Nel principio era il Logos

LA LUCE DEL PENSARE CHE SPIEGA IL CREATO

Dal seminario sul Vangelo di Giovanni tenuto da Pietro Archiati a San Galgano (SI) dal 25 Agosto al 1 Settembre 2001

La prima frase del vangelo di Giovanni è: “Nel principio era il Verbo”, Εν αρχη ην ο λογος (en archè en o lògos).

Nel principio era la Parola, il Verbo, il Logos. Una delle chiavi interpretative è proprio la prima parola: non dice all’inizio, ma nell’inizio: εν αρχη (en archè). Noi tendiamo a rendere tutto astratto in questo povero mondo materializzato, perché abbiamo perso la capacità di cogliere lo spirituale nella sua realtà: e il compito è proprio di riconquistarlo a partire dal nostro lavoro. Perché il testo non dice astrattamente “all’inizio”, ma “dentro l’inizio”? Vuol dire che ci dev’essere qualcosa dentro la quale il Logos cominciò a operare: è la sostanza primordiale del mondo, il caos primordiale. La funzione del Logos è mettere ordine, logica, dentro questa sostanza caotica, perché il mondo senza Logos è caos, appunto. I pensieri del Logos entrano nel caos e ne fanno un kòsmos (κοσμος). Cos’è la cosmesi, la cosmetica? È farsi belli. Il cosmo è dunque il caos fatto bello, ordinato dal Logos, dal pensiero. Kοσμος significa in greco “mondo ordinato”, cioè fatto secondo una “logica”.

Gustav Dorè – Le nozze di Cana
Gustav Dorè – Le nozze di Cana

Un paragone può aiutarci: supponiamo che un gruppo di persone vada a visitare un podere abbandonato; forse lo vogliono comprare e ristrutturare. Cosa trovano? Una realtà che per tanto tempo è rimasta senza Logos, senza pensieri umani che ponessero ordine, che decidessero: qui va ritirata su questa parete, qui ci vuole un bel cespuglio ecc. Ora, queste persone che vanno a decidere il da farsi, che cosa portano in questo caos? Il Logos. In senso realissimo. Perché i pensieri strutturanti non sono un nulla, ma sono la realtà così poderosa da decidere delle sorti di quel podere.

Facciamo un passo indietro e chiediamoci: cos’è il caos, da dove viene? Il testo, lo vediamo, non presuppone una partenza dal nulla, che sarebbe un’astrazione. Il concetto di creazione dal nulla è stato sempre un grosso problema: se Dio creasse soltanto dal nulla, significherebbe che c’è stato un tempo in cui, poveretto, non era creatore. Era un fannullone? Tommaso d’Aquino risolve la questione dicendo: dal punto di vista del raziocinio umano, che è ben altra cosa rispetto al Logos cosmico, si può dimostrare sia che la creazione è eterna, sia che è cominciata in un tempo. Il vangelo di Giovanni non fa speculazioni, che non servono a nulla, e parte quindi da una realtà caotica nella quale il Logos si immette per formarla. Cosa potrebbe essere questo caos, questo tohu vabohu di cui parla il Vecchio Testamento (Genesi 1,2)? Tou vabou significa “vuoto e tutto confuso”, privo di ordine. È ciò che Aristotele e Tommaso d’Aquino chiamano materia prima, il sostrato che non ha ancora nessuna strutturazione. Il Logos entra e struttura.

Premetto, per chi fra voi conosce Rudolf Steiner, che la sua scienza dello spirito dà fondamenti e presupposti aggiuntivi per capire il testo. Una delle cose che mi ha assolutamente convinto della moderna scienza della realtà spirituale inaugurata da Steiner è che questi testi, affrontati con le sue chiavi di lettura, risultano di una scientificità e di una perfezione assolute. Non a caso Rudolf Steiner afferma che il vangelo di Giovanni si può avvicinare in modo degno soltanto se si mette ogni parola sul bilancino dell’orefice. Ogni singola parola. Steiner intende dire che è un testo di una precisione scientifico-spirituale assoluta.

Nel mondo in cui viviamo, ci sono quattro realtà fondamentali: quella minerale, quella vegetale, quella animale (il latino e l’italiano usano la stessa parola per l’animale e per l’anima) e infine il livello dello spirito, del Logos. Ciò che il vangelo di Giovanni presuppone è che la realtà iniziale da cui trae origine tutta l’evoluzione e dentro la quale il Logos viveva ed era operante, non si trovava al suo inizio assoluto, ma al quarto gradino dell’evoluzione. (Nota di metodo: è mia intenzione dire soltanto cose che ognuno abbia la possibilità di controllare in base al suo pensiero; perciò, se dicessi cose che non tornano alla vostra capacità pensante, è vostro compito farvi sentire. Dogmi non ce ne devono essere).

Allora, supponiamo che ci sia stato un primo gradino della creazione dove si sia posto il fondamento del minerale.

Evoluzione terrestre

Quando al minerale si vuole aggiungere il vegetale, lo si può fare immediatamente, cioè in chiave di pura continuità? No. Bisogna riportare il minerale a un livello spirituale, bisogna ricaotizzarlo, ricominciare da capo per ristrutturarlo in modo che sia tale da rendere possibili i fenomeni della vita. Un mondo minerale nel quale non sia prevista la vita ha tutt’altre leggi di evoluzione che non un mondo dove il minerale sia tale da farsi sostrato alla vita. Deve ricominciare il suo ciclo, bisogna ripartire da una rinnovata e adeguata ristrutturazione del minerale. Andiamo avanti: adesso bisogna rendere possibile il terzo gradino, quello animale. Perché il minerale e il vegetale siano tali da fare da doppio sostrato agli organismi animali, bisogna di nuovo ricominciar da capo, bisogna operare un’altra mischiata, per così dire, – ecco il caos – e imprimere sia al minerale sia al vegetale leggi di evoluzione tali che sfocino nell’animale. L’evoluzione non si è fermata all’animale, però. Il senso dell’evoluzione è il quarto gradino, dove arriva l’essere umano: lì sorge lo spirito, e non c’è nulla che sia più dello spirito. All’inizio del quarto gradino evolutivo, allora, bisogna di nuovo caotizzare il tutto, tirar via come principio supremo sia le leggi del minerale, sia del vegetale che dell’animale, per ritrasformarle, subordinarle, cioè ordinarle “logicamente” tutte e tre alla legge suprema dell’umano.

Il testo integrale del primo fascicolo è ora disponibile su LiberaConoscenza.it, selezionando questo collegamento

Spunti di riflessione – Lussuria: il grande vuoto dell’amore

di Elena Ferrario, per gentile concessione della rivista Avo Torino Informa

Il concetto di amore implica l’idea di volere il massimo bene per la persona amata. La lussuria, invece, cerca solamente il proprio massimo piacere personale. Se questo piacere non è ottenuto, l’altra persona cessa di essere amata. Non si ama la persona, bensì il piacere che si ottiene da essa. Una vita sensoriale è vana, è animale e non lascia ricchezza interna.

[Srila Atulananda Acarya, maestro induista]

L’amore è paziente, l’amore è benevolo, l’amore non invidia, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si compiace della verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. L’amore non verrà mai meno.

[1 Cor., 13, 4–10]

Ama, e fa quel che vuoi.

[Sant’Agostino]

 

Ci vuol coraggio di questi tempi a parlare di lussuria: il rischio è di apparire bigotti e antimoderni in quanto le nostre società occidentali, del tutto impregnate di materialismo, ritengono ormai normalmente accettabili tutti i comportamenti sessuali che coinvolgono adulti consenzienti. Ma la liberalizzazione e la cosiddetta rivoluzione dei sessi fanno forse diventare ordine ciò che di per sé è e resta un disordine? È un po’ come chiedersi se l’innalzamento del limite di tolleranza delle sostanze inquinanti presenti nell’acqua da bere  – imposto dal Ministero della Sanità  per non dover chiudere gli acquedotti (oppure le fabbriche che inquinano le sorgenti) –  renda l’acqua delle nostre case meno avvelenata. No, l’acqua resta piena di sostanze inquinanti e le garanzie sulla sua purezza, certificate dalle istituzioni, non sono altro che una bella bugia legalizzata.

Un’altra obbiezione a cui dobbiamo rispondere prima di affrontare senza più  remore il tema odierno, è quella molto diffusa  che tende ad assolvere il dilagare attuale della licenziosità con l’argomento trito del «Si è sempre fatto così». È vero che la lussuria, da Adamo ed Eva in poi, ha sempre avuto il vento in poppa – la storia delle civiltà che ci hanno preceduto e tutta la Scrittura Sacra (chi di noi non ricorda le clamorose vicende di Sodoma e Gomorra?) pullulano di storie  e di costumi assolutamente depravati. Ma questo argomento non giustifica nulla: serve solo a mostrare che col succedersi dei millenni, nonostante  l’evoluzione poderosa dei cervelli e dei frutti del pensiero,  gli uomini continuano alla grande a perdere punti in fatto di umanizzazione.

Veniamo dunque alla lussuria. Tutte le definizioni correnti del termine, che partono dall’etimologia latina, luxus – luxuria, cioè “lusso”, “esuberanza”, “sfrenatezza”, concordano nel presentare questo vizio come un eccesso: l’uso smodato o deviato della sessualità.

Per parte mia sarei più propensa, in alternativa all’etimologia e alle definizioni correnti, a vedere invece la lussuria, in tutte le sue molteplici manifestazioni che qui non è necessario elencare perché tutti le conosciamo, come una carenza, come un’enorme carenza di “umano”. Tutti i cosiddetti “vizi” del resto, non solo la lussuria, sono indici dello stesso tipo di carenza. Cercherò di spiegarmi, anche se, per non scrivere un trattato, dovrò essere estremamente schematica e forzatamente riduttiva.

Secondo la mentalità e le ideologie materialistiche vigenti, l’uomo viene definito dalla scienza  antropologica come “animale superiore” dotato di un’intelligenza e di una psiche – psiche che sarebbe comunque il prodotto di  attività e funzioni puramente biologiche. Visto invece con l’occhio della nostra medicina meccanicistica, lo stesso uomo diventa essenzialmente una macchina, o se si preferisce, un pupazzo meccanico; si cura infatti un organo ammalato ma si perde di vista l’uomo intero;  si sostituisce un organo che non funziona più con un organo nuovo  e così via.

Quali sono le prospettive di durata che il materialismo attribuisce a quest’uomo, per metà animale e per metà macchina? Pochi decenni: se tutto va bene, con l’allungamento della vita prodottosi in questi ultimi cinquant’anni, i decenni saranno otto, nove o forse anche dieci. Gli scienziati però stanno provando in tutti i modi a strappare alla morte qualche lustro supplementare e promettono  per un futuro non lontano una vita arzilla almeno fino a centoventi anni. Dopodiché tuttavia, concluso il suo ciclo biologico, questo essere sparirà inesorabilmente  nel nulla. C’è da stupirsi che con una simile prospettiva quest’uomo cerchi di arraffare dalla vita, in qualsiasi campo dell’esistenza, tutto l’arraffabile, tutto il godibile?  Perciò, la scelta che molti fanno attualmente di assecondare tutte le pulsioni naturali, fino a scadere nel peggior degrado, va di pari passo con i limiti strutturali che questo tipo di uomo è convinto di possedere.

Ora si dà il caso che l’attrattiva verso il corpo dell’altro sesso, concepita in origine con lo scopo di perpetuare la specie, sia in assoluto l’istinto di natura più irresistibile di cui tutti i mammiferi sono dotati. È un impulso non meno travolgente di quello dell’autoconservazione, che si manifesta nel bisogno di mangiare, bere, dormire. Inoltre, e qui sta il punto interessante, l’esercizio della sessualità è maledettamente attraente essendo fonte di grande piacere.

Come ho appena detto, adeguarsi più o meno consapevolmente alla concezione materialistica dell’uomo, significa farsi fagocitare dalla dinamica degli impulsi e desideri che non si debbono né possono reprimere (ne va del buon funzionamento di quest’uomo, ridotto per metà a “meccanismo” e per l’altra metà ad “animale”: ce lo dicono perfino molti psichiatri e psicologi che vedono nell’attività sessuale un toccasana liberatorio per molti malesseri esistenziali!); vuol dire inoltre  crearsi delle dipendenze ossessive dalle proprie brame giungendo a “cosificare”, a ridurre a  semplice oggetto, quell’essere umano che di volta in volta verrà “usato” per soddisfarle.

La lussuria va letta in questa chiave di “animalità” e di “cosificazione” dell’altro, così come lo sottolineano le citazioni nel  riquadro.

Le grandi bulimie, le grandi abbuffate di sesso che caratterizzano massimamente la nostra epoca, sono il prodotto della logica che riduce l’uomo a pura corporeità. Emblema di questi eccessi e istigazione continua ad imitarne i modelli, sono tutti i mass media tra cui primeggia la televisione con i sui elevatissimi indici di ascolto. Penso a tutti i programmi spazzatura, ma penso anche a programmi televisivi più seri, spesso conditi in salsa sessuale. Come se il vero senso del successo di un’operazione chirurgica finora ritenuta impossibile, o della costruzione di un’opera particolarmente ardita, traessero il loro vero significato dal titillamento sessuale derivato dalle grazie di qualche svestita signora che partecipa alla trasmissione. Il sesso è ormai inevitabile sottofondo di qualunque argomento, di qualunque pubblicità, fosse anche quella di un veleno per topi.

Penso ancora a tutte le mercificazioni del sesso e non solo a quelle più antiche come la prostituzione  che oggi alimenta profitti miliardari di mafie e di mercanti di carne umana; penso anche all’uso distorto e morboso che tanti giornalisti fanno delle notizie di cronaca nera, pretesto per enfatizzare, a fini di lucro e di scoop, le peggiori forme di perversione: pedofilia, necrofilia, incesti, stupri e quant’altro. Siamo in presenza di un marketing astuto e spregiudicato, che obbedisce a ragioni perverse di potere, intese come dominio del corpo sottomesso, in cui la donna, a dispetto di tutte le sue lotte per emanciparsi, viene tuttora relegata al ruolo di oggetto passivo e come tale valorizzata. Ci si deve allora sorprendere che un’avvenente ragazza intervistata pochi giorni fa alla televisione su quali fossero i suoi valori, abbia risposto testualmente: «La bellezza è un valore. Quindi io la posso vendere e comprare come più mi piace.»?

Fin qui la riflessione mi ha permesso di mostrare, prendendo spunto dalla lussuria in cui sguazza alla grande la nostra società, i guasti enormi che sta producendo il materialismo sempre più esasperato, sempre più pervasivo  da cui una grossa fetta di umanità sembra non riuscire a liberarsi, almeno per ora. Quello che è certo, e che ci deve allarmare, è che l’uomo si perderà a meno che non recuperi la sua vera identità smarrita di uomo intero     (nel corpo del quale convivono e interagiscono un’anima e uno spirito)  e che non recuperi altresì il senso vero della sua esistenza e del suo destino di eternità.

Agli antipodi dell’uomo materialistico, ridotto, come abbiamo visto fin qui, ad un essere racchiuso nella finitezza della propria corporeità  –  fortemente condizionato dalle pulsioni e dagli istinti  di natura –  si colloca l’uomo “intero”, non amputato cioè delle sue componenti spirituali e del suo destino ultraterreno  di immortalità, così come tutte le correnti spirituali – non solo quella cristiana –  da sempre  ce lo descrivono.

In una prospettiva spirituale ritrovano il loro vero significato due concetti fondamentali che il materialismo ha completamente travisato. Il primo è il concetto di libertà che nel comune sentire materialistico è recepito come facoltà di scegliere e di fare quel che pare e piace, ossia i propri comodi ad ogni livello. In altri termini, la libertà di stampo materialistico spiana la strada all’arbitrio e agli egoismi di ognuno. Al contrario, in ogni concezione spirituale, la libertà, correttamente intesa, è la facoltà propria dell’uomo di scegliere tra ciò che è bene e ciò che è male.  Che cosa è bene e che cosa è male per l’uomo? È bene tutto ciò che lo rende sempre più umano, è male tutto ciò che impoverisce e degrada la sua umanità. Ora, se l’uomo è fatto di corpo, anima e spirito, è bene tutto ciò che favorisce l’integrità e l’armonia di queste tre sfere. Quindi  l’uomo ha la possibilità di decidere  come orientare le forze che gli dà la natura: se verso la crescita equilibrata di tutte le sue componenti – mettendo in conto anche le difficoltà di questo percorso – oppure verso la propria disumanizzazione, raggiungibile invece senza tanti sforzi:  basta andar dietro a tutti gli istinti che la natura gli fornisce.

Il secondo concetto su cui si equivoca facilmente è quello di amore. Infatti su questo termine c’è un fraintendimento ricorrente: in italiano – e in molte altre lingue – viene chiamato “amore” sia l’istinto sessuale, come lo dimostra l’espressione “fare l’amore”, sia l’espressione più alta della libertà che si traduce nel verbo “amare”. Dov’è l’equivoco? Sta nel fatto che non si distingue più tra amore e amore, al punto da mettere sullo stesso piano l’amore di natura e l’amore che ognuno, se vuole, deve conquistarsi con la propria libertà. Nel “fare l’amore” sono le forze di natura in noi ad assumere un ruolo di guida; viceversa, quando si tratta di amare un’altra persona mettendo in secondo piano i nostri interessi, l’istinto di natura non ci soccorre più: bisogna agire in base alla conoscenza dell’altro e alla libera decisione della nostra volontà.

Non c’è bisogno, credo, di dilungarsi sulle definizioni che si possono dare del verbo “amare”, che in estrema sintesi significa “essere l’uno per l’altro” ma, volendo, ci si può rinfrescare la memoria meditando le parole dell’apostolo Paolo che ho riportato nel riquadro. Quelle parole valgono per tutti, perché l’amore è uno; sono pertanto un riferimento fondamentale anche nel rapporto uomo-donna  uniti in un progetto di vita comune.

Qualcuno potrà chiedersi se la riflessione condotta sin qui non sottenda in qualche modo una svalutazione se non addirittura una demonizzazione della sessualità. Ci mancherebbe altro! Senza l’irruenza dell’istinto sessuale il genere umano si sarebbe estinto da lunga pezza. La sessualità è una possente risorsa della natura che ci accompagna lungo tutto l’arco della vita.

Tuttavia una considerazione va fatta ed è questa: la sessualità, in quanto realtà biologica, rappresenta una sfera che l’uomo ha in comune con gli animali, ma, a differenza degli animali, l’essere umano, come  è stato ricordato più su,  ha un corpo abitato da un’anima che nulla ha a che fare con la zoologia e da uno spirito individualizzato, che chiamiamo “io”, che gli animali non possiedono. La vita non è stata data all’uomo per uguagliare l’animale.  La finalità del Creatore era un’altra: darci la possibilità di scoprire che genere di felicità si può trovare nell’anima e più ancora nello spirito, facendo un saggio uso della libertà. Il godimento del corpo era in origine un generoso sovrappiù, annesso alla necessità di conservazione della specie. Oggi è diventato, in concorrenza col denaro, uno dei massimi obbiettivi della vita.

Ecco perché la nostra cultura materialista che limita e concentra la capacità di godimento dell’uomo alla sola sfera corporea, è animalesca e pertanto disumana. E nel proporre ossessivamente attraverso uno sconfinato bombardamento mediatico questo esclusivo modello  di edonismo, il materialismo produce una vera e propria castrazione dell’uomo a livello della mente, del cuore e dello spirito che andrebbero invece incoraggiati verso la scoperta di ben più esaltanti godimenti  se solo si esplorassero le infinite risorse dell’umano.

L’uomo “intero” è chiamato a tramutare l’amore che dà la natura, in un amore che sia l’opera d’arte della sua libertà. Questa trasformazione interiore è una lunga e faticosa “conversione” che rappresenta una vera e propria inversione di marcia nel cammino di ogni uomo verso l’umano. È una conversione lenta e tutta in salita che richiede una grande forza di volontà perché si realizza solo vincendo gli istinti di natura. Si tratta di decidere se il mio corpo è il mio padrone o il mio servo. La sessualità vissuta come puro turbinio di sensazioni corporee è il gioco di due esseri ognuno chiuso in sé, è l’incontro di due egoismi che a conti fatti sfociano in un senso di grande solitudine.

L’amore, pur non escludendo la sessualità, è attenzione verso l’altro, è rispetto della sua dignità, della sua libertà, è dono, è capacità di non fare solo le cose che piacciono, di regalare il proprio tempo, di permettere all’altro di sviluppare i propri talenti, è volontà di creare assieme mondi sempre più ampi di gioia, di bellezza, di armonia. L’amore fa fare le cose giuste e non solo quelle che piacciono: il suo scopo è di renderci tutti migliori, tutti più umani, ad ogni livello. L’amore non conosce le mezze misure: queste sono le scappatoie dei mezzi amori.

Gli istinti di natura regalano piccole gioie. L’amore conquistato per libertà, con fatica, spesso con dolore e sofferenza, ripaga sempre con gioie immense. Le grandi gioie nascono sempre da enormi fatiche. Sono tanti oggi a pensare di poter vivere da uomini senza rimetterci niente. Non hanno ancora capito che pagare per i propri ideali è il privilegio e la gioia dei forti. Lo aveva capito invece molto bene Agostino che ci ha lasciato il suo messaggio: «Ama e fa quello che vuoi». Intendeva dire che l’amore apre spazi infiniti alla libertà creativa di ogni uomo.

IL MASCHILE E IL FEMMINILE – foto racconto

IL MASCHILE E IL FEMMINILE

Due mondi, un finimondo

CONVEGNO di SCIENZA DELLO SPIRITO

Relatore Pietro Archiati

ROMA – 11-12-13 Aprile 2014

Università di Roma “La Sapienza”

Volantino del Convegno

Il maschile e il femminile: due mondi, due modi di essere e di vivere. E perché un finimondo? Perché l’alta tensione fra i due sessi vale fino alla fine del mondo. Se vissuta bene, ci porta in capo al mondo.

Che io sia donna o uomo, il meglio di me non è la metà dell’umano che già sono ma quella che cerco, che desidero, che voglio diventare. Se sono donna il femminile lo do per scontato – e allora come fa l’uomo, il maschio, a innamorarsi sempre di nuovo del femminile, che cosa vede in me che io non vedo? E cosa ci trova una donna nel mio maschile, dove la testa conta più del cuore, la tecnica più dell’arte, il lavoro più del gioco?

Uomo o donna che io sia, divento un libero artista nella misura in cui i due eterni temi del maschile e del femminile– che sono solo due! – recedono di fronte a quelle infinite variazioni sul tema dell’umano che sono gli individui in quanto sintesi, di volta in volta unica e inimitabile, del maschile e del femminile.

Pietro Archiati

Ecco in poche immagini il racconto dei tre giorni del Convegno romano. In una città che in ogni angolo, anche il più inaspetatto, è in grado di regalarci la “grande bellezza”, anche quest anno si è tenuto luogo il Convegno di Scienza dello Spirito con relatore Pietro Archiati.

acquedotto alessandrino
Scorcio di Roma: l'acquedotto alessandrino a Tor Pignattara

Sede del convegno, come ormai da molti anni, la facoltà di economia dell’Università La Sapienza.

sala conferenze università
La sala conferenze vista dall'esterno
Ingresso Università
L'ingresso dell'Università La Sapienza

Si inizia il venerdì sera, con la conferenza dal titolo  “L’UOMO SPEZZATO IN DUE – alla ricerca della sua integrità“, e subito l’affluenza è tanta ed interessata.

La platea della sala conferenze
La platea della sala conferenze

E’ disponibile anche il prezioso servizio di traduzione LIS (Lingua dei Segni Italiana).

Traduttrice LIS
La traduttrice LIS

Come sempre al termine della conferenza c’è spazio per le domande del pubblico.

dibattito domanda
Una domanda al relatore durante un dibattito

Al termine della serata, rimangono una lavagna scritta e tanta voglia di scoprire cosa ci riserverà il giorno successivo.

Disegni alla lavagna
Disegni alla lavagna

Arrivati al sabato, le conferenze in programma hanno titoli interessanti, e vengono introdotte dall’organizzatrice, Stefania.

Organizzatrice e Archiati
Organizzatrice e Archiati

Oggi si parlerà di “IL MASCHILE e l’evoluzione della coscienza” , “IL FEMMINILE e la meraviglia della vita” e “L’OMOSESSUALITÀ e la sfida della libertà”.

Anche in questa seconda giornata il pubblico è numeroso e partecipe.

Il pubblico del convegno e la traduttrice LIS
Il pubblico del convegno e la traduttrice LIS

Durante le pause, c’è sempre qualcuno che trova occasione di parlare con il relatore.

Pausa e conferenza "privata"
Pausa e conferenza "privata"

Oppure è l’occasione giusta per visitare i banchetti dei libri.

Pausa al banchetto dei libri
Pausa al banchetto dei libri

Libri che sono arrivati direttamente dalla casa editrice di Milano, grazie al lavoro di Salvatore e dei suoi collaboratori.

editore Salvatore
Salvatore, delle Edizioni Rudolf Steiner Milano

Dopo la pausa, il dibattito.

dibattito risposta
Una risposta del relatore durante un dibattito

E nel pomeriggio, il lavoro continua.

archiati scrive alla lavagna
Archiati scrive alla lavagna

Se qualcuno ha caldo, c’è perfino l’impianto di condizionamento (si fa per dire), regolato alla perfezione da Francesco.

apertura della finestra
Impianto di condizionamento "manuale"

Al termine della conferenza, nessuno vuole lasciare domande in sospeso.

post conferenza
Al termine della conferenza...

Siamo arrivati all’ultimo giorno, con il tempo che è sembrato volare via. Ma è di nuovo ora di inziare e la domenica mattina il convegno si conclude con “LA COPPIA e il mistero dell’amore“.

ingresso sala Tarantelli
L'ingresso alla sala Tarantelli della facoltà di Economia

Ancora disegni alla lavagna che servono a supportare le spiegazioni.

Disegni alla lavagna 2
Altri disegni alla lavagna...

E anche l’ultimo giorno il dibattito.

archiati in dibattito
Una fase del dibattito

La platea è sempre partecipe.

Il pubblico durante uno dei dibattiti
Il pubblico durante uno dei dibattiti

Anche questa volta si arriva alla fine, e dopo i saluti e la soddisfazione di tutti coloro che hanno partecipato, rimane la certezza di portare a casa con sè qualcosa di davvero prezioso.

fiori microfono e lavagna
Il convegno è finito...

Nota: per chi c’era e per chi invece non è riuscito ad esserci, le tracce audio dal Convegno saranno presto disponibili sul nostro sito, nella sezione “Download”.

Nota 2: per visualizzare le foto in dimensioni maggiori, è sufficiente selezionarle con un click del mouse.

 

Spunti di riflessione – GOLA: mangio perché… ho fame di Amore

di Elena Ferrario, per gentile concessione della rivista Avo Torino Informa

L’ingordigia è un rifugio emotivo: è il segno che qualcosa ci sta divorando

( Peter De Vries)

C’è nell’uomo una fame, un desiderio, una ricerca che non si ferma al cibo: il cibo è assolutamente necessario, ma non è sufficiente perché un uomo si umanizzi. Ognuno cerca un senso nella vita, perché è abitato da una fame, la fame di divenire essere umano.

                                                                                                                                                                                                            (Enzo Bianchi)

Considerate la vostra semenza:/ Fatti non foste a viver come bruti,/ ma per seguir virtute e conoscenza.

(Dante Alighieri, Inferno, canto XXVI)

Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete: la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?                                                                                                                                     

(Mt 6, 25)

 

Se ho scelto di trattare in successione i temi della lussuria e della gola, è perché sono due passioni strettamente apparentate. Sono parenti in quanto l’una e l’altra si innestano su due bisogni primari per eccellenza, entrambi legati alla nostra corporeità. Le derive della lussuria prendono origine, come si è già detto, dalla necessità naturale di perpetuare la specie; analogamente gli eccessi della gola nascono dal nostro connaturato bisogno di nutrirci. Infatti senza nutrimento si muore e dunque il piacere collegato all’assunzione del cibo ha il compito precipuo di tener viva e desiderabile la funzione vitale della nostra nutrizione. Chi mangerebbe più se la necessità di nutrirsi non fosse abbinata a una gradevole attività?

Ma altro è il naturale soddisfacimento di questo bisogno, o il piacere che proviamo assaporando cibi gustosi e preparati con cura, altro è l’ingordigia. L’ingordigia è l’uso smodato del cibo, è una brama disordinata pronta a sfociare ora nella golosità, che è l’eccesso nella ricerca della qualità del cibo, ora nella voracità, che consiste nell’incapacità di rispettare tempi e modi nel mangiare.

Tutte le malattie dello spirito che nei primi secoli di cristianesimo vennero chiamate vizi capitali, si perpetuano purtroppo senza soluzione di continuità dal lontano passato. Infatti, a proposito delle derive della Gola, tanto per attenerci al nostro tema odierno, la storia ci tramanda dati impressionanti sulle orge, le grandi abbuffate, gli eccessi di ogni genere, praticati in tutte le civiltà che ci hanno preceduto. Anche nella Bibbia, del resto, troviamo una molteplicità di esempi di voracità. Chi è andato a catechismo da bambino ne ricorda almeno due o tre fra i più noti, come il caso di Noè che sperimenta gli effetti inebrianti del vino fino a mostrare ai figli la propria nudità o quello di Esaù che per un piatto di lenticchie cede la primogenitura a Giacobbe. E neppure avrà scordato l’episodio del popolo d’Israele che in marcia nel deserto verso la Terra promessa, stanco per la monotonia del cibo inviato dal cielo, la manna, insorge minaccioso contro Mosè mostrando di preferire alla libertà ormai prossima, il ritorno alla schiavitù egiziana, attratto dalle delizie delle famose cipolle.

Tornando ora al presente, notiamo che nel comune sentire, sia la golosità che la voracità godono di un’ indulgenza illimitata. Al riguardo, i forum che abbondano sulla rete sono molto istruttivi. In uno di questi che poneva il quesito: «Essere golosi… vizio o virtù?» si possono leggere una quindicina di risposte che propendono tutte per l’assoluzione del vizio. Fra queste ne riporto una particolarmente rivelatrice di una mentalità diffusa: «Secondo me sarà anche un vizio, ma la virtù è accettare che siamo umani e che i vizi ci fanno star bene! Io sono la golosità fatta persona e guai a chi me la toglie. Sono fatta così e so che se cerco di cambiare me ne viene solo male».  Quello che dovrebbe stupire in affermazioni del genere, ma che invece non desta grande sorpresa in chi è imprigionato in una concezione materialistica della vita,  è la povertà  del concetto di uomo che ne emerge. La dipendenza dai vizi “che fanno star bene” diventa addirittura il parametro dell’uomo “virtuoso”, il che equivale ad affermare che l’essenza dell’umano consiste nei comportamenti di un’animalità irriflessa, non ragionata .

Neppure l’esperienza di quanto la voracità sia dannosa per la nostra salute, riesce a convincerci della utilità di tenerla a bada. È incredibile eppure reale: preferiamo accettare gli inconvenienti che derivano dagli abusi del nostro rapporto col cibo – obesità allarmanti (il 50% degli italiani è attualmente afflitto dai chili di troppo), ipertensione,  diabete, colesterolo e trigliceridi alle stelle –  piuttosto che adattarci al suo uso corretto che richiederebbe qualche moderata rinuncia e uno stile di vita sobrio, per tutelare la sanità del nostro corpo. Un altro fatto che fa riflettere è che la medicina e le scienze della nutrizione del nostro tempo reintroducono, talvolta con restrizioni ancora più pesanti, le stesse discipline alimentari che un tempo erano soltanto patrimonio di tutte le tradizioni religiose: diete, digiuni, esercizi di sobrietà. La sola differenza è che mentre le tradizioni religiose proponevano la frugalità e l’astinenza  come mezzo di purificazione e di ascesi, la nostra società, allergica alle battaglie spirituali, mira essenzialmente all’estetica e al prolungamento della vita biologica di ognuno.

Ma, in quest’era consumistica  in cui l’industria alimentare usa di enormi mezzi mediatici di convinzione per farci desiderare e ingurgitare sempre più cibo – e pazienza se questo cibo di cui ci ammaliamo è  sottratto a popoli interi denutriti e affamati – persino i richiami dei nutrizionisti o i canoni dell’estetica vengono vanificati dalla nostra voracità. Si immette cibo nella nostra macchina-corpo alla stregua del carburante che finisce nell’automobile.

Questo degrado nei rapporti col cibo investe anche l’ambito della preparazione degli alimenti e della loro consumazione. Con i ritmi frenetici della nostra epoca sono quasi scomparsi i” riti” della preparazione del cibo cari alle nostre mamme e nonne e dello stare a tavola tutti insieme in famiglia. Oggi si cucina poco perché il fast food provvede per noi, si mangia velocemente, con le mani, in piedi, spesso in solitudine. Eppure ci rendiamo ben conto di come l’ingordigia ci abbrutisca in tutti i sensi: dopo un pasto smodato ci ritroviamo intontiti, avvolti da un torpore che offusca l’intelligenza e la lucidità; oppure, e quasi sempre le due cose si assommano, cadiamo preda dell’eccitazione, della sfrenatezza dei gesti e della lingua, che si abbandona alle scurrilità, all’oscenità. Vengono in mente certe grandi abbuffate ricorrenti tra parenti o amici in cui la tavola, che dovrebbe essere il luogo della condivisione, dello scambio della parola, dell’effusione dell’affetto tra commensali, si trasforma in focolaio di liti, di sfogo delle nostre aggressività, di cedimento ai toni più bassi e volgari.

Il cibo riveste anche funzioni compensatorie come ho voluto evidenziare  riportando nel riquadro la prima citazione che interpreta la voracità come un rifugio emotivo. È innegabile infatti che i figli della nostra epoca, ricolmi di cose ma vuoti di tensione morale e di valori esaltanti che diano senso alla vita, sono tutti malati di ansia, portati alla depressione, insicuri delle loro amicizie, affamati di amore, di relazioni autentiche e appaganti . Queste frustrazioni che segnano in profondità il nostro inconscio, possono generare fami divoranti o altrettanto divoranti astensioni dal cibo. Si cercano soluzioni al proprio malessere nel rapporto col nutrimento: bisogno di ingurgitare grandi quantità di cibo o di bevande, fino alla bulimia, per soddisfare un’irrefrenabile pulsione orale; oppure, al contrario, rifiuto di ingerire il nutrimento necessario, fino all’anoressia. Anoressia e bulimia sono modi molto evidenti per esprimere uno stato di sofferenza affettiva e il cibo e il corpo sono gli strumenti utilizzati. E così il cibo  finisce per sostituirsi all’amore e il rapporto con esso diventa un mezzo per tamponare le voragini create dalla sofferenza. L’amore è irraggiungibile mentre il cibo è a portata di frigorifero.  La voracità e la golosità provocano lo stravolgimento del mezzo in fine. Il cibo, da strumento per vivere, per condividere, per fare festa, diventa fine a se stesso.

Finché si resta abbarbicati alla mentalità carnale che domina il nostro tempo, le vie d’uscita da tutte le forme di schiavitù che legano l’uomo ai suoi istinti di natura, sono molto aleatorie. Solo la presa di coscienza che egli, se vuole, ha facoltà di scelta tra il cammino della carne – quello dell’animalità – e quello dello spirito – l’unico che possa condurlo alla pienezza e alla grandezza dell’Umano, potrà muoverlo a mettere ordine nei suoi appetiti, a partire da quello fondamentale del cibo. La decisione da prendere è tutta nella sua libertà.

In sintesi: IL MISTERO DEL DOPPIO – quinta conferenza

Da più parti si sente dire che le conferenze tenute da Rudolf Steiner, il fondatore della Scienza dello spirito, sono troppo complesse. E sono in tanti a desistere, rinunciando a fruire di un’opera di inestimabile valore spirituale per l’intera umanità.

Nella rubrica “In sintesi”, rendiamo disponibili i riassunti di alcuni testi come invito alla lettura e supporto per approfondimenti di studio degli stessi.

Il ciclo inizia con Il mistero del doppio, che si articola in cinque conferenze contenenti importanti rivelazioni sulle caratteristiche e l’agire di entità ben note come forze dell’ostacolo. Prenderne conoscenza permette di comprendere il loro operare entro l’essere umano e nella società. Compito precipuo dell’umanità attuale è proprio di tenere gli occhi ben aperti per riconoscere e confrontarsi con i potenti esseri spirituali che manovrano incessantemente per deviare l’uomo dalla sua meta evolutiva. Si avrà la meglio sul male solo attraversandolo coscientemente e non aggirandolo.

… Dato che inevitabilmente si verificherà una tendenza crescente a vincolare l’uomo alla macchina, è inutile combatterla; piuttosto è importante prestare attenzione a come e ad opera di chi questo si realizzerà. Il problema della relazione dell’uomo con la macchina avrà un’importanza centrale nel futuro. (Tratto da questa conferenza).

Esseri spirituali individuali e fondamento unitario dell’universo  III

Dornach, 25 novembre 1917

1-2-3-4. Nei pensieri, nelle sensazioni e negli impulsi, che attingono ancora alle saggezze del passato, non si trova più niente di utile per affrontare il prossimo futuro. Un esimio professore pluri-laureato dei nostri tempi ha le idee piuttosto confuse su come orientarsi per soddisfare le esigenze di conoscenza spirituale dell’uomo attuale. Si prodiga in apprezzamenti verbali sul movimento teosofico e si ferma lì. Crogiolarsi sull’illusorietà delle mere parole, anziché buttarsi a capofitto nello studio serio della scienza dello spirito, rappresenta un  autentico pericolo. I tempi esigono il superamento delle vecchie conoscenze – che ci hanno portato allo stato catastrofico in cui versiamo – e l’aprirsi alle conoscenze che invece toccano le nostre anime e ci spingono a evolverci.

5. Al fine di non vanificare del tutto le conoscenze del passato, dobbiamo rinnovarle e vivificarle con la scienza dello spirito che va concretamente incontro alle esigenze dei tempi; in essa si potrebbero trovare i veri nessi tra l’uomo e l’ordinamento cosmico. Alla gente manca il coraggio di affrontare una ricerca scientifico-spirituale seria ma si potrebbe partire dalla lettura di scritti semplici, come ad esempio La vita umana dal punto di vista dell’antroposofia (RA1958/258e290). Accoglierne i contenuti vale più di tutte le speculazioni prive di senso in circolazione oggi.

6. In questo nostro quinto periodo postatlantico è essenziale poter affrontare le grandi questioni della vita che la saggezza del passato ha obnubilato. Una questione riguarda il fatto di porre l’elemento eterico al servizio della vita pratica. Occorrerà capire come le varie disposizioni d’animo umane si trasmettano in moto ondulatorio alle macchine. In che rapporto l’uomo si porrà rispetto al dilagare della meccanizzazione? Gli americani stanno applicando all’uomo, con grande superficialità, gli ingiusti principi meccanicistici della selezione darwiniana.

7. Dato che inevitabilmente si verificherà una tendenza crescente a vincolare l’uomo alla macchina, è inutile combatterla; piuttosto è importante prestare attenzione a come e ad opera di chi questo si realizzerà. Il problema della relazione dell’uomo con la macchina avrà un’importanza centrale nel futuro.

8-9. Com’è noto, la coscienza dell’uomo dipende dalle forze di morte del suo sistema nervoso. Le forze di morte diventeranno talmente potenti, che si arriverà a stabilire un rapporto tra le forze di morte dentro l’uomo (affini alle forze elettriche e magnetiche) e le forze esterne alle macchine. L’uomo saprà trasmettere i propri pensieri e le proprie intenzioni alla forza motrice della macchina; egli sprigionerà forze che agiranno sull’elettricità e sul magnetismo del mondo esterno. L’unione dell’uomo con la macchina è il primo problema a farsi pressante nel prossimo futuro. Il secondo problema, che consiste nella realizzazione di qualcosa che richiederà l’aiuto di potenze spirituali, troverà soluzione solo se un numero sufficiente di uomini si sarà adeguatamente preparato. Le forze spirituali dovranno essere attivate in modo da dominare la vita in relazione a malattia e morte. La medicina sarà spiritualizzata, e anche qui occorrerà capire lo spirito di chi svolgerà questo compito.

10. Il terzo punto sta nel chiedersi se l’intelligenza umana debba o no interferire nei processi di riproduzione (procreazione e nascita); si vuole dare una formulazione materialistica dell’unione tra uomo e donna. Attualmente sono molti i fattori che impediscono di realizzare queste cose, adesso non si può fare altro che parlare di questi argomenti e attendere che l’uomo li accolga senza egoismo e si attivi, prima in piccole cerchie e poi su vasta scala, a portarle nell’umanità.

11-12. Dal sedicesimo secolo in avanti le realtà spirituali che si celavano dietro le antiche ricerche si sono oscurate e si trovano ora depositate nell’inconscio dell’uomo. Affinché l’uomo smettesse di trarre l’elemento animico dalla natura e imparasse a risvegliare la forza della propria interiorità, occorreva di necessità rimuovere quella sapienza (alchimia, astrologia ecc.) cui oggi talvolta si allude senza saperne nulla. L’uomo “progredito” blatera di alchimia, del processo di creazione dell’homunculus; se solo fosse capace di decifrare la scena dell’homunculus [Faust], capirebbe molti segreti. Certe realtà dovevano apparire astratte per poter in seguito assumere una concreta forma spirituale.

13-14-15. Nei secoli si sono andati formando tre ideali, che Kant chiamò erroneamente: Dio, Libertà, Immortalità, e Goethe chiamò correttamente: Dio, Virtù, Immortalità. Nel quindicesimo secolo, su questi ideali si compivano esperimenti alchemici concreti con l’intento di mostrare l’opera di Dio in atto. Si cercava nella pietra filosofale la possibilità di diventare virtuosi in un senso più materiale e si voleva porre l’uomo in relazione con l’universo per dargli modo di vivere in sé l’immortalità. Quelle sapienze sono indecifrabili per l’uomo d’oggi, che pensa di poter comprendere Dio con una teologia astratta o la virtù con teorie astratte. Anche sull’immortalità i filosofi speculano a vuoto.

16. Certe confraternite di iniziati tentano di porre la tradizione al servizio dell’egoismo di gruppo. Deliberatamente parlano in pubblico di Dio, Libertà e Virtù, e lo fanno di proposito in modo astratto, ben conoscendo la realtà spirituale che vi sta dietro. Con l’uso di quelle formule astratte esse hanno mire concrete. Nelle loro scuole iniziatiche, quelle parole subiscono una trasformazione: Dio diventa Oro. L’elemento che sul piano materiale è l’oro (elemento solare entro la crosta terrestre), ha con le altre sostanze metalliche la stessa relazione che, sul piano del pensare, il pensare divino ha con gli altri pensieri.

 17-18-19. La comprensione del cosmo è stata sostituita con quella della Terra. Si indaga il mistero della nascita mettendo le cellule embrionali sotto la lente d’ingrandimento. In un processo di fecondazione è importante portare alla luce quali forze cosmiche vi siano attive. Il biologo crede di poter vedere al microscopio quali forze partecipino allo sviluppo di una cellula uovo. Non sa che quel processo dipende dalle forze stellari che agiscono insieme secondo una certa costellazione. Solo capendolo, si giungerà alla verità che il mistero della nascita è principalmente legato al segreto del Sole, e in senso terrestre al segreto dell’Oro.

 

20-21.  Nelle scuole iniziatiche la Virtù diventa Salute e in quelle sedi vengono effettuate delle ricerche per scoprire quali costellazioni cosmiche stiano in rapporto con la guarigione e la malattia dell’essere umano; s’impara a distinguere le singole sostanze terrestri, i succhi vegetali ecc. Una certa corrente darà una forma sempre più materiale alla medicina, che pure conserverà a monte il suo fondamento spirituale. Essa diffonderà l’opinione che l’uomo non diventerà buono imparando a memoria i principi etici, ma lo diventerà solo assumendo, per esempio, del rame sotto una data costellazione. Attraverso una diffusione calcolata di queste conoscenze si effettuano manovre di potere. Si potrà fare in modo che esse vengano recepite solo in senso materialistico e il gioco è fatto. Unicamente chi sa per certo che non vi è nulla di esclusivamente materiale, andrà oltre i segreti della vita.

22.  Facendo un uso strumentale delle costellazioni, quelle logge inseriscono anche l’Immortalità (che diventa Prolungamento della vita) nella corrente materialistica e ne fanno una sorta di preparazione per sottoporre la propria anima a esperienze che le consentiranno, dopo la morte, di restare asservite alle forze della loggia.

23.  Nella letteratura contemporanea (cfr. L’inutilità della morte), troviamo tracce esteriori di quelle tendenze. In questi scritti vengono rigorosamente celati gli impulsi spirituali che si muovono dietro le quinte. Nel quinto periodo postatlantico si dovrà decidere di usare le forze spirituali provenienti dal cosmo; alla dimensione cosmica la scienza, intenta a creare microscopi sempre più potenti, non ha ancora rivolto lo sguardo. Una scienza spiritualizzata (dovrà diventarlo per evitare la decadenza dell’uomo) dovrà tenere in gran conto i ritmi mattutini, serali o pomeridiani in cui portare a termine certi processi. Favorire l’influsso delle forze serali su quanto è stato preparato al mattino, oppure bloccare quell’influsso dal mattino alla sera, determinerà la qualità del risultato. I consueti metodi di ricerca di laboratorio andranno sostituiti in modo che certi processi si svolgano al mattino e vengano interrotti durante il giorno affinché la corrente cosmica possa di nuovo compenetrarli la sera, con una nuova ritmica interruzione fino al mattino. Per arrivare a un processo che segua la direzione mattino>sera occorrono delle condizioni preliminari.

24-25-26. Le logge egoiste si muovono nella direzione opposta. Come abbiamo visto, le confraternite occidentali e quelle orientali si battono da fronti opposti e in modo diverso per far passare inosservato l’evento cruciale del ventesimo secolo: l’apparizione del Cristo nell’eterico. Le prime vogliono far penetrare le forze spirituali nella sostanza materiale, servendosi dell’elettricità (luce deteriorata esistente nel mondo subastrale>Lucifero) e del magnetismo (chimismo>armonia delle sfere deteriorata esistente nel subdevacian inferiore>Arimane) per estenderne l’azione alla Terra intera, le cui forze dal sottosuolo salgono al nostro doppio. In America si saprà come dividere il magnetismo terrestre nelle polarità Nord-Sud e come dirigerne le forze spirituali sulla Terra. Entità spirituali che agiscono da una precisa direzione celeste e possono fare da tramite per la penetrazione del magnetismo nella Terra, saranno messe al servizio dell’esistenza terrena. Questo segreto sarà strumentalizzato dalle logge che agiscono materialisticamente in rapporto alla triade: Oro, Salute, Prolungamento della vita. Le seconde scateneranno una lotta tra potenze opposte, in quanto tenteranno di porre al servizio dell’esistenza terrena le Entità spirituali che affluiscono dalla parte opposta del cosmo.

Sarà compito della scienza umana migliore il ricercare le forze spirituali che possono sorgere sulla Terra grazie all’azione congiunta di due correnti cosmiche provenienti da due direzioni diverse: dai Pesci e dalla Vergine (V. Dis. p. 120). Essa dovrà scoprire – e porre al servizio dell’umanità – il segreto del legame fra ciò che agisce come forza solare proveniente dai Pesci (mattina) e ciò che agisce dalla Vergine (sera).

 

27. Chi vuole dominare la Terra col magnetismo (positivo e negativo), ignora queste forze benefiche. Nel segno dei Gemelli – anche la scienza moderna ne è al corrente – sta la forza segreta che ha il potere di far fluire dal cosmo sulla Terra l’elemento spirituale mediante il magnetismo bipolare. Lo scopo egoistico è di usare materialisticamente le forze che fluiscono nell’umanità dai Gemelli, per bloccare ciò che di buono potrebbe nascere dalla rivelazione della duplicità proveniente dal cosmo.

28.  Altre logge orientali, perlopiù indiane, interessate a occultare il mistero del Golgota, pianificano di sfruttare la duplice forza della natura umana (il segno zodiacale del Sagittario: inferiore=animale e superiore=spirituale) per sviare l’oriente europeo dal compito di preparare il sesto periodo postatlantico.

29. L’umanità dovrà scegliere tra l’influsso cosmico dualistico e quello unitario. Si accenderanno lotte tra gli iniziati che applicheranno i ritmi mattino>sera, opposti alle logge occidentali che fruiranno dei processi del mezzogiorno e alle logge orientali che applicheranno i processi della mezzanotte. Il modo attuale di produrre sostanze basandosi sulle leggi chimiche di attrazione e repulsione cadrà in disuso; si adotteranno i processi mattino>sera e mezzogiorno>mezzanotte in virtù dei loro influssi sulla triade: Dio, Virtù, Immortalità e Oro, Salute, Longevità. Tramite le correnti Pesci-Vergine ci si impossesserà dei meccanismi senza egoismo, si produrranno macchine che, essendo dotate di alcune qualità intellettive, allevieranno il lavoro agli uomini. Ci si preoccuperà che le forti tentazioni provenienti dagli animali-macchine, cui l’uomo ha dato vita, non esercitino su di lui un influsso dannoso.

30-31. Gli uomini dovranno imparare ad applicare alla realtà le idee provenienti dalla scienza dello spirito. Inoltre, nell’esistenza terrena sarà importante il contributo dei defunti. Sarà determinante il modo in cui essi agiranno e se le loro azioni proverranno dai mondi spirituali in cui si trovano. Le logge tenteranno in tutti i modi di portare le anime dei defunti nell’esistenza terrena servendosi della via oscura che passa attraverso i Gemelli, per cui le vibrazioni umane continueranno a risuonare nel movimento meccanico delle macchine. Le anime saranno indotte a percorrere, a partire dal cosmo, la via oscura dei Gemelli.

32.  Per far fronte a questi problemi, che sorgeranno senz’altro e saranno rilevanti, occorrerà servirsi degli esseri elementari della natura e impedire di far entrare forze improprie nelle macchine: l’uomo non va inserito nel lavoro meccanico per determinare la forza lavoro, come postula la teoria darwiniana della selezione.

33-34.  La vera posta in gioco viene rigorosamente celata. Gruppi che agiscono in senso arimanico-luciferico, al fine di mantenere un assetto sociale conservatore, trattengono per sé gli impulsi che erano giusti fino alla rivoluzione francese, facendo credere all’umanità di aver superato quell’assetto a partire dal diciottesimo secolo. Questi aspetti diventeranno chiari alla luce delle rivelazioni della scienza dello spirito. Si fronteggiano essenzialmente due potenze: quella che conserva il principio ormai decaduto del diciottesimo secolo – collegata alle forze provenienti dagli egoismi di gruppo – e quella dell’epoca nuova. Per esercitare potere sugli uomini verrà usata la dipendenza economica. L’ideale economico sarà collegato alla formazione di un esercito di uomini asserviti a quel principio.

35-36.  Occorre esercitarsi a guardare bene dietro le apparenze per accorgersi che in Occidente, dietro il sorgere degli ideali democratici della rivoluzione francese, è in atto un gioco di potere pianificato da chi vuole conservare i vecchi principi del sedicesimo, diciassettesimo, diciottesimo secolo. La realtà è ben celata dietro apparenze illusorie: occorrono sforzi individuali considerevoli per farla emergere.

37-38-39. Mefistofele non avrebbe potuto rivolgere a W. Wilson la frase che rivolse al Faust: «Vedo che tu il diavolo lo conosci» [perché di fatto Wilson ne era posseduto ndr]. La realtà va considerata spregiudicatamente: c’è una bella differenza tra il vero talento individuale e le circostanze esterne. W. Wilson è stato apprezzato da chi beve tutto senza discernere, solo in quanto ricopriva la carica di presidente degli USA. Quando si penetrano i segreti del doppio si giunge alla condizione di saper attribuire a certi cervelli un peso spirituale identico a quello specifico fisico, sapendo che quei cervelli sono attivati tramite il doppio.

40.  Con le astratte ciarle – sulla religiosità cosmica e su altro ancora – dell’esimio professore, si intorpidiscono realtà su cui si deve fare chiarezza, se si vuole che entrino nell’umanità quale impulso pratico etico-morale.


In sintesi: IL MISTERO DEL DOPPIO – quarta conferenza

Da più parti si sente dire che le conferenze tenute da Rudolf Steiner, il fondatore della Scienza dello spirito, sono troppo complesse. E sono in tanti a desistere, rinunciando a fruire di un’opera di inestimabile valore spirituale per l’intera umanità.

Nella rubrica “In sintesi”, rendiamo disponibili i riassunti di alcuni testi come invito alla lettura e supporto per approfondimenti di studio degli stessi.

Il ciclo inizia con Il mistero del doppio, che si articola in cinque conferenze contenenti importanti rivelazioni sulle caratteristiche e l’agire di entità ben note come forze dell’ostacolo. Prenderne conoscenza permette di comprendere il loro operare entro l’essere umano e nella società. Compito precipuo dell’umanità attuale è proprio di tenere gli occhi ben aperti per riconoscere e confrontarsi con i potenti esseri spirituali che manovrano incessantemente per deviare l’uomo dalla sua meta evolutiva. Si avrà la meglio sul male solo attraversandolo coscientemente e non aggirandolo.

… Nel quinto periodo postatlantico, il compito centrale dell’evoluzione umana sarà particolarmente difficile e faticoso: il confronto con il male. L’uomo sarà tartassato dalle tentazioni alle quali sarà portato a cedere per evitare di intraprendere la dura lotta necessaria a mettere al servizio della giusta evoluzione le forze che operano nel luogo sbagliato e che per questo sono maligne. Senza sostenere una strenua lotta l’uomo non potrà entrare nel sesto periodo postatlantico, tempo in cui, benché ancora legato alla Terra, egli vivrà in una continua visione del mondo spirituale. (Tratto da questa conferenza)

Esseri spirituali individuali e fondamento unitario dell’universo II

Dornach, 19 novembre 1917

1.  Queste descrizioni hanno lo scopo di illustrare la realtà di affiliati a confraternite che hanno mire ben precise e di altre entità non incarnate [arimaniche ndr] che influiscono su di esse perché esse stesse lo vogliono. Nell’ambito generale delle confraternite si formano diverse correnti di pensiero: alcuni membri sono contrari alla diffusione dei segreti spirituali, altri, armati delle migliori intenzioni, sono invece favorevoli a rivelarli, seppure con le dovute cautele. Tra queste due posizioni si collocano infinite gradazioni. Infatti, ciò che delle proposte delle confraternite viene davvero inserito nell’evoluzione dell’umanità è sempre fatto oggetto di aggiustamenti, di adattamenti. Le confraternite di iniziati cui erano noti gli impulsi che agivano nell’evoluzione dell’umanità, erano consapevoli – fin dagli anni quaranta del diciannovesimo secolo – della lotta sostenuta da Michele nei mondi spirituali con gli Spiriti delle tenebre (conclusasi con la cacciata di questi ultimi sulla Terra nel 1879).

2-4. Nell’epoca in cui Michele era in lotta, sulla Terra si andava sviluppando la ragione intellettualistica rivolta esclusivamente al mondo esterno, definitivamente affermatasi nell’uomo d’oggi. I confratelli benintenzionati si convinsero che agli uomini ­– diventati ormai propensi a conoscere ogni cosa, anche lo spirituale, attraverso il fisico – si potesse insegnare il mondo spirituale con modalità e processi fisici. Allo scopo di convincere l’uomo di essere circondato da un mondo spirituale, i confratelli escogitarono un mezzo per imprimere in lui l’idea dell’esistenza dello spirito. Nell’ambito globale delle confraternite, questa corrente la spuntò su quelle che vi si opponevano e si giunse così al compromesso della sperimentazione delle sedute spiritiche.

5. I benintenzionati s’illusero che gli uomini avrebbero in un primo tempo accolto l’idea di essere circondati da un generico mondo spirituale di tipo naturale e, sulla base di questo, avrebbero successivamente accolto rivelazioni spirituali superiori. Le loro aspettative furono clamorosamente deluse: i partecipanti alle sedute medianiche capirono ben presto che nelle sedute intervenivano i defunti. Entrambe le principali correnti – sia quelle favorevoli alla rivelazione dei segreti spirituali che quelle contrarie – furono deluse dai risultati dell’esperimento medianico.  All’interno di tutte le confraternite stavano delle frange di adepti cosiddetti di sinistra (coloro che usano ogni impulso inserito nell’evoluzione dell’uomo per accrescere il proprio potere) che, come è stato detto, si servivano delle anime dei defunti per i propri fini. Costoro tennero d’occhio i risultati sorprendenti delle sedute spiritiche e si allarmarono che i loro giochi di potere potessero venire scoperti proprio grazie alle rivelazioni medianiche di quei defunti di cui loro si servivano. In virtù del fatto che i benintenzionati si vergognarono ben presto del fallimento del loro tentativo di portare lo spirito agli uomini e i contrari rivendicavano le loro ragioni, il campo dello spiritismo diventò di totale appannaggio delle confraternite di sinistra.

6-8. Occorre ricordare che i fatti del mondo spirituale concordano tra loro tanto poco quanto le azioni umane sulla Terra. Anche nel mondo spirituale le azioni scaturiscono da impulsi di individualità: le singole correnti vanno distinte le une dalle altre. Nel formarsi una concezione del mondo, l’uomo tenta di accordarne le singole parti. Spinto da un afflato monoteistico ormai consolidato nella sua tradizione, l’uomo vuole assegnare una base unitaria a tutto ciò che sperimenta nel mondo. Egli attribuisce a Dio la causa e la discendenza di tutto, ma le cose stanno diversamente: l’universo non è spiegabile senza incorrere in contraddizioni. Gli avvenimenti non hanno una causa unitaria, essi sono innescati da individualità spirituali differenti e indipendenti le une dalle altre che possono essere in accordo o in opposizione tra loro. Solo se guardiamo i fatti in quest’ottica li comprenderemo davvero (Cfr. Dis. p. 95).

9-11. Le logiche degli eventi del mondo non consistono di un’astratta consequenzialità (come ci fa credere la storia). Tale consequenzialità è impossibile in un mondo dove operano individualità che agiscono autonomamente. La totalità della realtà è abbracciabile solo se si è in grado di accoglierne le contraddizioni. La mera percezione sensoriale della natura ci porta a conferire ai suoi fenomeni un’unica discendenza divina. La natura ci appare diretta da un unico principio-guida perché i sensi ci rimandano di essa solo la parvenza. Oltre la soglia sensoriale, la natura si manifesta per quella che è: un complesso sistema in cui operano spiriti elementari (e su cui influiscono anime ancora capaci di rivolgersi a essa) che si contrastano o si sostengono a vicenda. Questi esseri [silfidi, ondine, salamandre, gnomi ndr] combattono talvolta fra loro e la natura risulta un’eterogenea combinazione di intenti di esseri che agiscono senza che vengano impartiti loro ordini specifici. Oggi, specie i filosofi, tendono a comprendere anche l’anima umana in un organismo unitario fatto di pensare, sentire e volere. Se fosse davvero così, non emergerebbero nella vita dell’uomo quelle significative discrepanze riscontrate perfino dalla psicoanalisi e che sono imputabili ora ad alcune entità che agiscono sulla vita rappresentativa, ora ad altre che operano sulla vita del sentimento e infine ad altre ancora che influiscono sulla vita della volontà dell’anima.

12. Le tre facoltà dell’anima – pensare, sentire e volere – rimandano a tre diverse sfere di esseri elementari. L’anima dell’uomo è sulla Terra per fare un’unità di ciò che nel mondo pre-umano [elementare ndr] costituisce una triade.

13. Queste verità sono rilevanti quando si entra nel merito degli impulsi che nel corso della storia si inseriscono nell’evoluzione umana.

14-15. Nel quinto periodo postatlantico, il compito centrale dell’evoluzione umana sarà particolarmente difficile e faticoso: il confronto con il male. L’uomo sarà tartassato dalle tentazioni alle quali sarà portato a cedere per evitare di intraprendere la dura lotta necessaria a mettere al servizio della giusta evoluzione le forze che operano nel luogo sbagliato e che per questo sono maligne. Senza sostenere una strenua lotta l’uomo non potrà entrare nel sesto periodo postatlantico, tempo in cui, benché ancora legato alla Terra, egli vivrà in una continua visione del mondo spirituale.

16. Dal 1879 gli Spiriti delle tenebre appartenenti al grado angelico sono presenti dentro gli impulsi umani e da lì agiscono. Essi mirano a impedire all’uomo di riconoscere con la ragione l’elemento spirituale che, dopo la loro cacciata dai mondi spirituali, può fluire liberamente nell’umanità. Dalla Terra, gli Spiriti delle tenebre non possono più ostacolare il flusso proveniente dai mondi spirituali, possono però creare disordine e offuscare l’anima dell’uomo affinché questi non accolga con la ragione l’elemento spirituale che gli consentirebbe di svolgere giustamente il suo compito evolutivo del quinto periodo postatlantico.

17. Queste notizie non devono scoraggiare, ma piuttosto rinvigorire le forze dell’anima rivolte allo spirito. Se l’uomo saprà affrontare e trasformare le potenze del male in un impulso positivo per la sua evoluzione, avrà compiuto un’opera senza precedenti. Nel quarto periodo l’uomo ha capito che grazie al Cristo la sua anima avrebbe superato la morte; solo nel quinto periodo gli sarà possibile comprendere con la ragione il mistero del Golgota e saprà che nel Cristo trova le forze per trasformare il male in bene. L’uomo d’oggi deve lottare accanitamente contro il male, deve sperimentare che le sue forze s’indeboliscono se non le domina continuamente e non le usa per conquistare il mondo spirituale. In questo periodo l’uomo non può più essere guidato come un bambino – come certe confraternite tenderebbero a fare –, ma deve poter conoscere la verità spirituale in un modo tale che egli sia libero di accettarla o di rifiutarla. Perciò determinate cose vanno dette proprio in questo periodo.

19-21. Andando indietro nel tempo, per esempio al quarto periodo, si scopre che allora non ci si poteva limitare alla semplice comunicazione delle verità. Prendendo in considerazione il caso specifico dell’Irlanda, sappiamo dell’esistenza di leggende che in tempi antichi ne esprimevano le peculiari caratteristiche. Una leggenda esoterica descriveva la natura dell’Irlanda nell’organismo terrestre, narrando come un giorno l’umanità, sedotta da Lucifero, fu cacciata dal paradiso e dispersa nel mondo che esisteva a quell’epoca. Vi fu dunque una distinzione tra il paradiso con Lucifero e il resto della Terra, dove l’umanità era stata ricacciata. All’Irlanda toccò una sorte particolare: prima che Lucifero entrasse nel paradiso, sulla Terra si formò una copia del paradiso stesso – l’Irlanda appunto – che non è stata contaminata da Lucifero. Se l’Irlanda non si fosse separata dal paradiso, Lucifero non avrebbe potuto entrare nel paradiso e mettere in atto la sua tentazione. Questa bellissima leggenda è stata utile, nel corso dei secoli, a capire quale fosse la funzione dell’Irlanda: la cristianizzazione dell’Europa per mezzo dei monaci irlandesi. Secondo un’altra leggenda, l’Irlanda era l’isola dei santi perché le forze legate al territorio che salendo dal sottosuolo terrestre influiscono sul doppio umano, là sono indiscutibilmente le migliori.

22. Naturalmente gli irlandesi sono di stampo buono e cattivo come tutti gli altri uomini, in quanto l’uomo non è solo il prodotto della terra in cui vive e le sue caratteristiche possono essere in contrasto con le forze che salgono dalla terra. Una scienza che studi la struttura dei rapporti fra l’uomo e la Terra deve però tenere in considerazione la specificità dell’Irlanda. È indispensabile che la classe politica ne venga a conoscenza e tenga conto di questi fattori geografici esoterici nelle pubbliche decisioni, se vorrà risanare il campo delle questioni socio-politiche.

23-24. Mentre in passato non era possibile prendere decisioni solo sul piano fisico in base alle comunicazioni delle verità spirituali, nel quinto periodo tali decisioni sono possibili e sono rimesse alla libertà dell’uomo. Nel terzo periodo postatlantico accadde che una cerchia di iniziati prese l’iniziativa di inviare un consistente numero di colonizzatori dall’Asia Minore in Irlanda. Quei coloni abitavano la stessa regione dell’Asia [Mileto ndr] che nel quarto periodo diede i natali a Talete. Quei coloni furono scelti perché le loro particolari disposizioni karmiche li rendevano atti ad accogliere gli influssi della terra irlandese che facevano emergere speciali qualità dell’anima ed erano invece deboli nel senso dell’intellettualità, dell’egoismo (inteso come capacità di prendere decisioni).

25-26. La pacifica diffusione del cristianesimo venne per lungo tempo preparata con l’invio in Irlanda di persone atte a diventare quei monaci (S. Patrizio) dai quali irraggiò il cristianesimo in Europa. Dietro le narrazioni storiche di antiche colonizzazioni si cela sempre l’agire di saggezze che tenevano conto delle caratteristiche dell’evoluzione nell’epoca di allora e di quanto doveva verificarsi nel futuro. Una simile gestione, anche prevaricatrice, sulle sorti dell’uomo non sarebbe possibile oggi. Chi segue il giusto cammino evolutivo dell’uomo ha il compito di limitarsi a rivelare le verità occulte.

27-34. La libertà dell’uomo è oggi ostacolata dal suo doppio. Il subire passivamente l’influsso delle forze che agiscono direttamente sul doppio impedirà all’uomo di trasformare il male in bene. Negli anni della guerra questo fenomeno è accaduto in modo eclatante. L’umanità attuale fa fatica a valutare rettamente la natura degli eventi. Non ci si rende conto del fatto che nel mondo del lavoro si applicano alla vita dell’uomo i meccanismi della teoria di Darwin: sfruttare al massimo la capacità produttiva di alcune persone e “scartare” quelle che non mantengono certi standard di produzione. L’errata applicazione delle idee scientifiche alla vita umana, sarà fonte di guai. In quelle idee esiste l’impulso che si estenderà alle verità occulte che devono emergere nel nostro periodo. Il darwinismo non contiene verità occulte e la sua applicazione sugli esseri umani può creare atrocità. Se al darwinismo si aggiungono le verità occulte che si sveleranno nel nostro periodo, si arriverà a esercitare sugli uomini un potere smisurato. La drastica selezione dei più abili, che grazie a invenzioni occulte diventeranno sempre più abili, rafforzerà il potere; perciò si andrà nella direzione opposta a quella richiesta dal compito evolutivo dell’uomo nel quinto periodo.

Nel collegare questi fatti s’intende indicare come nascano i disegni che trasformeranno il futuro e come vadano rischiarati da punti di vista più elevati.

Seminario su La filosofia della libertà: L’agire umano cosciente – Capitolo 1

Il seminario su La filosofia della libertà, il testo che per ammissione dello stesso Steiner è destinato a durare inalterato nel tempo, ha richiamato un folto pubblico anche in questa seconda edizione. Eccovi alcune foto scattate da Liberaconoscenza durante le sedute dell’incontro, condotto da Pietro Archiati, apparso in ottima forma.

Locandina di presentazione al seminario

 

Ingresso della scuola Rudolf Steiner di via Clericetti

 

Un po' di animazione all'ingresso della sala. In primo piano Salvatore, l'editore dell'Edizioni Rudolf Steiner

 

Le risposte del relatore agli interrogativi del pubblico suonano più come provocazioni per ulteriori sviluppi di pensiero che come definitive

 

I disegni alla lavagna, cui Archiati ricorre abitualmente, sono uno strumento importante per facilitare la comprensione del testo

 

L'esposizione dei libri in un momento di quiete

 

 

Qualche minuto rubato al relatore per le domande personali

 

Gli instancabili tecnici audio e tuttofare: Francesco ed Emanuele

 

La seduta è tolta… Arrivederci alla prossima volta!

In sintesi: IL MISTERO DEL DOPPIO – terza conferenza

Da più parti si sente dire che le conferenze tenute da Rudolf Steiner, il fondatore della Scienza dello spirito, sono troppo complesse. E sono in tanti a desistere, rinunciando a fruire di un’opera di inestimabile valore spirituale per l’intera umanità.

Nella rubrica “In sintesi”, rendiamo disponibili i riassunti di alcuni testi come invito alla lettura e supporto per approfondimenti di studio degli stessi.

Il ciclo inizia con Il mistero del doppio, che si articola in cinque conferenze contenenti importanti rivelazioni sulle caratteristiche e l’agire di entità ben note come forze dell’ostacolo. Prenderne conoscenza permette di comprendere il loro operare entro l’essere umano e nella società. Compito precipuo dell’umanità attuale è proprio di tenere gli occhi ben aperti per riconoscere e confrontarsi con i potenti esseri spirituali che manovrano incessantemente per deviare l’uomo dalla sua meta evolutiva. Si avrà la meglio sul male solo attraversandolo coscientemente e non aggirandolo.

… L’anima di chi si è occupato solo della materia e non ha accolto idee sul mondo spirituale, dopo la morte sarà costretta a vagare nella sfera terrestre fino a quando non avrà appreso da lì a far propri i concetti spirituali che le consentiranno di ascendere ai mondi spirituali, cui peraltro appartiene. Finché l’anima è intrappolata nella sfera terrestre agirà sul mondo in modo distruttivo. Invece, l’anima di chi accoglie le idee del mondo spirituale, una volta liberata dal corpo fisico, entrerà nel modo giusto nei mondi spirituali e potrà riannodare i legami intrecciati durante la vita con le persone a lei care ancora viventi. La morte non spezza questi legami, che diventano anzi molto più profondi. E questa è una solenne verità. (Tratto da questa conferenza)

Esseri spirituali individuali e fondamento unitario dell’universo  I

Dornach, 18 novembre   1917

1-3. Il concetto puramente negativo di inconscio, così come ce lo propone l’attuale scienza psicoanalitica, è in realtà privo di fondamento e – in quanto tende con le sue teorie a incidere nella vita attraverso la pedagogia, la terapia, la politica sociale – rappresenta un pericolo. All’indagine psicoanalitica sull’inconscio sfugge lo spirito che, pur trovandosi al di là della soglia della coscienza ordinaria, è sempre conscio. Lo spirito non ha nulla a che fare col concetto psicoanalitico di inconscio. Al di là della soglia della coscienza – sia essa sovra conscia o subconscia – si entra in una regione spirituale dove risiede lo spirito. Si tratta solo di individuarne le caratteristiche. Nel caso della signora che compì una serie di gesti inconsulti per farsi ricondurre al palazzo dove si trovava la persona di cui era inconsciamente innamorata, è stato uno spirito demoniaco ad agire in lei, che non ne era cosciente, a guidarne i passi dove lui voleva; e l’ha fatto in modo pienamente conscio. (cfr. p. 69)

4. La conoscenza dell’esistenza di una sfera spirituale fatta di Esseri reali, coscienti di se stessi e in grado di afferrare il pensare, il sentire e il volere umani, è antichissima. Solo che è stata tenuta segreta, volutamente e in buona fede, da alcune confraternite che ritenevano l’uomo immaturo per ricevere tale conoscenza. Invece altre confraternite, dette di sinistra, tenevano per sé quelle conoscenze e ne facevano un uso strumentale per acquisire potere.

5. È importante che al giorno d’oggi su questi elementi sia fatta chiarezza. Dal 1879, da quando gli Spiriti delle tenebre sono discesi dal mondo spirituale sulla Terra, l’umanità vive una situazione molto particolare. Le confraternite di sinistra sono in grado di usare i segreti relativi a questo cruciale evento per qualsiasi turpe scopo. Alcuni segreti riguardanti l’evoluzione presente possono infatti essere usati in modo scorretto.

6. La scienza dello spirito rende disponibile come patrimonio dell’umanità, la notizia che nella prima metà del ventesimo secolo sarà accessibile, a un numero abbastanza alto di persone, la visione del Cristo nell’eterico.

7. Infatti, proprio quest’epoca di massimo materialismo coincide con un’interiorizzazione nell’evoluzione che porta a percepire il Cristo nell’eterico. Alla diffusione di questa notizia epocale sono molto contrarie certe confraternite (di sinistra). Da sempre le confraternite influenzano subdolamente l’opinione pubblica diffondendo notizie nel modo a loro più vantaggioso. Alcune di loro hanno per esempio reso noto che il materialismo sarebbe volto al termine e che sarà quindi possibile comprendere lo spirituale. Nulla di più falso: il materialismo è infatti destinato a crescere per i prossimi 4/5 secoli, e prolifererà indisturbato proprio se la gente crederà che sia finito!

8-11. L’uomo potrà salvarsi se approfondirà la vita spirituale secondo le rivelazioni della scienza dello spirito, e saprà che, a differenza del quarto periodo in cui era cruciale il tema della nascita e della morte, nel quinto periodo sarà fondamentale imparare ad avere piena coscienza della lotta contro il male che l’uomo dovrà ingaggiare. Nel quinto periodo prenderà forma l’essere demoniaco del male. È un nocivo controsenso rifiutare di occuparsi della realtà spirituale durante l’esistenza terrena e rimandare una tale conoscenza al momento in cui, varcata la soglia della morte, se ne farà l’esperienza «se davvero esisterà», come si usa dire oggi, e nel frattempo «sarà bene godersi la vita e basta». Un simile modo di pensare ignora che dopo la morte l’uomo porta con sé le condizioni che egli stesso si è creato mentre era in vita. L’anima di chi si è occupato solo della materia e non ha accolto idee sul mondo spirituale, dopo la morte sarà costretta a vagare nella sfera terrestre fino a quando non avrà appreso da lì a far propri i concetti spirituali che le consentiranno di ascendere ai mondi spirituali, cui peraltro appartiene. Finché l’anima è intrappolata nella sfera terrestre agirà sul mondo in modo distruttivo. Invece, l’anima di chi accoglie le idee del mondo spirituale, una volta liberata dal corpo fisico, entrerà nel modo giusto nei mondi spirituali e potrà riannodare i legami intrecciati durante la vita con le persone a lei care ancora viventi. La morte non spezza questi legami, che diventano anzi molto più profondi. E questa è una solenne verità.

12-14. Le confraternite occulte di sinistra hanno tutto l’interesse a diffondere l’idea che il materialismo sia oramai agli sgoccioli; sanno infatti che con questa contorsione otterranno l’effetto opposto: il materialismo si insinuerà ancora di più nell’umanità tenuta all’oscuro di ciò. Gli iniziati delle confraternite sanno bene dell’esistenza dello spirito, tuttavia hanno interesse a coltivare il materialismo e lo fanno mettendo in giro la voce che il materialismo è ormai superato. Gli iniziati di queste confraternite mirano a far sì che siano in molti ad accogliere solo concetti materialistici in modo che, dopo la morte, le anime dei defunti rimangano intrappolate nella sfera terrestre a totale disposizione di tali iniziati. Le anime dei morti rimaste a gravitare nella sfera terrestre, possono essere usate in vari modi per ottenere risultati differenti. Uno di questi è l’esercizio di potere sui non iniziati a queste cose. La pericolosità di tali confraternite è smisurata: a loro fa comodo che l’uomo creda, sì, nell’esistenza delle forze spirituali, ma solo in quanto forze naturali.

15-16. Le anime degli uomini ingenui che hanno abboccato all’amo del materialismo diventeranno clientela spirituale per le logge, le quali faranno il possibile per non lasciarsele sfuggire. Al loro interno, le logge annoverano vivi e defunti, e questi ultimi sono diventati simili alle forze della terra. [Forse nel senso che causano delle catastrofi naturali? ndr]. Le sedute spiritiche, praticate a partire dalla seconda metà dell’ottocento, erano nelle mani dei maestri delle logge coadiuvate dai defunti. Lo scopo della diffusione delle sedute spiritiche era di dare a intendere agli uomini che «come vi sono elettricità e magnetismo, così vi sono forze analoghe di natura superiori». Naturalmente ci si guardava bene dal rivelare che si trattava delle anime dei defunti. In questo modo le anime ingenue diventavano dipendenti psicologicamente dalle logge, senza sapere da chi erano pilotate e dove venivano condotte.

17-18. La conoscenza è la miglior protezione contro queste ingerenze. Man mano che le rivelazioni della scienza dello spirituale faranno chiarezza, si acquisirà gradualmente una sempre migliore cognizione dei fatti reali e gli abusi saranno scongiurati. Le sedute spiritiche furono introdotte nell’umanità nella seconda metà del diciannovesimo secolo allo scopo di sondare le condizioni in cui versava l’umanità di allora. Secondo i piani delle confraternite di sinistra, gli uomini dovevano convincersi dell’esistenza di forze naturali superiori. La loro delusione fu grande quando dovettero constatare che gli uomini avevano compreso che ad animare le sedute spiritiche erano i defunti. Esse volevano infatti privare l’uomo del giusto pensiero che ad animare le sedute fossero le anime dei defunti. Il loro è un materialismo di  grado superiore: un materialismo che vuole costringere lo spirito nella materia e asservirlo a essa. Il materialismo può assumere aspetti tali da poter essere addirittura negato. Si può essere un buon materialista facendo risalire tutta la natura allo spirito in modo da far emergere lo psichico [insieme di fenomeni legati alla psiche soggettiva ndr], e da indurre a parlare di spirito solo confusamente. È importante invece avere idee concrete sulla realtà dello spirito. Le confraternite si faranno strada con i loro piani di potere, se le persone munite di conoscenza scientifico-spirituale non sbarreranno loro il passo.

19. Il fallimento dello spiritismo evidenziò alcune pecche delle confraternite; perciò loro stesse, in un secondo tempo, si adoperarono per denigrare quella corrente che prima avevano promosso. Esse usano biecamente certe condizioni evolutive emerse nel corso della storia per accrescere il proprio potere.

20. Il grande impulso del mistero del Golgota contrasta la materializzazione delle anime umane. Nessun iniziato, per quanto potente, può impedire l’apparizione del Cristo nella sfera terrestre come Entità eterica: ciò avverrà senza dubbio. Ma si compiranno oscure manovre perché il potente impulso scaturente da questo evento sia deviato e agisca in un modo piuttosto che in un altro.

21. Le confraternite di sinistra hanno la precisa volontà di agire in modo che l’impulso del Cristo nell’eterico nel ventesimo secolo passi inosservato. Esse stesse infatti intendono appropriarsi di quella stessa sfera d’influenza per immettervi un’individualità eterica, di natura fortemente arimanica, che non si è mai incarnata.

22-24. Le manovre messe in atto con l’ausilio delle anime dei defunti avevano lo scopo primario di sottrarre al Cristo la signoria della Terra, in modo da favorire l’accesso di quell’entità arimanica. La battaglia intrapresa dalle forze dell’ostacolo contro il Cristo è realissima e avviene allo scopo di sostituire il Cristo con l’entità arimanica, nella guida dell’evoluzione fra la restante parte del quinto periodo postatlantico e il settimo periodo. L’uomo che abbia una chiara visione di questi fatti può neutralizzare i piani anti-cristici delle confraternite, che usano addirittura il nome del Cristo per confondere le acque. I dibattiti e le discussioni teologiche su Gesù e sul Cristo contengono un influsso spirituale estraneo al Cristo; i teologi perseguono, loro malgrado, mete del tutto diverse da quelle che credono di perseguire.  Il concetto psicoanalitico di inconscio è davvero fuorviante: impedisce di vedere la realtà dei fatti che accadono nelle profondità insondate dell’animo umano. Le confraternite infatti perseguono lucidamente il loro scopo, rimanendo “inconsce” per chi partecipa con leggerezza a quelle discussioni teologiche.

25-26. Le confraternite orientali (perlopiù indiane) sono altrettanto pericolose, benché operino diversamente. Esse non ambiscono ad annullare l’impulso del Cristo nell’eterico e a sostituirlo con un loro fiduciario – questo è possibile solo quando ci si serve delle anime dei defunti –, il loro fine è piuttosto sviare tutti gli uomini, orientali e non, dal cristianesimo, cioè dall’impulso lasciato dal Cristo sulla Terra, nei tre anni in cui si è incarnato. Queste logge orientali agiscono attraverso le forze dei corpi eterici di antenati che, in seguito a espedienti messi in atto da loro stesse, si rendono disponibili a rivestire esseri demoniaci, loro collaboratori. Sappiamo che il normale destino dei corpi eterici degli uomini è quello di effondersi nell’etere cosmico; in alcune particolari circostanze, esseri demoniaci si impossessano di una parte del corpo eterico dei defunti. Poi, con metodiche ingannevoli, basate sull’illusione, quelle logge innescano per i fedeli ignari la venerazione e il culto degli antenati, che in realtà sono gli esseri demoniaci di cui si è detto. (V. OO 109 Heidelberg, 21 gennaio 1909, non tradotta in italiano: Il principio dell’economia spirituale in connessione con le questioni della reincarnazione: un aspetto della guida spirituale dell’umanità).

27-28. Con stratagemmi esoterici potentissimi, le logge distolgono l’umanità dal fenomeno Cristo e dal mistero del Golgota. È quantomeno svilente ridurre l’inconscio a sede di pulsioni affettive represse che condizionano l’uomo, quando in effetti dall’inconscio influiscono sull’umanità forze spirituali ben coscienti che agiscono indisturbate, se la coscienza individuale non se ne occupa minimamente.

29-30. Nell’umanità vi furono anche iniziati retti che, conoscendo perfettamente le realtà occulte, operarono in modo favorevole all’evoluzione umana: erano i monaci irlandesi. Dall’Irlanda (regione preservata da ogni tipo di illusorietà e di influsso arimanico), nel quarto/quinto secolo, le comunità di monaci si occuparono della diffusione del cristianesimo in Europa; diffusione che, data l’ingenuità delle popolazioni europee non avrebbe potuto aver luogo senza un’adeguata protezione. Il compito di questi monaci iniziati fu quello di preparare le popolazioni europee a ciò che si sarebbe dovuto compiere in futuro, nel quinto periodo postatlantico, che avrebbe avuto inizio nel 1413.

31. Fino al consolidamento del quinto periodo postatlantico, i monaci irlandesi dovettero salvaguardare l’Europa dagli influssi dannosi provenienti dall’America (Cfr seconda conferenza, Par 24-35. Aiutati dagli spiriti benevoli, impedirono che la popolazione europea avesse cognizione dell’esistenza dell’America. Ogni informazione riguardante i viaggi europei verso l’America (che esistevano da tempo) fu cancellata, con mezzi più o meno ortodossi, e nel quindicesimo secolo più nulla si sapeva dei contatti tra l’Europa e l’America. I monaci poterono così cristianizzare l’Europa.

32. Solo in un secondo tempo, dopo il consolidamento dell’impulso cristiano, l’Europa fu pronta a ri-scoprire l’America, e ciò avvenne nel 1492. La storia ufficiale (une fable convenue) non conserva tracce di questi eventi epocali e riporta un’unica scoperta dell’America a opera di Colombo.

33-34. L’essenza della storia, compresi i fatti più tragici, sfugge all’uomo, che la attraversa in una sorta di stato di sonno. Sarà oltremodo salutare per l’uomo conoscere i misteri che circondano il cosiddetto inconscio e risvegliarsi. L’uomo ignora la maggior parte delle cose che si svolgono nel suo subconscio e in taluni casi è effettivamente salutare esserne all’oscuro. Per esempio sarebbe controproducente avere coscienza delle forze spirituali attive nei suoi stessi processi fisiologici (p.e. i processi nutritizi).

35. È invece di fondamentale importanza sapere che, poco prima della nascita, un essere arimanico – dotato di straordinaria intelligenza e di una volitività simile alle forze della natura – si impadronisce del nostro subconscio. Sarebbe pericoloso se questa presenza si protraesse oltre la morte, come questa entità aspirerebbe a fare. Contrariamente a quanto postulano mineralogisti e paleontologi, che ne rilevano solo l’ossatura minerale, la Terra è, come l’uomo, un organismo unitario vivente, da cui queste entità sono disperatamente dipendenti.

36. Raffigurandoci la superficie  terrestre suddivisa in una parte occidentale e una orientale: le forze che salgono dal suo interno fanno parte del suo organismo vivente. L’anima immortale dell’uomo, in qualunque punto della Terra egli abiti, entra in contatto con queste forze solo indirettamente, essa è relativamente indipendente dalle condizioni terrestri. Attraverso il doppio, operante nell’uomo da prima della sua nascita, sono attive nell’uomo forze che vi agiscono a seconda della tipologia razziale e del territorio. Le differenziazioni geografiche e di altra natura agiscono sul nostro doppio.

37-38. Dovremmo tentare di diventare coscienti delle molteplici realtà dell’anima umana. Le realtà dell’anima si metamorfosano soprattutto grazie all’uomo, un significativo esempio ne è il coltivare, durante l’esistenza terrena, un atteggiamento favorevole al materialismo o aperto alla dimensione spirituale. Nel primo caso l’anima resterà incatenata alla sfera terrestre, nel secondo essa raggiungerà le sfere spirituali a lei adatte. Aver chiari questi concetti significa acquisire un rapporto sempre migliore col resto dell’universo. Il movimento antroposofico non è né astratto né intellettuale, bensì è concepito in modo tale da tener concretamente conto dell’esistenza della vita spirituale di un insieme di Entità spirituali. A queste conversazioni rivelatrici di verità spirituali partecipano sia gli amici del movimento e sia le anime dei defunti che l’hanno sostenuto in vita e gli rimangono legati dopo la morte.

 

In sintesi: Il mistero del doppio – seconda conferenza

Da più parti si sente dire che le conferenze tenute da Rudolf Steiner, il fondatore della Scienza dello spirito, sono troppo complesse. E sono in tanti a desistere, rinunciando a fruire di un’opera di inestimabile valore spirituale per l’intera umanità.

Nella rubrica “In sintesi”, rendiamo disponibili i riassunti di alcuni testi come invito alla lettura e supporto per approfondimenti di studio degli stessi.

Il ciclo inizia con Il mistero del doppio, che si articola in cinque conferenze contenenti importanti rivelazioni sulle caratteristiche e l’agire di entità ben note come forze dell’ostacolo. Prenderne conoscenza permette di comprendere il loro operare entro l’essere umano e nella società. Compito precipuo dell’umanità attuale è proprio di tenere gli occhi ben aperti per riconoscere e confrontarsi con i potenti esseri spirituali che manovrano incessantemente per deviare l’uomo dalla sua meta evolutiva. Si avrà la meglio sul male solo attraversandolo coscientemente e non aggirandolo.

… L’anima si riveste di un corpo fisico, però non arriva a compenetrarlo del tutto. Per questo, poco prima di nascere, un altro Essere prende possesso della parte subconscia del nostro corpo. Questo Essere è in noi come lo è la nostra anima. Questi esseri arimanici, privi di sentimenti umani e dotati di una straordinaria intelligenza, devono la loro vita al fatto che si servono degli uomini per abitare nella sfera terrena in cui ambiscono soggiornare. (Tratto da questa conferenza)

La medicina geografica.

San Gallo, 16 novembre 1917

1-2. Le anime delle persone che durante la vita terrena si sono rivolte esclusivamente al mondo fisico-sensibile, nel dopo-morte rimarranno a lungo imprigionate nella sfera terrena e lì creeranno dei veri e propri centri di forze distruttive. Questi segreti, in passato custoditi da società occulte e preclusi al resto dell’umanità, dovranno ora essere resi noti a tutti. Se un tempo l’umanità non era matura per essere messa al corrente di certe realtà sovrasensibili, adesso, nel quinto periodo post-atlantico, non ha più senso tenerle celate. L’uomo deve sapere l’importanza che la conoscenza dei mondi sovrasensibili riveste. Deve sapere cosa accade nel dopo morte; solo così potrà evitare di diventare un centro distruttivo.

3-4. La visione spirituale geocentrica – antecedente a Copernico – secondo cui la Terra era ferma e il Sole e gli altri pianeti le ruotavano intorno, mentre il firmamento era una sfera spirituale popolata da Entità spirituali, impediva all’anima del defunto di essere trattenuta nella sfera terrestre e di diventare una forza distruttrice. L’aver accolto la teoria copernicana, secondo cui è la Terra a compiere un moto rotatorio intorno al Sole, incatena l’anima del defunto alla sfera terrena sbarrandone l’accesso ai mondi spirituali. La teoria copernicana, sebbene sia frutto di un’intelligenza un po’ pedantesca, è da un lato un’ammirevole conquista scientifica, dall’altro lato ostacola nelle persone il formarsi di rappresentazioni dei mondi spirituali, costringendole dopo la morte a permanere nella sfera terrestre.

5-6. Dopo la morte, la coscienza dell’uomo si modifica e si intensifica; è errato credere che scompaia. Nel dopo-morte, il defunto è compenetrato dalle anime legate a lui karmicamente, anche se lo ignora. Il percorso dell’anima nel dopo-morte deve essere conosciuto già durante l’esistenza terrena. La società antroposofica è sorta proprio per soddisfare l’esigenza presente e futura per cui gli uomini devono sapere che le anime si rivedranno nei mondi spirituali, e che ora si devono immedesimare entro un’universale comunione con il mondo. In questo modo si crea un legame karmico tra coloro che sanno che si incontreranno nel mondo spirituale. Le conoscenze del mondo sovrasensibile arricchiscono la vita spirituale e dal mondo sovrasensibile si ripercuotono nel mondo fisico sensibile. L’isolarsi è controproducente. Con la diffusione di certe idee in campo sociale, si tentava di creare in Europa una sorta di paradiso terrestre. Lo scoppio della  prima guerra mondiale ha dimostrato che quelle idee andavano nella direzione sbagliata.

7-9. Le associazioni come quella antroposofica sono attive sia nel mondo degli effetti (fisico) sia in quello delle cause (spirituale). Le Entità spirituali incoraggiano il diffondersi delle rappresentazioni spirituali, destinate a scarseggiare sempre di più col dilagare della mentalità scientifica. Essere chiusi ai mondi spirituali significa incatenare l’anima umana alla sfera terrestre. Siccome la Terra è destinata a perire, le anime che non si sono liberate dalla materia rimarranno intrappolate nel suo cadavere.

10. Le rappresentazioni dei mondi spirituali fatte sulla Terra libereranno l’anima dalla sicura schiavitù dell’attaccamento alla sfera terrestre e le permetteranno di agire – pur rimanendo legata ai propri cari lasciati sulla Terra – a partire dalla sfera spirituale. Il legame a partire dal mondo spirituale è più intenso e scongiura il formarsi di centri distruttivi privi d’amore.

11. Nella sua vita sulla Terra l’uomo cresce nello sperimentare e nel vivere gli avvenimenti della vita. Dopo la morte dobbiamo liberarci dall’attaccamento al mondo fisico e crescere nel mondo spirituale legandoci alle Gerarchie e ai fatti che le riguardano. Così come sulla Terra siamo circondati dalla natura, nei mondi spirituali siamo invece un tutt’uno con le Gerarchie spirituali; esse vivono in noi, ne siamo in un certo senso ricolmi. Qui sulla Terra il mondo ci è esterno, là lo viviamo dal di dentro. Siamo effusi nell’universo e non riusciamo a distinguerci. Nella misura in cui avremo maturato una coscienza dell’io saremo capaci di distinguerci dalle Gerarchie e di distinguerle tra loro. Qui tendiamo a creare un ponte che ci unisce al mondo, là dobbiamo separarcene per unirci.

12-13. Grazie all’acquisizione sulla Terra di concetti spirituali, dopo la morte sviluppiamo la forza che ci permette di conoscere, di compenetrare il mondo spirituale. L’uomo di oggi rifugge i concetti spirituali perché sono difficili e non hanno oggetti corrispondenti nel mondo sensibile. Ma è in questo sforzo che troviamo la realtà del mondo. Insieme ai concetti spirituali acquisiamo conoscenze che gettano luce in quel mondo che altrimenti ci sarebbe oscuro. Senza la luce del sapere diventeremmo nel dopo-morte dei centri distruttivi sfruttabili dai negromanti.

14-15. Con la sapienza che illumina, ci si distingue dagli Esseri spirituali di cui siamo ricolmi, ma non basta, occorre anche saper amare. L’amore terreno, quello legato al ritmo e al respiro, non ha valore nel mondo spirituale. L’amore verrà acceso dai concetti che si sviluppano nella comprensione del mondo fisico, se però abbiamo coltivato un amore limitato a puri concetti naturalistici, ignorando il mondo dello spirito, quell’amore si trasformerà nei mondi spirituali in un’azione distruttrice. L’amore si eleva se l’uomo riesce ad amare i concetti e le rappresentazioni del mondo spirituale e si degrada se resta confinato al mondo dei sensi.

16. All’umanità di oggi non bastano i predicatori che intimano di avere fede in un credo religioso e di prepararsi così alla vita eterna. Essi non sono in grado di descrivere la vita dopo la morte. Questo tipo di fede era valida fino al sedicesimo secolo, cioè prima del dilagare del materialismo. Oggi, gli uomini che si chiudono egoisticamente in sette religiose nella convinzione di raggiungere la felicità, si precludono l’ascesa ai mondi spirituali. La sds va diffusa con un senso di compassione verso costoro, che la rifiutano.

17-19. Il mondo spirituale, i defunti legati a noi, le Gerarchie, sono ovunque nella nostra esistenza. Solo il nostro stato di coscienza ci divide dal mondo soprasensibile. Occorre conquistarsi le forze che ci permettano di ricongiungerci ai defunti da cui la materia ci separa durante la vita, altrimenti non ci accorgiamo di loro, benché ci siano. Le forze d’amore confinate alla sfera del naturalismo diventano forze del male. Tra il mondo spirituale e quello fisico c’è una relazione molto stretta: noi siamo in rapporto coi defunti e il mondo sovrasensibile compenetra il nostro. Nell’elemento sensibile vi è ovunque quello sovrasensibile.

20-21. L’uomo non è solo costituito, come comunemente si crede, da corpo, anima e spirito. Egli s’incarna, ma non sa cosa avviene nel fisico, le nozioni di anatomia e fisiologia non sono esaurienti. L’anima si riveste di un corpo fisico, però non arriva a compenetrarlo del tutto. Per questo, poco prima di nascere, un altro Essere prende possesso della parte subconscia del nostro corpo. Questo Essere è in noi come lo è la nostra anima. Questi esseri arimanici, privi di sentimenti umani e dotati di una straordinaria intelligenza, devono la loro vita al fatto che si servono degli uomini per abitare nella sfera terrena in cui ambiscono soggiornare. Essi sono dotati di forze di volontà potentissime, affini alle forze di natura e non alle nostre che sono temperate dal sentimento.

22-25. Nel secolo diciannovesimo la scienza scoprì giustamente che il sistema nervoso è attraversato da energia elettrica, ma è errato dire che questa energia ne faccia parte. Le correnti elettriche vi vengono immesse dall’Essere arimanico; esse non appartengono alla nostra natura. Questi Esseri arimanici, contravvennero ai piani predisposti per loro dalle sagge Gerarchie spirituali e decisero di accamparsi nella Terra. Potevano però conquistare la Terra solo se si fossero impossessate dei corpi degli uomini, e lo fecero in virtù del fatto che l’anima non li compenetrava del tutto. In prossimità della nascita, essi prendono possesso del nostro corpo e si installano nel nostro subconscio. Poco prima della morte devono però, loro malgrado, lasciare il corpo in cui sono penetrati. A “sfrattarli” è il Cristo, grazie al suo passaggio sulla Terra e al sacrificio del Golgota. Senza il Cristo, essi si sarebbero impadroniti dell’evoluzione umana sulla Terra.

26-27. C’è un nesso profondo, da riconoscere, tra il passaggio del Cristo attraverso il mistero del Golgota e le Entità arimaniche, che vogliono impadronirsi della morte nella natura umana. Le confraternite occulte, pur conoscendo queste verità, le hanno tenute nascoste all’umanità. Queste verità andrebbero gradualmente rivelate all’uomo. Egli deve sapere che quanto gli capita a livello inconscio mentre è in vita, gli sarà utile dopo la morte; nel momento in cui ripercorre la sua vita retrospettivamente tutto gli deve essere comprensibile. L’Essere arimanico che penetra in noi prima della nascita, deve essere riconosciuto dopo la morte. Una tale conoscenza diventa luce nei mondi spirituali.

28. Le conoscenze su questi Esseri così importanti per l’uomo, non devono però essere fornite dalle confraternite – lo farebbero a modo loro, per perseguire i loro fini – bensì devono arrivare dalla scienza dello spirituale, che si rivolge a tutti e fa sapere che ciascun uomo è portatore di un doppio arimanico.

29. Se queste verità non verranno a galla, l’uomo dovrà patire atroci sofferenze, il doppio si farà sentire tramite le malattie fisiche di cui è portatore. Le malattie organiche, che sorgono dall’interno dell’organismo sono causate dal doppio arimanico, mentre dal doppio luciferico provengono tutte le patologie nevrasteniche. La medicina si deve dunque spiritualizzare su entrambi i fronti. L’esigenza di saperne di più sull’inconscio è testimoniata anche dal sorgere della psicoanalisi, che lo indaga e lo interpreta, seppure con mezzi inadeguati. L’uomo sarà danneggiato da tali fatti, che sono importanti perché dal loro superamento egli acquisterà forze.

30. Per arrivare a comprendere meglio la responsabilità del doppio come causa delle malattie organiche, occorre sapere che la Terra è un essere vivente e in quanto tale agisce sugli esseri che la popolano, particolarmente sugli uomini. L’attuale mineralogia e geologia ne vede solo la parte minerale, morta, l’equivalente cioè di quella che nell’uomo è la struttura ossea. La Terra, come l’uomo, è dotata di “organi” che la differenziano. Essa si differenzia a seconda di ciò che sviluppa dall’interno verso l’esterno, in modo vivente. Le forze sgorganti dalla Terra influenzano gli uomini, a seconda della conformazione geografica, in modi diversi.

31. L’uomo, nelle sue parti costitutive, ha poco a che fare direttamente con le forze della Terra, ma il suo doppio ha con esse un rapporto particolare. Gli esseri arimanici si distribuiscono nella Terra insediandosi nei posti che prediligono. Alcuni preferiscono l’emisfero orientale e occupano i corpi che nascono là. Altri scelgono l’emisfero occidentale, l’America: la geografia è un principio vivente della loro esperienza.

32. In futuro sarà importante occuparsi di medicina geografica, quella che Paracelso strappò all’antica sapienza e che da allora è stata negletta a causa dell’avvento del materialismo. È importante che l’uomo riscopra il suo legame con i doppi portatori di malattie e con la Terra, compresi i processi di fusione e di irraggiamento che da essa si sviluppano a seconda delle regioni. L’uomo è inserito nell’esistenza terrena in un modo particolare attraverso il doppio.

33. La questione del doppio è diventata centrale nel quinto periodo postatlantico e lo sarà di più in futuro. Affinché l’uomo possa riflettere sulla complessa questione e sviluppi forze per rapportare la propria esistenza a queste entità, la scienza dello spirito deve diffondersi già in questo tempo.

34-35. Nel quarto periodo postatlantico (-747>1413) si sviluppò l’anima razionale o affettiva; il quinto periodo (1413>2160), il nostro, segnò una svolta netta (venuta del Cristo). Le sue caratteristiche emergono gradualmente e sono chiare soprattutto ai nostri giorni. Poco prima dell’inizio del quinto periodo, le entità-guida spirituali dovettero tener conto della debolezza dell’uomo nei confronti del doppio, egli doveva esserne protetto, gli doveva essere evitata la conoscenza anche solo teorica del doppio. Nei secoli che precedettero il quattordicesimo, il doppio doveva scomparire dalla visuale dell’uomo e ricomparire ai nostri giorni, affinché l’uomo potesse regolare i rapporti con esso. A protezione dell’uomo, iniziò nel nono secolo (e fu portato a compimento nel dodicesimo secolo) un processo che prevedeva l’interruzione del traffico navale tra l’Europa e l’America. La versione storica ufficiale, secondo cui l’America fu scoperta da Colombo nel 1492, omette questo dato. A quei tempi, in America, si conosceva la regione in cui emergevano particolarmente le forze magnetiche che mettono l’uomo in relazione col suo doppio; allora gli europei andavano in America per studiare le malattie causate dall’influsso del magnetismo terrestre. Tali studi non erano possibili in Europa perché lì l’uomo era più reattivo all’influsso del doppio. Si fa risalire l’origine dell’antica medicina europea all’America, dove si poteva osservare il processo del magnetismo. Prima della ri-scoperta dell’America, i viaggi che vi si tenevano erano volti a studiare il ruolo del doppio nella diversa natura dei popoli americani. I rapporti con l’America caddero nell’oblio anche grazie al massiccio intervento della Chiesa romana, che promulgò editti terribili allo scopo di evitare ogni contatto con le conoscenze importate dal continente americano.

36-37. Già da prima dell’inizio del quinto periodo, le sagge potenze spirituali tennero protetta l’Europa dall’influsso occidentale. L’intelletto, che avrebbe assunto un ruolo cruciale proprio nel quinto periodo, doveva ricevere speciale protezione: le conoscenze dovevano essergli somministrate con estrema cautela e delicatezza.

38-39. In questa direzione protettiva operarono i monaci irlandesi, che convinsero Roma della necessità di chiudere l’Europa all’influsso occidentale in modo che non fosse turbata da ciò che in quell’emisfero si sviluppava come elemento sub-terreno. Colombano e il suo discepolo Gallo compirono insieme un significativo viaggio allo scopo di cristianizzare l’Europa. L’America fu riscoperta dopo l’avvento del materialismo, dagli uomini spinti dalla sete dell’oro. Spetta infatti proprio all’uomo materialista il dover fare i conti con il doppio e il porsi con esso nel giusto rapporto.

40. Nella Terra esistono, a seconda delle località geografiche, differenti correnti di forze che dal basso scorrono verso l’alto, provenienti dai territori più disparati. Gli uomini non devono sentirsi separati dal diverso territorio di provenienza, ma dovrebbero accogliere l’uno dall’altro ciò che in ogni singolo territorio può venire creato di nobile: dovrebbero progredire nel reciproco scambio dei loro beni spirituali.


 

In sintesi: IL MISTERO DEL DOPPIO – prima conferenza

Da più parti si sente dire che le conferenze tenute da Rudolf Steiner, il fondatore della Scienza dello spirito, sono troppo complesse. E sono in tanti a desistere, rinunciando a fruire di un’opera di inestimabile valore spirituale per l’intera umanità.

Nella rubrica “In sintesi”, abbiamo pensato di rendere disponibili i riassunti di alcuni testi come invito alla lettura e supporto per approfondimenti di studio degli stessi.

Il ciclo inizia con Il mistero del doppio, che si articola in cinque conferenze contenenti importanti rivelazioni sulle caratteristiche e l’agire di entità ben note come forze dell’ostacolo. Prenderne conoscenza permette di comprendere il loro operare entro l’essere umano e nella società. Compito precipuo dell’umanità attuale è proprio di tenere gli occhi ben aperti per riconoscere e confrontarsi con i potenti esseri spirituali che manovrano incessantemente per deviare l’uomo dalla sua meta evolutiva. Si avrà la meglio sul male solo attraversandolo coscientemente e non aggirandolo.

La prima conferenza introduce alcuni principi della scienza dello spirito, le sue modalità operative e le difficoltà che  essa incontra ad inserirsi nella nostra epoca culturale come scienza altrettanto affidabile quanto quella che osserva i fenomeni sensibili.

Buona lettura!

La conoscenza del soprasensibile e gli enigmi dell’anima umana

 San Gallo, 15 novembre 1917

1. Il cammino evolutivo dell’umanità cambia di epoca in epoca, a seconda delle aspirazioni da cui essa è animata. L’umanità va verso la conoscenza (il pensare) e verso l’agire (il volere). Generalmente si incontrano difficoltà ad accettare nuovi modi di concepire il mondo. Teorie rivoluzionarie come quella copernicana e altre, hanno impiegato secoli prima di essere riconosciute. Con grande fatica si è arrivati a comprendere che non è il Sole a muoversi intorno alla Terra ma è la Terra a compiere dei moti ellittici intorno al Sole.

2-3. La scienza dello spirituale propone contenuti adatti allo sviluppo del pensare e del sentire dell’umanità odierna. Il suo carattere innovativo è pesantemente ostacolato dalla messa in campo di argomentazioni, anche estremamente colte, colme di pregiudizi. Addirittura ci si vergogna di affrontare i temi di cui la scienza dello spirito si occupa, come se fosse inammissibile analizzare le questioni spirituali con la stessa scientificità con cui si trattano i fenomeni della natura. Permane il dubbio sulla possibilità di pervenire alla conoscenza dell’intero uomo in modo davvero scientifico, e questo dubbio scatena le più forti opposizioni.

4-5. Lo scienziato dello spirituale adotta di buon grado la mentalità scientifica attuale, nel senso che indaga il mondo spirituale con strumenti altrettanto scientifici. Gli scienziati ricercatori vedono ogni fenomeno materiale come effetto di un qualcosa che l’ha causato, che l’ha originato. Per formulare ipotesi sulle origini della Terra, essi partono dalla geologia, dallo studio degli strati terrestri. Da tale mentalità ha preso origine la teoria evoluzionistica di Darwin.

6-9. La scienza dello spirituale ricerca le origini della Terra a partire dalla materia morta (in quanto la morte agisce nella vita); parte cioè dalla fine per risalire all’inizio. La scienza tradizionale fa l’opposto: parte dalla nascita perché ritiene che la morte non sia coinvolta con ciò che vive e cresce nel mondo; essa osserva e argomenta sul  mondo percepibile ai sensi.  La scienza dello spirito indaga l’invisibile e deve spiegare con un linguaggio logico come è pervenuta a certi risultati. Le affermazioni dello scienziato dello spirito, anche se espresse in un linguaggio chiaro, secondo un filo logico ineccepibile, non sono accettate perché essa usa parametri diversi rispetto a quelli della scienza. Tuttavia le sue conclusioni sono affidabili e sicure. Ciò che la scienza dello spirito arriva a esporre è frutto di anni di ricerca oltre i cosiddetti “confini” della conoscenza. Tali “confini” hanno fermato fior di pensatori che dichiarano impossibile varcare la soglia del visibile. Uno di questi pensatori ha fatto un’affermazione degna di nota: l’anima umana non può essere né al di fuori del corpo, né dentro il corpo. Un’affermazione contraddittoria difficilmente risolvibile per il pensatore di quell’epoca, inabile a superare quelli che considerava “limiti alla conoscenza”. Uno sperimentare la contraddizione, un penetrarla avrebbe portato alla sua stessa risoluzione. Si è consolidata invece l’idea dell’invalicabilità del limite conoscitivo. Nel volume Gli enigmi dell’anima (di R. Steiner) si descrive l’anima in lotta con le contraddizioni coesistenti in essa; si esorta a non desistere, a immergersi senza timore nella conflittualità fino al suo appianamento.

10-14. Tutta l’anima deve partecipare fino in fondo al superamento di quei limiti apparenti, compenetrandoli. La scienza dello spirito non è fondata su speculazioni intellettuali: essa descrive solo ciò che sperimenta. Similmente a un animale inferiore cui manca il senso del tatto perché ce l’ha incorporato dentro il suo organismo, l’anima umana non è ancora tanto progredita da aver sviluppato gli organi preposti a percepire lo spirituale. Tramite appositi esercizi, l’anima umana può acquisire le facoltà animiche necessarie a percepire lo spirituale. Un pensatore profondissimo, Vischer, si fermò a un passo dalla conoscenza spirituale. La scienza sostiene che senza il cervello non si pensa, che è l’organo fisico a produrre i pensieri. Secondo lo scienziato dello spirito è l’opposto: il cervello esiste grazie al pensare. Entrambe le teorie sono facilmente confutabili. È stupefacente, dice Vischer, come lo spirito si presenti nella sostanza materiale, cioè nella sua perfetta antitesi. Vischer, nella sua strenua lotta per la conoscenza, sperimenta un concretissimo ostacolo, un “battere la testa” nelle contraddizioni. Lo spirito crea una contraddizione col suo apparire in forma materiale. Anche Fichte, a differenza di Hegel, riconosce questa contrapposizione ma non la chiarisce. Oltrepassare quell’apparente contraddizione, valicare i limiti della conoscenza del visibile era impossibile al loro tempo. Allora non era ancora sorta la scienza dello spirito che avrebbe potuto presentare esercizi adatti ad attivare l’anima e ad imparare a differenziare dentro di sé ciò che fino a quel momento era indistinto: gli organi adatti alla visione spirituale.

15. Limitandosi alle percezioni sensoriali, la scienza ha indirizzato il pensare umano nella direzione opposta allo spirito. La scienza dello spirituale non si sente appagata dalla mera percezione sensoriale, prevede un differente ordinamento dei pensieri. Essa vede nei concetti e nelle rappresentazioni degli oggetti esterni una riproduzione parziale degli stessi. Un albero, fotografato da più angolazioni, dà diverse immagini di sé, alcune addirittura lo rendono irriconoscibile. Il concetto più vicino alla realtà è quello che ingloba il maggior numero possibile di punti di vista. La vita animica sarà infinitamente più ricca della vita sensoriale, se forma concetti più vivi di quelli che sorgono comunemente.

16-18. La rosa recisa non è reale, la sua vera realtà è la pianta da cui è originata. Lo scienziato dello spirito penetra nella sostanza vivente della pianta e ne sente l’essenza. L’occhio che percepisce lo spirituale penetra nel vivo delle cose, produce di esse rappresentazioni viventi perché in esse si sperimenta. Il pensare spirituale è costretto spesso a esprimersi per paradossi, per farsi capire. La scienza è agli antipodi: produce un pensare morto, limitato all’osservazione dell’apparenza. La grande erudizione, oggi tanto ammirata, produce un pensare morto, puramente nozionistico, avulso dalla realtà. Il fisico Dewar, basandosi su calcoli fisici ha, in breve tempo, previsto il futuro della Terra: la temperatura scenderà drammaticamente, il latte diventerà un alimento solido, le pareti saranno verniciate da una sostanza che irradierà luce… La scienza dello spirito, pur seguendo lo stesso metodo espositivo, propone un pensare vivo, radicato nella realtà.

19-21. L’autore fornisce il seguente esempio per evidenziare la fragilità delle teorie morte della scienza. Se ci è data la possibilità di monitorare con esattezza gli organi di un giovane, in base a calcoli particolari, si potrà prevedere lo stato di mutamento dei suoi organi fra 200 anni. Peccato che tra 200 anni quel “giovane” sarà morto da un pezzo. La labilità di queste previsioni è presto provata, ma non lo è altrettanto la labilità delle teorie sul futuro della Terra, perché nessuno ha fatto l’esperienza diretta della fine della Terra. Con lo stesso metodo, partendo dallo stato attuale degli organi di un individuo, andando a ritroso per due anni o più, si può ipotizzare lo stato degli organi di 100 anni prima! Su questo metodo si fonda la teoria di Kant-Laplace secondo cui milioni di anni fa il sistema solare si è formato da una nebulosa primordiale. Secondo la scienza dello spirito, la Terra in quell’epoca non esisteva neppure!

22-24. La vita animica completa e affidabile è quella che si immerge dentro la realtà; pertanto l’investigatore dello spirito deve sviluppare le facoltà necessarie a tal fine. Si arriva così a capire che lo scienziato dello spirito non specula sull’immortalità dell’anima bensì la sperimenta, andando oltre le barriere fisiche della nascita e della morte. Una volta raggiunta l’essenza dell’oggetto, se ne possono conoscere le qualità. Nell’indagine spirituale si parte dalla morte: di essa portiamo in noi le forze distruttrici esattamente come portiamo in noi le forze costruttrici della nascita. Abitualmente si crede che il sistema nervoso produca il pensare, il sentire e il volere, ma questo assunto è tanto assurdo per lo scienza dello spirito quanto lo è l’affermare che le impronte di un piede trovate nel fango sono formate da movimenti del suolo terrestre. Il cervello è necessario per esprimere i pensieri tanto quanto la terra è il sostrato necessario per camminare. Lo scienza dello spirito sa che durante la veglia l’attività dell’anima nel sistema nervoso è distruttrice. Le forze di morte rendono possibile l’attività del pensare. La tendenza distruttrice che col pensare penetra nel sistema nervoso è bilanciata, durante la vita, dalle forze vitali provenienti dal resto del corpo.

25. Nell’organismo umano agiscono sia forze di morte, sia forze vitali. La scienza ignora il processo edificante della morte; le sfugge che il processo di morte nel fisico è costruttore di spirito. La vita dell’anima non è dunque collegata solo alla materia, in virtù della quale si manifesta, ma fa parte del mondo spirituale, quel mondo che la scienza dello spirito aspira a conoscere.

26-29. Un’anima in crescita, anelante alla conoscenza, si dirige dal sensibile verso il sovrasensibile sviluppando in primo luogo la facoltà immaginativa. Con la coscienza immaginativa l’uomo entra nel vivo del corpo eterico, il corpo delle forze formative, attivo dal concepimento alla morte fisica quale portatore dei ricordi e ambito da cui scaturisce l’attività pensante. Il pensare morto, le rappresentazioni, sono in rapporto  col cervello fisico; il pensare vivo nasce nel corpo eterico. I nostri sentimenti invece sono legati non all’eterico ma alla vita prenatale e al dopo morte. I sentimenti pervasi di pensiero rimangono a noi inconsci e diventano coscienti al chiaroveggente che abbia conseguito il livello ispirativo. Una coscienza ispirativa scorge i sentimenti affiorare dalle profondità inconsce dell’anima. Questa parte profonda dell’anima vive in un determinato modo nella vita da nascita a morte e in tutt’altro modo nei mondi spirituali. I sentimenti, le passioni ecc., sorgono in virtù di forze subconsce provenienti dai mondi spirituali.

30-31. Secondo i difensori della teoria dell’ereditarietà, i chiaroveggenti – che distinguono tra certe forze dell’anima che agiscono nel periodo tra nascita e morte e altre che agiscono nei mondi spirituali nel periodo tra morte e nuova nascita – sono degli sprovveduti. Sono legate all’ereditarietà le forze con le quali, dal mondo spirituale, entriamo nella Terra e che sono consolidate nella linea genealogica. Le scoperte sull’anima, a opera della scienza dello spirituale, saranno un giorno confermate dalla scienza.

32-33. Rispetto al sentire, la forza della volontà è ancora più lontana dalla coscienza ordinaria: quando un pensiero ci spinge a muovere un arto, non sappiamo nulla di ciò che accade in noi. Nel processo volitivo dormiamo sonni profondi. Solo la coscienza intuitiva sa vedere cosa accade nella sfera della volontà. Dalle profondità più recondite dell’anima traiamo l’elemento della volontà, che è pervaso di spiritualità. Nella volontà opera il vissuto delle nostre vite precedenti. In quel che noi elaboriamo nel nostro volere, vivono in germe gli impulsi alle vite future. La vita umana è costituita da ripetute vite terrene e da ripetute vite spirituali. Le vite precedenti predeterminano quelle future, ma questo non pregiudica la libertà dell’uomo.

34-36. Nella sua indagine, il chiaroveggente parte dalla morte. Se si muore di morte violenta o di morte naturale, le conseguenze cambiano. Nel caso di morte violenta, qualcosa si ingerisce nel pensare e qualcos’altro si ingerisce nel volere che trapassa nelle vite successive. La scienza dello spirito è in grado di vedere cosa si manifesta nella vita successiva in caso di morte violenta. La morte violenta si ripercuote in un determinato momento della vita successiva operando un decisivo cambiamento nella traiettoria volitiva di chi l’ha vissuta. Una morte naturale è particolarmente importante per la vita tra morte e nuova nascita.

37-38. La scienza dello spirito non parla di una generica immortalità dell’anima; essa analizza fatti spirituali particolari e tratta della vita umana grazie alla comprensione dell’elemento eterno dell’anima. Gli eventi della vita umana sono chiari solo se li si vede alla luce delle ripetute vite terrene e spirituali. Nel mondo soprasensibile noi siamo in contatto – esattamente come sulla Terra lo siamo con la natura – sia con le anime cui siamo legati karmicamente, sia con altri Esseri spirituali che non s’incarnano mai. La scienza dello spirito parla concretamente di queste Entità. Indifferentemente che siano comunicate da scienziati dello spirito o vissute in proprio, queste conoscenze plasmano la vita dell’anima. Le vicissitudini della vita, tristi o gioiose che siano, passano in second’ordine rispetto alla conquista dell’arricchimento dell’anima nutrita dai contenuti della scienza dello spirito: il senso del destino che si snoda di vita in vita viene capito e partecipato.

39. Affermazioni come: «Hai avuto ciò che meritavi», possono essere terribilmente oltraggiose. Non necessariamente una disgrazia in questa vita ha origine nella vita precedente. Essa può manifestarsi per la prima volta e favorire lo sviluppo di una coscienza diversa nel mondo terreno e in quello spirituale. La conoscenza spirituale ci aiuta a prendere coscienza del nostro destino, che altrimenti viviamo con coscienza sognante.

40-42. Diventiamo coscienti che gli accadimenti della vita terrena sono collegati al dopo morte. Il dopo morte non è un’esistenza a sé stante, slegata dalla vita incarnata, bensì è il risultato di questa. Nella vita dopo la morte la nostra coscienza si costruisce nell’osservazione a ritroso. Come nella vita terrena siamo circondati dai regni della natura, nel mondo spirituale abbiamo attorno ed esterna a noi la nostra vita. Il nostro modo di essere nella vita terrena costituisce l’ambiente per la vita spirituale. Se avremo portato l’attenzione solo alle percezioni fisiche, il contenuto della nostra anima sarà costituito da rappresentazioni conseguenti. Tali rappresentazioni saranno il nostro ambiente circostante nel mondo spirituale. Chi avrà scacciato da sé ogni idea dello spirituale (i veri atei), nel dopo morte manterrà una coscienza legata alla Terra e sarà in un certo senso condannato a gravitare nella sfera terrestre. Chi avrà coltivato lo spirito ascenderà al mondo spirituale. Chi muore da ateo, essendo rimasto legato alla sua corporeità fisica, diventa un “centro” di forze distruttive per la vita umana e per la vita del mondo in generale. Se l’uomo non fosse protetto da una corporeità fisica che gli impedisce di penetrare nello spirituale, anche nell’esistenza terrena le sue rappresentazioni basate solo sulla percezione sensoriale avrebbero il carattere mortifero e distruttivo delle macchine (strumenti morti estratti dalla natura vivente).

43. La vita spirituale è diversa dalla vita terrena, ma ne è il risultato.

44-45. Non conta tanto diventare noi stessi indagatori dello spirito quanto aver maturato in noi le rivelazioni della scienza dello spirito. Le conoscenze occulte, un tempo riservate ai pochi, sono ora liberamente divulgate dagli scienziati dello spirito. Anche oggi chi, quale allievo, ha ricevuto i segreti dello spirito, fa bene a mantenerne il segreto.

46-50. La scienza dello spirituale non è importante solo per l’individuo: vediamo perché. Sappiamo che le rivelazioni dello spirituale sono state soppiantate dalle teorie meccanicistico-evoluzioniste di Darwin. Un filosofo, Hartmann, si è opposto a quelle teorie, ree di basarsi solo sull’esteriorità e nel suo scritto, Filosofia dell’inconscio, reclama la necessità di prendere in considerazione anche le forze interiori. L’opposizione di Hartmann, benché insufficiente perché non corroborata dalla visione spirituale, fu sbeffeggiata dalla scienza. Gli scienziati accolsero di buon grado uno scritto anonimo allora in circolazione che confutava punto per punto le idee di Hartmann. In seguito si scoprì che l’autore del libro critico su Hartmann fu lo stesso Hartmann! Opporsi alla scienza dello spirito con un pensare materialistico è semplice, anche Hartmann usò con facilità i pensieri degli scienziati contro se stesso, mostrando la limitatezza di quel pensare!

51-53. Un esponente della generazione successiva, tale Hertwig, dopo aver seguito il cammino della scienza, in uno scritto si oppone alla teoria darwiniana ed esprime un parere favorevole su Hartmann. Questo è un esempio di come gli “allievi” della generazione precedente, in quella successiva prendano le distanze da concezioni che pretendevano di spiegare tutto, compreso il mondo spirituale. Ed ecco che un buon darwinista confuta il darwinismo. Hertwig arriva a fare un’affermazione molto interessante: la concezione darwinista non è un’innocua teoria, ma influisce su tutta la vita umana, sul pensare, sul sentire e sul volere. Certe idee, qualora applicate alla vita sociale (cultura, politica, economia), la condizionano fortemente. La scienza dello spirito vede il nesso tra le idee e i pensieri umani e le esperienze drammatiche che l’umanità attraversa. La realtà non può essere afferrata da concetti di tipo scientifico-materiale e allora scatena eventi drammatici a riprova dell’influenza che i pensieri materialistici hanno su di essa.

54-56. La scienza dello spirituale è sorta sia come necessità interiore, sia come esigenza sociale. Essa trae i concetti dalla realtà ed è ad essa perfettamente aderente tanto che le idee che ne scaturiscono possono essere applicate nell’ambito culturale, giuridico ed economico. Per poter agire fecondamente nella vita l’uomo deve produrre pensieri, sensazioni e volizioni che siano tratti dallo spirito e in esso radicati. La scienza dello spirito è voluta dai migliori spiriti. R. Steiner indaga sulla concezione goethiana del mondo, che inserisce l’indagine spirituale nel processo evolutivo dell’umanità. Goethe amava la natura e in essa ritrovava la sua origine spirituale. Da sempre la natura riflette e pensa di continuo. Secondo Goethe essa non pensa e riflette come gli uomini, ma come natura. A chi poneva limiti alla conoscenza, Goethe rispondeva che non ne esistono.

57-59. L’uomo afferra la sua realtà quando penetra fino all’essenza spirituale della natura. E quando queste conquiste passeranno nei mondi spirituali, entrerà nell’umanità, riguardo all’indagine spirituale, qualcosa di simile alla rivoluzione copernicana. Gli uomini impareranno a trovare lo spirito in se stessi anche senza diventare scienziati dello spirito, purché si liberino da ogni pregiudizio. Chi coltiva la scienza dello spirituale troverà la religione; in caso contrario la religiosità, un bene che è stato estremamente necessario all’evoluzione dell’umanità, andrà perduta.