In sintesi: IL MISTERO DEL DOPPIO – quarta conferenza

Da più parti si sente dire che le conferenze tenute da Rudolf Steiner, il fondatore della Scienza dello spirito, sono troppo complesse. E sono in tanti a desistere, rinunciando a fruire di un’opera di inestimabile valore spirituale per l’intera umanità.

Nella rubrica “In sintesi”, rendiamo disponibili i riassunti di alcuni testi come invito alla lettura e supporto per approfondimenti di studio degli stessi.

Il ciclo inizia con Il mistero del doppio, che si articola in cinque conferenze contenenti importanti rivelazioni sulle caratteristiche e l’agire di entità ben note come forze dell’ostacolo. Prenderne conoscenza permette di comprendere il loro operare entro l’essere umano e nella società. Compito precipuo dell’umanità attuale è proprio di tenere gli occhi ben aperti per riconoscere e confrontarsi con i potenti esseri spirituali che manovrano incessantemente per deviare l’uomo dalla sua meta evolutiva. Si avrà la meglio sul male solo attraversandolo coscientemente e non aggirandolo.

… Nel quinto periodo postatlantico, il compito centrale dell’evoluzione umana sarà particolarmente difficile e faticoso: il confronto con il male. L’uomo sarà tartassato dalle tentazioni alle quali sarà portato a cedere per evitare di intraprendere la dura lotta necessaria a mettere al servizio della giusta evoluzione le forze che operano nel luogo sbagliato e che per questo sono maligne. Senza sostenere una strenua lotta l’uomo non potrà entrare nel sesto periodo postatlantico, tempo in cui, benché ancora legato alla Terra, egli vivrà in una continua visione del mondo spirituale. (Tratto da questa conferenza)

Esseri spirituali individuali e fondamento unitario dell’universo II

Dornach, 19 novembre 1917

1.  Queste descrizioni hanno lo scopo di illustrare la realtà di affiliati a confraternite che hanno mire ben precise e di altre entità non incarnate [arimaniche ndr] che influiscono su di esse perché esse stesse lo vogliono. Nell’ambito generale delle confraternite si formano diverse correnti di pensiero: alcuni membri sono contrari alla diffusione dei segreti spirituali, altri, armati delle migliori intenzioni, sono invece favorevoli a rivelarli, seppure con le dovute cautele. Tra queste due posizioni si collocano infinite gradazioni. Infatti, ciò che delle proposte delle confraternite viene davvero inserito nell’evoluzione dell’umanità è sempre fatto oggetto di aggiustamenti, di adattamenti. Le confraternite di iniziati cui erano noti gli impulsi che agivano nell’evoluzione dell’umanità, erano consapevoli – fin dagli anni quaranta del diciannovesimo secolo – della lotta sostenuta da Michele nei mondi spirituali con gli Spiriti delle tenebre (conclusasi con la cacciata di questi ultimi sulla Terra nel 1879).

2-4. Nell’epoca in cui Michele era in lotta, sulla Terra si andava sviluppando la ragione intellettualistica rivolta esclusivamente al mondo esterno, definitivamente affermatasi nell’uomo d’oggi. I confratelli benintenzionati si convinsero che agli uomini ­– diventati ormai propensi a conoscere ogni cosa, anche lo spirituale, attraverso il fisico – si potesse insegnare il mondo spirituale con modalità e processi fisici. Allo scopo di convincere l’uomo di essere circondato da un mondo spirituale, i confratelli escogitarono un mezzo per imprimere in lui l’idea dell’esistenza dello spirito. Nell’ambito globale delle confraternite, questa corrente la spuntò su quelle che vi si opponevano e si giunse così al compromesso della sperimentazione delle sedute spiritiche.

5. I benintenzionati s’illusero che gli uomini avrebbero in un primo tempo accolto l’idea di essere circondati da un generico mondo spirituale di tipo naturale e, sulla base di questo, avrebbero successivamente accolto rivelazioni spirituali superiori. Le loro aspettative furono clamorosamente deluse: i partecipanti alle sedute medianiche capirono ben presto che nelle sedute intervenivano i defunti. Entrambe le principali correnti – sia quelle favorevoli alla rivelazione dei segreti spirituali che quelle contrarie – furono deluse dai risultati dell’esperimento medianico.  All’interno di tutte le confraternite stavano delle frange di adepti cosiddetti di sinistra (coloro che usano ogni impulso inserito nell’evoluzione dell’uomo per accrescere il proprio potere) che, come è stato detto, si servivano delle anime dei defunti per i propri fini. Costoro tennero d’occhio i risultati sorprendenti delle sedute spiritiche e si allarmarono che i loro giochi di potere potessero venire scoperti proprio grazie alle rivelazioni medianiche di quei defunti di cui loro si servivano. In virtù del fatto che i benintenzionati si vergognarono ben presto del fallimento del loro tentativo di portare lo spirito agli uomini e i contrari rivendicavano le loro ragioni, il campo dello spiritismo diventò di totale appannaggio delle confraternite di sinistra.

6-8. Occorre ricordare che i fatti del mondo spirituale concordano tra loro tanto poco quanto le azioni umane sulla Terra. Anche nel mondo spirituale le azioni scaturiscono da impulsi di individualità: le singole correnti vanno distinte le une dalle altre. Nel formarsi una concezione del mondo, l’uomo tenta di accordarne le singole parti. Spinto da un afflato monoteistico ormai consolidato nella sua tradizione, l’uomo vuole assegnare una base unitaria a tutto ciò che sperimenta nel mondo. Egli attribuisce a Dio la causa e la discendenza di tutto, ma le cose stanno diversamente: l’universo non è spiegabile senza incorrere in contraddizioni. Gli avvenimenti non hanno una causa unitaria, essi sono innescati da individualità spirituali differenti e indipendenti le une dalle altre che possono essere in accordo o in opposizione tra loro. Solo se guardiamo i fatti in quest’ottica li comprenderemo davvero (Cfr. Dis. p. 95).

9-11. Le logiche degli eventi del mondo non consistono di un’astratta consequenzialità (come ci fa credere la storia). Tale consequenzialità è impossibile in un mondo dove operano individualità che agiscono autonomamente. La totalità della realtà è abbracciabile solo se si è in grado di accoglierne le contraddizioni. La mera percezione sensoriale della natura ci porta a conferire ai suoi fenomeni un’unica discendenza divina. La natura ci appare diretta da un unico principio-guida perché i sensi ci rimandano di essa solo la parvenza. Oltre la soglia sensoriale, la natura si manifesta per quella che è: un complesso sistema in cui operano spiriti elementari (e su cui influiscono anime ancora capaci di rivolgersi a essa) che si contrastano o si sostengono a vicenda. Questi esseri [silfidi, ondine, salamandre, gnomi ndr] combattono talvolta fra loro e la natura risulta un’eterogenea combinazione di intenti di esseri che agiscono senza che vengano impartiti loro ordini specifici. Oggi, specie i filosofi, tendono a comprendere anche l’anima umana in un organismo unitario fatto di pensare, sentire e volere. Se fosse davvero così, non emergerebbero nella vita dell’uomo quelle significative discrepanze riscontrate perfino dalla psicoanalisi e che sono imputabili ora ad alcune entità che agiscono sulla vita rappresentativa, ora ad altre che operano sulla vita del sentimento e infine ad altre ancora che influiscono sulla vita della volontà dell’anima.

12. Le tre facoltà dell’anima – pensare, sentire e volere – rimandano a tre diverse sfere di esseri elementari. L’anima dell’uomo è sulla Terra per fare un’unità di ciò che nel mondo pre-umano [elementare ndr] costituisce una triade.

13. Queste verità sono rilevanti quando si entra nel merito degli impulsi che nel corso della storia si inseriscono nell’evoluzione umana.

14-15. Nel quinto periodo postatlantico, il compito centrale dell’evoluzione umana sarà particolarmente difficile e faticoso: il confronto con il male. L’uomo sarà tartassato dalle tentazioni alle quali sarà portato a cedere per evitare di intraprendere la dura lotta necessaria a mettere al servizio della giusta evoluzione le forze che operano nel luogo sbagliato e che per questo sono maligne. Senza sostenere una strenua lotta l’uomo non potrà entrare nel sesto periodo postatlantico, tempo in cui, benché ancora legato alla Terra, egli vivrà in una continua visione del mondo spirituale.

16. Dal 1879 gli Spiriti delle tenebre appartenenti al grado angelico sono presenti dentro gli impulsi umani e da lì agiscono. Essi mirano a impedire all’uomo di riconoscere con la ragione l’elemento spirituale che, dopo la loro cacciata dai mondi spirituali, può fluire liberamente nell’umanità. Dalla Terra, gli Spiriti delle tenebre non possono più ostacolare il flusso proveniente dai mondi spirituali, possono però creare disordine e offuscare l’anima dell’uomo affinché questi non accolga con la ragione l’elemento spirituale che gli consentirebbe di svolgere giustamente il suo compito evolutivo del quinto periodo postatlantico.

17. Queste notizie non devono scoraggiare, ma piuttosto rinvigorire le forze dell’anima rivolte allo spirito. Se l’uomo saprà affrontare e trasformare le potenze del male in un impulso positivo per la sua evoluzione, avrà compiuto un’opera senza precedenti. Nel quarto periodo l’uomo ha capito che grazie al Cristo la sua anima avrebbe superato la morte; solo nel quinto periodo gli sarà possibile comprendere con la ragione il mistero del Golgota e saprà che nel Cristo trova le forze per trasformare il male in bene. L’uomo d’oggi deve lottare accanitamente contro il male, deve sperimentare che le sue forze s’indeboliscono se non le domina continuamente e non le usa per conquistare il mondo spirituale. In questo periodo l’uomo non può più essere guidato come un bambino – come certe confraternite tenderebbero a fare –, ma deve poter conoscere la verità spirituale in un modo tale che egli sia libero di accettarla o di rifiutarla. Perciò determinate cose vanno dette proprio in questo periodo.

19-21. Andando indietro nel tempo, per esempio al quarto periodo, si scopre che allora non ci si poteva limitare alla semplice comunicazione delle verità. Prendendo in considerazione il caso specifico dell’Irlanda, sappiamo dell’esistenza di leggende che in tempi antichi ne esprimevano le peculiari caratteristiche. Una leggenda esoterica descriveva la natura dell’Irlanda nell’organismo terrestre, narrando come un giorno l’umanità, sedotta da Lucifero, fu cacciata dal paradiso e dispersa nel mondo che esisteva a quell’epoca. Vi fu dunque una distinzione tra il paradiso con Lucifero e il resto della Terra, dove l’umanità era stata ricacciata. All’Irlanda toccò una sorte particolare: prima che Lucifero entrasse nel paradiso, sulla Terra si formò una copia del paradiso stesso – l’Irlanda appunto – che non è stata contaminata da Lucifero. Se l’Irlanda non si fosse separata dal paradiso, Lucifero non avrebbe potuto entrare nel paradiso e mettere in atto la sua tentazione. Questa bellissima leggenda è stata utile, nel corso dei secoli, a capire quale fosse la funzione dell’Irlanda: la cristianizzazione dell’Europa per mezzo dei monaci irlandesi. Secondo un’altra leggenda, l’Irlanda era l’isola dei santi perché le forze legate al territorio che salendo dal sottosuolo terrestre influiscono sul doppio umano, là sono indiscutibilmente le migliori.

22. Naturalmente gli irlandesi sono di stampo buono e cattivo come tutti gli altri uomini, in quanto l’uomo non è solo il prodotto della terra in cui vive e le sue caratteristiche possono essere in contrasto con le forze che salgono dalla terra. Una scienza che studi la struttura dei rapporti fra l’uomo e la Terra deve però tenere in considerazione la specificità dell’Irlanda. È indispensabile che la classe politica ne venga a conoscenza e tenga conto di questi fattori geografici esoterici nelle pubbliche decisioni, se vorrà risanare il campo delle questioni socio-politiche.

23-24. Mentre in passato non era possibile prendere decisioni solo sul piano fisico in base alle comunicazioni delle verità spirituali, nel quinto periodo tali decisioni sono possibili e sono rimesse alla libertà dell’uomo. Nel terzo periodo postatlantico accadde che una cerchia di iniziati prese l’iniziativa di inviare un consistente numero di colonizzatori dall’Asia Minore in Irlanda. Quei coloni abitavano la stessa regione dell’Asia [Mileto ndr] che nel quarto periodo diede i natali a Talete. Quei coloni furono scelti perché le loro particolari disposizioni karmiche li rendevano atti ad accogliere gli influssi della terra irlandese che facevano emergere speciali qualità dell’anima ed erano invece deboli nel senso dell’intellettualità, dell’egoismo (inteso come capacità di prendere decisioni).

25-26. La pacifica diffusione del cristianesimo venne per lungo tempo preparata con l’invio in Irlanda di persone atte a diventare quei monaci (S. Patrizio) dai quali irraggiò il cristianesimo in Europa. Dietro le narrazioni storiche di antiche colonizzazioni si cela sempre l’agire di saggezze che tenevano conto delle caratteristiche dell’evoluzione nell’epoca di allora e di quanto doveva verificarsi nel futuro. Una simile gestione, anche prevaricatrice, sulle sorti dell’uomo non sarebbe possibile oggi. Chi segue il giusto cammino evolutivo dell’uomo ha il compito di limitarsi a rivelare le verità occulte.

27-34. La libertà dell’uomo è oggi ostacolata dal suo doppio. Il subire passivamente l’influsso delle forze che agiscono direttamente sul doppio impedirà all’uomo di trasformare il male in bene. Negli anni della guerra questo fenomeno è accaduto in modo eclatante. L’umanità attuale fa fatica a valutare rettamente la natura degli eventi. Non ci si rende conto del fatto che nel mondo del lavoro si applicano alla vita dell’uomo i meccanismi della teoria di Darwin: sfruttare al massimo la capacità produttiva di alcune persone e “scartare” quelle che non mantengono certi standard di produzione. L’errata applicazione delle idee scientifiche alla vita umana, sarà fonte di guai. In quelle idee esiste l’impulso che si estenderà alle verità occulte che devono emergere nel nostro periodo. Il darwinismo non contiene verità occulte e la sua applicazione sugli esseri umani può creare atrocità. Se al darwinismo si aggiungono le verità occulte che si sveleranno nel nostro periodo, si arriverà a esercitare sugli uomini un potere smisurato. La drastica selezione dei più abili, che grazie a invenzioni occulte diventeranno sempre più abili, rafforzerà il potere; perciò si andrà nella direzione opposta a quella richiesta dal compito evolutivo dell’uomo nel quinto periodo.

Nel collegare questi fatti s’intende indicare come nascano i disegni che trasformeranno il futuro e come vadano rischiarati da punti di vista più elevati.

In sintesi: IL MISTERO DEL DOPPIO – prima conferenza

Da più parti si sente dire che le conferenze tenute da Rudolf Steiner, il fondatore della Scienza dello spirito, sono troppo complesse. E sono in tanti a desistere, rinunciando a fruire di un’opera di inestimabile valore spirituale per l’intera umanità.

Nella rubrica “In sintesi”, abbiamo pensato di rendere disponibili i riassunti di alcuni testi come invito alla lettura e supporto per approfondimenti di studio degli stessi.

Il ciclo inizia con Il mistero del doppio, che si articola in cinque conferenze contenenti importanti rivelazioni sulle caratteristiche e l’agire di entità ben note come forze dell’ostacolo. Prenderne conoscenza permette di comprendere il loro operare entro l’essere umano e nella società. Compito precipuo dell’umanità attuale è proprio di tenere gli occhi ben aperti per riconoscere e confrontarsi con i potenti esseri spirituali che manovrano incessantemente per deviare l’uomo dalla sua meta evolutiva. Si avrà la meglio sul male solo attraversandolo coscientemente e non aggirandolo.

La prima conferenza introduce alcuni principi della scienza dello spirito, le sue modalità operative e le difficoltà che  essa incontra ad inserirsi nella nostra epoca culturale come scienza altrettanto affidabile quanto quella che osserva i fenomeni sensibili.

Buona lettura!

La conoscenza del soprasensibile e gli enigmi dell’anima umana

 San Gallo, 15 novembre 1917

1. Il cammino evolutivo dell’umanità cambia di epoca in epoca, a seconda delle aspirazioni da cui essa è animata. L’umanità va verso la conoscenza (il pensare) e verso l’agire (il volere). Generalmente si incontrano difficoltà ad accettare nuovi modi di concepire il mondo. Teorie rivoluzionarie come quella copernicana e altre, hanno impiegato secoli prima di essere riconosciute. Con grande fatica si è arrivati a comprendere che non è il Sole a muoversi intorno alla Terra ma è la Terra a compiere dei moti ellittici intorno al Sole.

2-3. La scienza dello spirituale propone contenuti adatti allo sviluppo del pensare e del sentire dell’umanità odierna. Il suo carattere innovativo è pesantemente ostacolato dalla messa in campo di argomentazioni, anche estremamente colte, colme di pregiudizi. Addirittura ci si vergogna di affrontare i temi di cui la scienza dello spirito si occupa, come se fosse inammissibile analizzare le questioni spirituali con la stessa scientificità con cui si trattano i fenomeni della natura. Permane il dubbio sulla possibilità di pervenire alla conoscenza dell’intero uomo in modo davvero scientifico, e questo dubbio scatena le più forti opposizioni.

4-5. Lo scienziato dello spirituale adotta di buon grado la mentalità scientifica attuale, nel senso che indaga il mondo spirituale con strumenti altrettanto scientifici. Gli scienziati ricercatori vedono ogni fenomeno materiale come effetto di un qualcosa che l’ha causato, che l’ha originato. Per formulare ipotesi sulle origini della Terra, essi partono dalla geologia, dallo studio degli strati terrestri. Da tale mentalità ha preso origine la teoria evoluzionistica di Darwin.

6-9. La scienza dello spirituale ricerca le origini della Terra a partire dalla materia morta (in quanto la morte agisce nella vita); parte cioè dalla fine per risalire all’inizio. La scienza tradizionale fa l’opposto: parte dalla nascita perché ritiene che la morte non sia coinvolta con ciò che vive e cresce nel mondo; essa osserva e argomenta sul  mondo percepibile ai sensi.  La scienza dello spirito indaga l’invisibile e deve spiegare con un linguaggio logico come è pervenuta a certi risultati. Le affermazioni dello scienziato dello spirito, anche se espresse in un linguaggio chiaro, secondo un filo logico ineccepibile, non sono accettate perché essa usa parametri diversi rispetto a quelli della scienza. Tuttavia le sue conclusioni sono affidabili e sicure. Ciò che la scienza dello spirito arriva a esporre è frutto di anni di ricerca oltre i cosiddetti “confini” della conoscenza. Tali “confini” hanno fermato fior di pensatori che dichiarano impossibile varcare la soglia del visibile. Uno di questi pensatori ha fatto un’affermazione degna di nota: l’anima umana non può essere né al di fuori del corpo, né dentro il corpo. Un’affermazione contraddittoria difficilmente risolvibile per il pensatore di quell’epoca, inabile a superare quelli che considerava “limiti alla conoscenza”. Uno sperimentare la contraddizione, un penetrarla avrebbe portato alla sua stessa risoluzione. Si è consolidata invece l’idea dell’invalicabilità del limite conoscitivo. Nel volume Gli enigmi dell’anima (di R. Steiner) si descrive l’anima in lotta con le contraddizioni coesistenti in essa; si esorta a non desistere, a immergersi senza timore nella conflittualità fino al suo appianamento.

10-14. Tutta l’anima deve partecipare fino in fondo al superamento di quei limiti apparenti, compenetrandoli. La scienza dello spirito non è fondata su speculazioni intellettuali: essa descrive solo ciò che sperimenta. Similmente a un animale inferiore cui manca il senso del tatto perché ce l’ha incorporato dentro il suo organismo, l’anima umana non è ancora tanto progredita da aver sviluppato gli organi preposti a percepire lo spirituale. Tramite appositi esercizi, l’anima umana può acquisire le facoltà animiche necessarie a percepire lo spirituale. Un pensatore profondissimo, Vischer, si fermò a un passo dalla conoscenza spirituale. La scienza sostiene che senza il cervello non si pensa, che è l’organo fisico a produrre i pensieri. Secondo lo scienziato dello spirito è l’opposto: il cervello esiste grazie al pensare. Entrambe le teorie sono facilmente confutabili. È stupefacente, dice Vischer, come lo spirito si presenti nella sostanza materiale, cioè nella sua perfetta antitesi. Vischer, nella sua strenua lotta per la conoscenza, sperimenta un concretissimo ostacolo, un “battere la testa” nelle contraddizioni. Lo spirito crea una contraddizione col suo apparire in forma materiale. Anche Fichte, a differenza di Hegel, riconosce questa contrapposizione ma non la chiarisce. Oltrepassare quell’apparente contraddizione, valicare i limiti della conoscenza del visibile era impossibile al loro tempo. Allora non era ancora sorta la scienza dello spirito che avrebbe potuto presentare esercizi adatti ad attivare l’anima e ad imparare a differenziare dentro di sé ciò che fino a quel momento era indistinto: gli organi adatti alla visione spirituale.

15. Limitandosi alle percezioni sensoriali, la scienza ha indirizzato il pensare umano nella direzione opposta allo spirito. La scienza dello spirituale non si sente appagata dalla mera percezione sensoriale, prevede un differente ordinamento dei pensieri. Essa vede nei concetti e nelle rappresentazioni degli oggetti esterni una riproduzione parziale degli stessi. Un albero, fotografato da più angolazioni, dà diverse immagini di sé, alcune addirittura lo rendono irriconoscibile. Il concetto più vicino alla realtà è quello che ingloba il maggior numero possibile di punti di vista. La vita animica sarà infinitamente più ricca della vita sensoriale, se forma concetti più vivi di quelli che sorgono comunemente.

16-18. La rosa recisa non è reale, la sua vera realtà è la pianta da cui è originata. Lo scienziato dello spirito penetra nella sostanza vivente della pianta e ne sente l’essenza. L’occhio che percepisce lo spirituale penetra nel vivo delle cose, produce di esse rappresentazioni viventi perché in esse si sperimenta. Il pensare spirituale è costretto spesso a esprimersi per paradossi, per farsi capire. La scienza è agli antipodi: produce un pensare morto, limitato all’osservazione dell’apparenza. La grande erudizione, oggi tanto ammirata, produce un pensare morto, puramente nozionistico, avulso dalla realtà. Il fisico Dewar, basandosi su calcoli fisici ha, in breve tempo, previsto il futuro della Terra: la temperatura scenderà drammaticamente, il latte diventerà un alimento solido, le pareti saranno verniciate da una sostanza che irradierà luce… La scienza dello spirito, pur seguendo lo stesso metodo espositivo, propone un pensare vivo, radicato nella realtà.

19-21. L’autore fornisce il seguente esempio per evidenziare la fragilità delle teorie morte della scienza. Se ci è data la possibilità di monitorare con esattezza gli organi di un giovane, in base a calcoli particolari, si potrà prevedere lo stato di mutamento dei suoi organi fra 200 anni. Peccato che tra 200 anni quel “giovane” sarà morto da un pezzo. La labilità di queste previsioni è presto provata, ma non lo è altrettanto la labilità delle teorie sul futuro della Terra, perché nessuno ha fatto l’esperienza diretta della fine della Terra. Con lo stesso metodo, partendo dallo stato attuale degli organi di un individuo, andando a ritroso per due anni o più, si può ipotizzare lo stato degli organi di 100 anni prima! Su questo metodo si fonda la teoria di Kant-Laplace secondo cui milioni di anni fa il sistema solare si è formato da una nebulosa primordiale. Secondo la scienza dello spirito, la Terra in quell’epoca non esisteva neppure!

22-24. La vita animica completa e affidabile è quella che si immerge dentro la realtà; pertanto l’investigatore dello spirito deve sviluppare le facoltà necessarie a tal fine. Si arriva così a capire che lo scienziato dello spirito non specula sull’immortalità dell’anima bensì la sperimenta, andando oltre le barriere fisiche della nascita e della morte. Una volta raggiunta l’essenza dell’oggetto, se ne possono conoscere le qualità. Nell’indagine spirituale si parte dalla morte: di essa portiamo in noi le forze distruttrici esattamente come portiamo in noi le forze costruttrici della nascita. Abitualmente si crede che il sistema nervoso produca il pensare, il sentire e il volere, ma questo assunto è tanto assurdo per lo scienza dello spirito quanto lo è l’affermare che le impronte di un piede trovate nel fango sono formate da movimenti del suolo terrestre. Il cervello è necessario per esprimere i pensieri tanto quanto la terra è il sostrato necessario per camminare. Lo scienza dello spirito sa che durante la veglia l’attività dell’anima nel sistema nervoso è distruttrice. Le forze di morte rendono possibile l’attività del pensare. La tendenza distruttrice che col pensare penetra nel sistema nervoso è bilanciata, durante la vita, dalle forze vitali provenienti dal resto del corpo.

25. Nell’organismo umano agiscono sia forze di morte, sia forze vitali. La scienza ignora il processo edificante della morte; le sfugge che il processo di morte nel fisico è costruttore di spirito. La vita dell’anima non è dunque collegata solo alla materia, in virtù della quale si manifesta, ma fa parte del mondo spirituale, quel mondo che la scienza dello spirito aspira a conoscere.

26-29. Un’anima in crescita, anelante alla conoscenza, si dirige dal sensibile verso il sovrasensibile sviluppando in primo luogo la facoltà immaginativa. Con la coscienza immaginativa l’uomo entra nel vivo del corpo eterico, il corpo delle forze formative, attivo dal concepimento alla morte fisica quale portatore dei ricordi e ambito da cui scaturisce l’attività pensante. Il pensare morto, le rappresentazioni, sono in rapporto  col cervello fisico; il pensare vivo nasce nel corpo eterico. I nostri sentimenti invece sono legati non all’eterico ma alla vita prenatale e al dopo morte. I sentimenti pervasi di pensiero rimangono a noi inconsci e diventano coscienti al chiaroveggente che abbia conseguito il livello ispirativo. Una coscienza ispirativa scorge i sentimenti affiorare dalle profondità inconsce dell’anima. Questa parte profonda dell’anima vive in un determinato modo nella vita da nascita a morte e in tutt’altro modo nei mondi spirituali. I sentimenti, le passioni ecc., sorgono in virtù di forze subconsce provenienti dai mondi spirituali.

30-31. Secondo i difensori della teoria dell’ereditarietà, i chiaroveggenti – che distinguono tra certe forze dell’anima che agiscono nel periodo tra nascita e morte e altre che agiscono nei mondi spirituali nel periodo tra morte e nuova nascita – sono degli sprovveduti. Sono legate all’ereditarietà le forze con le quali, dal mondo spirituale, entriamo nella Terra e che sono consolidate nella linea genealogica. Le scoperte sull’anima, a opera della scienza dello spirituale, saranno un giorno confermate dalla scienza.

32-33. Rispetto al sentire, la forza della volontà è ancora più lontana dalla coscienza ordinaria: quando un pensiero ci spinge a muovere un arto, non sappiamo nulla di ciò che accade in noi. Nel processo volitivo dormiamo sonni profondi. Solo la coscienza intuitiva sa vedere cosa accade nella sfera della volontà. Dalle profondità più recondite dell’anima traiamo l’elemento della volontà, che è pervaso di spiritualità. Nella volontà opera il vissuto delle nostre vite precedenti. In quel che noi elaboriamo nel nostro volere, vivono in germe gli impulsi alle vite future. La vita umana è costituita da ripetute vite terrene e da ripetute vite spirituali. Le vite precedenti predeterminano quelle future, ma questo non pregiudica la libertà dell’uomo.

34-36. Nella sua indagine, il chiaroveggente parte dalla morte. Se si muore di morte violenta o di morte naturale, le conseguenze cambiano. Nel caso di morte violenta, qualcosa si ingerisce nel pensare e qualcos’altro si ingerisce nel volere che trapassa nelle vite successive. La scienza dello spirito è in grado di vedere cosa si manifesta nella vita successiva in caso di morte violenta. La morte violenta si ripercuote in un determinato momento della vita successiva operando un decisivo cambiamento nella traiettoria volitiva di chi l’ha vissuta. Una morte naturale è particolarmente importante per la vita tra morte e nuova nascita.

37-38. La scienza dello spirito non parla di una generica immortalità dell’anima; essa analizza fatti spirituali particolari e tratta della vita umana grazie alla comprensione dell’elemento eterno dell’anima. Gli eventi della vita umana sono chiari solo se li si vede alla luce delle ripetute vite terrene e spirituali. Nel mondo soprasensibile noi siamo in contatto – esattamente come sulla Terra lo siamo con la natura – sia con le anime cui siamo legati karmicamente, sia con altri Esseri spirituali che non s’incarnano mai. La scienza dello spirito parla concretamente di queste Entità. Indifferentemente che siano comunicate da scienziati dello spirito o vissute in proprio, queste conoscenze plasmano la vita dell’anima. Le vicissitudini della vita, tristi o gioiose che siano, passano in second’ordine rispetto alla conquista dell’arricchimento dell’anima nutrita dai contenuti della scienza dello spirito: il senso del destino che si snoda di vita in vita viene capito e partecipato.

39. Affermazioni come: «Hai avuto ciò che meritavi», possono essere terribilmente oltraggiose. Non necessariamente una disgrazia in questa vita ha origine nella vita precedente. Essa può manifestarsi per la prima volta e favorire lo sviluppo di una coscienza diversa nel mondo terreno e in quello spirituale. La conoscenza spirituale ci aiuta a prendere coscienza del nostro destino, che altrimenti viviamo con coscienza sognante.

40-42. Diventiamo coscienti che gli accadimenti della vita terrena sono collegati al dopo morte. Il dopo morte non è un’esistenza a sé stante, slegata dalla vita incarnata, bensì è il risultato di questa. Nella vita dopo la morte la nostra coscienza si costruisce nell’osservazione a ritroso. Come nella vita terrena siamo circondati dai regni della natura, nel mondo spirituale abbiamo attorno ed esterna a noi la nostra vita. Il nostro modo di essere nella vita terrena costituisce l’ambiente per la vita spirituale. Se avremo portato l’attenzione solo alle percezioni fisiche, il contenuto della nostra anima sarà costituito da rappresentazioni conseguenti. Tali rappresentazioni saranno il nostro ambiente circostante nel mondo spirituale. Chi avrà scacciato da sé ogni idea dello spirituale (i veri atei), nel dopo morte manterrà una coscienza legata alla Terra e sarà in un certo senso condannato a gravitare nella sfera terrestre. Chi avrà coltivato lo spirito ascenderà al mondo spirituale. Chi muore da ateo, essendo rimasto legato alla sua corporeità fisica, diventa un “centro” di forze distruttive per la vita umana e per la vita del mondo in generale. Se l’uomo non fosse protetto da una corporeità fisica che gli impedisce di penetrare nello spirituale, anche nell’esistenza terrena le sue rappresentazioni basate solo sulla percezione sensoriale avrebbero il carattere mortifero e distruttivo delle macchine (strumenti morti estratti dalla natura vivente).

43. La vita spirituale è diversa dalla vita terrena, ma ne è il risultato.

44-45. Non conta tanto diventare noi stessi indagatori dello spirito quanto aver maturato in noi le rivelazioni della scienza dello spirito. Le conoscenze occulte, un tempo riservate ai pochi, sono ora liberamente divulgate dagli scienziati dello spirito. Anche oggi chi, quale allievo, ha ricevuto i segreti dello spirito, fa bene a mantenerne il segreto.

46-50. La scienza dello spirituale non è importante solo per l’individuo: vediamo perché. Sappiamo che le rivelazioni dello spirituale sono state soppiantate dalle teorie meccanicistico-evoluzioniste di Darwin. Un filosofo, Hartmann, si è opposto a quelle teorie, ree di basarsi solo sull’esteriorità e nel suo scritto, Filosofia dell’inconscio, reclama la necessità di prendere in considerazione anche le forze interiori. L’opposizione di Hartmann, benché insufficiente perché non corroborata dalla visione spirituale, fu sbeffeggiata dalla scienza. Gli scienziati accolsero di buon grado uno scritto anonimo allora in circolazione che confutava punto per punto le idee di Hartmann. In seguito si scoprì che l’autore del libro critico su Hartmann fu lo stesso Hartmann! Opporsi alla scienza dello spirito con un pensare materialistico è semplice, anche Hartmann usò con facilità i pensieri degli scienziati contro se stesso, mostrando la limitatezza di quel pensare!

51-53. Un esponente della generazione successiva, tale Hertwig, dopo aver seguito il cammino della scienza, in uno scritto si oppone alla teoria darwiniana ed esprime un parere favorevole su Hartmann. Questo è un esempio di come gli “allievi” della generazione precedente, in quella successiva prendano le distanze da concezioni che pretendevano di spiegare tutto, compreso il mondo spirituale. Ed ecco che un buon darwinista confuta il darwinismo. Hertwig arriva a fare un’affermazione molto interessante: la concezione darwinista non è un’innocua teoria, ma influisce su tutta la vita umana, sul pensare, sul sentire e sul volere. Certe idee, qualora applicate alla vita sociale (cultura, politica, economia), la condizionano fortemente. La scienza dello spirito vede il nesso tra le idee e i pensieri umani e le esperienze drammatiche che l’umanità attraversa. La realtà non può essere afferrata da concetti di tipo scientifico-materiale e allora scatena eventi drammatici a riprova dell’influenza che i pensieri materialistici hanno su di essa.

54-56. La scienza dello spirituale è sorta sia come necessità interiore, sia come esigenza sociale. Essa trae i concetti dalla realtà ed è ad essa perfettamente aderente tanto che le idee che ne scaturiscono possono essere applicate nell’ambito culturale, giuridico ed economico. Per poter agire fecondamente nella vita l’uomo deve produrre pensieri, sensazioni e volizioni che siano tratti dallo spirito e in esso radicati. La scienza dello spirito è voluta dai migliori spiriti. R. Steiner indaga sulla concezione goethiana del mondo, che inserisce l’indagine spirituale nel processo evolutivo dell’umanità. Goethe amava la natura e in essa ritrovava la sua origine spirituale. Da sempre la natura riflette e pensa di continuo. Secondo Goethe essa non pensa e riflette come gli uomini, ma come natura. A chi poneva limiti alla conoscenza, Goethe rispondeva che non ne esistono.

57-59. L’uomo afferra la sua realtà quando penetra fino all’essenza spirituale della natura. E quando queste conquiste passeranno nei mondi spirituali, entrerà nell’umanità, riguardo all’indagine spirituale, qualcosa di simile alla rivoluzione copernicana. Gli uomini impareranno a trovare lo spirito in se stessi anche senza diventare scienziati dello spirito, purché si liberino da ogni pregiudizio. Chi coltiva la scienza dello spirituale troverà la religione; in caso contrario la religiosità, un bene che è stato estremamente necessario all’evoluzione dell’umanità, andrà perduta.