IL DISOCCUPATO COME APPRENDISTA INIZIATO

di Michael Joseph

Dalla Rivista Kairòs – n° 3 di maggio/giugno 1997

 

Le sette fasi del “disoccupato” - schema
Le sette fasi del “disoccupato”

 

L’idea centrale dell’articolo precedente di mettere in parallelo le fasi psicologiche del nuovo disoccupato e quelle di morte imminente (morte dell’altro o di se stessi), di cui trattano gli studi del Dr. Moody e di Elisabeth Kübler-Ross, è estremamente illuminante. Qual è tuttavia la differenza tra “erranza” e “passaggio iniziatico”? Tutta la differenza si gioca alla sesta fase, definita fase “cerniera”, dato che il “disoccupato “ può qui trasformare la sua accettazione in rassegnazione, e regredire allora alle fasi precedenti, o, al contrario, trasformarla in un modo di procedere attivo, e passare così alle due fasi successive nelle quali, da vittima, diventa attore. Queste tre ultime fasi significano una presa di coscienza ed è effettivamente l’intensificazione della coscienza a permettere la traversata iniziatica. Se si considera che l’ottava fase (la rinascita) non è che il passaggio cosciente della soglia, cioè un ricominciare su un piano superiore, si ottengono sette tappe in questo cammino, le quali corrispondono alla settuplice costituzione dell’uomo come è descritta, per esempio, nel libro Teosofia di Rudolf Steiner.

Leggi tutto l’articolo:

kairos 3 maggio-giugno 1997 – disoccupato come apprendista

DISOCCUPAZIONE: ERRANZA O PASSAGGIO INIZIATICO?

di Marie-Odile Sansault

Dalla Rivista Kairòs – n° 3 di maggio/giugno 1997

Disoccupati
Disoccupati in fila a Water Street, New York, 1932

I due articoli che seguono trattano un tema di cocente attualità, quello della disoccupazione, un fenomeno che sta assumendo, in particolare nel mondo occidentale, dimensioni drammatiche a livello sia sociale che individuale. Nell’Unione Europea i disoccupati sono oltre 18 milioni, pari al 10,9% della popolazione attiva. Ma come tutti gli altri eventi rilevanti della nostra vita – una malattia, la morte di una persona cara, il divorzio, ma anche una nascita, il matrimonio, un nuovo incontro – anche la disoccupazione rappresenta una possibilità di crescita offerta all’essere umano. Questi due articoli propongono un punto di vista nuovo sul fenomeno e illustrano, seppure schematicamente, le diverse fasi dell’esperienza intese come potenziali passi di evoluzione personale.

L’attualità sociale pone la disoccupazione al centro delle preoccupazioni individuali e collettive. Abbiamo tutti nella nostra cerchia ristretta, nella nostra famiglia, persone senza lavoro, chiamate pudicamente “cercatori di impiego”. Ognuno ha la sua opinione sullo status di disoccupato: vittima della recessione economica, fannullone contento della sua sorte, infelice che si dibatte e si dice pronto a fare qualsiasi cosa… La popolazione dei senza lavoro non è più superficiale né più co­raggiosa del resto dei suoi concittadini. Si tratta semplicemente di considerare questa mancanza di impiego come un periodo particolare dell’esistenza: momento di vuoto che permette di porsi questioni di fondo sulla propria identità, sui propri progetti, sui propri valori. La disoccupazione diventa allora aratrice, fonte di rivelazione, tappa iniziatica. Prima di arrivare a questo punto, l’individuo sarà messo a confronto, con maggiore o minore intensità, a seconda dei casi, con l’erosione progressiva causata dalla disoccupazione…

Leggi tutto l’articolo:

Kairos 3, maggio-giugno 1997 – Disoccupazione: erranza o passaggio

Sparite due bare dalla cripta dei Baden: ora è impossibile risalire alla vera discendenza del casato. Le origini di Kaspar Hauser restano avvolte nel mistero. Da ‘la Stampa’ di mercoledì, 29 agosto 2012


Impossibile esaminare il Dna del presunto erede del casato Baden

di Alessandro Alviani (collaboratore di La Stampa per la Germania) 

 

BERLINO Ha ispirato Verlaine e Herzog Il caso di Kaspar Hauser, ucciso nel 1833, ha appassionato filosofi, scrittori e registi. Si crede che fosse il figlio del granduca del Baden e della figlia adottiva di Napoleone.

È un giallo ancora più misterioso e longevo di quelli che ogni domenica sera, da oltre quarant’anni, incollano milioni di tedeschi davanti la tv per l’intramontabile serie «Tatort». È cominciato quasi 200 anni fa e nessuno è ancora riuscito a risolverlo. Ora «il più bel giallo di tutti i tempi», come lo definì lo storico Golo Mann, si arricchisce di un capitolo che rende tutto più complicato: la bara che avrebbe potuto fornire la soluzione è scomparsa.
Il protagonista della vicenda, che in due secoli ha già ispirato Paul Verlaine, Walter Benjamin, Werner Herzog e migliaia di altri poeti, scrittori o registi, è un ragazzo di circa 16
anni che il 26 maggio 1828 si presentò sulla piazza di Norimberga, spuntando fuori dal nulla. Non sapeva esprimersi in modo comprensibile, né pronunciare il suo nome, per cui lo scarabocchiò su un foglio: Kaspar Hauser. Con sé aveva due lettere: nella prima un bracciante povero raccontava di averlo trovato davanti la porta, di averlo cresciuto senza farlo mai uscire di casa e di averlo ora spedito a Norimberga presso un capitano di cavalleria per farlo diventare cavaliere, esaudendo un desiderio del ragazzo; nella seconda, firmata dalla madre, si leggeva che il giovane era nato il 30 aprile 1812 e che suo padre, un cavaliere, era morto.
Le calligrafie si somigliavano: possibile che a vergare entrambe le missive fosse stato Kaspar Hauser? Comincia così il mistero sulle origini di un ragazzino che rapidamente diventa celebre in tutta Europa e si trasforma in un’attrazione vivente. Per gli uni è un impostore, per gli altri niente meno che il principe ereditario del casato di Baden. Una voce vuole che Kaspar Hauser sia in realtà il primogenito del Granduca Carlo e di Stefania di Beauharnais (una figlia adottiva di Napoleone). Nel 1812 i due ebbero un figlio, che morì poco dopo la nascita. Falso, ribattono i cosiddetti «Hauserianer»: per loro il vero figlio della coppia, Kaspar Hauser, venne rapito dopo il parto e sostituito nella culla con un neonato gravemente malato, che spirò poco dopo. Obiettivo: far salire al trono un altro ramo del casato. Il mistero si infittisce nel 1833, quando Kaspar Hauser viene avvicinato da uno sconosciuto ad Ansbach, e ucciso. Ma i medici non riescono neppure ad appurare se sia stato assassinato o si sia accoltellato da solo.
Due secoli dopo un semplice esame potrebbe risolvere il giallo sul «fanciullo d’Europa». Basterebbe incrociare il Dna di Stefania di Beauharnais con quello del presunto principe ereditario morto dopo il parto. Nella cripta dal casato di Baden nella Schlosskirche di Pforzheim, in Baden-Württemberg, si trovano non solo i resti di Stefania, ma anche le due bare del neonato deceduto dopo la nascita e di un fratello morto cinque anni dopo. Il problema: il casato di Baden rifiuta da sempre un test del Dna.
La cripta non appartiene però alla casa nobiliare, bensì al Land del Baden-Württemberg, ha scritto sulla Faz lo storico del diritto Winfried Klein, riaprendo un caso che è diventato anche politico: un deputato liberale ha presentato un’interrogazione per chiedere al governatore regionale di far aprire le bare. E qui arriva la svolta: i due feretri non si trovano più nella cripta, che pure è chiusa. Lo ha ammesso ora il ministero delle Finanze del Baden Württemberg, che si è limitato a parlare di due «bare di bambini», senza spiegare di quale si tratti e senza chiarire se, tra le due, ci sia quella del principe ereditario (o presunto tale). Il ministero sa della scomparsa da tempo, probabilmente dal 1983, quando venne notata la loro assenza durante un inventario, ma non ha mai reso pubblica la notizia. Secondo la sua versione è probabile che le due bare siano andate perdute nella Seconda guerra mondiale o nell’immediato dopoguerra. Winfried Klein cita invece un testimone che le vide nel 1984. Che fine abbiano fatto non lo sanno né il ministero, né i discendenti della casa Baden.
Finora sono stati condotti due test del Dna sui vestiti insanguinati e sui capelli di Kaspar Hauser: uno, nel 1996, escluse la discendenza dai Baden; l’altro, nel 2002, la giudicò possibile. Il giallo prosegue.

Il terremoto infinito: il punto di vista scientifico-spirituale

Il Duomo di Mirandola maggio 2012

Ti svegli una mattina, e pensi “per fortuna è ancora presto, ho tutto il tempo di prepararmi con calma” e…. accompagnare le bambine a scuola, o infilarti il vestito da lavoro. Mentre compi i tuoi gesti quotidiani non pensi e non sai che li stai compiendo forse per l’ultima volta, o che per molto tempo, nei giorni a venire,  la tua vita non sarà più la stessa. Un boato fortissimo, e la terra inizia a tremare. Nelle scosse, innumerevoli, che seguono, il terremoto distrugge case, scuole, strade, capannoni, industrie, la gran parte di quello che conoscevi del tuo paese. Un nuovo panorama si stende ora davanti agli occhi increduli mentre le persone si aggirano fra il fumo, i calcinacci, le sirene dei soccorsi che coprono le voci care, le parole in dialetto. Un’unica domanda affiora nell’incrocio di sguardi: come è possibile?

 Nei blog che nascono ogni giorno per dare spazio alle testimonianze del terremoto infinito di queste settimane si trovano racconti come questo. Oppure frasi come quella di A., che alla fine di una conversazione, conclude: “io sento che Dio, in questo momento, ha abbandonato l’Italia’.  Una reazione umanissima, comprensibilissima, che suscita i sentimenti di compassione più profonda.

Di fronte a queste domande angosciose, diventa sempre più urgente ri-appropriarci di una prospettiva della realtà che comprenda anche tutta la parte  che si svolge ‘dietro le quinte’ della nostra vita visibile nel mondo fisico:  la parte spirituale, le azioni divine compiute da esseri spirituali nelle anime umane, che il pesante velo del materialismo ci impedisce di vedere. Solo così riusciremo a trovare risposte accettabili, che non siano frutto di imposture consolatorie distribuite a buon mercato. Solo così i fili del karma individuale e collettivo che si intrecciano in un evento come questo acquisiranno un significato che la mente e il cuore possono sopportare, perché ‘si inseriscono nel nesso del divenire universale’.

Dice Rudolf Steiner nella conferenza ‘L’evoluzione morale dell’uomo quale causa prima delle catastrofi naturali‘ (Dornach, 1924): “Miei cari amici, a partire da ciò che ho detto nelle conferenze precedenti, potete già immaginare che i fenomeni naturali esterni stanno in rapporto con gli eventi karmici dell’umanità. Colui che dirige il suo sguardo non soltanto ai fenomeni naturali, ma anche alla complessiva realtà cosmico-umana, vede il rapporto che c’è fra ciò che, in un certo periodo, avviene all’interno di gruppi di uomini e ciò che si manifesta in un tempo successivo come processi di natura. Possiamo a volte osservare certi eventi naturali che irrompono nella vita della Terra. (…) Se li cogliamo solo come fenomeni naturali siamo davanti a qualcosa che, dapprima, ci sembra incomprensibile rispetto all’impressione generale che riceviamo dal mondo” E continua, più avanti: “La ricerca scientifico-spirituale permette di fare un ulteriore passo avanti perché ci mette a disposizione punti di vista significativi proprio in relazione a questi eventi naturali.” 

Alcuni di questi ‘punti di vista’, contenuti nelle due conferenze del libro Catastrofi naturali come responsabilità morale illuminano con chiarezza le cause, di cui noi uomini siamo tutti corresponsabili, perchè le origini delle catastrofi naturali sono state create “nel corso degli orrori e delle atrocità delle guerre, a causa delle efferatezze sorte con l’evoluzione ed il progresso dell’umanità“. Più chiaro di così….

In altre conferenze, come in Mefistofele e i terremoti, di cui riportiamo un interessante stralcio (tratto dalla rivista Antroposofica del 1971, mentre l’intera conferenza si trova in Antropologia scientifico-spirituale, O.O. 107 – Ed. Antroposofica 2009), Steiner indaga il fenomeno dei terremoti dal punto di vista occulto: ‘(…) esistono nessi occulti fra gli eventi che accadono sulla Terra ed esseri che esercitano influssi spirituali sulle anime umane per condurle all’errore (…) si può scorgere che, pur essendo in certo modo incatenato, egli (Arimane,ndr) ha nell’interno della terra certi punti d’appiglio per il suo agire. Se si potessero conoscere i misteriosi rapporti che intercorrono fra quanto è accaduto sulla terra per influsso di Arimane e quanto in tal modo è divenuto il suo karma, allora nei fenomeni tellurici si riconoscerebbe anche il rap­porto fra quanto avviene nella natura in forma così terribilmente dolorosa e tragica e quanto regna fra gli uomini sulla terra’. E ancora: ‘ Qui sul piano fisico si presentano nei destini del­l’umanità taluni fatti, senza che a tutta prima se ne possano scoprire i nessi misteriosi; ma le conseguenze karmiche av­vengono ineluttabilmente. E a partire dalla seconda metà dell’epoca atlantica il karma di Arimane è connesso col karma dell’umanità.” 

Quanto può essere pesante, per le nostre anime, leggere parole come queste! Quanta impotenza sentiamo di fronte al concetto di ineluttabilità…. continua Steiner: ‘(…) tuttavia nei riguardi di siffatti eventi catastrofici, solo due o tre volte in ogni secolo, al massimo due o tre volte, dalle sedi dell’iniziazione potrebbe veramente essere predetto qualcosa. Dovete infatti pensare che queste catastrofi sono proprio connesse col karma dell’umanità e che, quand’anche potessero per esempio essere evitate in qualche caso particolare, esse dovrebbero poi comparire in altro luogo ed in altra manifestazione. Nulla si potrebbe mutare dell’evento, con una predizione’.  

Ma se, come si è visto, sono le ‘forze arimaniche a mostrare il loro volto voluttuosamente soddisfatto dalle profondità della Terra ogni volta che si verificano queste catastrofi naturali’, non possiamo dimenticare che ‘ciò che di ingiusto viene da Arimane e da Lucifero seminato nel mondo dietro le quinte dell’esistenza, tutto questo mediante le divinità buone viene di nuovo indirizzato sulle vie della giustizia così che, alla fine, il nesso karmico è sempre buono e giusto’. 

Queste sono le verità che vanno di nuovo imparate. Conclude Steiner: ‘Non dovete perciò pen­sare che il misterioso rapporto fra catastrofi telluriche e karma dell’umanità sia un segreto non investigabile. Esso è inve­stigabile: ma vi sono buone ragioni per cui questi profon­dissimi segreti oggi possono palesarsi al mondo solo in forma quanto mai generica. Grazie alla scienza dello spirito dob­biamo prima rendere evidente agli uomini il rapporto fra le loro stesse azioni ed i fenomeni naturali; e allora potrà anche giungere il tempo in cui l’umanità, riconoscendo questo rap­porto, si renda atta a ricevere le giuste risposte. Questo tempo verrà. È però vero che la scienza occulta potrà andare incon­tro ai più diversi destini. Potrà darsi che il suo influsso venga paralizzato e che resti limitato ad una cerchia ristretta. Ciononostante essa riuscirà a farsi strada e ad inserirsi nel karma dell’umanità. E allora l’umanità avrà essa stessa la possibilità di influire sul proprio karma.’ 

Per leggere lo stralcio della conferenzaMefistofele e i terremoti’