Prendersi cura di sé: l’esercizio del cielo sereno

Eccoci giunti, più determinati che mai, all’appuntamento col terzo esercizio di Rudolf Steiner, presentato nell’efficace esposizione che ne dà Pietro Archiati in Cammini dell’anima. Noterete che a differenza dei precedenti, la cui realizzazione richiede solo pochi minuti, qui si entra in una dimensione non regolata dalle lancette dell’orologio: la sfera dei nostri sentimenti, quella del cuore, che investe l’intero nostro modo di rapportarci al mondo esterno. L’intento dell’esercizio è quello di renderci padroni delle nostre emozioni. E scusate se è poco… Alla prossima!

3. L’equilibrio dei sentimenti: l’esercizio del cielo sereno

Un paio di pensieri sul sentimento: cosa sono la distensione, l’equanimità, la pacatezza, l’imperturbabilità, l’atarassia, la spassionatezza, la serenità? Sono l’attenzione alle proprie forze del cuore. Quando siamo trascinati da un’euforia estrema o quando siamo depressi da un dolore enorme, siamo totalmente incapaci sia di pensiero oggettivo, sia di forza volitiva. Quindi è importante coltivare anche i propri sentimenti.

È fondamentale capire, però, che per il cammino interiore non ci è chiesto di imparare a decidere quali sentimenti debbano nascere dentro di noi: non è questo che ci si chiede. I sentimenti che nascono dentro di me li fa sorgere il karma, non io. Se io incontro una persona e noto che mi ispira antipatia, questo sentimento non è un fatto di libertà. Non mi si chiede di fare in modo che questa antipatia venga rintuzzata: essa deve manifestarsi, perché è il risultato di forze che vanno avanti e indietro tra me e questa persona, e che insieme abbiamo costruito nel corso di diverse vite terrene.

L’esercizio del coltivare il proprio sentimento non si riferisce dunque al nascere dei sentimenti, ma al modo di esprimerli: lì possiamo esercitare la nostra libertà. Il cammino interiore consiste nel prendere nelle proprie mani il modo di esprimere i sentimenti così che essi stessi possano diventare organi di conoscenza.

Se io sono capace di controllare un’antipatia guardandola come una realtà oggettiva, essa a poco a poco mi dirà quale costellazione di forze karmiche vivono tra me e questa persona. L’antipatia mi dice: stai attento, qui hai a che fare con un rapporto più difficile di quell’altro, dove tutto è simpatia.

Un rapporto più difficile è più brutto? No, può essere anzi più bello proprio perché chiede di più. Le persone che vorrebbero essere simpatiche a tutti sono quelle che non vorrebbero far nulla. E per fortuna non c’è nessuno che sia simpatico a tutti! Dicono che l’unico essere simpatico a tutti sia stato il Padreterno, perché non si è mai fatto vedere. Il Figlio suo, che si è fatto vedere, è stato subito simpatico a qualcuno e antipatico a qualcun altro…

Non si tratta di condannare certi sentimenti o di santificarne altri: no. Si tratta di coglierli nella loro oggettività karmica. Un rapporto di simpatia mi impegna in modo ben diverso che non uno di antipatia: ma tutti e due vanno bene, se io svolgo il compito che di volta in volta mi viene chiesto.

Un rapporto di simpatia è bello perché il sole del mio Io superiore caldamente e luminosamente lo ha voluto, proprio per le forze che questo sentimento di attrazione mi dà; un rapporto di antipatia va bene lo stesso perché il sole del mio Io superiore l’ha scelto non meno dell’altro, proprio per il compito evolutivo più difficile che mi offre. Quindi il mio sole interiore è sempre sereno! Splende sempre! Perché trova calore e luce, significato, positività e possibilità evolutive in tutte le cose e in tutti gli eventi.

La serenità, la distensione interiore, è la grande forza del sentimento capace di vibrare in sintonia con la creatività dell’Io-sole, che non patisce mai nulla e tutto sceglie.

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