In sintesi: IL MISTERO DEL DOPPIO – prima conferenza

Da più parti si sente dire che le conferenze tenute da Rudolf Steiner, il fondatore della Scienza dello spirito, sono troppo complesse. E sono in tanti a desistere, rinunciando a fruire di un’opera di inestimabile valore spirituale per l’intera umanità.

Nella rubrica “In sintesi”, abbiamo pensato di rendere disponibili i riassunti di alcuni testi come invito alla lettura e supporto per approfondimenti di studio degli stessi.

Il ciclo inizia con Il mistero del doppio, che si articola in cinque conferenze contenenti importanti rivelazioni sulle caratteristiche e l’agire di entità ben note come forze dell’ostacolo. Prenderne conoscenza permette di comprendere il loro operare entro l’essere umano e nella società. Compito precipuo dell’umanità attuale è proprio di tenere gli occhi ben aperti per riconoscere e confrontarsi con i potenti esseri spirituali che manovrano incessantemente per deviare l’uomo dalla sua meta evolutiva. Si avrà la meglio sul male solo attraversandolo coscientemente e non aggirandolo.

La prima conferenza introduce alcuni principi della scienza dello spirito, le sue modalità operative e le difficoltà che  essa incontra ad inserirsi nella nostra epoca culturale come scienza altrettanto affidabile quanto quella che osserva i fenomeni sensibili.

Buona lettura!

La conoscenza del soprasensibile e gli enigmi dell’anima umana

 San Gallo, 15 novembre 1917

1. Il cammino evolutivo dell’umanità cambia di epoca in epoca, a seconda delle aspirazioni da cui essa è animata. L’umanità va verso la conoscenza (il pensare) e verso l’agire (il volere). Generalmente si incontrano difficoltà ad accettare nuovi modi di concepire il mondo. Teorie rivoluzionarie come quella copernicana e altre, hanno impiegato secoli prima di essere riconosciute. Con grande fatica si è arrivati a comprendere che non è il Sole a muoversi intorno alla Terra ma è la Terra a compiere dei moti ellittici intorno al Sole.

2-3. La scienza dello spirituale propone contenuti adatti allo sviluppo del pensare e del sentire dell’umanità odierna. Il suo carattere innovativo è pesantemente ostacolato dalla messa in campo di argomentazioni, anche estremamente colte, colme di pregiudizi. Addirittura ci si vergogna di affrontare i temi di cui la scienza dello spirito si occupa, come se fosse inammissibile analizzare le questioni spirituali con la stessa scientificità con cui si trattano i fenomeni della natura. Permane il dubbio sulla possibilità di pervenire alla conoscenza dell’intero uomo in modo davvero scientifico, e questo dubbio scatena le più forti opposizioni.

4-5. Lo scienziato dello spirituale adotta di buon grado la mentalità scientifica attuale, nel senso che indaga il mondo spirituale con strumenti altrettanto scientifici. Gli scienziati ricercatori vedono ogni fenomeno materiale come effetto di un qualcosa che l’ha causato, che l’ha originato. Per formulare ipotesi sulle origini della Terra, essi partono dalla geologia, dallo studio degli strati terrestri. Da tale mentalità ha preso origine la teoria evoluzionistica di Darwin.

6-9. La scienza dello spirituale ricerca le origini della Terra a partire dalla materia morta (in quanto la morte agisce nella vita); parte cioè dalla fine per risalire all’inizio. La scienza tradizionale fa l’opposto: parte dalla nascita perché ritiene che la morte non sia coinvolta con ciò che vive e cresce nel mondo; essa osserva e argomenta sul  mondo percepibile ai sensi.  La scienza dello spirito indaga l’invisibile e deve spiegare con un linguaggio logico come è pervenuta a certi risultati. Le affermazioni dello scienziato dello spirito, anche se espresse in un linguaggio chiaro, secondo un filo logico ineccepibile, non sono accettate perché essa usa parametri diversi rispetto a quelli della scienza. Tuttavia le sue conclusioni sono affidabili e sicure. Ciò che la scienza dello spirito arriva a esporre è frutto di anni di ricerca oltre i cosiddetti “confini” della conoscenza. Tali “confini” hanno fermato fior di pensatori che dichiarano impossibile varcare la soglia del visibile. Uno di questi pensatori ha fatto un’affermazione degna di nota: l’anima umana non può essere né al di fuori del corpo, né dentro il corpo. Un’affermazione contraddittoria difficilmente risolvibile per il pensatore di quell’epoca, inabile a superare quelli che considerava “limiti alla conoscenza”. Uno sperimentare la contraddizione, un penetrarla avrebbe portato alla sua stessa risoluzione. Si è consolidata invece l’idea dell’invalicabilità del limite conoscitivo. Nel volume Gli enigmi dell’anima (di R. Steiner) si descrive l’anima in lotta con le contraddizioni coesistenti in essa; si esorta a non desistere, a immergersi senza timore nella conflittualità fino al suo appianamento.

10-14. Tutta l’anima deve partecipare fino in fondo al superamento di quei limiti apparenti, compenetrandoli. La scienza dello spirito non è fondata su speculazioni intellettuali: essa descrive solo ciò che sperimenta. Similmente a un animale inferiore cui manca il senso del tatto perché ce l’ha incorporato dentro il suo organismo, l’anima umana non è ancora tanto progredita da aver sviluppato gli organi preposti a percepire lo spirituale. Tramite appositi esercizi, l’anima umana può acquisire le facoltà animiche necessarie a percepire lo spirituale. Un pensatore profondissimo, Vischer, si fermò a un passo dalla conoscenza spirituale. La scienza sostiene che senza il cervello non si pensa, che è l’organo fisico a produrre i pensieri. Secondo lo scienziato dello spirito è l’opposto: il cervello esiste grazie al pensare. Entrambe le teorie sono facilmente confutabili. È stupefacente, dice Vischer, come lo spirito si presenti nella sostanza materiale, cioè nella sua perfetta antitesi. Vischer, nella sua strenua lotta per la conoscenza, sperimenta un concretissimo ostacolo, un “battere la testa” nelle contraddizioni. Lo spirito crea una contraddizione col suo apparire in forma materiale. Anche Fichte, a differenza di Hegel, riconosce questa contrapposizione ma non la chiarisce. Oltrepassare quell’apparente contraddizione, valicare i limiti della conoscenza del visibile era impossibile al loro tempo. Allora non era ancora sorta la scienza dello spirito che avrebbe potuto presentare esercizi adatti ad attivare l’anima e ad imparare a differenziare dentro di sé ciò che fino a quel momento era indistinto: gli organi adatti alla visione spirituale.

15. Limitandosi alle percezioni sensoriali, la scienza ha indirizzato il pensare umano nella direzione opposta allo spirito. La scienza dello spirituale non si sente appagata dalla mera percezione sensoriale, prevede un differente ordinamento dei pensieri. Essa vede nei concetti e nelle rappresentazioni degli oggetti esterni una riproduzione parziale degli stessi. Un albero, fotografato da più angolazioni, dà diverse immagini di sé, alcune addirittura lo rendono irriconoscibile. Il concetto più vicino alla realtà è quello che ingloba il maggior numero possibile di punti di vista. La vita animica sarà infinitamente più ricca della vita sensoriale, se forma concetti più vivi di quelli che sorgono comunemente.

16-18. La rosa recisa non è reale, la sua vera realtà è la pianta da cui è originata. Lo scienziato dello spirito penetra nella sostanza vivente della pianta e ne sente l’essenza. L’occhio che percepisce lo spirituale penetra nel vivo delle cose, produce di esse rappresentazioni viventi perché in esse si sperimenta. Il pensare spirituale è costretto spesso a esprimersi per paradossi, per farsi capire. La scienza è agli antipodi: produce un pensare morto, limitato all’osservazione dell’apparenza. La grande erudizione, oggi tanto ammirata, produce un pensare morto, puramente nozionistico, avulso dalla realtà. Il fisico Dewar, basandosi su calcoli fisici ha, in breve tempo, previsto il futuro della Terra: la temperatura scenderà drammaticamente, il latte diventerà un alimento solido, le pareti saranno verniciate da una sostanza che irradierà luce… La scienza dello spirito, pur seguendo lo stesso metodo espositivo, propone un pensare vivo, radicato nella realtà.

19-21. L’autore fornisce il seguente esempio per evidenziare la fragilità delle teorie morte della scienza. Se ci è data la possibilità di monitorare con esattezza gli organi di un giovane, in base a calcoli particolari, si potrà prevedere lo stato di mutamento dei suoi organi fra 200 anni. Peccato che tra 200 anni quel “giovane” sarà morto da un pezzo. La labilità di queste previsioni è presto provata, ma non lo è altrettanto la labilità delle teorie sul futuro della Terra, perché nessuno ha fatto l’esperienza diretta della fine della Terra. Con lo stesso metodo, partendo dallo stato attuale degli organi di un individuo, andando a ritroso per due anni o più, si può ipotizzare lo stato degli organi di 100 anni prima! Su questo metodo si fonda la teoria di Kant-Laplace secondo cui milioni di anni fa il sistema solare si è formato da una nebulosa primordiale. Secondo la scienza dello spirito, la Terra in quell’epoca non esisteva neppure!

22-24. La vita animica completa e affidabile è quella che si immerge dentro la realtà; pertanto l’investigatore dello spirito deve sviluppare le facoltà necessarie a tal fine. Si arriva così a capire che lo scienziato dello spirito non specula sull’immortalità dell’anima bensì la sperimenta, andando oltre le barriere fisiche della nascita e della morte. Una volta raggiunta l’essenza dell’oggetto, se ne possono conoscere le qualità. Nell’indagine spirituale si parte dalla morte: di essa portiamo in noi le forze distruttrici esattamente come portiamo in noi le forze costruttrici della nascita. Abitualmente si crede che il sistema nervoso produca il pensare, il sentire e il volere, ma questo assunto è tanto assurdo per lo scienza dello spirito quanto lo è l’affermare che le impronte di un piede trovate nel fango sono formate da movimenti del suolo terrestre. Il cervello è necessario per esprimere i pensieri tanto quanto la terra è il sostrato necessario per camminare. Lo scienza dello spirito sa che durante la veglia l’attività dell’anima nel sistema nervoso è distruttrice. Le forze di morte rendono possibile l’attività del pensare. La tendenza distruttrice che col pensare penetra nel sistema nervoso è bilanciata, durante la vita, dalle forze vitali provenienti dal resto del corpo.

25. Nell’organismo umano agiscono sia forze di morte, sia forze vitali. La scienza ignora il processo edificante della morte; le sfugge che il processo di morte nel fisico è costruttore di spirito. La vita dell’anima non è dunque collegata solo alla materia, in virtù della quale si manifesta, ma fa parte del mondo spirituale, quel mondo che la scienza dello spirito aspira a conoscere.

26-29. Un’anima in crescita, anelante alla conoscenza, si dirige dal sensibile verso il sovrasensibile sviluppando in primo luogo la facoltà immaginativa. Con la coscienza immaginativa l’uomo entra nel vivo del corpo eterico, il corpo delle forze formative, attivo dal concepimento alla morte fisica quale portatore dei ricordi e ambito da cui scaturisce l’attività pensante. Il pensare morto, le rappresentazioni, sono in rapporto  col cervello fisico; il pensare vivo nasce nel corpo eterico. I nostri sentimenti invece sono legati non all’eterico ma alla vita prenatale e al dopo morte. I sentimenti pervasi di pensiero rimangono a noi inconsci e diventano coscienti al chiaroveggente che abbia conseguito il livello ispirativo. Una coscienza ispirativa scorge i sentimenti affiorare dalle profondità inconsce dell’anima. Questa parte profonda dell’anima vive in un determinato modo nella vita da nascita a morte e in tutt’altro modo nei mondi spirituali. I sentimenti, le passioni ecc., sorgono in virtù di forze subconsce provenienti dai mondi spirituali.

30-31. Secondo i difensori della teoria dell’ereditarietà, i chiaroveggenti – che distinguono tra certe forze dell’anima che agiscono nel periodo tra nascita e morte e altre che agiscono nei mondi spirituali nel periodo tra morte e nuova nascita – sono degli sprovveduti. Sono legate all’ereditarietà le forze con le quali, dal mondo spirituale, entriamo nella Terra e che sono consolidate nella linea genealogica. Le scoperte sull’anima, a opera della scienza dello spirituale, saranno un giorno confermate dalla scienza.

32-33. Rispetto al sentire, la forza della volontà è ancora più lontana dalla coscienza ordinaria: quando un pensiero ci spinge a muovere un arto, non sappiamo nulla di ciò che accade in noi. Nel processo volitivo dormiamo sonni profondi. Solo la coscienza intuitiva sa vedere cosa accade nella sfera della volontà. Dalle profondità più recondite dell’anima traiamo l’elemento della volontà, che è pervaso di spiritualità. Nella volontà opera il vissuto delle nostre vite precedenti. In quel che noi elaboriamo nel nostro volere, vivono in germe gli impulsi alle vite future. La vita umana è costituita da ripetute vite terrene e da ripetute vite spirituali. Le vite precedenti predeterminano quelle future, ma questo non pregiudica la libertà dell’uomo.

34-36. Nella sua indagine, il chiaroveggente parte dalla morte. Se si muore di morte violenta o di morte naturale, le conseguenze cambiano. Nel caso di morte violenta, qualcosa si ingerisce nel pensare e qualcos’altro si ingerisce nel volere che trapassa nelle vite successive. La scienza dello spirito è in grado di vedere cosa si manifesta nella vita successiva in caso di morte violenta. La morte violenta si ripercuote in un determinato momento della vita successiva operando un decisivo cambiamento nella traiettoria volitiva di chi l’ha vissuta. Una morte naturale è particolarmente importante per la vita tra morte e nuova nascita.

37-38. La scienza dello spirito non parla di una generica immortalità dell’anima; essa analizza fatti spirituali particolari e tratta della vita umana grazie alla comprensione dell’elemento eterno dell’anima. Gli eventi della vita umana sono chiari solo se li si vede alla luce delle ripetute vite terrene e spirituali. Nel mondo soprasensibile noi siamo in contatto – esattamente come sulla Terra lo siamo con la natura – sia con le anime cui siamo legati karmicamente, sia con altri Esseri spirituali che non s’incarnano mai. La scienza dello spirito parla concretamente di queste Entità. Indifferentemente che siano comunicate da scienziati dello spirito o vissute in proprio, queste conoscenze plasmano la vita dell’anima. Le vicissitudini della vita, tristi o gioiose che siano, passano in second’ordine rispetto alla conquista dell’arricchimento dell’anima nutrita dai contenuti della scienza dello spirito: il senso del destino che si snoda di vita in vita viene capito e partecipato.

39. Affermazioni come: «Hai avuto ciò che meritavi», possono essere terribilmente oltraggiose. Non necessariamente una disgrazia in questa vita ha origine nella vita precedente. Essa può manifestarsi per la prima volta e favorire lo sviluppo di una coscienza diversa nel mondo terreno e in quello spirituale. La conoscenza spirituale ci aiuta a prendere coscienza del nostro destino, che altrimenti viviamo con coscienza sognante.

40-42. Diventiamo coscienti che gli accadimenti della vita terrena sono collegati al dopo morte. Il dopo morte non è un’esistenza a sé stante, slegata dalla vita incarnata, bensì è il risultato di questa. Nella vita dopo la morte la nostra coscienza si costruisce nell’osservazione a ritroso. Come nella vita terrena siamo circondati dai regni della natura, nel mondo spirituale abbiamo attorno ed esterna a noi la nostra vita. Il nostro modo di essere nella vita terrena costituisce l’ambiente per la vita spirituale. Se avremo portato l’attenzione solo alle percezioni fisiche, il contenuto della nostra anima sarà costituito da rappresentazioni conseguenti. Tali rappresentazioni saranno il nostro ambiente circostante nel mondo spirituale. Chi avrà scacciato da sé ogni idea dello spirituale (i veri atei), nel dopo morte manterrà una coscienza legata alla Terra e sarà in un certo senso condannato a gravitare nella sfera terrestre. Chi avrà coltivato lo spirito ascenderà al mondo spirituale. Chi muore da ateo, essendo rimasto legato alla sua corporeità fisica, diventa un “centro” di forze distruttive per la vita umana e per la vita del mondo in generale. Se l’uomo non fosse protetto da una corporeità fisica che gli impedisce di penetrare nello spirituale, anche nell’esistenza terrena le sue rappresentazioni basate solo sulla percezione sensoriale avrebbero il carattere mortifero e distruttivo delle macchine (strumenti morti estratti dalla natura vivente).

43. La vita spirituale è diversa dalla vita terrena, ma ne è il risultato.

44-45. Non conta tanto diventare noi stessi indagatori dello spirito quanto aver maturato in noi le rivelazioni della scienza dello spirito. Le conoscenze occulte, un tempo riservate ai pochi, sono ora liberamente divulgate dagli scienziati dello spirito. Anche oggi chi, quale allievo, ha ricevuto i segreti dello spirito, fa bene a mantenerne il segreto.

46-50. La scienza dello spirituale non è importante solo per l’individuo: vediamo perché. Sappiamo che le rivelazioni dello spirituale sono state soppiantate dalle teorie meccanicistico-evoluzioniste di Darwin. Un filosofo, Hartmann, si è opposto a quelle teorie, ree di basarsi solo sull’esteriorità e nel suo scritto, Filosofia dell’inconscio, reclama la necessità di prendere in considerazione anche le forze interiori. L’opposizione di Hartmann, benché insufficiente perché non corroborata dalla visione spirituale, fu sbeffeggiata dalla scienza. Gli scienziati accolsero di buon grado uno scritto anonimo allora in circolazione che confutava punto per punto le idee di Hartmann. In seguito si scoprì che l’autore del libro critico su Hartmann fu lo stesso Hartmann! Opporsi alla scienza dello spirito con un pensare materialistico è semplice, anche Hartmann usò con facilità i pensieri degli scienziati contro se stesso, mostrando la limitatezza di quel pensare!

51-53. Un esponente della generazione successiva, tale Hertwig, dopo aver seguito il cammino della scienza, in uno scritto si oppone alla teoria darwiniana ed esprime un parere favorevole su Hartmann. Questo è un esempio di come gli “allievi” della generazione precedente, in quella successiva prendano le distanze da concezioni che pretendevano di spiegare tutto, compreso il mondo spirituale. Ed ecco che un buon darwinista confuta il darwinismo. Hertwig arriva a fare un’affermazione molto interessante: la concezione darwinista non è un’innocua teoria, ma influisce su tutta la vita umana, sul pensare, sul sentire e sul volere. Certe idee, qualora applicate alla vita sociale (cultura, politica, economia), la condizionano fortemente. La scienza dello spirito vede il nesso tra le idee e i pensieri umani e le esperienze drammatiche che l’umanità attraversa. La realtà non può essere afferrata da concetti di tipo scientifico-materiale e allora scatena eventi drammatici a riprova dell’influenza che i pensieri materialistici hanno su di essa.

54-56. La scienza dello spirituale è sorta sia come necessità interiore, sia come esigenza sociale. Essa trae i concetti dalla realtà ed è ad essa perfettamente aderente tanto che le idee che ne scaturiscono possono essere applicate nell’ambito culturale, giuridico ed economico. Per poter agire fecondamente nella vita l’uomo deve produrre pensieri, sensazioni e volizioni che siano tratti dallo spirito e in esso radicati. La scienza dello spirito è voluta dai migliori spiriti. R. Steiner indaga sulla concezione goethiana del mondo, che inserisce l’indagine spirituale nel processo evolutivo dell’umanità. Goethe amava la natura e in essa ritrovava la sua origine spirituale. Da sempre la natura riflette e pensa di continuo. Secondo Goethe essa non pensa e riflette come gli uomini, ma come natura. A chi poneva limiti alla conoscenza, Goethe rispondeva che non ne esistono.

57-59. L’uomo afferra la sua realtà quando penetra fino all’essenza spirituale della natura. E quando queste conquiste passeranno nei mondi spirituali, entrerà nell’umanità, riguardo all’indagine spirituale, qualcosa di simile alla rivoluzione copernicana. Gli uomini impareranno a trovare lo spirito in se stessi anche senza diventare scienziati dello spirito, purché si liberino da ogni pregiudizio. Chi coltiva la scienza dello spirituale troverà la religione; in caso contrario la religiosità, un bene che è stato estremamente necessario all’evoluzione dell’umanità, andrà perduta.

Il terremoto infinito: il punto di vista scientifico-spirituale

Il Duomo di Mirandola maggio 2012

Ti svegli una mattina, e pensi “per fortuna è ancora presto, ho tutto il tempo di prepararmi con calma” e…. accompagnare le bambine a scuola, o infilarti il vestito da lavoro. Mentre compi i tuoi gesti quotidiani non pensi e non sai che li stai compiendo forse per l’ultima volta, o che per molto tempo, nei giorni a venire,  la tua vita non sarà più la stessa. Un boato fortissimo, e la terra inizia a tremare. Nelle scosse, innumerevoli, che seguono, il terremoto distrugge case, scuole, strade, capannoni, industrie, la gran parte di quello che conoscevi del tuo paese. Un nuovo panorama si stende ora davanti agli occhi increduli mentre le persone si aggirano fra il fumo, i calcinacci, le sirene dei soccorsi che coprono le voci care, le parole in dialetto. Un’unica domanda affiora nell’incrocio di sguardi: come è possibile?

 Nei blog che nascono ogni giorno per dare spazio alle testimonianze del terremoto infinito di queste settimane si trovano racconti come questo. Oppure frasi come quella di A., che alla fine di una conversazione, conclude: “io sento che Dio, in questo momento, ha abbandonato l’Italia’.  Una reazione umanissima, comprensibilissima, che suscita i sentimenti di compassione più profonda.

Di fronte a queste domande angosciose, diventa sempre più urgente ri-appropriarci di una prospettiva della realtà che comprenda anche tutta la parte  che si svolge ‘dietro le quinte’ della nostra vita visibile nel mondo fisico:  la parte spirituale, le azioni divine compiute da esseri spirituali nelle anime umane, che il pesante velo del materialismo ci impedisce di vedere. Solo così riusciremo a trovare risposte accettabili, che non siano frutto di imposture consolatorie distribuite a buon mercato. Solo così i fili del karma individuale e collettivo che si intrecciano in un evento come questo acquisiranno un significato che la mente e il cuore possono sopportare, perché ‘si inseriscono nel nesso del divenire universale’.

Dice Rudolf Steiner nella conferenza ‘L’evoluzione morale dell’uomo quale causa prima delle catastrofi naturali‘ (Dornach, 1924): “Miei cari amici, a partire da ciò che ho detto nelle conferenze precedenti, potete già immaginare che i fenomeni naturali esterni stanno in rapporto con gli eventi karmici dell’umanità. Colui che dirige il suo sguardo non soltanto ai fenomeni naturali, ma anche alla complessiva realtà cosmico-umana, vede il rapporto che c’è fra ciò che, in un certo periodo, avviene all’interno di gruppi di uomini e ciò che si manifesta in un tempo successivo come processi di natura. Possiamo a volte osservare certi eventi naturali che irrompono nella vita della Terra. (…) Se li cogliamo solo come fenomeni naturali siamo davanti a qualcosa che, dapprima, ci sembra incomprensibile rispetto all’impressione generale che riceviamo dal mondo” E continua, più avanti: “La ricerca scientifico-spirituale permette di fare un ulteriore passo avanti perché ci mette a disposizione punti di vista significativi proprio in relazione a questi eventi naturali.” 

Alcuni di questi ‘punti di vista’, contenuti nelle due conferenze del libro Catastrofi naturali come responsabilità morale illuminano con chiarezza le cause, di cui noi uomini siamo tutti corresponsabili, perchè le origini delle catastrofi naturali sono state create “nel corso degli orrori e delle atrocità delle guerre, a causa delle efferatezze sorte con l’evoluzione ed il progresso dell’umanità“. Più chiaro di così….

In altre conferenze, come in Mefistofele e i terremoti, di cui riportiamo un interessante stralcio (tratto dalla rivista Antroposofica del 1971, mentre l’intera conferenza si trova in Antropologia scientifico-spirituale, O.O. 107 – Ed. Antroposofica 2009), Steiner indaga il fenomeno dei terremoti dal punto di vista occulto: ‘(…) esistono nessi occulti fra gli eventi che accadono sulla Terra ed esseri che esercitano influssi spirituali sulle anime umane per condurle all’errore (…) si può scorgere che, pur essendo in certo modo incatenato, egli (Arimane,ndr) ha nell’interno della terra certi punti d’appiglio per il suo agire. Se si potessero conoscere i misteriosi rapporti che intercorrono fra quanto è accaduto sulla terra per influsso di Arimane e quanto in tal modo è divenuto il suo karma, allora nei fenomeni tellurici si riconoscerebbe anche il rap­porto fra quanto avviene nella natura in forma così terribilmente dolorosa e tragica e quanto regna fra gli uomini sulla terra’. E ancora: ‘ Qui sul piano fisico si presentano nei destini del­l’umanità taluni fatti, senza che a tutta prima se ne possano scoprire i nessi misteriosi; ma le conseguenze karmiche av­vengono ineluttabilmente. E a partire dalla seconda metà dell’epoca atlantica il karma di Arimane è connesso col karma dell’umanità.” 

Quanto può essere pesante, per le nostre anime, leggere parole come queste! Quanta impotenza sentiamo di fronte al concetto di ineluttabilità…. continua Steiner: ‘(…) tuttavia nei riguardi di siffatti eventi catastrofici, solo due o tre volte in ogni secolo, al massimo due o tre volte, dalle sedi dell’iniziazione potrebbe veramente essere predetto qualcosa. Dovete infatti pensare che queste catastrofi sono proprio connesse col karma dell’umanità e che, quand’anche potessero per esempio essere evitate in qualche caso particolare, esse dovrebbero poi comparire in altro luogo ed in altra manifestazione. Nulla si potrebbe mutare dell’evento, con una predizione’.  

Ma se, come si è visto, sono le ‘forze arimaniche a mostrare il loro volto voluttuosamente soddisfatto dalle profondità della Terra ogni volta che si verificano queste catastrofi naturali’, non possiamo dimenticare che ‘ciò che di ingiusto viene da Arimane e da Lucifero seminato nel mondo dietro le quinte dell’esistenza, tutto questo mediante le divinità buone viene di nuovo indirizzato sulle vie della giustizia così che, alla fine, il nesso karmico è sempre buono e giusto’. 

Queste sono le verità che vanno di nuovo imparate. Conclude Steiner: ‘Non dovete perciò pen­sare che il misterioso rapporto fra catastrofi telluriche e karma dell’umanità sia un segreto non investigabile. Esso è inve­stigabile: ma vi sono buone ragioni per cui questi profon­dissimi segreti oggi possono palesarsi al mondo solo in forma quanto mai generica. Grazie alla scienza dello spirito dob­biamo prima rendere evidente agli uomini il rapporto fra le loro stesse azioni ed i fenomeni naturali; e allora potrà anche giungere il tempo in cui l’umanità, riconoscendo questo rap­porto, si renda atta a ricevere le giuste risposte. Questo tempo verrà. È però vero che la scienza occulta potrà andare incon­tro ai più diversi destini. Potrà darsi che il suo influsso venga paralizzato e che resti limitato ad una cerchia ristretta. Ciononostante essa riuscirà a farsi strada e ad inserirsi nel karma dell’umanità. E allora l’umanità avrà essa stessa la possibilità di influire sul proprio karma.’ 

Per leggere lo stralcio della conferenzaMefistofele e i terremoti’