Sono io libero oppure schiavo?

Riflettendo sui paradossi della nostra economia con un collega, un discorso tira l’altro, si è venuti a parlare di Götz W. Werner, rinomato imprenditore tedesco e fondatore della catena dm-drogerie markt… di cui io stesso sono assiduo cliente da quando vivo qui in Germania, in quanto, tra le altre cose, vende anche prodotti biologici a prezzi accessibili a tutti. Questo personaggio, a quanto pare, sarebbe una sorta di moderno Olivetti: anch’egli promotore di attività culturali ricreative e soprattutto formative per i propri dipendenti, anch’egli acceso sostenitore di idee rivoluzionarie per guarire la nostra economia e, detto tra parentesi, anch’egli antroposofo non dichiarato.

Incuriosito, ho deciso di documentarmi sul suo conto… ora sto leggendo un suo articolo on-line («Bin ich frei oder bin ich Knecht?») del gennaio di quest’anno, che ho deciso di tradurre per voi:

 

Cara lettrice, caro lettore,

in quanto imprenditore ho esperienza diretta dei diversi modi in cui i collaboratori lavorano, anche presso dm: molte colleghe e colleghi ci mettono impegno. Ci sono altri invece che agiscono secondo il principio «Una cosa è il dovere, un’altra il piacere». Le persone che ragionano in questo modo non sono una specie rara nella nostra società, essi rappresentano una posizione assai diffusa: «Ciò che faccio in campo lavorativo è deciso da altri, ciò che faccio nella mia vita privata lo decido io». È pur comprensibile che si ritenga la separazione tra lavoro e tempo libero un’importante conquista.

Dov’è dunque il problema? Il problema lo ha mostrato la pubblicista Hannah Arendt con l’esempio di Adolf Eichmann, ufficiale delle SS. A causa della separazione tra lavoro deciso da altri, per il quale non ci si sente responsabili, ma puri esecutori, e tempo libero in cui siamo noi a decidere e ad agire, possono venir compiute le peggiori nefandezze.

Chi non è pronto ad assumersi la responsabilità per le azioni che compie non vive appieno. In questo modo non è possibile venire a capo della vita in modo fecondo. Dobbiamo invece porci tutti, imprenditori e impiegati, ogni giorno la “domanda fondamentale”: se stiamo dando un senso alla nostra vita al punto da poterci identificare con tutto ciò che facciamo, sia in campo lavorativo che nel nostro tempo libero. Perché non basta affatto essere comprensivi e amorevoli coi nostri simili, dobbiamo anche poter rendere conto delle nostre azioni di fronte a noi stessi. Come disse Cristo – o come fu a lui attribuito – è evidente che è possibile amare il prossimo solo se si ama se stessi. Amare se stessi però, così come amare il prossimo, non è una passeggiata, ma richiede molta fatica. Immaginatevi la vostra coscienza come il vostro doppio, una persona identica a voi che vi chiede se siete in grado di assumervi la responsabilità delle vostre azioni, se veramente state assolvendo lo scopo della vostra esistenza sulla Terra. Allora non potreste più addurre come scusa il fatto che qualcun altro vi ha detto di svolgere questa o quell’inutile attività. Noi esseri umani non siamo mai puri automi nelle mani altrui, altrimenti falliremmo completamente la nostra missione. Dovremmo avere costantemente la consapevolezza del fatto che noi di ciascun secondo della nostra vita, sia durante il lavoro che nel tempo libero, dobbiamo rendere conto di fronte a noi stessi. E senza alcuna pietà.

Per i credenti è di aiuto il fatto di scegliere non se stessi, ma un Dio come istanza di fronte alla quale rispondere dell’adempimento della propria vita. Maggiormente diretto ed efficace sarebbe rivolgere a se stessi in prima persona la domanda: «Sono io libero oppure schiavo?». E se mi sento schiavo, allora vuol dire che ne ho ancora di strada da fare.

Coltivate amore per voi stessi in questo nuovo anno.

Cordialmente vostro,

Götz W. Werner

(articolo tratto dal sito http://www.unternimm-die-zukunft.de/de/goetz-werner/. Traduzione di Emanuele Banchio)

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