Nel principio era il Logos

LA LUCE DEL PENSARE CHE SPIEGA IL CREATO

Dal seminario sul Vangelo di Giovanni tenuto da Pietro Archiati a San Galgano (SI) dal 25 Agosto al 1 Settembre 2001

La prima frase del vangelo di Giovanni è: “Nel principio era il Verbo”, Εν αρχη ην ο λογος (en archè en o lògos).

Nel principio era la Parola, il Verbo, il Logos. Una delle chiavi interpretative è proprio la prima parola: non dice all’inizio, ma nell’inizio: εν αρχη (en archè). Noi tendiamo a rendere tutto astratto in questo povero mondo materializzato, perché abbiamo perso la capacità di cogliere lo spirituale nella sua realtà: e il compito è proprio di riconquistarlo a partire dal nostro lavoro. Perché il testo non dice astrattamente “all’inizio”, ma “dentro l’inizio”? Vuol dire che ci dev’essere qualcosa dentro la quale il Logos cominciò a operare: è la sostanza primordiale del mondo, il caos primordiale. La funzione del Logos è mettere ordine, logica, dentro questa sostanza caotica, perché il mondo senza Logos è caos, appunto. I pensieri del Logos entrano nel caos e ne fanno un kòsmos (κοσμος). Cos’è la cosmesi, la cosmetica? È farsi belli. Il cosmo è dunque il caos fatto bello, ordinato dal Logos, dal pensiero. Kοσμος significa in greco “mondo ordinato”, cioè fatto secondo una “logica”.

Gustav Dorè – Le nozze di Cana
Gustav Dorè – Le nozze di Cana

Un paragone può aiutarci: supponiamo che un gruppo di persone vada a visitare un podere abbandonato; forse lo vogliono comprare e ristrutturare. Cosa trovano? Una realtà che per tanto tempo è rimasta senza Logos, senza pensieri umani che ponessero ordine, che decidessero: qui va ritirata su questa parete, qui ci vuole un bel cespuglio ecc. Ora, queste persone che vanno a decidere il da farsi, che cosa portano in questo caos? Il Logos. In senso realissimo. Perché i pensieri strutturanti non sono un nulla, ma sono la realtà così poderosa da decidere delle sorti di quel podere.

Facciamo un passo indietro e chiediamoci: cos’è il caos, da dove viene? Il testo, lo vediamo, non presuppone una partenza dal nulla, che sarebbe un’astrazione. Il concetto di creazione dal nulla è stato sempre un grosso problema: se Dio creasse soltanto dal nulla, significherebbe che c’è stato un tempo in cui, poveretto, non era creatore. Era un fannullone? Tommaso d’Aquino risolve la questione dicendo: dal punto di vista del raziocinio umano, che è ben altra cosa rispetto al Logos cosmico, si può dimostrare sia che la creazione è eterna, sia che è cominciata in un tempo. Il vangelo di Giovanni non fa speculazioni, che non servono a nulla, e parte quindi da una realtà caotica nella quale il Logos si immette per formarla. Cosa potrebbe essere questo caos, questo tohu vabohu di cui parla il Vecchio Testamento (Genesi 1,2)? Tou vabou significa “vuoto e tutto confuso”, privo di ordine. È ciò che Aristotele e Tommaso d’Aquino chiamano materia prima, il sostrato che non ha ancora nessuna strutturazione. Il Logos entra e struttura.

Premetto, per chi fra voi conosce Rudolf Steiner, che la sua scienza dello spirito dà fondamenti e presupposti aggiuntivi per capire il testo. Una delle cose che mi ha assolutamente convinto della moderna scienza della realtà spirituale inaugurata da Steiner è che questi testi, affrontati con le sue chiavi di lettura, risultano di una scientificità e di una perfezione assolute. Non a caso Rudolf Steiner afferma che il vangelo di Giovanni si può avvicinare in modo degno soltanto se si mette ogni parola sul bilancino dell’orefice. Ogni singola parola. Steiner intende dire che è un testo di una precisione scientifico-spirituale assoluta.

Nel mondo in cui viviamo, ci sono quattro realtà fondamentali: quella minerale, quella vegetale, quella animale (il latino e l’italiano usano la stessa parola per l’animale e per l’anima) e infine il livello dello spirito, del Logos. Ciò che il vangelo di Giovanni presuppone è che la realtà iniziale da cui trae origine tutta l’evoluzione e dentro la quale il Logos viveva ed era operante, non si trovava al suo inizio assoluto, ma al quarto gradino dell’evoluzione. (Nota di metodo: è mia intenzione dire soltanto cose che ognuno abbia la possibilità di controllare in base al suo pensiero; perciò, se dicessi cose che non tornano alla vostra capacità pensante, è vostro compito farvi sentire. Dogmi non ce ne devono essere).

Allora, supponiamo che ci sia stato un primo gradino della creazione dove si sia posto il fondamento del minerale.

Evoluzione terrestre

Quando al minerale si vuole aggiungere il vegetale, lo si può fare immediatamente, cioè in chiave di pura continuità? No. Bisogna riportare il minerale a un livello spirituale, bisogna ricaotizzarlo, ricominciare da capo per ristrutturarlo in modo che sia tale da rendere possibili i fenomeni della vita. Un mondo minerale nel quale non sia prevista la vita ha tutt’altre leggi di evoluzione che non un mondo dove il minerale sia tale da farsi sostrato alla vita. Deve ricominciare il suo ciclo, bisogna ripartire da una rinnovata e adeguata ristrutturazione del minerale. Andiamo avanti: adesso bisogna rendere possibile il terzo gradino, quello animale. Perché il minerale e il vegetale siano tali da fare da doppio sostrato agli organismi animali, bisogna di nuovo ricominciar da capo, bisogna operare un’altra mischiata, per così dire, – ecco il caos – e imprimere sia al minerale sia al vegetale leggi di evoluzione tali che sfocino nell’animale. L’evoluzione non si è fermata all’animale, però. Il senso dell’evoluzione è il quarto gradino, dove arriva l’essere umano: lì sorge lo spirito, e non c’è nulla che sia più dello spirito. All’inizio del quarto gradino evolutivo, allora, bisogna di nuovo caotizzare il tutto, tirar via come principio supremo sia le leggi del minerale, sia del vegetale che dell’animale, per ritrasformarle, subordinarle, cioè ordinarle “logicamente” tutte e tre alla legge suprema dell’umano.

Il testo integrale del primo fascicolo è ora disponibile su LiberaConoscenza.it, selezionando questo collegamento

Author: Giovanni

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