In sintesi: Il mistero del doppio – seconda conferenza

Da più parti si sente dire che le conferenze tenute da Rudolf Steiner, il fondatore della Scienza dello spirito, sono troppo complesse. E sono in tanti a desistere, rinunciando a fruire di un’opera di inestimabile valore spirituale per l’intera umanità.

Nella rubrica “In sintesi”, rendiamo disponibili i riassunti di alcuni testi come invito alla lettura e supporto per approfondimenti di studio degli stessi.

Il ciclo inizia con Il mistero del doppio, che si articola in cinque conferenze contenenti importanti rivelazioni sulle caratteristiche e l’agire di entità ben note come forze dell’ostacolo. Prenderne conoscenza permette di comprendere il loro operare entro l’essere umano e nella società. Compito precipuo dell’umanità attuale è proprio di tenere gli occhi ben aperti per riconoscere e confrontarsi con i potenti esseri spirituali che manovrano incessantemente per deviare l’uomo dalla sua meta evolutiva. Si avrà la meglio sul male solo attraversandolo coscientemente e non aggirandolo.

… L’anima si riveste di un corpo fisico, però non arriva a compenetrarlo del tutto. Per questo, poco prima di nascere, un altro Essere prende possesso della parte subconscia del nostro corpo. Questo Essere è in noi come lo è la nostra anima. Questi esseri arimanici, privi di sentimenti umani e dotati di una straordinaria intelligenza, devono la loro vita al fatto che si servono degli uomini per abitare nella sfera terrena in cui ambiscono soggiornare. (Tratto da questa conferenza)

La medicina geografica.

San Gallo, 16 novembre 1917

1-2. Le anime delle persone che durante la vita terrena si sono rivolte esclusivamente al mondo fisico-sensibile, nel dopo-morte rimarranno a lungo imprigionate nella sfera terrena e lì creeranno dei veri e propri centri di forze distruttive. Questi segreti, in passato custoditi da società occulte e preclusi al resto dell’umanità, dovranno ora essere resi noti a tutti. Se un tempo l’umanità non era matura per essere messa al corrente di certe realtà sovrasensibili, adesso, nel quinto periodo post-atlantico, non ha più senso tenerle celate. L’uomo deve sapere l’importanza che la conoscenza dei mondi sovrasensibili riveste. Deve sapere cosa accade nel dopo morte; solo così potrà evitare di diventare un centro distruttivo.

3-4. La visione spirituale geocentrica – antecedente a Copernico – secondo cui la Terra era ferma e il Sole e gli altri pianeti le ruotavano intorno, mentre il firmamento era una sfera spirituale popolata da Entità spirituali, impediva all’anima del defunto di essere trattenuta nella sfera terrestre e di diventare una forza distruttrice. L’aver accolto la teoria copernicana, secondo cui è la Terra a compiere un moto rotatorio intorno al Sole, incatena l’anima del defunto alla sfera terrena sbarrandone l’accesso ai mondi spirituali. La teoria copernicana, sebbene sia frutto di un’intelligenza un po’ pedantesca, è da un lato un’ammirevole conquista scientifica, dall’altro lato ostacola nelle persone il formarsi di rappresentazioni dei mondi spirituali, costringendole dopo la morte a permanere nella sfera terrestre.

5-6. Dopo la morte, la coscienza dell’uomo si modifica e si intensifica; è errato credere che scompaia. Nel dopo-morte, il defunto è compenetrato dalle anime legate a lui karmicamente, anche se lo ignora. Il percorso dell’anima nel dopo-morte deve essere conosciuto già durante l’esistenza terrena. La società antroposofica è sorta proprio per soddisfare l’esigenza presente e futura per cui gli uomini devono sapere che le anime si rivedranno nei mondi spirituali, e che ora si devono immedesimare entro un’universale comunione con il mondo. In questo modo si crea un legame karmico tra coloro che sanno che si incontreranno nel mondo spirituale. Le conoscenze del mondo sovrasensibile arricchiscono la vita spirituale e dal mondo sovrasensibile si ripercuotono nel mondo fisico sensibile. L’isolarsi è controproducente. Con la diffusione di certe idee in campo sociale, si tentava di creare in Europa una sorta di paradiso terrestre. Lo scoppio della  prima guerra mondiale ha dimostrato che quelle idee andavano nella direzione sbagliata.

7-9. Le associazioni come quella antroposofica sono attive sia nel mondo degli effetti (fisico) sia in quello delle cause (spirituale). Le Entità spirituali incoraggiano il diffondersi delle rappresentazioni spirituali, destinate a scarseggiare sempre di più col dilagare della mentalità scientifica. Essere chiusi ai mondi spirituali significa incatenare l’anima umana alla sfera terrestre. Siccome la Terra è destinata a perire, le anime che non si sono liberate dalla materia rimarranno intrappolate nel suo cadavere.

10. Le rappresentazioni dei mondi spirituali fatte sulla Terra libereranno l’anima dalla sicura schiavitù dell’attaccamento alla sfera terrestre e le permetteranno di agire – pur rimanendo legata ai propri cari lasciati sulla Terra – a partire dalla sfera spirituale. Il legame a partire dal mondo spirituale è più intenso e scongiura il formarsi di centri distruttivi privi d’amore.

11. Nella sua vita sulla Terra l’uomo cresce nello sperimentare e nel vivere gli avvenimenti della vita. Dopo la morte dobbiamo liberarci dall’attaccamento al mondo fisico e crescere nel mondo spirituale legandoci alle Gerarchie e ai fatti che le riguardano. Così come sulla Terra siamo circondati dalla natura, nei mondi spirituali siamo invece un tutt’uno con le Gerarchie spirituali; esse vivono in noi, ne siamo in un certo senso ricolmi. Qui sulla Terra il mondo ci è esterno, là lo viviamo dal di dentro. Siamo effusi nell’universo e non riusciamo a distinguerci. Nella misura in cui avremo maturato una coscienza dell’io saremo capaci di distinguerci dalle Gerarchie e di distinguerle tra loro. Qui tendiamo a creare un ponte che ci unisce al mondo, là dobbiamo separarcene per unirci.

12-13. Grazie all’acquisizione sulla Terra di concetti spirituali, dopo la morte sviluppiamo la forza che ci permette di conoscere, di compenetrare il mondo spirituale. L’uomo di oggi rifugge i concetti spirituali perché sono difficili e non hanno oggetti corrispondenti nel mondo sensibile. Ma è in questo sforzo che troviamo la realtà del mondo. Insieme ai concetti spirituali acquisiamo conoscenze che gettano luce in quel mondo che altrimenti ci sarebbe oscuro. Senza la luce del sapere diventeremmo nel dopo-morte dei centri distruttivi sfruttabili dai negromanti.

14-15. Con la sapienza che illumina, ci si distingue dagli Esseri spirituali di cui siamo ricolmi, ma non basta, occorre anche saper amare. L’amore terreno, quello legato al ritmo e al respiro, non ha valore nel mondo spirituale. L’amore verrà acceso dai concetti che si sviluppano nella comprensione del mondo fisico, se però abbiamo coltivato un amore limitato a puri concetti naturalistici, ignorando il mondo dello spirito, quell’amore si trasformerà nei mondi spirituali in un’azione distruttrice. L’amore si eleva se l’uomo riesce ad amare i concetti e le rappresentazioni del mondo spirituale e si degrada se resta confinato al mondo dei sensi.

16. All’umanità di oggi non bastano i predicatori che intimano di avere fede in un credo religioso e di prepararsi così alla vita eterna. Essi non sono in grado di descrivere la vita dopo la morte. Questo tipo di fede era valida fino al sedicesimo secolo, cioè prima del dilagare del materialismo. Oggi, gli uomini che si chiudono egoisticamente in sette religiose nella convinzione di raggiungere la felicità, si precludono l’ascesa ai mondi spirituali. La sds va diffusa con un senso di compassione verso costoro, che la rifiutano.

17-19. Il mondo spirituale, i defunti legati a noi, le Gerarchie, sono ovunque nella nostra esistenza. Solo il nostro stato di coscienza ci divide dal mondo soprasensibile. Occorre conquistarsi le forze che ci permettano di ricongiungerci ai defunti da cui la materia ci separa durante la vita, altrimenti non ci accorgiamo di loro, benché ci siano. Le forze d’amore confinate alla sfera del naturalismo diventano forze del male. Tra il mondo spirituale e quello fisico c’è una relazione molto stretta: noi siamo in rapporto coi defunti e il mondo sovrasensibile compenetra il nostro. Nell’elemento sensibile vi è ovunque quello sovrasensibile.

20-21. L’uomo non è solo costituito, come comunemente si crede, da corpo, anima e spirito. Egli s’incarna, ma non sa cosa avviene nel fisico, le nozioni di anatomia e fisiologia non sono esaurienti. L’anima si riveste di un corpo fisico, però non arriva a compenetrarlo del tutto. Per questo, poco prima di nascere, un altro Essere prende possesso della parte subconscia del nostro corpo. Questo Essere è in noi come lo è la nostra anima. Questi esseri arimanici, privi di sentimenti umani e dotati di una straordinaria intelligenza, devono la loro vita al fatto che si servono degli uomini per abitare nella sfera terrena in cui ambiscono soggiornare. Essi sono dotati di forze di volontà potentissime, affini alle forze di natura e non alle nostre che sono temperate dal sentimento.

22-25. Nel secolo diciannovesimo la scienza scoprì giustamente che il sistema nervoso è attraversato da energia elettrica, ma è errato dire che questa energia ne faccia parte. Le correnti elettriche vi vengono immesse dall’Essere arimanico; esse non appartengono alla nostra natura. Questi Esseri arimanici, contravvennero ai piani predisposti per loro dalle sagge Gerarchie spirituali e decisero di accamparsi nella Terra. Potevano però conquistare la Terra solo se si fossero impossessate dei corpi degli uomini, e lo fecero in virtù del fatto che l’anima non li compenetrava del tutto. In prossimità della nascita, essi prendono possesso del nostro corpo e si installano nel nostro subconscio. Poco prima della morte devono però, loro malgrado, lasciare il corpo in cui sono penetrati. A “sfrattarli” è il Cristo, grazie al suo passaggio sulla Terra e al sacrificio del Golgota. Senza il Cristo, essi si sarebbero impadroniti dell’evoluzione umana sulla Terra.

26-27. C’è un nesso profondo, da riconoscere, tra il passaggio del Cristo attraverso il mistero del Golgota e le Entità arimaniche, che vogliono impadronirsi della morte nella natura umana. Le confraternite occulte, pur conoscendo queste verità, le hanno tenute nascoste all’umanità. Queste verità andrebbero gradualmente rivelate all’uomo. Egli deve sapere che quanto gli capita a livello inconscio mentre è in vita, gli sarà utile dopo la morte; nel momento in cui ripercorre la sua vita retrospettivamente tutto gli deve essere comprensibile. L’Essere arimanico che penetra in noi prima della nascita, deve essere riconosciuto dopo la morte. Una tale conoscenza diventa luce nei mondi spirituali.

28. Le conoscenze su questi Esseri così importanti per l’uomo, non devono però essere fornite dalle confraternite – lo farebbero a modo loro, per perseguire i loro fini – bensì devono arrivare dalla scienza dello spirituale, che si rivolge a tutti e fa sapere che ciascun uomo è portatore di un doppio arimanico.

29. Se queste verità non verranno a galla, l’uomo dovrà patire atroci sofferenze, il doppio si farà sentire tramite le malattie fisiche di cui è portatore. Le malattie organiche, che sorgono dall’interno dell’organismo sono causate dal doppio arimanico, mentre dal doppio luciferico provengono tutte le patologie nevrasteniche. La medicina si deve dunque spiritualizzare su entrambi i fronti. L’esigenza di saperne di più sull’inconscio è testimoniata anche dal sorgere della psicoanalisi, che lo indaga e lo interpreta, seppure con mezzi inadeguati. L’uomo sarà danneggiato da tali fatti, che sono importanti perché dal loro superamento egli acquisterà forze.

30. Per arrivare a comprendere meglio la responsabilità del doppio come causa delle malattie organiche, occorre sapere che la Terra è un essere vivente e in quanto tale agisce sugli esseri che la popolano, particolarmente sugli uomini. L’attuale mineralogia e geologia ne vede solo la parte minerale, morta, l’equivalente cioè di quella che nell’uomo è la struttura ossea. La Terra, come l’uomo, è dotata di “organi” che la differenziano. Essa si differenzia a seconda di ciò che sviluppa dall’interno verso l’esterno, in modo vivente. Le forze sgorganti dalla Terra influenzano gli uomini, a seconda della conformazione geografica, in modi diversi.

31. L’uomo, nelle sue parti costitutive, ha poco a che fare direttamente con le forze della Terra, ma il suo doppio ha con esse un rapporto particolare. Gli esseri arimanici si distribuiscono nella Terra insediandosi nei posti che prediligono. Alcuni preferiscono l’emisfero orientale e occupano i corpi che nascono là. Altri scelgono l’emisfero occidentale, l’America: la geografia è un principio vivente della loro esperienza.

32. In futuro sarà importante occuparsi di medicina geografica, quella che Paracelso strappò all’antica sapienza e che da allora è stata negletta a causa dell’avvento del materialismo. È importante che l’uomo riscopra il suo legame con i doppi portatori di malattie e con la Terra, compresi i processi di fusione e di irraggiamento che da essa si sviluppano a seconda delle regioni. L’uomo è inserito nell’esistenza terrena in un modo particolare attraverso il doppio.

33. La questione del doppio è diventata centrale nel quinto periodo postatlantico e lo sarà di più in futuro. Affinché l’uomo possa riflettere sulla complessa questione e sviluppi forze per rapportare la propria esistenza a queste entità, la scienza dello spirito deve diffondersi già in questo tempo.

34-35. Nel quarto periodo postatlantico (-747>1413) si sviluppò l’anima razionale o affettiva; il quinto periodo (1413>2160), il nostro, segnò una svolta netta (venuta del Cristo). Le sue caratteristiche emergono gradualmente e sono chiare soprattutto ai nostri giorni. Poco prima dell’inizio del quinto periodo, le entità-guida spirituali dovettero tener conto della debolezza dell’uomo nei confronti del doppio, egli doveva esserne protetto, gli doveva essere evitata la conoscenza anche solo teorica del doppio. Nei secoli che precedettero il quattordicesimo, il doppio doveva scomparire dalla visuale dell’uomo e ricomparire ai nostri giorni, affinché l’uomo potesse regolare i rapporti con esso. A protezione dell’uomo, iniziò nel nono secolo (e fu portato a compimento nel dodicesimo secolo) un processo che prevedeva l’interruzione del traffico navale tra l’Europa e l’America. La versione storica ufficiale, secondo cui l’America fu scoperta da Colombo nel 1492, omette questo dato. A quei tempi, in America, si conosceva la regione in cui emergevano particolarmente le forze magnetiche che mettono l’uomo in relazione col suo doppio; allora gli europei andavano in America per studiare le malattie causate dall’influsso del magnetismo terrestre. Tali studi non erano possibili in Europa perché lì l’uomo era più reattivo all’influsso del doppio. Si fa risalire l’origine dell’antica medicina europea all’America, dove si poteva osservare il processo del magnetismo. Prima della ri-scoperta dell’America, i viaggi che vi si tenevano erano volti a studiare il ruolo del doppio nella diversa natura dei popoli americani. I rapporti con l’America caddero nell’oblio anche grazie al massiccio intervento della Chiesa romana, che promulgò editti terribili allo scopo di evitare ogni contatto con le conoscenze importate dal continente americano.

36-37. Già da prima dell’inizio del quinto periodo, le sagge potenze spirituali tennero protetta l’Europa dall’influsso occidentale. L’intelletto, che avrebbe assunto un ruolo cruciale proprio nel quinto periodo, doveva ricevere speciale protezione: le conoscenze dovevano essergli somministrate con estrema cautela e delicatezza.

38-39. In questa direzione protettiva operarono i monaci irlandesi, che convinsero Roma della necessità di chiudere l’Europa all’influsso occidentale in modo che non fosse turbata da ciò che in quell’emisfero si sviluppava come elemento sub-terreno. Colombano e il suo discepolo Gallo compirono insieme un significativo viaggio allo scopo di cristianizzare l’Europa. L’America fu riscoperta dopo l’avvento del materialismo, dagli uomini spinti dalla sete dell’oro. Spetta infatti proprio all’uomo materialista il dover fare i conti con il doppio e il porsi con esso nel giusto rapporto.

40. Nella Terra esistono, a seconda delle località geografiche, differenti correnti di forze che dal basso scorrono verso l’alto, provenienti dai territori più disparati. Gli uomini non devono sentirsi separati dal diverso territorio di provenienza, ma dovrebbero accogliere l’uno dall’altro ciò che in ogni singolo territorio può venire creato di nobile: dovrebbero progredire nel reciproco scambio dei loro beni spirituali.


 

Diverso vivere

E se fosse diverso da come lo pensiamo?
di Enea Arosio


È sempre arduo riuscire a dare delle risposte o anche solo un avvio al pensiero su quei grossi temi che, con i nostri occhi abituali, vediamo come ingiustizie e di cui ci riesce difficile trovare il bandolo della matassa.

Da anni conosco l’Antroposofia di Rudolf Steiner e sempre più la definisco “il manuale d’istruzione” dell’essere umano; i suoi libri fondamentali Teosofia, Scienza occulta, La filosofia della libertà e L’iniziazione dovrebbero essere conosciuti affinché si possa avere quell’avvio al pensiero che conduce alla scoperta della nostra parte migliore.

Con questa dispensa propongo agli amici che la ricevono un piccolo estratto dal “Commento a LA FILOSOFIA DELLA LIBERTÀ” (Voll. II, III e IV) seminari tenuti da Pietro Archiati, il massimo conoscitore (che io conosca) dell’opera di Rudolf Steiner, sperando che i pensieri esposti possano aiutarci a “capire diversamente” chi vive con noi.

Enea Arosio – Febbraio 2012

Leggi la dispensa completa

 

Post Scriptum: L’Attesa

 

Allora niente grande onda?, e tutte le astronavi, i meteoriti …mbé?! Neanche da voi?????

Al ritorno dalla metropoli ho solo avuto un assaggino di tamponamento a (micro)catena nella nebbia, con una piccola frattura composta del fascione: l’assicurazione risarcirà. Sorgono nebulosi pensieri sul karma, su come siamo legati l’uno all’altro non solo direttamente ma a mezzo di intermediari in relazione con entrambi… come si intreccino misteriosamente i fili delle vite, a creare ricamini più o meno leggiadri. A stiracchiarsi anche, talvolta.

Un ventino, Sebastiano mi pare, s’è fatto intimidire da un camion strombazzante o impressionare dall’incidentone avvenuto poco oltre, che la radio ha enfatizzato (così lui dice, continuamente, per scusarsi: quanto gli dispiace!) e ha accelerato per immettersi nella coda dove eravamo tutti fermi in tangenziale, alle ore diciassette e diciassette del ventun Dicembre duemiladodici.

Dà una botta all’automobile di Stefano, più quarantino, che a sua volta viene a timbrare la mia. Che incontri!, e che bello permettersi (sono i lussi delle signore un po’ ageé) di portare calma e positività tra due galletti, bravissimi diavoli infine, che all’inizio si provano, a far capire all’altro chi comanda – ognuno alla sua maniera, secondo il suo temperamento e a seconda delle sue paure.

La macchinina di Stefano non parte più (ormai sono fatte come gli accessori della Barbie, o come quegli insetti che perdono tutte le zampe per un nonnulla, quando fan finta di essere morti) e dobbiam sostare tutti quanti un’ora e rotti nel bel mezzo della corsia centrale, aspettando il carro attrezzi e qualche Autorità che accerti l’accertabile. Lo stesso tempo che impieghiamo a compilare due constatazioni molto amichevoli, scambiandoci le biro pigiati nello stesso carapace immoto, al freddo come in quella notte là sotto la stella.

Triangoli, giubbottini fluo, ambulanze che passano per vedere se stiam tutti bene e a proteggerci dall’umida giungla d’asfalto. Un angelo della stradale sembra spuntato da un thriller apocalittico di Altieri: dall’auto non si esce!, sennò t’arrotano.

Non resta che continuare ad attendere… e AUGURI!

Necessità karmica e libertà

Rudolf Steiner – “Necessità karmica e libertà” Articolo tratto dalla rivista Kairòs – Nr. 1 di Gennaio/Febbraio 1997

Si comprenderà nel modo migliore il karma contrapponendogli l’altro impulso attivo nell’uomo, quello che viene indicato con il nome di libertà. Consideriamo ora per sommi capi la questione del karma. Che cosa significa? L’esistenza umana si svolge in una successione di vite terrene, e mentre attraversiamo una di queste vite possiamo, per lo meno col pensiero, volgerci indietro e vedere come l’attuale sia la ripetizione di un certo numero di altre che l’avevano preceduta. La vita attuale fu preceduta da un’altra, questa da un’altra ancora fino a quando arriviamo a tempi per i quali non si può più parlare di ripetizione delle vite terrene nel senso odierno, perché in quel periodo remoto la vita tra nascita e morte e quella tra morte e rinascita diventano a poco a poco talmente simili che l’odierna grande differenza tra di loro non esiste più. Oggi viviamo nel nostro corpo terreno tra nascita e morte in maniera che, nello stato di coscienza ordinaria, ci sentiamo molto separati dal mondo spirituale. Con lo stato di coscienza usuale, si parla del mondo spirituale come dell’aldilà, e c’è chi arriva anzi a porre in dubbio la sua esistenza, o anche a negarla del tutto.

Ciò dipende dal fatto che la vita terrena chiude l’uomo entro i limiti del mondo sensibile esterno e dell’intelletto che abbraccia solo quanto è direttamente connesso con la vita terrestre stessa. Ne derivano tutte le dispute, le quali hanno in realtà sempre radice in una mancanza di conoscenza; a tutti sarà capitato di assistere a discussioni sul monismo, sul dualismo, e così via. È naturalmente assurdo un dibattito su tali luoghi comuni. Ascoltando simili dispute si ha come l’impressione di trovarsi di fronte a qualche uomo primitivo che non avesse mai ancora sentito dire che esiste l’aria. A chi sa che l’aria esiste e ne conosce le funzioni non verrà mai in mente di parlarne come di qualcosa dell’aldilà e neppure dire: io sono monista, per me aria, acqua e terra sono una cosa sola! Tu invece sei dualista perché nell’aria vedi qualcosa di separato dall’acqua e dalla terra.
Tali dispute non hanno dunque senso, come in genere non ha senso discutere intorno a concetti. Quindi non ci soffermeremo su tali problemi e ci limiteremo a richiamare l’attenzione su di essi. Infatti, come per chi non la conosce l’aria non è qui ma appartiene all’aldilà, così il mondo spirituale, che tuttavia ci attornia come l’aria, è un aldilà per chi non lo conosce. Per chi lo conosce è invece un aldiqua. Si tratta dunque semplicemente di rendersi conto che, nell’attuale periodo dell’evoluzione terrena, l’uomo dimora tra nascita e morte nel suo corpo fisico e in tutto il complesso della sua organizzazione con una coscienza che in un certo senso lo separa da un mondo spirituale di cause che tuttavia agiscono nella sua esistenza terrena, fisica.

Fra la morte e un nuova nascita egli vive poi in un altro mondo, in un mondo che in confronto a quello fisico può essere chiamato spirituale; in esso egli non ha più un corpo fisico percepibile ai sensi, ma vive come essere spirituale.
Il mondo in cui si vive tra nascita e morte appare allora altrettanto estraneo quanto alla coscienza ordinaria terrena appare estraneo il mondo spirituale.

Nella sezione “Articoli e Documenti” il download completo…

CAMMINI DELL’ANIMA

La realtà dello spirito nella vita di oggi
Un libro di Pietro Archiati

Anche per questa nuova edizione vorrei riportare le mie parole d’apertura in occasione di un convegno tenuto a Roma nel 1997, dal cui tema trae origine il libro stesso:
«Io mi trovo di nuovo a una svolta della vita in cui cerco di interpretare il linguaggio del mio karma: voglio dirlo già all’inizio di questo nostro incontro così che possiate capire anche il mio modo di sviluppare le cose, in questi giorni. Mi pare che il karma mi stia dicendo: deciditi ancora più chiaramente a portare la scienza dello spirito a chi è per la strada, cioè a tutti.”

(Pietro Archiati, dalla prefazione)

Copertina del libro "Cammini dell'Anima" di Pietro Archiati
L’uovo di Colombo

Alla domanda: come reagisce l’individuo di fronte alla preminenza del dato materiale che rende il singolo sempre più impotente?, direi che ci sono due reazioni fondamentali:

– una è la rassegnazione, cosciente o non cosciente, che porta ad accettare le cose come sono abbandonandosi alla corrente che dice: eh, non si può far altro! sì, è bello avere dei valori, degli ideali, ma poi la realtà è quella che è;

– l’altra è quella di dire: io non voglio essere trascinato dalla corrente, voglio prendere ogni decisione in modo conscio, libero, individuale. In questa presa di posizione, che sembra così semplice, è racchiuso il mistero della libertà dell’individuo umano.

Se noi fossimo animali non ci interrogheremmo su questi argomenti; il singolo leone non dice a se stesso: perché devo comportarmi come tutti gli altri leoni? Voglio essere diverso, voglio rendermi conto di questi miei istinti… Se il leone cominciasse a fare questi ragionamenti, non sarebbe più un leone.

Il fatto stesso di dar vita a questi pensieri mentre scorre la fiumana ineluttabile delle cose che rischia di travolgerci, mostra che l’uomo non è un essere di natura, fatto solo per soggiacere ai fattori ferrei del determinismo, ma che è capace di prendere posizione – dapprima con le forze del pensiero.

Forse quel che dico fa l’effetto dell’uovo di Colombo, o forse sto inventando il sole e l’acqua calda: ma la povertà nostra, oggi, sta proprio nel fatto che diamo tutto per scontato e perciò non viviamo più nulla. Che desolazione mostrare un’apatica indifferenza verso la capacità di pensare e di decidere che c’è in ognuno di noi! È una facoltà enorme, ma noi ci permettiamo di considerarla un’ovvia attitudine umana, per la quale non c’è motivo di entusiasmarsi e scaldarsi più di tanto.

Come si può vivere nella rassegnazione e nella depressione se ci rendiamo veramente conto di che cosa significhi potersi porre di fronte ai fenomeni dell’esistenza e pensarci sopra? Chiunque sia stato a inventare l’essere umano, certo ha manifestato del genio! Come ci si può disamorare nei confronti del pensiero, come non provare gioia per l’attività più straordinaria che abbiamo a disposizione? È che siamo così frastornati, così incagliati nelle ruote della vita, che ci dimentichiamo di pensare. Ecco la nostra povertà.

Essere capaci di pensiero significa avere a disposizione una facoltà che ci consente di entrare in tutti i fenomeni: nulla è inaccessibile al pensiero umano. Anche se ci stiamo abituando a non pensare più, anche se potrebbe addirittura sorgere il dubbio che abbiamo perso la capacità di pensare, rimane il dato di fatto che per affermare queste cose è pur sempre necessario pensare.

Il fenomeno strabiliante di Marx, per esempio, sta nel fatto che egli ha afferrato intimamente e profondamente le masse proletarie nella seconda metà del secolo scorso con un pensiero che diceva: il pensiero non serve a nulla. L’unica cosa che è reale e muove le ruote del divenire è la tasca piena o vuota, la pancia piena o vuota. I fattori economici sono la realtà che muove la storia: non l’ideologia, perché l’ideologia stessa si orienta secondo la pancia. Marx, con questo pensiero fondamentale che afferma l’inutilità del pensiero, ha trasformato la storia. Dunque è un pensiero che ha trasformato la storia. E qual è il contenuto di questo pensiero? Che il pensiero non opera nulla!

Il punto di partenza del cammino interiore è una grande scoperta che ciascuno può fare: è vero che ci sono meccanicismi e ineluttabilità, è vero che l’umanità è pressata da tanti ingranaggi; però è altrettanto vero che io, in quanto essere umano singolo, porto dentro di me la realtà più importante del mondo: la capacità di pensare e di decidere in libertà. Questa forza in grado di essere libera e creatrice non me la può togliere nessuno, perché è l’essenza del mio stesso essere.

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