Post Scriptum: Dal solstizio a San Giovanni

Dorme l’anima della Terra

nell’afa dell’estate:

chiaro si irradia

il riflesso del Sole

nello spazio esterno.

Veglia l’anima della Terra

nel gelo dell’inverno:

splende spiritualmente

il vero Sole

nell’essere profondo.

Il lieto giorno estivo

è sonno per la Terra;

la sacra notte invernale

è per la Terra, giorno.

                                                                                                                                                                                                          (Rudolf Steiner, Parole di verità)

In molte occasioni Rudolf Steiner presentò il momento solstiziale di San Giovanni come un evento di natura misteriosa, che fu assai significativo in un remoto passato e di nuovo, solo in un lontano futuro, si svelerà nelle sue profondità. Tuttavia, anche per l’umanità di oggi sembra sia di importanza del tutto speciale questo tempo dell’anno, in cui avverrebbe una “illuminazione” – pur rimanendo questa ancora inconscia entro gli uomini. Tutto ciò li porta verso l’autunno e la festività di San Michele.

San GiovanniTanto tanto tempo fa, ci racconta Steiner, l’antica saggezza proveniente dai templi dei misteri guidava un’umanità ancora bambina e le insegnava a muovere, in cerchio, ritmiche danze. Accompagnate da canti di incomparabile bellezza ed armonia. Una sola volta ogni anno, qui, sul far dell’estate, veniva offerta al cielo tale poetica invocazione che aveva tutto il carattere raccolto e devoto di una preghiera. La risposta dei mondi spirituali agli uomini di allora era una sorta di illuminazione, come un annunzio che essi potevano ricevere – in tale coscienza sognante –, un solare presagio dell’io che una volta all’anno scendeva su di loro. Proprio come avviene a un fiore di sbocciare, sfiorato dalla luce e dal calore dei raggi solari.

Sognavano l’io. A quei tempi tali uomini primitivi e poetici non potevano ancora attribuirlo a se stessi, ma lo ponevano nel grembo dell’elemento divino spirituale, sapendolo in relazione con tutto il cosmo e con il mondo intero. In particolare essi sentivano di dover accogliere quanto si rivelava loro in piena estate – quando luce e calore piovono copiosi –, essi attendevano con fiducia che si manifestasse ciò che i cieli pretendevano dagli uomini in campo morale: la saggezza spirituale operava, appunto, come una rivelazione e trasmetteva loro impulsi per l’agire. I nembi temporaleschi, i poderosi tuoni e i lampi di agosto erano come un monito all’umanità terrena.

Tuttora, durante l’estate, l’anima e lo spirito della Terra si alzano verso le lontananze cosmiche – come avviene all’uomo quando dorme profondamente – per andare a incontrare gli archetipi, gli ideali, i pensieri degli Esseri spirituali. È come un lunghissimo respiro: al momento del solstizio estivo, diciamo così, la Terra ha esalato tutto il suo fiato, quell’aria che aveva tratto entro di sé prima di Natale. Allora a San Giovanni si attende una nuova inspirazione.

Insieme alla Terra pure noi facciamo questa esperienza, siamo, nel pieno senso della parola, più fuori che dentro: usciamo di casa e ci godiamo la vita all’aria aperta o andiamo in vacanza; ma siamo fuori anche con la coscienza, risulta più difficile concentrarsi, o studiare, e siamo richiamati dal calore a vivere fisicamente la nostra estate. Questa esperienza estiva è anche entrare in una sorta di sonno rispetto all’elemento spirituale. Con l’arrivo dell’autunno ci ritroveremo più inclini all’introspezione, a ritirarci in quell’interiorità che durante la bella stagione abbiamo in qualche modo liberato.

Questa espansione nel cosmo permette alla Terra di incontrare i pensieri divini e per noi – donne e uomini del nostro tempo – luce e calore possono restituire ali al pensiero, affinché non irrigidisca ma possa ritrovare vita e movimento.

Qualcuno avrà provato a leggere e a confrontarsi in qualche modo con la, cosiddetta, Immaginazione cosmica di Giovanni, presente con altre quattro conferenze di Rudolf Steiner nell’O.O. 229. La possibilità di darne un sunto o un commento è del tutto esclusa (non ci resta che leggerla e rileggerla): ci troviamo al cospetto dello svolgimento discorsivo di una bellissima visione spirituale!

Una delle magie delle immagini vere consiste nell’avere un linguaggio universale che si comunica a ogni osservatore e, questo è importante, in ogni particolare è possibile ritrovare il tutto, in ognuno troviamo l’origine, l’evoluzione, la fine e pure il germe del nuovo inizio. Nell’immagine – per semplificare, rappresentiamoci la tela dipinta di un quadro – è come se il tempo divenisse spazio: dobbiamo spostarci con lo sguardo se vogliamo cogliere un qualche nesso tra i vari elementi raffigurati. E capire cosa c’è prima e cosa è dopo. Quando allora Steiner cerca di descrivere questa immagine cosmica è come se la restituisse alla dimensione del tempo. La sua poetica prosa immaginativa in un andamento narrativo, con una determinata successione, ci accenna a quanto potremmo scorgere in uno o in un altro dei cantucci del dipinto.

Osserviamone allora un particolare, uno piccolo.

Ora siamo in estate, no? Qual è il nostro passato? L’uomo durante la primavera si è potuto sentire uno con tutta la natura germogliante: dalla durezza delle radici è salito aprendosi al ritmo delle foglie, poi ancora si è raccolto nei fiori in boccio che finalmente si sono schiusi con i loro colori e profumi. Quando il fiore si espande ancora oltre nel frutto, ricondensandosi poi nel seme, è come se si fosse a un nuovo ciclo di vita: in noi nasce una realtà tutta solare, ma che è il frutto della nostra terra. Questo frutto, in una dolcezza sognante, si offre fiducioso al creato, sciogliendosi per permettere un nuovo inizio.

Estate

Nel momento solare del solstizio estivo possiamo sperimentare in noi stessi le forze dissolventi del dolce frutto e le forze coagulanti del seme, sì, perché Giovanni il Battista (di cui ricorre il dì natale, anticipando di sei mesi quello più famoso di tutti i tempi) – il meglio dell’umanità incarnata prima di Cristo – è colui che deve diminuire perché Lui possa crescere… È un seme, l’uomo, nella sua natura spirituale – quell’io solo sognato, duemila anni fa è entrato nella nostra terra – ed insieme l’uomo è un frutto che gravido si dona perché questo seme possa crescere.

San Giovanni va pei campi

nell’ardor del mezzogiorno,

quiete immensa tutt’intorno,

sopra, il cielo tutto blu …

Il sorriso suo giocondo

benedice la natura

e ogni spiga che matura.

(Lina Schwarz, da “Ancora … e poi basta” ed. Mursia, 1965)

 

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