordia di Cristo Che ti porta l’aiuto Che giunge dalle terre degli Spiriti E anche a quegli Spiriti che disperano nell’esperienza senza pace la pace conferirà
            Tratto da GA 268 pag. 228
Per i morti in guerra (vedasi anche missioni di pace)Aus dem Mut der Kämpfer, Aus dem Blut der Schlachten, Aus dem Leid Verlassener, Aus des Volkes Opfertaten Wird erwachsen Geistesfrucht – Lenken Seelen geistbewußt Ihren Sinn ins Geisterreich. Dall’ardor dei combattenti. Dal sangue dei conflitti. Dal dolore dei rimasti. Dalle pene delle genti Un giorno il frutto nascerà dello spirito a condurre tutte le anime coscienti con i loro sentimenti verso il regno degli dèi.
O.O. 159 – Esperienze dell’uomo dopo il passaggio attraverso la soglia della morte – Ed. Arcobaleno17 giugno 1915 (vedi anche O.O. 168 22 febbraio 1916 e O.O. 176)

Cara Signorina Strycezek!

 Nella triste vicenda che ci colpisce, mi permetta di dirle quanto segue [si tratta, come si evince dalla fine della lettera, della morte di un signor Wagner, presumibilmente della famiglia di Günther Wagner, n.d.t.]. Quando una persona amata passa nei mondi spirituali, è particolarmente importante che noi le trasmettiamo i nostri pensieri e sentimenti, astenendoci dal farle sentire quanto noi vorremmo riaverla indietro. Per chi se n’è andato, questo tipo di rimpianto rende più difficile l’esistenza nella sfera in cui il defunto deve entrare. Dobbiamo mandargli non la nostra pena, ma l’amore che nutriamo per lui. Non mi fraintenda: non dobbiamo certamente diventare duri o indifferenti, ma dobbiamo essere in grado di rivolgerci al defunto con questo pensiero: «Il mio amore ti accompagni! Tu ne sei circondato».

So per certo che un sentimento di questo genere è come un vestito alato che eleva il defunto; mentre la sofferenza sconsolata che si esprime con pensieri del tipo: «Oh, se tu fossi ancora fra di noi!», diventa un impedimento per il nostro caro.

Questa è in linea di massima un’indicazione dei sentimenti che dobbiamo nutrire in casi del genere.

In particolare posso ora darle questo suggerimento. Vorrà scusarmi se i prossimi pensieri non saranno espressi in un tedesco impeccabile, ma sappia che poggiano su di un’antica tradizione occulta. Preveda tre momenti di silenzioso raccoglimento durante la giornata. Il primo di questi dovrà essere prima di addormentarsi, la sera, in modo da portare nei mondi spirituali il pensiero seguente:

Meine Liebe sei den Hüllen,      Il mio amore sia negli involucri

Diemdich jetzt umgeben            che ora ti circondano,

Kühlend alle Wärme,                 raffreddando tutto il calore,

Wärmend alle Kalte                   scaldando tutto il freddo,

Opfernd einverwoben!               intessuto quale sacrificio!

Lebe liebgetragen,                      Vivi portato da amore,

Licht beschenkt nach oben!       ricolmo di luce, verso l’alto!

 

È importante che lei sviluppi i giusti sentimenti sulle parole caldo e freddo. Caldo e freddo non vanno intesi in senso fisico, ma come espressioni di sentimento, anche se l’uomo che si trova tuttora nel corpo fisico non riesce facilmente a farsi una rappresentazione di che cosa queste qualità significhino per chi non è più incarnato. Il defunto deve anzitutto rendersi conto che il corpo astrale è ancora attivo in lui e che non può più servirsi dello strumento fisico. Molto di ciò a cui l’uomo  anela qui sulla terra è soddisfatto dallo strumento del corpo fisico.

Ora il corpo fisico non c’è più. Questa privazione degli organi fisici, se trasferita al piano animico, si può paragonare, ma è solo un paragone, al sentimento di una sete bruciante. Questi sono i forti sentimenti di calura che si provano dopo aver abbandonato il corpo. Una cosa simile avviene riguardo a ciò che la volontà vorrebbe fare. Questa è abituata a servirsi degli organi fisici e invece non li ha più. Una tale “carenza” è paragonabile al senso animico di freddo. I viventi possono dare il loro aiuto, a livello di questi sentimenti, a quanti hanno lasciato il corpo. Infatti tali sentimenti non sono soltanto il risultato della vita individuale, ma sono collegati con i misteri della incarnazione. C’è ancora qualcosa che lei potrebbe fare. Alle frasi che le ho segnalato, può far precedere alcuni pensieri rivolti al nostro signor Wagner, più o meno di questo tenore: «Il mio amore fedele finora ti ha circondato; continua ora a circondarti immutato; ti sostenga come forza dello spirito, come finora ti ha illuminato nella presenza visibile».

Questo è quanto volevo scriverle oggi. In questo momento sono talmente sovraccarico di lavoro che riesco appena a darle gli elementi generici espressi sopra; dato che il lavoro fisico oscura l’esperienza spirituale, non posso offrirle elementi più specifici. Naturalmente si ritenga del tutto libera di comunicare questi contenuti a quanti lei stessa riterrà idonei a riceverli. Auspicherei che molti cuori si rivolgessero a questa cara personalità.

Le porgo i più cordiali saluti con preghiera di estenderli al caro dottore.

                                                                                                               Suo

                                                                                                                 Dr. Rudolf Steiner  

IL DISOCCUPATO COME APPRENDISTA INIZIATO

di Michael Joseph

Dalla Rivista Kairòs – n° 3 di maggio/giugno 1997

 

Le sette fasi del “disoccupato” - schema
Le sette fasi del “disoccupato”

 

L’idea centrale dell’articolo precedente di mettere in parallelo le fasi psicologiche del nuovo disoccupato e quelle di morte imminente (morte dell’altro o di se stessi), di cui trattano gli studi del Dr. Moody e di Elisabeth Kübler-Ross, è estremamente illuminante. Qual è tuttavia la differenza tra “erranza” e “passaggio iniziatico”? Tutta la differenza si gioca alla sesta fase, definita fase “cerniera”, dato che il “disoccupato “ può qui trasformare la sua accettazione in rassegnazione, e regredire allora alle fasi precedenti, o, al contrario, trasformarla in un modo di procedere attivo, e passare così alle due fasi successive nelle quali, da vittima, diventa attore. Queste tre ultime fasi significano una presa di coscienza ed è effettivamente l’intensificazione della coscienza a permettere la traversata iniziatica. Se si considera che l’ottava fase (la rinascita) non è che il passaggio cosciente della soglia, cioè un ricominciare su un piano superiore, si ottengono sette tappe in questo cammino, le quali corrispondono alla settuplice costituzione dell’uomo come è descritta, per esempio, nel libro Teosofia di Rudolf Steiner.

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kairos 3 maggio-giugno 1997 – disoccupato come apprendista

DISOCCUPAZIONE: ERRANZA O PASSAGGIO INIZIATICO?

di Marie-Odile Sansault

Dalla Rivista Kairòs – n° 3 di maggio/giugno 1997

Disoccupati
Disoccupati in fila a Water Street, New York, 1932

I due articoli che seguono trattano un tema di cocente attualità, quello della disoccupazione, un fenomeno che sta assumendo, in particolare nel mondo occidentale, dimensioni drammatiche a livello sia sociale che individuale. Nell’Unione Europea i disoccupati sono oltre 18 milioni, pari al 10,9% della popolazione attiva. Ma come tutti gli altri eventi rilevanti della nostra vita – una malattia, la morte di una persona cara, il divorzio, ma anche una nascita, il matrimonio, un nuovo incontro – anche la disoccupazione rappresenta una possibilità di crescita offerta all’essere umano. Questi due articoli propongono un punto di vista nuovo sul fenomeno e illustrano, seppure schematicamente, le diverse fasi dell’esperienza intese come potenziali passi di evoluzione personale.

L’attualità sociale pone la disoccupazione al centro delle preoccupazioni individuali e collettive. Abbiamo tutti nella nostra cerchia ristretta, nella nostra famiglia, persone senza lavoro, chiamate pudicamente “cercatori di impiego”. Ognuno ha la sua opinione sullo status di disoccupato: vittima della recessione economica, fannullone contento della sua sorte, infelice che si dibatte e si dice pronto a fare qualsiasi cosa… La popolazione dei senza lavoro non è più superficiale né più co­raggiosa del resto dei suoi concittadini. Si tratta semplicemente di considerare questa mancanza di impiego come un periodo particolare dell’esistenza: momento di vuoto che permette di porsi questioni di fondo sulla propria identità, sui propri progetti, sui propri valori. La disoccupazione diventa allora aratrice, fonte di rivelazione, tappa iniziatica. Prima di arrivare a questo punto, l’individuo sarà messo a confronto, con maggiore o minore intensità, a seconda dei casi, con l’erosione progressiva causata dalla disoccupazione…

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Kairos 3, maggio-giugno 1997 – Disoccupazione: erranza o passaggio

Tu non sei umano

Un indizio per capire il regolo delle gerarchie

di Enea Arosio

Incarnazioni planetarie della Terra

Prefazione – Millenovecentottantadue
Ricordo con piacere i primi tempi di studio, ma forse meglio dire di lettura, di quel libricino che racchiude la storia dell’umanità: La Scienza occulta di Rudolf Steiner.
Non avevo ancora vent’anni e poiché mi ero da poco immesso nel mondo del lavoro e facendo un lavoro che piace (presso la IBM di Milano), il tempo sfuggiva dalle mani e potevo quindi dedicarmi solo alla sera tardi, rubando qualche ora a Morfeo, alla lettura di quel testo.
Partecipavo anche una volta la settimana o al mese, ora non ricordo bene, agli incontri in via Vasto presso la Società Antroposofica dove vi erano sia gruppi di lettura/studio che serate cicliche una delle quali era dedicata alla scienza occulta. Risale a quel periodo il mio primo schema che avevo fatto a casa con tanta cura tra lo stupore (poco) e l’indifferenza (tanta) dei fratelli: L’evoluzione planetaria della Terra da Saturno a Vulcano.

Il regolo delle Gerarchie

Sembra poca cosa, ma allora non vi erano ancora i computer e la meraviglia che avevo allora per aver scoperto una cosa nuova mi portava a disegnare con strumenti (non a mano libera, essendo in fatto di disegno una vera capra – con tutto il rispetto per le capre) quali curvilinee, cerchi prefatti, etc.

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UN CLASSICO DA LEGGERE IN UNA NUOVA LUCE

Riscoprire un capolavoro letterario a distanza di qualche decennio dalla prima lettura

Delitto e castigo, di Fëdor Dostoevskij, è un romanzo che trabocca di positività, ma questo è un aspetto difficilmente afferrabile di primo acchito…

Delitto e Castigo

Già il titolo ha un impatto scoraggiante, richiama laceranti abissi di una sfera istintuale umana dalla quale di rado si trova scampo, una volta che vi si è addentrati. Anche per questo lo si raccomanda al lettore che abbia ampiamente superato l’età della ragione. Al di sotto di un certo grado di emancipazione interiore pare sia inevitabile subire un trauma, durante la lettura, forse perché si è strutturalmente incapaci di cogliere la componente spirituale fecondante e propositiva, della quale il testo è generosamente intessuto. Magari l’avevamo letto da ragazzi e ci erano sfuggite le gesta dei personaggi, quelle risplendenti di doti morali come bontà, abnegazione, sacrificio di sé. Rimane impresso solo lui: l’assassino, intrappolato nell’insopportabile oscurità del suo calvario animico. E sembra passare inosservato anche il bellissimo epilogo, sommo dono letterario e spirituale con il quale l’autore si congeda descrivendo magistralmente il dolce levarsi, scaldato dal tepore del Sole, di un amore altissimo!, conquistato attimo per attimo.

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Rudolf Steiner 1913 – Noi 2013

Un articolo di Mauro Vaccani per i lettori di Liberaconoscenza

Possono essere interessanti ed utili anche per noi le esperienze vissute esattamente cento anni fa da Rudolf Steiner? Ho provato a ricostruirle rapidamente e ve ne segnalo alcune, non per gusto di erudizione, ma per stimolare la nostra volontà di oggi.

Il 1913 fu l’anno in cui si concluse la sua lunga attività nell’ambito della Società teosofica, cominciata proprio all’inizio del secolo. Da quando era diventato segretario della sezione tedesca il numero dei soci era salito da poche decine a circa 3.000, organizzati in molti gruppi. I conflitti sul problema della “reincarnazione” di Cristo lo convinsero a rompere i ponti con quel mondo, e a distanza di un secolo bisogna riconoscere che fu una liberazione: finivano gli appoggi organizzativi ma iniziava la libertà. Fino a quel momento Steiner doveva attendere il consenso degli altri segretari nazionali per poter parlare nei territori di loro competenza, ora poteva farlo senza bisogno di alcun permesso e cominciò così a tenere conferenze in molti paesi europei.

A cento anni di distanza chiediamoci: quando le strutture, le organizzazioni sostengono la libera creatività spirituale e quando, invece, agiscono come limitatrici della nostra libera attività? Come trovare il difficile equilibrio fra la rinuncia a qualsiasi organizzazione, col rischio di “girare a vuoto”, e la capacità di mantenerla quale strumento al servizio delle idee e non viceversa?

Qualcosa di analogo avvenne anche per i suoi progetti architettonici. Dopo anni di logorante contrapposizione con gli uffici pubblici di Monaco, dove era originariamente prevista l’edificazione di quello che poi diventerà il “Goetheanum”, finalmente si optò per  una collina vicino a Basilea, messa a disposizione da un amico, e dove non vigeva alcun regolamento edilizio.

Il 20 settembre venne posta la pietra di fondazione e già a novembre il grande basamento di cemento sul quale edificare le due cupole di legno era pronto. Poi le cose andranno come tutti sanno: nel giro di poco più di dieci anni il capolavoro architettonico spirituale di Steiner era diventato una realtà …che bruciò in fretta.

A cento anni da quegli inizi sarebbe interessante tornare sul posto, vedere il grande complesso in cemento che ha sostituito quella costruzione lignea, e ragionare su cosa possa significare, per l’uomo d’oggi, quella “materializzazione” di un contenuto spirituale che ora si erge possente sulla collina di Dornach.

Sempre in quell’anno Steiner pubblicò una nuova redazione della “storia della filosofia” che aveva preparato anni prima, e la pubblicò col titolo Enigmi di filosofia. Era già un riconosciuto ed affermato maestro spirituale, impegnato in una vasta attività esoterica. Perché quel ritorno alla filosofia? Sembra un salto indietro di vent’anni, ai tempi del giovane scrittore de La filosofia della libertà.

Anche noi, dopo cent’anni, magari preferiamo l’interessante chiaroveggente che ci comunica verità spirituali che noi non percepiamo, invece del maestro che ci allena ad un pensare rigoroso, logico e coerente. E lo fa ripensando tutta la storia della filosofia. Allora anche noi possiamo ritmicamente riportare al centro dei nostri interessi lo Steiner filosofo, comunicatore di verità universali che non richiedono alcuna adesione ad un preciso insieme di contenuti spirituali. In questa ottica è pensato il prossimo incontro primaverile di Tartano che permetterà di ripensare la sapienza greca illuminata dal contributo di Steiner “storico della filosofia”.

L’estate del 1913 fu l’ultima che Steiner poté dedicare a quella pluriennale e straordinaria esperienza artistica che fu l’allestimento dei Drammi Mistero. La costruzione del Goetheanum doveva servire anche alla creazione di un luogo adatto per rappresentarli. E ancor oggi credo sia uno dei servizi migliori che quell’edificio rende all’umanità. Ci volle molto coraggio a mettere in scena eventi spirituali, processi che si sviluppano nell’arco di più vite, conflitti animici nei quali si manifestano anche le potenze del male. Steiner non lasciava nulla di intentato pur di portare agli uomini lo spirito, usando tutte le modalità possibili e non solo quelle intellettuali.

A cento anni di distanza chiediamoci: e noi, invece, andiamo avanti solo con conferenze e gruppi di studio? Gli artisti fra noi non si sentono provocati a intraprendere qualcosa che non siano solo i piccoli corsi? Tutti possiamo domandarci: quali saranno, oggi, le vie nuove per far arrivare la notizia che lo spirito c’è anche a coloro che forse non leggono più e neppure ascoltano?

Un altro tema che Steiner sviluppò in quell’anno fu il rapporto con l’oriente, che fu anche alla base del conflitto sorto con la Società teosofica. Penso ai cicli La Bhagavad -Gita e le lettere di Paolo (Ga 142), I misteri dell’oriente e del cristianesimo (Ga 144), Le basi occulte della Bhagavad-Gita (Ga 146).

Mentre cento anni fa la sapienza orientale interessava poche centinaia di persone, e tutte certo non appartenenti alle classi sociali popolari, oggi l’interesse spirituale per l’oriente è enormemente aumentato e coinvolge persone di tutti i tipi. Sembra quasi che quando si parla di spiritualità si intendano solo le pratiche orientali e se si usa il termine “meditazione” tutti pensano all’India o a qualche  metodica  orientale migrata da noi, magari passando dall’America.

A cento anni di distanza si impone quasi drammaticamente la domanda (che fu tale anche per Steiner stesso): come aiutare le persone che magari hanno ritrovato la spiritualità in oriente, superando così il materialismo dominante da noi, a compiere il cammino verso l’occidente e soprattutto verso il cristianesimo? Come dare una forma occidentale al fuoco orientale acceso in molti cuori?

Sempre nella vita di Steiner, e quindi anche nel 1913, Cristo fu al centro della sua ricerca e del suo magistero spirituale. Soprattutto mediante tre fondamentali cicli di conferenze cercò di approfondire tre aspetti della cristologia: le esperienze che prepararono il Mistero del Golgota, la relazione fra il Cristo e il mondo spirituale e, infine, le grandiose comunicazioni del “quinto vangelo”, iniziate nell’ottobre di quell’anno e proseguite fino a febbraio 1914.

A cent’anni di distanza mi sembra bello riprendere in mano quei testi e rielaborarli nella prospettiva complessiva di chi vuole costruire una profonda conoscenza del Cristo che non sia solo intellettuale ma che abbia sempre più un taglio esistenziale. Ecco perché proporrò di ristudiare insieme, e con un coinvolgimento molto attivo, sia il ciclo 152 Verso il Mistero del Golgota, nell’incontro estivo di Tartano, che il ciclo 149 Cristo nel mondo spirituale, nell’incontro invernale che si terrà proprio negli stessi giorni in cui si svolse cento anni fa.  Tutto questo anche per prepararci a mettere al centro della nostra attenzione gli stupefacenti contributi contenuti nel “Quinto Vangelo” (Ga 148), per ora disponibili in italiano solo in parte. Il sogno, che è anche un progetto, è di tradurre tutto quanto non è ancora stato tradotto di quel ciclo, e soprattutto prospettare una adeguata occasione che permetta agli interessati di rivivere intensamente quel che attraversò gli animi degli ascoltatori che, in diverse città europee,  ascoltarono dalla viva voce di Steiner quei pensieri, appunto cento anni fa.

Classe Zero

Un articolo di Emanuele Banchio dalla Rivista “Germogli” (dicembre 2012)

DA QUALCHE MESE A QUESTA PARTE STO A BERLINO: città assurda e meravigliosa, pregna di storia attuale in ogni suo quartiere, in ogni suo isolato, in ogni ciottolo e calcinaccio; una grande capitale, ma ancora adolescente, policentrica, dinamica, in fermento; aperta allo straniero; generosa di cultura, di arte… di colori che fanno da controaltare ai profondi segni che solcano il suo corpo, cicatrici della storia del mondo.
Passeggiando per il giardino, gremito di nanetti variopinti e scatenati, della “Rudolf Steiner Schule” (la prima scuola Waldorf sorta qui) mi imbatto in un capannello di bimbe curiose che mi accerchiano apostrofandomi
in crucco stretto:
«Ciao, chi sei tu? Sei un papà?».
«No».
«Sei un bambino?».
«No».
«Sei un maestro?».
«No…».
«E allora chi sei? Che ci fai qui?».
«Sono un tizio che viene dall’Italia. E sono qui perché mi piacerebbe scrivere un articolo riguardo a questa scuola».

 

Un maestro, vedendomi assediato, mi avvicina salutandomi cordiale.
E’ un uomo sulla quarantina avanzata, dalla corporatura imponente; un bonario e simpatico francese di nome Jean-Pierre che parla un tedesco piuttosto sgangherato, inframmezzato qua e là, per farsi intendere da me, da qualche parola in un italiano estemporaneo… estrapolato, mi spiega lui, dal suo passato di artista di strada e di appassionato di Commedia dell’Arte.

Gli chiedo se è disposto a rispondere ad alcune domande circa la realtà delle scuole Waldorf in questo paese; lui si dimostra subito molto disponibile.

Dalle sue risposte vengo a sapere che, attualmente, in Germania è proibito per legge che i bambini rimangano all’asilo oltre ai cinque anni di età. Ragion per cui alcune scuole Waldorf tedesche si sono inventate la cosiddetta nullte Klasse, che significa letteralmente “classe numero zero”: un anno di passaggio tra l’asilo e la scuola vera e propria, una classe costituita esclusivamente da bambini che hanno compiuto, o stanno per compiere, i sei anni.
Questa tematica mi incuriosisce… una “classe zero” che faccia da ponte tra due fasi diverse dell’infanzia…

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emanuele banchio – classe zero – germogli dicembre 2012

Aggressività e depressività

Articolo tratto dal libro: “UOMO MODERNO MALATO IMMAGINARIO? Paura, depressione, aggressività: malattie nuove e nuove vie della terapia” 2ª Edizione 1998 – Edizioni Scienza dello Spirito S.r.l.

Dalla sezione “Articoli e documenti” del nostro sito

Copertina del libro "Uomo moderno malato immaginario"

L’altalena tra aggressività e depressività: la forza portante dell’evoluzione umana

In modo analogo a come abbiamo trattato della malattia, affrontiamo ora i due fenomeni dell’aggressività e della depressività. Esse costituiscono una polarità di forze che interagiscono sempre fra loro, perché sono entrambe assolutamente necessarie per l’evoluzione. Sono anch’esse due unilateralità, il loro reciproco «pareggio» è sempre in atto e costituisce il dinamismo stesso della vita.

Un uomo del tutto senza aggressività o senza depressione cesserebbe di essere uomo. Potremmo addirittura dire che la grande differenza tra l’essere umano e l’animale è che l’animale non è in grado né di essere aggressivo in senso vero e proprio né di deprimersi. Se affermiamo che il leone è aggressivo in quanto agguanta la preda e la dilania, usiamo delle metafore antropomorfiche improprie perché l’istinto di natura non è deliberata aggressività: si impone per natura, appunto. Si può essere veramente aggressivi soltanto avendone almeno un barlume di coscienza…

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Diverso vivere

E se fosse diverso da come lo pensiamo?
di Enea Arosio


È sempre arduo riuscire a dare delle risposte o anche solo un avvio al pensiero su quei grossi temi che, con i nostri occhi abituali, vediamo come ingiustizie e di cui ci riesce difficile trovare il bandolo della matassa.

Da anni conosco l’Antroposofia di Rudolf Steiner e sempre più la definisco “il manuale d’istruzione” dell’essere umano; i suoi libri fondamentali Teosofia, Scienza occulta, La filosofia della libertà e L’iniziazione dovrebbero essere conosciuti affinché si possa avere quell’avvio al pensiero che conduce alla scoperta della nostra parte migliore.

Con questa dispensa propongo agli amici che la ricevono un piccolo estratto dal “Commento a LA FILOSOFIA DELLA LIBERTÀ” (Voll. II, III e IV) seminari tenuti da Pietro Archiati, il massimo conoscitore (che io conosca) dell’opera di Rudolf Steiner, sperando che i pensieri esposti possano aiutarci a “capire diversamente” chi vive con noi.

Enea Arosio – Febbraio 2012

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All’abbazia di Novalesa, in Val di Susa

 

La redazione del Blog augura ai suoi lettori un felice 2013: Buon Anno Nuovo! Ecco alcune cartoline illustrate, con i nostri saluti.

 

Autentico cielo blu-cartolina


La facciata della chiesa abbaziale, dedicata ai santi apostoli Pietro e Andrea. Vi arriviamo sballottati dal vento, ad accoglierci l’ippocastano gigantesco… Qui tutto è antichissimo, un po’ fatiscente a dire il vero – la Provincia, attuale proprietaria, non stanzia i fondi necessari al restauro

 

Due vedute della cappella del SS. Salvatore. Le pitture policrome dell’anno mille, che la affrescavano al suo interno, sono svanite per incuria non del tempo ma degli uomini che ne fecero una sala per le cure termali

 

La cappella dedicata a San Michele, la più antica

 

Questa è dedicata a Sant’Eldrado, che fu prima pellegrino e poi abate a Novalesa nella seconda metà del secolo VIII. Nell’interno pregevoli affreschi bizantini ritraggono la storia del Santo, quella di San Nicola e un Cristo Pantocratore affiancato da Michele e Gabriele.

 

Si fa sera e torniamo al punto di partenza. Il vento s’è placato e all’interno dell’edificio monastico – regno dei Padri che ancora vi risiedono – riusciamo a dare un’occhiatina al chiostro: una pace perfetta finalmente parla alle nostre anime.

Ultimo sguardo d’insieme