In sintesi: Il mistero del doppio – seconda conferenza

Da più parti si sente dire che le conferenze tenute da Rudolf Steiner, il fondatore della Scienza dello spirito, sono troppo complesse. E sono in tanti a desistere, rinunciando a fruire di un’opera di inestimabile valore spirituale per l’intera umanità.

Nella rubrica “In sintesi”, rendiamo disponibili i riassunti di alcuni testi come invito alla lettura e supporto per approfondimenti di studio degli stessi.

Il ciclo inizia con Il mistero del doppio, che si articola in cinque conferenze contenenti importanti rivelazioni sulle caratteristiche e l’agire di entità ben note come forze dell’ostacolo. Prenderne conoscenza permette di comprendere il loro operare entro l’essere umano e nella società. Compito precipuo dell’umanità attuale è proprio di tenere gli occhi ben aperti per riconoscere e confrontarsi con i potenti esseri spirituali che manovrano incessantemente per deviare l’uomo dalla sua meta evolutiva. Si avrà la meglio sul male solo attraversandolo coscientemente e non aggirandolo.

… L’anima si riveste di un corpo fisico, però non arriva a compenetrarlo del tutto. Per questo, poco prima di nascere, un altro Essere prende possesso della parte subconscia del nostro corpo. Questo Essere è in noi come lo è la nostra anima. Questi esseri arimanici, privi di sentimenti umani e dotati di una straordinaria intelligenza, devono la loro vita al fatto che si servono degli uomini per abitare nella sfera terrena in cui ambiscono soggiornare. (Tratto da questa conferenza)

La medicina geografica.

San Gallo, 16 novembre 1917

1-2. Le anime delle persone che durante la vita terrena si sono rivolte esclusivamente al mondo fisico-sensibile, nel dopo-morte rimarranno a lungo imprigionate nella sfera terrena e lì creeranno dei veri e propri centri di forze distruttive. Questi segreti, in passato custoditi da società occulte e preclusi al resto dell’umanità, dovranno ora essere resi noti a tutti. Se un tempo l’umanità non era matura per essere messa al corrente di certe realtà sovrasensibili, adesso, nel quinto periodo post-atlantico, non ha più senso tenerle celate. L’uomo deve sapere l’importanza che la conoscenza dei mondi sovrasensibili riveste. Deve sapere cosa accade nel dopo morte; solo così potrà evitare di diventare un centro distruttivo.

3-4. La visione spirituale geocentrica – antecedente a Copernico – secondo cui la Terra era ferma e il Sole e gli altri pianeti le ruotavano intorno, mentre il firmamento era una sfera spirituale popolata da Entità spirituali, impediva all’anima del defunto di essere trattenuta nella sfera terrestre e di diventare una forza distruttrice. L’aver accolto la teoria copernicana, secondo cui è la Terra a compiere un moto rotatorio intorno al Sole, incatena l’anima del defunto alla sfera terrena sbarrandone l’accesso ai mondi spirituali. La teoria copernicana, sebbene sia frutto di un’intelligenza un po’ pedantesca, è da un lato un’ammirevole conquista scientifica, dall’altro lato ostacola nelle persone il formarsi di rappresentazioni dei mondi spirituali, costringendole dopo la morte a permanere nella sfera terrestre.

5-6. Dopo la morte, la coscienza dell’uomo si modifica e si intensifica; è errato credere che scompaia. Nel dopo-morte, il defunto è compenetrato dalle anime legate a lui karmicamente, anche se lo ignora. Il percorso dell’anima nel dopo-morte deve essere conosciuto già durante l’esistenza terrena. La società antroposofica è sorta proprio per soddisfare l’esigenza presente e futura per cui gli uomini devono sapere che le anime si rivedranno nei mondi spirituali, e che ora si devono immedesimare entro un’universale comunione con il mondo. In questo modo si crea un legame karmico tra coloro che sanno che si incontreranno nel mondo spirituale. Le conoscenze del mondo sovrasensibile arricchiscono la vita spirituale e dal mondo sovrasensibile si ripercuotono nel mondo fisico sensibile. L’isolarsi è controproducente. Con la diffusione di certe idee in campo sociale, si tentava di creare in Europa una sorta di paradiso terrestre. Lo scoppio della  prima guerra mondiale ha dimostrato che quelle idee andavano nella direzione sbagliata.

7-9. Le associazioni come quella antroposofica sono attive sia nel mondo degli effetti (fisico) sia in quello delle cause (spirituale). Le Entità spirituali incoraggiano il diffondersi delle rappresentazioni spirituali, destinate a scarseggiare sempre di più col dilagare della mentalità scientifica. Essere chiusi ai mondi spirituali significa incatenare l’anima umana alla sfera terrestre. Siccome la Terra è destinata a perire, le anime che non si sono liberate dalla materia rimarranno intrappolate nel suo cadavere.

10. Le rappresentazioni dei mondi spirituali fatte sulla Terra libereranno l’anima dalla sicura schiavitù dell’attaccamento alla sfera terrestre e le permetteranno di agire – pur rimanendo legata ai propri cari lasciati sulla Terra – a partire dalla sfera spirituale. Il legame a partire dal mondo spirituale è più intenso e scongiura il formarsi di centri distruttivi privi d’amore.

11. Nella sua vita sulla Terra l’uomo cresce nello sperimentare e nel vivere gli avvenimenti della vita. Dopo la morte dobbiamo liberarci dall’attaccamento al mondo fisico e crescere nel mondo spirituale legandoci alle Gerarchie e ai fatti che le riguardano. Così come sulla Terra siamo circondati dalla natura, nei mondi spirituali siamo invece un tutt’uno con le Gerarchie spirituali; esse vivono in noi, ne siamo in un certo senso ricolmi. Qui sulla Terra il mondo ci è esterno, là lo viviamo dal di dentro. Siamo effusi nell’universo e non riusciamo a distinguerci. Nella misura in cui avremo maturato una coscienza dell’io saremo capaci di distinguerci dalle Gerarchie e di distinguerle tra loro. Qui tendiamo a creare un ponte che ci unisce al mondo, là dobbiamo separarcene per unirci.

12-13. Grazie all’acquisizione sulla Terra di concetti spirituali, dopo la morte sviluppiamo la forza che ci permette di conoscere, di compenetrare il mondo spirituale. L’uomo di oggi rifugge i concetti spirituali perché sono difficili e non hanno oggetti corrispondenti nel mondo sensibile. Ma è in questo sforzo che troviamo la realtà del mondo. Insieme ai concetti spirituali acquisiamo conoscenze che gettano luce in quel mondo che altrimenti ci sarebbe oscuro. Senza la luce del sapere diventeremmo nel dopo-morte dei centri distruttivi sfruttabili dai negromanti.

14-15. Con la sapienza che illumina, ci si distingue dagli Esseri spirituali di cui siamo ricolmi, ma non basta, occorre anche saper amare. L’amore terreno, quello legato al ritmo e al respiro, non ha valore nel mondo spirituale. L’amore verrà acceso dai concetti che si sviluppano nella comprensione del mondo fisico, se però abbiamo coltivato un amore limitato a puri concetti naturalistici, ignorando il mondo dello spirito, quell’amore si trasformerà nei mondi spirituali in un’azione distruttrice. L’amore si eleva se l’uomo riesce ad amare i concetti e le rappresentazioni del mondo spirituale e si degrada se resta confinato al mondo dei sensi.

16. All’umanità di oggi non bastano i predicatori che intimano di avere fede in un credo religioso e di prepararsi così alla vita eterna. Essi non sono in grado di descrivere la vita dopo la morte. Questo tipo di fede era valida fino al sedicesimo secolo, cioè prima del dilagare del materialismo. Oggi, gli uomini che si chiudono egoisticamente in sette religiose nella convinzione di raggiungere la felicità, si precludono l’ascesa ai mondi spirituali. La sds va diffusa con un senso di compassione verso costoro, che la rifiutano.

17-19. Il mondo spirituale, i defunti legati a noi, le Gerarchie, sono ovunque nella nostra esistenza. Solo il nostro stato di coscienza ci divide dal mondo soprasensibile. Occorre conquistarsi le forze che ci permettano di ricongiungerci ai defunti da cui la materia ci separa durante la vita, altrimenti non ci accorgiamo di loro, benché ci siano. Le forze d’amore confinate alla sfera del naturalismo diventano forze del male. Tra il mondo spirituale e quello fisico c’è una relazione molto stretta: noi siamo in rapporto coi defunti e il mondo sovrasensibile compenetra il nostro. Nell’elemento sensibile vi è ovunque quello sovrasensibile.

20-21. L’uomo non è solo costituito, come comunemente si crede, da corpo, anima e spirito. Egli s’incarna, ma non sa cosa avviene nel fisico, le nozioni di anatomia e fisiologia non sono esaurienti. L’anima si riveste di un corpo fisico, però non arriva a compenetrarlo del tutto. Per questo, poco prima di nascere, un altro Essere prende possesso della parte subconscia del nostro corpo. Questo Essere è in noi come lo è la nostra anima. Questi esseri arimanici, privi di sentimenti umani e dotati di una straordinaria intelligenza, devono la loro vita al fatto che si servono degli uomini per abitare nella sfera terrena in cui ambiscono soggiornare. Essi sono dotati di forze di volontà potentissime, affini alle forze di natura e non alle nostre che sono temperate dal sentimento.

22-25. Nel secolo diciannovesimo la scienza scoprì giustamente che il sistema nervoso è attraversato da energia elettrica, ma è errato dire che questa energia ne faccia parte. Le correnti elettriche vi vengono immesse dall’Essere arimanico; esse non appartengono alla nostra natura. Questi Esseri arimanici, contravvennero ai piani predisposti per loro dalle sagge Gerarchie spirituali e decisero di accamparsi nella Terra. Potevano però conquistare la Terra solo se si fossero impossessate dei corpi degli uomini, e lo fecero in virtù del fatto che l’anima non li compenetrava del tutto. In prossimità della nascita, essi prendono possesso del nostro corpo e si installano nel nostro subconscio. Poco prima della morte devono però, loro malgrado, lasciare il corpo in cui sono penetrati. A “sfrattarli” è il Cristo, grazie al suo passaggio sulla Terra e al sacrificio del Golgota. Senza il Cristo, essi si sarebbero impadroniti dell’evoluzione umana sulla Terra.

26-27. C’è un nesso profondo, da riconoscere, tra il passaggio del Cristo attraverso il mistero del Golgota e le Entità arimaniche, che vogliono impadronirsi della morte nella natura umana. Le confraternite occulte, pur conoscendo queste verità, le hanno tenute nascoste all’umanità. Queste verità andrebbero gradualmente rivelate all’uomo. Egli deve sapere che quanto gli capita a livello inconscio mentre è in vita, gli sarà utile dopo la morte; nel momento in cui ripercorre la sua vita retrospettivamente tutto gli deve essere comprensibile. L’Essere arimanico che penetra in noi prima della nascita, deve essere riconosciuto dopo la morte. Una tale conoscenza diventa luce nei mondi spirituali.

28. Le conoscenze su questi Esseri così importanti per l’uomo, non devono però essere fornite dalle confraternite – lo farebbero a modo loro, per perseguire i loro fini – bensì devono arrivare dalla scienza dello spirituale, che si rivolge a tutti e fa sapere che ciascun uomo è portatore di un doppio arimanico.

29. Se queste verità non verranno a galla, l’uomo dovrà patire atroci sofferenze, il doppio si farà sentire tramite le malattie fisiche di cui è portatore. Le malattie organiche, che sorgono dall’interno dell’organismo sono causate dal doppio arimanico, mentre dal doppio luciferico provengono tutte le patologie nevrasteniche. La medicina si deve dunque spiritualizzare su entrambi i fronti. L’esigenza di saperne di più sull’inconscio è testimoniata anche dal sorgere della psicoanalisi, che lo indaga e lo interpreta, seppure con mezzi inadeguati. L’uomo sarà danneggiato da tali fatti, che sono importanti perché dal loro superamento egli acquisterà forze.

30. Per arrivare a comprendere meglio la responsabilità del doppio come causa delle malattie organiche, occorre sapere che la Terra è un essere vivente e in quanto tale agisce sugli esseri che la popolano, particolarmente sugli uomini. L’attuale mineralogia e geologia ne vede solo la parte minerale, morta, l’equivalente cioè di quella che nell’uomo è la struttura ossea. La Terra, come l’uomo, è dotata di “organi” che la differenziano. Essa si differenzia a seconda di ciò che sviluppa dall’interno verso l’esterno, in modo vivente. Le forze sgorganti dalla Terra influenzano gli uomini, a seconda della conformazione geografica, in modi diversi.

31. L’uomo, nelle sue parti costitutive, ha poco a che fare direttamente con le forze della Terra, ma il suo doppio ha con esse un rapporto particolare. Gli esseri arimanici si distribuiscono nella Terra insediandosi nei posti che prediligono. Alcuni preferiscono l’emisfero orientale e occupano i corpi che nascono là. Altri scelgono l’emisfero occidentale, l’America: la geografia è un principio vivente della loro esperienza.

32. In futuro sarà importante occuparsi di medicina geografica, quella che Paracelso strappò all’antica sapienza e che da allora è stata negletta a causa dell’avvento del materialismo. È importante che l’uomo riscopra il suo legame con i doppi portatori di malattie e con la Terra, compresi i processi di fusione e di irraggiamento che da essa si sviluppano a seconda delle regioni. L’uomo è inserito nell’esistenza terrena in un modo particolare attraverso il doppio.

33. La questione del doppio è diventata centrale nel quinto periodo postatlantico e lo sarà di più in futuro. Affinché l’uomo possa riflettere sulla complessa questione e sviluppi forze per rapportare la propria esistenza a queste entità, la scienza dello spirito deve diffondersi già in questo tempo.

34-35. Nel quarto periodo postatlantico (-747>1413) si sviluppò l’anima razionale o affettiva; il quinto periodo (1413>2160), il nostro, segnò una svolta netta (venuta del Cristo). Le sue caratteristiche emergono gradualmente e sono chiare soprattutto ai nostri giorni. Poco prima dell’inizio del quinto periodo, le entità-guida spirituali dovettero tener conto della debolezza dell’uomo nei confronti del doppio, egli doveva esserne protetto, gli doveva essere evitata la conoscenza anche solo teorica del doppio. Nei secoli che precedettero il quattordicesimo, il doppio doveva scomparire dalla visuale dell’uomo e ricomparire ai nostri giorni, affinché l’uomo potesse regolare i rapporti con esso. A protezione dell’uomo, iniziò nel nono secolo (e fu portato a compimento nel dodicesimo secolo) un processo che prevedeva l’interruzione del traffico navale tra l’Europa e l’America. La versione storica ufficiale, secondo cui l’America fu scoperta da Colombo nel 1492, omette questo dato. A quei tempi, in America, si conosceva la regione in cui emergevano particolarmente le forze magnetiche che mettono l’uomo in relazione col suo doppio; allora gli europei andavano in America per studiare le malattie causate dall’influsso del magnetismo terrestre. Tali studi non erano possibili in Europa perché lì l’uomo era più reattivo all’influsso del doppio. Si fa risalire l’origine dell’antica medicina europea all’America, dove si poteva osservare il processo del magnetismo. Prima della ri-scoperta dell’America, i viaggi che vi si tenevano erano volti a studiare il ruolo del doppio nella diversa natura dei popoli americani. I rapporti con l’America caddero nell’oblio anche grazie al massiccio intervento della Chiesa romana, che promulgò editti terribili allo scopo di evitare ogni contatto con le conoscenze importate dal continente americano.

36-37. Già da prima dell’inizio del quinto periodo, le sagge potenze spirituali tennero protetta l’Europa dall’influsso occidentale. L’intelletto, che avrebbe assunto un ruolo cruciale proprio nel quinto periodo, doveva ricevere speciale protezione: le conoscenze dovevano essergli somministrate con estrema cautela e delicatezza.

38-39. In questa direzione protettiva operarono i monaci irlandesi, che convinsero Roma della necessità di chiudere l’Europa all’influsso occidentale in modo che non fosse turbata da ciò che in quell’emisfero si sviluppava come elemento sub-terreno. Colombano e il suo discepolo Gallo compirono insieme un significativo viaggio allo scopo di cristianizzare l’Europa. L’America fu riscoperta dopo l’avvento del materialismo, dagli uomini spinti dalla sete dell’oro. Spetta infatti proprio all’uomo materialista il dover fare i conti con il doppio e il porsi con esso nel giusto rapporto.

40. Nella Terra esistono, a seconda delle località geografiche, differenti correnti di forze che dal basso scorrono verso l’alto, provenienti dai territori più disparati. Gli uomini non devono sentirsi separati dal diverso territorio di provenienza, ma dovrebbero accogliere l’uno dall’altro ciò che in ogni singolo territorio può venire creato di nobile: dovrebbero progredire nel reciproco scambio dei loro beni spirituali.


 

In sintesi: IL MISTERO DEL DOPPIO – prima conferenza

Da più parti si sente dire che le conferenze tenute da Rudolf Steiner, il fondatore della Scienza dello spirito, sono troppo complesse. E sono in tanti a desistere, rinunciando a fruire di un’opera di inestimabile valore spirituale per l’intera umanità.

Nella rubrica “In sintesi”, abbiamo pensato di rendere disponibili i riassunti di alcuni testi come invito alla lettura e supporto per approfondimenti di studio degli stessi.

Il ciclo inizia con Il mistero del doppio, che si articola in cinque conferenze contenenti importanti rivelazioni sulle caratteristiche e l’agire di entità ben note come forze dell’ostacolo. Prenderne conoscenza permette di comprendere il loro operare entro l’essere umano e nella società. Compito precipuo dell’umanità attuale è proprio di tenere gli occhi ben aperti per riconoscere e confrontarsi con i potenti esseri spirituali che manovrano incessantemente per deviare l’uomo dalla sua meta evolutiva. Si avrà la meglio sul male solo attraversandolo coscientemente e non aggirandolo.

La prima conferenza introduce alcuni principi della scienza dello spirito, le sue modalità operative e le difficoltà che  essa incontra ad inserirsi nella nostra epoca culturale come scienza altrettanto affidabile quanto quella che osserva i fenomeni sensibili.

Buona lettura!

La conoscenza del soprasensibile e gli enigmi dell’anima umana

 San Gallo, 15 novembre 1917

1. Il cammino evolutivo dell’umanità cambia di epoca in epoca, a seconda delle aspirazioni da cui essa è animata. L’umanità va verso la conoscenza (il pensare) e verso l’agire (il volere). Generalmente si incontrano difficoltà ad accettare nuovi modi di concepire il mondo. Teorie rivoluzionarie come quella copernicana e altre, hanno impiegato secoli prima di essere riconosciute. Con grande fatica si è arrivati a comprendere che non è il Sole a muoversi intorno alla Terra ma è la Terra a compiere dei moti ellittici intorno al Sole.

2-3. La scienza dello spirituale propone contenuti adatti allo sviluppo del pensare e del sentire dell’umanità odierna. Il suo carattere innovativo è pesantemente ostacolato dalla messa in campo di argomentazioni, anche estremamente colte, colme di pregiudizi. Addirittura ci si vergogna di affrontare i temi di cui la scienza dello spirito si occupa, come se fosse inammissibile analizzare le questioni spirituali con la stessa scientificità con cui si trattano i fenomeni della natura. Permane il dubbio sulla possibilità di pervenire alla conoscenza dell’intero uomo in modo davvero scientifico, e questo dubbio scatena le più forti opposizioni.

4-5. Lo scienziato dello spirituale adotta di buon grado la mentalità scientifica attuale, nel senso che indaga il mondo spirituale con strumenti altrettanto scientifici. Gli scienziati ricercatori vedono ogni fenomeno materiale come effetto di un qualcosa che l’ha causato, che l’ha originato. Per formulare ipotesi sulle origini della Terra, essi partono dalla geologia, dallo studio degli strati terrestri. Da tale mentalità ha preso origine la teoria evoluzionistica di Darwin.

6-9. La scienza dello spirituale ricerca le origini della Terra a partire dalla materia morta (in quanto la morte agisce nella vita); parte cioè dalla fine per risalire all’inizio. La scienza tradizionale fa l’opposto: parte dalla nascita perché ritiene che la morte non sia coinvolta con ciò che vive e cresce nel mondo; essa osserva e argomenta sul  mondo percepibile ai sensi.  La scienza dello spirito indaga l’invisibile e deve spiegare con un linguaggio logico come è pervenuta a certi risultati. Le affermazioni dello scienziato dello spirito, anche se espresse in un linguaggio chiaro, secondo un filo logico ineccepibile, non sono accettate perché essa usa parametri diversi rispetto a quelli della scienza. Tuttavia le sue conclusioni sono affidabili e sicure. Ciò che la scienza dello spirito arriva a esporre è frutto di anni di ricerca oltre i cosiddetti “confini” della conoscenza. Tali “confini” hanno fermato fior di pensatori che dichiarano impossibile varcare la soglia del visibile. Uno di questi pensatori ha fatto un’affermazione degna di nota: l’anima umana non può essere né al di fuori del corpo, né dentro il corpo. Un’affermazione contraddittoria difficilmente risolvibile per il pensatore di quell’epoca, inabile a superare quelli che considerava “limiti alla conoscenza”. Uno sperimentare la contraddizione, un penetrarla avrebbe portato alla sua stessa risoluzione. Si è consolidata invece l’idea dell’invalicabilità del limite conoscitivo. Nel volume Gli enigmi dell’anima (di R. Steiner) si descrive l’anima in lotta con le contraddizioni coesistenti in essa; si esorta a non desistere, a immergersi senza timore nella conflittualità fino al suo appianamento.

10-14. Tutta l’anima deve partecipare fino in fondo al superamento di quei limiti apparenti, compenetrandoli. La scienza dello spirito non è fondata su speculazioni intellettuali: essa descrive solo ciò che sperimenta. Similmente a un animale inferiore cui manca il senso del tatto perché ce l’ha incorporato dentro il suo organismo, l’anima umana non è ancora tanto progredita da aver sviluppato gli organi preposti a percepire lo spirituale. Tramite appositi esercizi, l’anima umana può acquisire le facoltà animiche necessarie a percepire lo spirituale. Un pensatore profondissimo, Vischer, si fermò a un passo dalla conoscenza spirituale. La scienza sostiene che senza il cervello non si pensa, che è l’organo fisico a produrre i pensieri. Secondo lo scienziato dello spirito è l’opposto: il cervello esiste grazie al pensare. Entrambe le teorie sono facilmente confutabili. È stupefacente, dice Vischer, come lo spirito si presenti nella sostanza materiale, cioè nella sua perfetta antitesi. Vischer, nella sua strenua lotta per la conoscenza, sperimenta un concretissimo ostacolo, un “battere la testa” nelle contraddizioni. Lo spirito crea una contraddizione col suo apparire in forma materiale. Anche Fichte, a differenza di Hegel, riconosce questa contrapposizione ma non la chiarisce. Oltrepassare quell’apparente contraddizione, valicare i limiti della conoscenza del visibile era impossibile al loro tempo. Allora non era ancora sorta la scienza dello spirito che avrebbe potuto presentare esercizi adatti ad attivare l’anima e ad imparare a differenziare dentro di sé ciò che fino a quel momento era indistinto: gli organi adatti alla visione spirituale.

15. Limitandosi alle percezioni sensoriali, la scienza ha indirizzato il pensare umano nella direzione opposta allo spirito. La scienza dello spirituale non si sente appagata dalla mera percezione sensoriale, prevede un differente ordinamento dei pensieri. Essa vede nei concetti e nelle rappresentazioni degli oggetti esterni una riproduzione parziale degli stessi. Un albero, fotografato da più angolazioni, dà diverse immagini di sé, alcune addirittura lo rendono irriconoscibile. Il concetto più vicino alla realtà è quello che ingloba il maggior numero possibile di punti di vista. La vita animica sarà infinitamente più ricca della vita sensoriale, se forma concetti più vivi di quelli che sorgono comunemente.

16-18. La rosa recisa non è reale, la sua vera realtà è la pianta da cui è originata. Lo scienziato dello spirito penetra nella sostanza vivente della pianta e ne sente l’essenza. L’occhio che percepisce lo spirituale penetra nel vivo delle cose, produce di esse rappresentazioni viventi perché in esse si sperimenta. Il pensare spirituale è costretto spesso a esprimersi per paradossi, per farsi capire. La scienza è agli antipodi: produce un pensare morto, limitato all’osservazione dell’apparenza. La grande erudizione, oggi tanto ammirata, produce un pensare morto, puramente nozionistico, avulso dalla realtà. Il fisico Dewar, basandosi su calcoli fisici ha, in breve tempo, previsto il futuro della Terra: la temperatura scenderà drammaticamente, il latte diventerà un alimento solido, le pareti saranno verniciate da una sostanza che irradierà luce… La scienza dello spirito, pur seguendo lo stesso metodo espositivo, propone un pensare vivo, radicato nella realtà.

19-21. L’autore fornisce il seguente esempio per evidenziare la fragilità delle teorie morte della scienza. Se ci è data la possibilità di monitorare con esattezza gli organi di un giovane, in base a calcoli particolari, si potrà prevedere lo stato di mutamento dei suoi organi fra 200 anni. Peccato che tra 200 anni quel “giovane” sarà morto da un pezzo. La labilità di queste previsioni è presto provata, ma non lo è altrettanto la labilità delle teorie sul futuro della Terra, perché nessuno ha fatto l’esperienza diretta della fine della Terra. Con lo stesso metodo, partendo dallo stato attuale degli organi di un individuo, andando a ritroso per due anni o più, si può ipotizzare lo stato degli organi di 100 anni prima! Su questo metodo si fonda la teoria di Kant-Laplace secondo cui milioni di anni fa il sistema solare si è formato da una nebulosa primordiale. Secondo la scienza dello spirito, la Terra in quell’epoca non esisteva neppure!

22-24. La vita animica completa e affidabile è quella che si immerge dentro la realtà; pertanto l’investigatore dello spirito deve sviluppare le facoltà necessarie a tal fine. Si arriva così a capire che lo scienziato dello spirito non specula sull’immortalità dell’anima bensì la sperimenta, andando oltre le barriere fisiche della nascita e della morte. Una volta raggiunta l’essenza dell’oggetto, se ne possono conoscere le qualità. Nell’indagine spirituale si parte dalla morte: di essa portiamo in noi le forze distruttrici esattamente come portiamo in noi le forze costruttrici della nascita. Abitualmente si crede che il sistema nervoso produca il pensare, il sentire e il volere, ma questo assunto è tanto assurdo per lo scienza dello spirito quanto lo è l’affermare che le impronte di un piede trovate nel fango sono formate da movimenti del suolo terrestre. Il cervello è necessario per esprimere i pensieri tanto quanto la terra è il sostrato necessario per camminare. Lo scienza dello spirito sa che durante la veglia l’attività dell’anima nel sistema nervoso è distruttrice. Le forze di morte rendono possibile l’attività del pensare. La tendenza distruttrice che col pensare penetra nel sistema nervoso è bilanciata, durante la vita, dalle forze vitali provenienti dal resto del corpo.

25. Nell’organismo umano agiscono sia forze di morte, sia forze vitali. La scienza ignora il processo edificante della morte; le sfugge che il processo di morte nel fisico è costruttore di spirito. La vita dell’anima non è dunque collegata solo alla materia, in virtù della quale si manifesta, ma fa parte del mondo spirituale, quel mondo che la scienza dello spirito aspira a conoscere.

26-29. Un’anima in crescita, anelante alla conoscenza, si dirige dal sensibile verso il sovrasensibile sviluppando in primo luogo la facoltà immaginativa. Con la coscienza immaginativa l’uomo entra nel vivo del corpo eterico, il corpo delle forze formative, attivo dal concepimento alla morte fisica quale portatore dei ricordi e ambito da cui scaturisce l’attività pensante. Il pensare morto, le rappresentazioni, sono in rapporto  col cervello fisico; il pensare vivo nasce nel corpo eterico. I nostri sentimenti invece sono legati non all’eterico ma alla vita prenatale e al dopo morte. I sentimenti pervasi di pensiero rimangono a noi inconsci e diventano coscienti al chiaroveggente che abbia conseguito il livello ispirativo. Una coscienza ispirativa scorge i sentimenti affiorare dalle profondità inconsce dell’anima. Questa parte profonda dell’anima vive in un determinato modo nella vita da nascita a morte e in tutt’altro modo nei mondi spirituali. I sentimenti, le passioni ecc., sorgono in virtù di forze subconsce provenienti dai mondi spirituali.

30-31. Secondo i difensori della teoria dell’ereditarietà, i chiaroveggenti – che distinguono tra certe forze dell’anima che agiscono nel periodo tra nascita e morte e altre che agiscono nei mondi spirituali nel periodo tra morte e nuova nascita – sono degli sprovveduti. Sono legate all’ereditarietà le forze con le quali, dal mondo spirituale, entriamo nella Terra e che sono consolidate nella linea genealogica. Le scoperte sull’anima, a opera della scienza dello spirituale, saranno un giorno confermate dalla scienza.

32-33. Rispetto al sentire, la forza della volontà è ancora più lontana dalla coscienza ordinaria: quando un pensiero ci spinge a muovere un arto, non sappiamo nulla di ciò che accade in noi. Nel processo volitivo dormiamo sonni profondi. Solo la coscienza intuitiva sa vedere cosa accade nella sfera della volontà. Dalle profondità più recondite dell’anima traiamo l’elemento della volontà, che è pervaso di spiritualità. Nella volontà opera il vissuto delle nostre vite precedenti. In quel che noi elaboriamo nel nostro volere, vivono in germe gli impulsi alle vite future. La vita umana è costituita da ripetute vite terrene e da ripetute vite spirituali. Le vite precedenti predeterminano quelle future, ma questo non pregiudica la libertà dell’uomo.

34-36. Nella sua indagine, il chiaroveggente parte dalla morte. Se si muore di morte violenta o di morte naturale, le conseguenze cambiano. Nel caso di morte violenta, qualcosa si ingerisce nel pensare e qualcos’altro si ingerisce nel volere che trapassa nelle vite successive. La scienza dello spirito è in grado di vedere cosa si manifesta nella vita successiva in caso di morte violenta. La morte violenta si ripercuote in un determinato momento della vita successiva operando un decisivo cambiamento nella traiettoria volitiva di chi l’ha vissuta. Una morte naturale è particolarmente importante per la vita tra morte e nuova nascita.

37-38. La scienza dello spirito non parla di una generica immortalità dell’anima; essa analizza fatti spirituali particolari e tratta della vita umana grazie alla comprensione dell’elemento eterno dell’anima. Gli eventi della vita umana sono chiari solo se li si vede alla luce delle ripetute vite terrene e spirituali. Nel mondo soprasensibile noi siamo in contatto – esattamente come sulla Terra lo siamo con la natura – sia con le anime cui siamo legati karmicamente, sia con altri Esseri spirituali che non s’incarnano mai. La scienza dello spirito parla concretamente di queste Entità. Indifferentemente che siano comunicate da scienziati dello spirito o vissute in proprio, queste conoscenze plasmano la vita dell’anima. Le vicissitudini della vita, tristi o gioiose che siano, passano in second’ordine rispetto alla conquista dell’arricchimento dell’anima nutrita dai contenuti della scienza dello spirito: il senso del destino che si snoda di vita in vita viene capito e partecipato.

39. Affermazioni come: «Hai avuto ciò che meritavi», possono essere terribilmente oltraggiose. Non necessariamente una disgrazia in questa vita ha origine nella vita precedente. Essa può manifestarsi per la prima volta e favorire lo sviluppo di una coscienza diversa nel mondo terreno e in quello spirituale. La conoscenza spirituale ci aiuta a prendere coscienza del nostro destino, che altrimenti viviamo con coscienza sognante.

40-42. Diventiamo coscienti che gli accadimenti della vita terrena sono collegati al dopo morte. Il dopo morte non è un’esistenza a sé stante, slegata dalla vita incarnata, bensì è il risultato di questa. Nella vita dopo la morte la nostra coscienza si costruisce nell’osservazione a ritroso. Come nella vita terrena siamo circondati dai regni della natura, nel mondo spirituale abbiamo attorno ed esterna a noi la nostra vita. Il nostro modo di essere nella vita terrena costituisce l’ambiente per la vita spirituale. Se avremo portato l’attenzione solo alle percezioni fisiche, il contenuto della nostra anima sarà costituito da rappresentazioni conseguenti. Tali rappresentazioni saranno il nostro ambiente circostante nel mondo spirituale. Chi avrà scacciato da sé ogni idea dello spirituale (i veri atei), nel dopo morte manterrà una coscienza legata alla Terra e sarà in un certo senso condannato a gravitare nella sfera terrestre. Chi avrà coltivato lo spirito ascenderà al mondo spirituale. Chi muore da ateo, essendo rimasto legato alla sua corporeità fisica, diventa un “centro” di forze distruttive per la vita umana e per la vita del mondo in generale. Se l’uomo non fosse protetto da una corporeità fisica che gli impedisce di penetrare nello spirituale, anche nell’esistenza terrena le sue rappresentazioni basate solo sulla percezione sensoriale avrebbero il carattere mortifero e distruttivo delle macchine (strumenti morti estratti dalla natura vivente).

43. La vita spirituale è diversa dalla vita terrena, ma ne è il risultato.

44-45. Non conta tanto diventare noi stessi indagatori dello spirito quanto aver maturato in noi le rivelazioni della scienza dello spirito. Le conoscenze occulte, un tempo riservate ai pochi, sono ora liberamente divulgate dagli scienziati dello spirito. Anche oggi chi, quale allievo, ha ricevuto i segreti dello spirito, fa bene a mantenerne il segreto.

46-50. La scienza dello spirituale non è importante solo per l’individuo: vediamo perché. Sappiamo che le rivelazioni dello spirituale sono state soppiantate dalle teorie meccanicistico-evoluzioniste di Darwin. Un filosofo, Hartmann, si è opposto a quelle teorie, ree di basarsi solo sull’esteriorità e nel suo scritto, Filosofia dell’inconscio, reclama la necessità di prendere in considerazione anche le forze interiori. L’opposizione di Hartmann, benché insufficiente perché non corroborata dalla visione spirituale, fu sbeffeggiata dalla scienza. Gli scienziati accolsero di buon grado uno scritto anonimo allora in circolazione che confutava punto per punto le idee di Hartmann. In seguito si scoprì che l’autore del libro critico su Hartmann fu lo stesso Hartmann! Opporsi alla scienza dello spirito con un pensare materialistico è semplice, anche Hartmann usò con facilità i pensieri degli scienziati contro se stesso, mostrando la limitatezza di quel pensare!

51-53. Un esponente della generazione successiva, tale Hertwig, dopo aver seguito il cammino della scienza, in uno scritto si oppone alla teoria darwiniana ed esprime un parere favorevole su Hartmann. Questo è un esempio di come gli “allievi” della generazione precedente, in quella successiva prendano le distanze da concezioni che pretendevano di spiegare tutto, compreso il mondo spirituale. Ed ecco che un buon darwinista confuta il darwinismo. Hertwig arriva a fare un’affermazione molto interessante: la concezione darwinista non è un’innocua teoria, ma influisce su tutta la vita umana, sul pensare, sul sentire e sul volere. Certe idee, qualora applicate alla vita sociale (cultura, politica, economia), la condizionano fortemente. La scienza dello spirito vede il nesso tra le idee e i pensieri umani e le esperienze drammatiche che l’umanità attraversa. La realtà non può essere afferrata da concetti di tipo scientifico-materiale e allora scatena eventi drammatici a riprova dell’influenza che i pensieri materialistici hanno su di essa.

54-56. La scienza dello spirituale è sorta sia come necessità interiore, sia come esigenza sociale. Essa trae i concetti dalla realtà ed è ad essa perfettamente aderente tanto che le idee che ne scaturiscono possono essere applicate nell’ambito culturale, giuridico ed economico. Per poter agire fecondamente nella vita l’uomo deve produrre pensieri, sensazioni e volizioni che siano tratti dallo spirito e in esso radicati. La scienza dello spirito è voluta dai migliori spiriti. R. Steiner indaga sulla concezione goethiana del mondo, che inserisce l’indagine spirituale nel processo evolutivo dell’umanità. Goethe amava la natura e in essa ritrovava la sua origine spirituale. Da sempre la natura riflette e pensa di continuo. Secondo Goethe essa non pensa e riflette come gli uomini, ma come natura. A chi poneva limiti alla conoscenza, Goethe rispondeva che non ne esistono.

57-59. L’uomo afferra la sua realtà quando penetra fino all’essenza spirituale della natura. E quando queste conquiste passeranno nei mondi spirituali, entrerà nell’umanità, riguardo all’indagine spirituale, qualcosa di simile alla rivoluzione copernicana. Gli uomini impareranno a trovare lo spirito in se stessi anche senza diventare scienziati dello spirito, purché si liberino da ogni pregiudizio. Chi coltiva la scienza dello spirituale troverà la religione; in caso contrario la religiosità, un bene che è stato estremamente necessario all’evoluzione dell’umanità, andrà perduta.