Atmosfera natalizia

Proponiamo come oggetto di meditazione pre-natalizia le profonde parole di un versetto altamente significativo del Vangelo di Luca (2,14), l’annuncio dell’Angelo ai semplici pastori, che sentono nell’intimo della loro anima il manifestarsi di un evento terreno e cosmico: la nascita del Bambino Gesù.

«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama»

Nell’ O.O. 127, Le tredici notti sante, di Rudolf Steiner – Hannover, 26 dicembre 1911 – §2, ritroviamo una riflessione sull’espressione citata dal Vangelo di Luca:

«… È come se dall’albero di Natale stesso risuonasse l’annunciazione del divino negli spazi cosmici, nelle altezze celestiali. L’essere umano può allora sentir scaturire dalla propria volontà forze di pace rassicuranti l’anima. Come ci dice la leggenda del Natale, l’annuncio risuonò quando i pastori visitarono il luogo della nascita del Bambino, la cui festività noi oggi celebriamo. Risuonò ai pastori dalle nuvole: le Potenze Divine si manifestano dagli spazi cosmici, dalle altezze celesti e portano pace rassicurante all’anima che sia colma di buona volontà».

Rielaborando la traduzione dell’ultima frase in corsivo si può ottenere:

«L’anima umana che prende la buona decisione[1] riceve pace sulla terra quale manifestazione della Gloria di Dio».

Leggendo prima il versetto tratto dal Vangelo di Luca e poi la traduzione rielaborata della frase di Steiner, si constata che nel primo l’uomo appare come puro fruitore dell’amore divino che si rivolge a lui con atteggiamento benevolo; nell’annuncio di Steiner invece le potenze divine infondono pace all’uomo nella misura in cui questi è «colmo di buona volontà», agisce di propria iniziativa per il bene.

Dalla stessa conferenza abbiamo tratto un paragrafo, l’ultimo, sull’esortazione ad attivare l’impulso volitivo.

 «Anima umana, quando sei debole, quando credi di non poter trovare le mete della tua esistenza, pensa all’origine divina dell’uomo e sii consapevole che queste forze sono dentro di te e che sono anche le forze del massimo amore. Nel loro massimo sviluppo, scorgerai in te le forze che danno fiducia e certezza a tutto il tuo agire, per tutta la tua vita, ora e nel più lontano futuro».

Integriamo con una bellissima citazione tratta da O.O. 260,  Il Convegno di Natale – 24 dicembre 1923, ore 11,15 – §7

 «Sì, questo sono io quale uomo, quale uomo sulla Terra voluto da Dio, quale uomo voluto da Dio nel Cosmo».

 

Una lettura integrale del  capitolo sulla natività del Vangelo di Luca e delle conferenze di Steiner citate, aiuteranno a farsi un’idea più ampia del valore spirituale delle parole pronunciate dall’Angelo.

 

[1] Inizio della volontà nel pensare che manifesta i suoi frutti nell’agire

Meditazioni dedicate ai defunti, di Rudolf Steiner

In occasione della ricorrenza della commemorazione dei defunti, Enea Arosio ha raccolto alcuni scritti di Rudolf Steiner, dedicati ai defunti, attingendo a varie pubblicazioni. Tra questi figurano delle brevi quanto pregnanti preghiere e un’amorevole lettera in cui Steiner suggerisce a un’amica quale atteggiamento interiore convenga assumere per far fronte alla perdita di un suo caro. Della lettera – tratta dalla GA 264, pag. 101-103 – Rivista Antroposofica 2010/1, pag. 6 – proponiamo, insieme alla versione originale, reperibile in questo link, una nostra rielaborazione formulata allo scopo di renderne più chiari i contenuti.

Ich schaue auf Dich in der geistigen Welt, In der Du bist. Meine Liebe lindre Deine Wärme, Meine Liebe lindre Deine Kälte. Sie dringe zu Dir Und helfe Dir, Zu finden den Weg Durch des Geistes Dunkel In des Geistes Licht.  Io levo il mio sguardo verso di te nel Mondo spirituale dove tu sei. Che il mio amore lenisca ciò che ti brucia, che il mio amore temperi ciò che ti gela, che esso ti compenetri e ti aiuti a trovare la via attraverso le tenebre dello Spirito verso la luce dello SpiritoGA 261 p. 347 e GA 268 p.223
Meine Liebe sei den Hüllen, Diemdich jetzt umgeben Kühlend alle Wärme, Wärmend alle Kalte Opfernd einverwoben! Lebe liebgetragen, Licht beschenkt nach oben!  Il mio amore sia negli involucri che ora ti circondano, raffreddando tutto il calore, scaldando tutto il freddo, intessuto quale sacrificio! Vivi portato da amore, ricolmo di luce, verso l’alto! 
Tratto da GA 264 pag. 101-103 – Rivista Antroposofica 2010/1 pag. 6
A una madre per suo figlio suicidaSeele im Seelenlande, suche des Christus Gnade die dir die Hilfe bringet, die Hilfe aus Geisterlanden, die auch jenen Geistern Friedeverleiht, die im friedelosen Erleben verzweifeln wollen. An eine Mutter für ihren Sohn, der sich das Leben nahm
Anima nella terra delle anime Cerca la misericordia di Cristo Che ti porta l’aiuto Che giunge dalle terre degli Spiriti E anche a quegli Spiriti che disperano nell’esperienza senza pace la pace conferirà
            Tratto da GA 268 pag. 228
Per i morti in guerra (vedasi anche missioni di pace)Aus dem Mut der Kämpfer, Aus dem Blut der Schlachten, Aus dem Leid Verlassener, Aus des Volkes Opfertaten Wird erwachsen Geistesfrucht – Lenken Seelen geistbewußt Ihren Sinn ins Geisterreich. Dall’ardor dei combattenti. Dal sangue dei conflitti. Dal dolore dei rimasti. Dalle pene delle genti Un giorno il frutto nascerà dello spirito a condurre tutte le anime coscienti con i loro sentimenti verso il regno degli dèi.
O.O. 159 – Esperienze dell’uomo dopo il passaggio attraverso la soglia della morte – Ed. Arcobaleno17 giugno 1915 (vedi anche O.O. 168 22 febbraio 1916 e O.O. 176)

Cara Signorina Strycezek!

 Nella triste vicenda che ci colpisce, mi permetta di dirle quanto segue [si tratta, come si evince dalla fine della lettera, della morte di un signor Wagner, presumibilmente della famiglia di Günther Wagner, n.d.t.]. Quando una persona amata passa nei mondi spirituali, è particolarmente importante che noi le trasmettiamo i nostri pensieri e sentimenti, astenendoci dal farle sentire quanto noi vorremmo riaverla indietro. Per chi se n’è andato, questo tipo di rimpianto rende più difficile l’esistenza nella sfera in cui il defunto deve entrare. Dobbiamo mandargli non la nostra pena, ma l’amore che nutriamo per lui. Non mi fraintenda: non dobbiamo certamente diventare duri o indifferenti, ma dobbiamo essere in grado di rivolgerci al defunto con questo pensiero: «Il mio amore ti accompagni! Tu ne sei circondato».

So per certo che un sentimento di questo genere è come un vestito alato che eleva il defunto; mentre la sofferenza sconsolata che si esprime con pensieri del tipo: «Oh, se tu fossi ancora fra di noi!», diventa un impedimento per il nostro caro.

Questa è in linea di massima un’indicazione dei sentimenti che dobbiamo nutrire in casi del genere.

In particolare posso ora darle questo suggerimento. Vorrà scusarmi se i prossimi pensieri non saranno espressi in un tedesco impeccabile, ma sappia che poggiano su di un’antica tradizione occulta. Preveda tre momenti di silenzioso raccoglimento durante la giornata. Il primo di questi dovrà essere prima di addormentarsi, la sera, in modo da portare nei mondi spirituali il pensiero seguente:

Meine Liebe sei den Hüllen,      Il mio amore sia negli involucri

Diemdich jetzt umgeben            che ora ti circondano,

Kühlend alle Wärme,                 raffreddando tutto il calore,

Wärmend alle Kalte                   scaldando tutto il freddo,

Opfernd einverwoben!               intessuto quale sacrificio!

Lebe liebgetragen,                      Vivi portato da amore,

Licht beschenkt nach oben!       ricolmo di luce, verso l’alto!

 

È importante che lei sviluppi i giusti sentimenti sulle parole caldo e freddo. Caldo e freddo non vanno intesi in senso fisico, ma come espressioni di sentimento, anche se l’uomo che si trova tuttora nel corpo fisico non riesce facilmente a farsi una rappresentazione di che cosa queste qualità significhino per chi non è più incarnato. Il defunto deve anzitutto rendersi conto che il corpo astrale è ancora attivo in lui e che non può più servirsi dello strumento fisico. Molto di ciò a cui l’uomo  anela qui sulla terra è soddisfatto dallo strumento del corpo fisico.

Ora il corpo fisico non c’è più. Questa privazione degli organi fisici, se trasferita al piano animico, si può paragonare, ma è solo un paragone, al sentimento di una sete bruciante. Questi sono i forti sentimenti di calura che si provano dopo aver abbandonato il corpo. Una cosa simile avviene riguardo a ciò che la volontà vorrebbe fare. Questa è abituata a servirsi degli organi fisici e invece non li ha più. Una tale “carenza” è paragonabile al senso animico di freddo. I viventi possono dare il loro aiuto, a livello di questi sentimenti, a quanti hanno lasciato il corpo. Infatti tali sentimenti non sono soltanto il risultato della vita individuale, ma sono collegati con i misteri della incarnazione. C’è ancora qualcosa che lei potrebbe fare. Alle frasi che le ho segnalato, può far precedere alcuni pensieri rivolti al nostro signor Wagner, più o meno di questo tenore: «Il mio amore fedele finora ti ha circondato; continua ora a circondarti immutato; ti sostenga come forza dello spirito, come finora ti ha illuminato nella presenza visibile».

Questo è quanto volevo scriverle oggi. In questo momento sono talmente sovraccarico di lavoro che riesco appena a darle gli elementi generici espressi sopra; dato che il lavoro fisico oscura l’esperienza spirituale, non posso offrirle elementi più specifici. Naturalmente si ritenga del tutto libera di comunicare questi contenuti a quanti lei stessa riterrà idonei a riceverli. Auspicherei che molti cuori si rivolgessero a questa cara personalità.

Le porgo i più cordiali saluti con preghiera di estenderli al caro dottore.

                                                                                                               Suo

                                                                                                                 Dr. Rudolf Steiner  

Il mondo che nasce – Adriano Olivetti

Adriano Olivetti
Adriano Olivetti

…in questo periodo mi sono appassionata alla lettura di «Il mondo che nasce», gli scritti di Adriano Olivetti che venne profondamente influenzato dalla triarticolazione sociale di Steiner (anche se lui non ne fece espressamente diretta menzione). Penso che segnalare su Liberaconoscenza l’esistenza di questo libro possa contribuire a rendere noto quest’uomo di impresa il cui pensiero ha dato tanto frutto nel contesto lavorativo italiano. Questo è stato il mio pensiero di questo primo mattino.

«Per guidare ora gli uomini nella loro vita di ogni giorno e nella loro breve vita terrena, occorre che il mondo politico ancor chiuso nel suo tradizionale empirismo accetti finalmente le indicazioni della scienza e riconosca il fine e i mezzi dell’azione comunitaria in cui i valori dello spirito, Verità, Giustizia, Bellezza, Amore possano realmente prendere il dominio e il sopravvento. Una società che non crede nei valori spirituali, non crede nemmeno nel proprio avvenire e non potrà mai avviarsi verso una meta comune e affogherà la comunità nazionale in una vita limitata, meschina, corrotta. Senza questa comprensione dei valori scientifici e spirituali vediamo l’attività dello Stato disperdersi, disintegrarsi, sconnettersi in mille provvedimenti caotici, dispersivi, che non conducono ad alcun fine organizzato e consapevole, se non a quello fraudolento di ingrandire la potenza del proprio partito, favorendo clientele e interessi particolare. Troviamo così innanzi a noi gli antipodi dell’atteso splendido regno della giustizia, della cultura e della verità. È soprattutto nella Verità che troveremo la vera rivoluzione, il vero rinnovamento morale e materiale di ogni cosa. Poiché la Verità è tutto: scienza, sapienza, carità.»

Tratto dal III capitolo (Le forze spirituali), Adriano Olivetti, Il mondo che nasce, Edizioni di Comunità (www. edizionidicomunita.it)

Pagina di Wikipedia su Adriano Olivetti

Grazie a Letizia Omodeo.

A Napoli…

Vi proponiamo una simpatica relazione scritta del convegno di Napoli, visto dagli occhi di uno dei partecipanti, un partenopeo, s’intende.

… ci siamo resi conto di come Pietro Archiati sia molto più conosciuto di quanto potessimo immaginare. Infatti alla prima conferenza, venerdì sera, parecchie persone sono rimaste accalcate all’ingresso e nella sala, tutti attenti a bocca chiusa e occhi spalancati, quasi ad esprimere lo stupore di vedere Archiati a Napoli e nel castello Angioino, simbolo della città.

La mattina successiva, la preoccupazione di non trovare posto si trasforma all’ingresso della sala in un balletto confuso, rumoroso e stridente di sedie spostate, girate, alzate e persone borbottanti che cercano di sistemarsi alla meglio. Il caotico traffico di questa difficile città si è creato anche nella sala del castello a ricordarci forse che qui si convive con l’imprevisto quotidiano, con lo “speriamo che mi vada bene”.

Ma quando Pietro inizia a parlare tutto si trasforma e sembra di stare alla messa del sabato santo.

 

Più tardi ci tocca fare un grosso esercizio di positività sul campo: inaspettatamente il Comune, proprietario del castello, ci comunica che il castello la domenica mattina dovrà restare chiuso.
 

Forse che l’Anima guida di Napoli non permette mai a nessuno di lasciarla senza averla un po’ visitata? Ecco l’occasione! Molti partecipanti non napoletani ne profitteranno e potranno apprezzare fra le stradine dell’antica Neapolis tutto il sapore e il profumo di questa sconcertante, inebriante e sregolata città.

Dopo l’annuncio della chiusura domenicale, scatta la solidarietà tra i presenti per cercare di far entrare tutti e non far perdere a nessuno le ultime due conferenze. Non c’è più nemmeno una mattonella libera: tutti stretti vicini, la partecipazione animica si tocca con mano. Lo stesso Pietro ha voluto ascoltare una poesia in napoletano recitata con verve da una signora del pubblico e ha letto in chiave scientifico-spirituale i versi della canzone O sole mio.

Alla fine, la sera verso le 22.30 l’applauso di commiato e una pioggia di ringraziamenti a Pietro.

Pietro Archiati ci ha insegnato che la positività applicata da secoli come tecnica di sopravvivenza, imposta dagli innumerevoli eventi storici avversi, può essere trasformata per libera volontà in Arte.

Acqua cheta

 

 Riceviamo e volentierissimo pubblichiamo.

Un racconto di Paolo Buzzo (…e anche i disegni)

 

20 ottobre 2012 – Anche quest’anno sta cercando di arrivare l’autunno.  Ma sembra non farcela.

Quella mattina si era alzata con un pensiero non riposato, era un pensiero che nella notte non era riuscito a sopirsi.

– Oggi c’è la verifica – era il pensiero. Di italiano e lettere, poi lezione di greco e latino. Niente di male, sono materie della vita passata ma utile e nello zaino del futuro, quello che suonava strano era la parola verifica.

Strano che quella parola venga dalla Scuola (forse vogliono verificarsi). Verifica di cosa?

Certo, verificano se l’alunno ha studiato. Giusto.

 

Poi penso: Omero ha visto l’Odissea, altri l’hanno raccontata, altri ancora l’hanno scritta, il linotipista l’ha battuta sul piombo, il tipografo l’ha stampata, il rilegatore ha finito il ciclo e ora il libro è qui sulla mia scrivania… come mai la verifica è solo tra me e Omero?

Forse il giorno della mia verifica dovrebbe anche essere il giorno per verificare la mia Scuola e se il mio professore è stato capace di insegnare?

Quindi tra me e Omero c’è un altro? Qualcosa d’altro? Forse non dovrei essere solo io quel giorno a essere verificata?

Certo, io magari non ho studiato bene quindi devo essere verificata. Giusto.

 

Ma lei Sig. Professore è riuscito a capire l’Odissea? È riuscito a viverla nella quotidianità?

Ma lei Sig. Professore cinquantenne come mai non è capace di resistere alle sirene?

Ma lei Professoressa è sicura di essere una Professoressa?

Forse non dovrei essere solo io la verificata.

 

Con questi pensieri incontro mio padre, pronto per uscire al lavoro.

————————

Io (che sono il padre) mi accorgo che la serenità s’è nascosta da qualche parte, coperta da pensieri noiosi e da una battaglia tra il bene ed il male.

 

Figliola, cosa ti aspetta in questa giornata, là fuori di casa?

– Oggi ho una verifica.

Chissà chi vuole verificare mia figlia, mi immagino una persona di alta moralità.

Non devo esagerare coi giudizi, è una verifica e basta.

 

Allora entro in azione.

– Figliola cara, per prima cosa bisogna aprire la finestra e far entrare il giorno.             

Poi metti fuori la testa e guarda dove nasce il sole. Non a caso nasce a oriente e quindi ti orienta nella tua giornata.

La strada del tuo Liceo è perfettamente indirizzata tra oriente e occidente. Quando arriverai a Scuola, però, non stare troppo in mezzo a quella corrente est-ovest, prima di entrare guarda verso il sole e rimarrai orientata per tutto il giorno.                                

Non mi prende per stupido perché sono serio e poi sono papà.

 

La guardo e in quel momento mi viene un pensiero che sto per dirle ma…  resto bloccato e quasi impietrito, allora sto zitto.

Avrei voluto dirle: quando sarai in classe e avrai un po’ di timore, rivolgi un pensiero ai tuoi cari defunti,  poi guarda il cielo e pensa: nonno/a aiutami tu.

Ma qui è il problema: son tutti vivi.

Allora da lì non può venire l’aiuto?

– Ciao pa’ io vado.               

Sì tu vai ma io non sono pa’.

 

L’affetto verso i nostri cari viene prima di tutto, è chiaro, quindi meno male che son vivi.    Il pensiero che mi ha bloccato è: ma i nostri cari vecchi ci aiutano di più stando quaggiù, oppure col loro sguardo celestiale stando di là?

E viceversa: noi possiamo aiutarli di più in questa nervosa durezza quotidiana, o potremmo essere più calorosamente loro vicini se fossero defunti?

Qui dobbiamo scontrarci con le visite mediche, i medici e la dipendenza chimica dalle medicine. Se in modo naturale fossero andati lassù, forse potremmo, con le nostre preghiere, i nostri pensieri e le nostre letture aiutarli in ciò che di qua, loro, non sono riusciti a portare a compimento.

Lassù forse sarebbero più liberi e potrebbero ascoltarci più serenamente.

E allora comincia a farsi largo un pensiero. Anzi un pensierone.

 

Poi sento la radio, annuncia che nel nostro mondo, cioè sulla Terra, siamo arrivati a 7 miliardi e che il 7miliardesimo nascerà la notte di Halloween (brutto segno). Dicono anche: dai 6 ai 7 miliardi ci si è arrivati in un decennio.

E qui mi torna il pensierone.

 

Ecco dove sta la fregatura dell’accanimento terapeutico quando sostengono che si può vivere fino a centoventanni. Anzi bisogna. Ecco la fregatura dell’accanimento terapeutico.  Si crea un grave scompenso tra la popolazione sulla Terra e quella nel mondo spirituale.

Eh sì!, perché l’uomo non è come i soldi che quando mancano entra in azione la rotativa e se ne fanno di nuovi, gli uomini con le loro anime sono quelli, sono sempre stati quelli, dall’inizio del Creato sono sempre stati una umanità esistente. Quelli siamo, però lo scompenso tra la vita terrena e la vita celeste è troppo grande.

I nostri Angeli soffrono quando ci attendono e noi non arriviamo.

Non arriviamo perché esiste l’aspirinetta.   Naturalmente non solo per quella.

Certo che la differenza tra l’abbracciare il mondo divino e l’aspirinetta è tanta.

 

Allora mi immagino come sarebbe se il mondo spirituale e quello terreno fossero equilibrati, per prima cosa potrei alzare gli occhi al cielo e dire ai miei: se potete, aiutatemi. Invece sono già le sei del pomeriggio e devo andare io a prestare aiuto ai miei vecchi.

Però mi tocca. Giustamente. Loro hanno aiutato me e ora io aiuto loro.

Ma l’aiuto che porterò stasera non è sufficiente, quello che io posso dare qui è in buona parte materiale.

Forse l’amore per un defunto è più costruttivo se lui è defunto?

Certo, perché l’uomo è come l’acqua (papà, non dire stupidate).

Invece insisto: prova a immaginare una goccia d’acqua con due occhietti.

Poi immagina che tutte le gocce d’acqua, di tutto il mondo, abbiano due occhietti e una fisionomia, una diversa dall’altra.

 

L’acqua non è diminuita dal giorno del creato, l’acqua (come l’uomo e la sua anima) sempre quella è stata. Non c’è una zecca di Stato dell’acqua, l’acqua è quella da sempre e non se n’è persa neanche una goccia.

Allora dove è finita tutta l’acqua.

Difficile dirlo, però possiamo tentare.

C’è ad esempio l’acqua prigioniera nei tubi delle case, nelle condutture condominiali, nelle condutture principali degli acquedotti, nelle caldaie, nei boiler, nei vasi d’espansione ecc…

A Milano ci sono 4 milioni di abitanti con mille litri di acqua prigioniera per ogni abitante.

A Milano ci sono 4 miliardi di litri di acqua prigioniera.

In Italia ci sono 60 milioni di abitanti che hanno 60 miliardi di litri di acqua prigioniera.

Nel mondo ci sono 7 miliardi di uomini che hanno settemila miliardi di litri di acqua prigioniera.

Poi c’è l’acqua sugli scaffali, minerale, frizzante, bibita, succo, vino ecc. questa è acqua prigioniera tagliata, mischiata, colorata… provo ad immaginare la faccina di ogni goccia, i suoi occhietti e… la sua dedizione.

Certo, è dedizione perché l’acqua è nelle nostre fogne con tutti i liquami che le condutture portano ai depuratori, al fiume, al mare ed è lì che l’acqua diluisce tutti i liquami schifosi. Non lo fa con la sua percentuale matematica di acqua, ma con la sua azione di altruismo, gratuità e dedizione.  E, se guardate, mantiene anche gli occhietti vispi.

 

Poi c’è l’acqua maltrattata, l’acqua piovana che vorrebbe raggiungere le falde nel profondo delle nostre montagne, ma i boschi sono sporchi, i canali sono otturati, le fessure piene di incuria e allora scivola a valle e trascina detriti. Si sono inventati muraglioni, argini, contenimenti dove lei corre a velocità spaventosa e invece di gocciolare in un laghetto sotterraneo si ritrova ad impazzire contro un muro costato qualche milione di euro. Il Comune si sente fiero d’aver costruito il muro.

Forse sarebbe più fiero se avesse dato i soldi ai due sposini che abitavano la valletta e che pulivano il bosco. Così l’acqua sarebbe andata al suo posto e gli sposini si sarebbero senti anche loro al proprio posto, anche perché gli sposini generano, il muro invece mura.

E poi c’è l’acqua delle dighe e tutto il vapore acqueo che è nel cielo.

 

Il mondo spirituale ha meno anime ma ha più acqua. Però il mondo spirituale è più bravo nel gestire gli uomini, le loro anime e i loro defunti, non lo è altrettanto nel gestire l’acqua. Ogni tanto si vede i pasticci che combina quando ci rimanda l’acqua dal cielo.

Infine ci sono i ghiacciai che da cinquant’anni stanno diminuendo.

I ghiacciai, fatti di ghiaccio erano sostenuti dalla durezza dei montanari, dall’egoismo e dai sentimenti freddi, quindi non-sentimenti. Fino a 150 anni fa le montagne sopra i duemila erano considerate luoghi mostruosi, luoghi di non ritorno. Luoghi freddi.

Oggi i ghiacciai sono diminuiti, ma non per l’effetto serra. Sono diminuiti per gli scompensi dell’uomo, scompensi biologici, innaturali e chimici. E poi perché, anche se non si vede, l’uomo sta imparando ad amare più consapevolmente da sé, non come popolo, come partito politico o come patria geografica, l’uomo pian piano sta imparando ad amare con la sua singola volontà.

L’amore porta calore e il calore scioglie il ghiaccio.

Il ghiaccio sciolto è acqua liberata dall’azione amorevole dell’uomo.

E un po’ anche dai suoi squilibri ecologici.

 

Tutte le volte che apri un rubinetto, non pensare soltanto allo spreco, pensa che liberi l’acqua.

E tutte le volte che chiudi il rubinetto imprigioni l’acqua.

Scusate, ognuno prenda questa lettura come un passatempo

(non necessita adesione)

 

Paolo Buzzo

Via Padova

Un racconto di Paolo Buzzo

C’è una strada a Milano chiamata Viale Padova. Viale perché è lunga anche se sulla targa c’è scritto

Via Padova.

Molti l’hanno sentita nominare per il concentramento di extracomunitari nordafricani, asiatici, cinesi, indiani ecc.

Ma non tutta la via è uguale, all’inizio ha un concentramento più orientale, poi nordafricano, poi misto ed in fondo è ancora un po’ milanese.

Ma la nostra storia è un’altra.

È la storia di tre animucce che vagano per il mondo dei cieli.

La prima di queste animucce si è data un nome, non a caso, le proviene dal percorso fatto in cielo

(parte anche in Paradiso) e da quello che si porta dietro dalla sua vita precedente.

Lui vorrà chiamarsi Mario. Vorrà essere lombardo e scegliersi una famiglia abbastanza agiata. Vorrà diventare migliore di quello che era stato e ha le idee abbastanza chiare.

Bisogna anche dire che tutto il viaggio su nel mondo dei cieli non l’aveva fatto da solo ma spesso con altre due animucce. Erano stati amici anche nella vita precedente. Non sempre si erano amati ma qualcosa li univa. Sentivano che avrebbero dovuto fare qualcosa di particolare tutti assieme. In comune avevano anche la certezza geografica. Volevano essere lombardi. Uno aveva deciso che si sarebbe chiamato Oreste e l’altra Chiara.

Per Mario, Oreste e Chiara era ormai ora di trovarsi una famiglia.

Quel giorno, Mario cominciò a guardar giù, vedeva la Brianza e il benessere, non era proprio consapevole ma era attratto da quella dolcezza geografica.

Ad un certo punto sente qualcuno che gli soffia vicino. Era il suo Angelo Custode che l’aveva seguito per gli ultimi due secoli mentre aspettava di tornare nel mondo di sotto. Ma questa volta il soffio era diverso, diverso di temperatura, era tiepido e diverso di consistenza. Era un soffio tiepido e deciso.

Era il segnale. Era pronto, doveva trovarsi una famiglia ed incarnarsi.

Era quella una bella notizia, Mario cominciava ad essere un po’ stufo di quel mondo di lassù, e soprattutto non ci capiva più niente tra Angeli, Arcangeli, Dominazioni, Trombe, Gerarchie, Troni, ecc.

Mario  (che aveva le idee abbastanza chiare) però aveva capito bene che nel corso delle epoche (millenni) lui era sempre stato umano. Un umano.  A volte maschio, a volte femmina ma sempre umano. Ricordava bene di quando era soltanto un tiepido vento  e si era scrollato le scintille del regno minerale, poi aveva salutato le onde del regno vegetale ed infine aveva lasciato la simpatia del regno animale. Sapeva bene che lui non discendeva da una scimmia, ma al contrario aveva lasciato parti in ogni pianta, ogni minerale e ogni animale.

Mario, allora ( aveva sempre le idee abbastanza chiare) cominciò a guardare attentamente giù in quel mondo che tanto lo attirava e vide una bella fabbrica con un’insegna: Metallurgica Cazzaniga. Guardò più a fondo, vide il giovane padrone e la sua sposa, avevano una bella casa (villa), una bella fabbrichetta, una Porsche e non c’erano fratelli o sorelle in giro.

Decise in un attimo: è lì che voglio andare. Fece un cenno all’Angelo Custode e si preparò.

Dall’alto seguì il futuro padre, guardava anche la madre, bella, attraente e giovane. Mario con i suoi piccoli poteri fece il possibile per creare la situazione ideale al suo concepimento.

Ma a un certo punto gli scappò un grido…. Noo!!  Il papà si era fermato in farmacia e stava comprando una scatola di preservativi. Noo!! Tutti i suoi ragionamenti, tutti i suoi pensieri di due secoli vanificati da una scatola di palloncini. Tutta la grandezza del Creato, la musica delle sfere, la confidenza con le Gerarchie spirituali, e poi LUI che era cambiato e voleva a tutti i costi migliorare, voleva con Oreste e Chiara aiutare i bisognosi, LUI che nella vita precedente si era sempre fatto aiutare. Noo!! Non è possibile.

Passò un attimo di tristezza poi… sentì ancora il soffio del suo Angelo Custode, ma stavolta un po’ più frettoloso, con una carezza gli dice che è ora, deve andare non ha più tanto tempo.

Va bé. Guarda giù e vede in quel momento un’officina. Una falegnameria con una targa:

Mariani Falegname e F.lli.

La terra era sempre quella brianzola, però più vicino alla grande città Milano, la falegnameria non grande,  i titolari (futuri padre e madre) tutti e due al lavoro, lui alla macchina tornitrice lei alla scrivania. C’era già un fratellino che girava, non solo aveva un’aria simpatica ma era anche stato un suo compagno di battaglia, l’aveva incrociato in Purgatorio e nei momenti difficili gli era stato vicino.

Come sono duri quei momenti appena sei morto ed arrivi su. Fa tanto freddo e l’unica cosa che scalda sono i pensieri di chi ti ricorda.

Dai, pensa Mario demm dal Mariani.

Per due giorni guarda la famiglia Mariani e la sua attrazione è sempre più forte.

Ma la mamma è strana e tutte le sere prende una cosa rotonda, toglie una pastiglia e la inghiotte.

Mario fa un cenno all’Angelo per chiedere cos’è quel cerchio che la mamma schiaccia.

L’Angelo imbarazzato gli sussurra: pillola anticoncezionale.

Noo!! Porca l’oca. Possibile che sia così difficile incarnarsi.

Intanto cominciava a levarsi un vento strano, come se fosse un vento solo per lui, come uno spintone. Il vento gli girava intorno però ogni tanto, bum, una spinta forte.

Era il segno che non aveva molto tempo, il suo tempo stava per scadere.

Vide in quel momento un operaio fuori da una fabbrica, aveva in mano un pacco di giornali e dei volantini. Era con altri operai, protestavano e non facevano entrare nessuno nel capannone.

Intanto il vento cosmico era sempre più forte.

Diede un’occhiata a casa, vide la moglie dell’operaio che stava preparando da mangiare, vide che non c’erano palloncini e neanche pillole colorate e pensò che forse era la volta buona.

Allora guardò il suo futuro padre ma purtroppo vide che con gli altri operai  avevano deciso che non sarebbero tornati a casa ma volevano presidiare la fabbrica tutta la notte.

Mario non fece neanche in tempo a pensare o a cercare il suo Angelo, fu travolto da un tifone cosmico e si risvegliò in Burkina Faso seduto per terra, piccolo, nero, con le mosche attorno agli occhi, un burigello pieno d’aria, niente da mangiare…. e pensò: cosa ci faccio io qui.

Da quel giorno la sua vita iniziò come tutti i suoi amici e compagni di villaggio: povertà, denutrizione, morte e… pensiero costante di partire.

Ogni tanto tornava qualcuno dall’Europa e raccontava di paesi dove c’era il benessere, automobili, cellulari, Mp3, ecc.. I suoi amici non si soffermavano molto su altri aspetti di questa emigrazione. Dove dormivano? Con chi abitavano? Che gente trovavano? Il lavoro c’era?

Poi un giorno un suo amico gli parlò dell’Italia, della Lombardia e del freddo, della nebbia, della neve, della disoccupazione, dell’emarginazione, e del viaggio brutale per arrivarci.

Ma per Mario questa parola – Lombardia – chissà perché gli suonò come musica e un desiderio irrefrenabile lo pervase. Voleva partire. Aveva 19 anni e qualche soldo. Decise di partire.

Lasciare la mamma, papà, fratelli, sorelle, terra e casetta non fu traumatico, certo c’era un dispiacere nel profondo dei pensieri, ma era proprio nel profondo. In quel momento aveva in mente una cosa sola.

Italia, Lombardia e partire.

È forse meglio tralasciare la disgrazia di quel viaggio fatto di gentaglia senza scrupoli, furti per procurarsi soldi, prostituzione ed altre bassezze a cui lui e i suoi compagni di viaggio furono sottoposti. Arrivati sulle coste del Mediterraneo anche gli scafisti, un’altra razza derivata dall’umano (pensò che nell’evoluzione dell’umano non erano rimasti indietro solo gli animali ma anche gli scafisti). Lavorò un anno per mettere insieme 2000 euro da dare a questi traghettatori di poveracci.

Dopo due anni arrivò finalmente in Italia. A Lampedusa assieme a tanti altri come lui. Sembrava che tutti fossero partiti da un villaggio, un deserto, un suk ma soprattutto da una domanda che si erano posti già da piccoli: cosa ci faccio io qua?

Lampedusa e poi il traghetto per la Sicilia, poi il  treno e un altro traghetto per la Calabria, poi un’altro treno e Roma, i suoi amici (dopo due anni di viaggio insieme erano veramente amici) vollero fermarsi a Roma lui invece sentiva un’attrazione per quel treno con la scritta Milano.

Mario a ben guardarlo era anche bello, nero, slanciato e soprattutto gentile e dignitoso.

Aveva in tasca un biglietto con un numero di telefono e un indirizzo. Viale Padova 86. Milano.

Poco italiano, buon inglese e francese, non fu difficile per lui arrivare all’indirizzo e trovò anche facilmente il suo connazionale. Furono subito amici e dalla sera (notte) stessa cominciò a lavorare.
Disegni di Paolo Buzzo

I milanesi scartavano tanta roba che andava in sacchi neri o gialli ed altra in bidoni bianchi e verdi.

Ma nessuno dei milanesi voleva “fare i sacchi”.

Cominciò la sua attività lavorativa presso una cooperativa, pagato male (per noi) pagato e basta per lui.

Dopo due anni venne a sapere di un lavoro in una fabbrica a Lissone chiamata: Metallurgica Cazzaniga.

Un sabato mattina andò ai cancelli della ditta, bello ed elegante: si presentò all’esterno e gli venne incontro il Custode, piccolo e calabrese  e in un finto dialetto milanese gli disse: ti se voret      ghe’ minga post per te’.  Mario non lo guardò neanche, vide la Porsche, si guardò attorno e poi  con quel poco dialetto milanese che aveva imparato rispose: “grazie, ma ormai sto meglio di te” e se ne andò.

Tornò a casa, Milano Viale Padova e sotto casa trovò un suo connazionale appena arrivato.

Era disperato, sporco, senza soldi, senza permesso, senza lavoro e triste. Lui e i suoi amici lo rifocillarono e poi Mario lo accompagnò in una struttura di cui aveva sentito parlare che aiutava la povera gente: Casa della Carità.

Mario non solo lo accompagnò ma cominciò anche a lavorare come volontario ed un giorno un po’ speciale venne chiamato per aiutare gli ultimi arrivati. Lui parlava parecchie lingue, alcuni erano suoi connazionali e li capiva non solo per la lingua. Erano in tre i volontari che seguivano questa nuova ondata di profughi, si presentarono tra loro: ciao io sono Mario, io sono Chiara ed io sono Oreste.

 

È solo una storia non è obbligatorio crederci.

La morte mi sveglia! Il nuovo articolo di Letizia Omodeo su Joseph Beuys

Dopo il ‘cliccatissimo’ articolo di qualche tempo fa su Joseph Beuys, artista e uomo scomodo, provocatorio, anticipatore dei tempi, Letizia Omodeo ha tenuto anche conferenze su di lui. Ora Letizia ha scritto un nuovo articolo, pubblicato sul numero d’autunno della rivista ‘Artemedica’. Partendo da alcune considerazioni di Beuys sulla morte (di lei diceva: “Der Tod hält mich wach”, la morte mi tiene sveglio), Letizia si avvicina alla somma esperienza umana affrontandola da diverse angolazioni, e arricchendo il suo percorso di pensiero con brani di ‘La vita dopo la morte’ (libro tratto dall’omonimo convegno di Pietro Archiati). Perché, scrive Letizia, ‘E’ con parole semplici come queste, ma profonde, che l’autore ci inoltra via via nel mistero del cammino del post-mortem consentendoci di accompagnare i nostri cari, di non lasciari soli e di non restare soli, ma anche di portare luce su cosa ci aspetta quando lasceremo il mondo fisico in una comprensione sempre più gioiosa del senso della vita’

Qui per scaricare l’articolo intero (sul tasto ‘click here to start download from sendspace’)

Una poesia per i defunti

Una poesia lucida, semplice e commovente che il nostro affezionato amico P.D. ci ha spedito. La pubblichiamo in questi giorni, dedicati ai defunti, come un piccolo raggio di luce.

Per i nostri defunti

Abbagliati dalla falsa luce del mondo

non vediamo più la loro immagine

ma essa risplende in noi

L’Angelo della morte compie il loro destino

distruggendo solo il corpo intessuto d’illusione

Essi non reclamano il nostro sacro dolore

Vogliono essere amati ed amarci ora liberamente

Invocano pensieri d’amore e ricordi felici

non struggenti rimpianti carichi di cupo dolore

Ora li abbiamo sempre accanto senza più ingannevoli veli:

evocati nell’anima essi sono qui

E la tristezza si trasforma in serenità,

serenità che nasce dalla certezza della loro vera vita

Pian piano oltre il tempo che il destino ci concede ci ricongiungeremo

Saremo di nuovo uniti nella vera Luce

Ed insieme continueremo con l’aiuto del Signore della Vita

il Cammino…

p.d.

Naturolistica – il reportage di Rossella da Piacenza

Impressioni positive, a caldo, da parte di Rossella che ha portato il banchetto delle Edizioni Archiati alla sesta edizione della Fiera Naturolistica, sabato e domenica scorsi.

Ci scrive Rossella: “La fiera proponeva diverse proposte del naturale e del biologico, come abiti naturali non trattati, cibi biologici, olio essenziale di erbe, detersivi ecologici e tante altre cose. È stata organizzata molto bene, in un bel cortile erboso con piante, in una vecchia fattoria del ‘600, ora diventata una scuola di Naturopatia. Il clima era festoso, e le persone che sono venute a visitarci erano molto interessate a capire le nostre proposte. Alcune persone sono ritornate la  mattina dopo per acquistare i libri.  Penso che essere presenti in queste fiere sia un modo bello e importante per portare la conoscenza di Rudolf Steiner alle persone che sono in un percorso di ricerca.” Rossella