Spunti di riflessione – Prigionieri delle cose

di Elena Ferrario, per gentile concessione della rivista Avo Torino Informa

C’è qualcosa di immensamente terapeutico nel fatto di liberarsi della roba vecchia. La ragione è che mentre eliminate le cose inutili a livello esteriore, si verifica un cambiamento corrispondente a livello interiore. Ciò che è fuori di noi è anche dentro di noi e viceversa.

http://cliccandoci.blogspot.it

Liberarsi dalle cose inutili non è un esercizio ascetico di rinuncia, è un atto creativo nei confronti del nostro territorio, della nostra mente e delle nostre relazioni.

dal blog di Lorenzo Manfredini

Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano…Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.

Mt. 6,19-21

Qualche tempo fa, chiedendo notizie ad un’amica di certi vecchi contadini  suoi vicini di casa, che qualche volta avevano fornito anche a me delle  uova di giornata, prodotte dalle loro felici galline ruspanti, appresi che stavano attraversando una seria crisi esistenziale. All’origine di quel dramma stava la necessità di lasciar libere alcune stanze della loro grande casa che, una volta ristrutturate, avrebbero accolto un loro nipote che stava per convolare a nozze. Sul momento avevo pensato che la loro ansia nascesse dall’idea di dover affrontare per qualche tempo la presenza in casa dei muratori. Ma ero fuori strada. La loro vera tragedia era di dover sgomberare quei locali dalla montagna di cianfrusaglie che i due nonnetti vi avevano ammassato nel corso degli anni: vecchie sedie traballanti con l’impagliatura sfondata, un lavandino e un bidet sbrecciati e ingialliti dal tempo, scatoloni di vecchie pentole ammaccate, di piatti e bicchieri spaiati. Oggetti ormai inutilizzabili ma lasciati lì ad invecchiare in disordinati accumuli, perché «non si sa mai, potrebbero sempre tornare utili…». Ho poi saputo che dopo estenuanti sforzi di convinzione da parte dei familiari, e altrettanti pianti notturni del nonno e della nonna, lo sgombero dei locali aveva potuto infine aver luogo.

La vicenda di quei contadini m’era parsa inizialmente come emblematica di certe persone anziane che avendo vissuto in tempi  lontani la fame e la miseria, hanno conservato anche nel presente la convinzione che tutto quello di cui si gode oggi  potrebbe non esserci più da un momento all’altro. Da qui un attaccamento morboso alle cose. Avevo anche ipotizzato che il fatto di aggrapparsi a oggetti vetusti del loro passato fosse un modo illusorio di trattenere la vita che inesorabilmente volge al termine. Ma pur confermando la validità di queste ipotesi, in seguito ad approfondimenti che ho fatto sul tema del giusto rapporto tra l’uomo e le cose, mi sono resa conto che i casi di accumulo compulsivo di grandi quantità di oggetti, al di là di ogni ragionevole necessità e al punto di ridurre o azzerare lo spazio vitale in casa e nei posti di lavoro, stanno dilagando in tutti i cosiddetti paesi del benessere e che inoltre persone di tutte le età possono essere coinvolte in questo fenomeno.

La psicologia annovera questo disturbo tra le forme del “disagio mentale”. E in un’era scientifica e supertecnologica come la nostra, non stupirà che queste manie aberranti siano indicate con  due nomi tanto dotti quanto stravaganti: disposofobia o sillogomania che dir si voglia! Comunque, chi ha familiarità con la rete, digitando su un motore di ricerca uno di questi due nomi, avrà modo di verificare l’estensione di questo recente fenomeno, attraverso l’alto numero di siti specialistici che  ne descrivono le caratteristiche suggerendo rimedi e cure per contrastarlo.

Pur essendo del tutto ignorante nel campo di queste allarmanti patologie, il tratto più evidente che da queste  mi pare emergere è il vano e forse inconscio tentativo, da parte di chi ne è afflitto, di colmare con oggetti materiali, le voragini interiori che le nostre società consumistiche, svuotate dei valori dello spirito, hanno contribuito a creare nell’uomo. Infatti la casa, come Jung insegna, è simbolo per eccellenza dell’interiorità umana.

Ma vorrei ora riportare la riflessione sul rapporto che le cosiddette persone normali, tutte quelle cioè che possono dirsi estranee agli eccessi a cui abbiamo appena accennato, intrattengono con le cose. Se da un lato si deve dare per scontato che molti di noi conservino devotamente qualche feticcio del passato – non vorremmo mai disfarci del mazzo di rose secche che lui ci regalò in quella bella occasione, o non butteremmo mai via il primo bigliettino d’amore delle medie e figuriamoci poi il cedolino del primo stipendio o le pagelle della scuola elementare! – dall’altro, è bene chiarirci la  questione delle proporzioni delle nostre “idolatrie” per le cose del tempo che fu.

Da uno a cento, quanto siamo intasati di cose inutili? (per cose “inutili” intendo quelle che non vengono utilizzate da molto tempo). Proviamo a farne una ricognizione, cominciando col verificare quanti indumenti di dieci o quindici chili fa, giacciono stipati in armadi, cassetti, scatoloni, o nei vari sgabuzzini di casa, nella cantina o in soffitta, in attesa del felice giorno di San MAI in cui avremo ritrovato la taglia dei nostri vent’anni!  Passando alle scarpiere, luoghi sacri di culto per molte donne (ma neppure gli uomini sono immuni da queste pratiche devozionali), quante sono le scarpe che indossiamo abitualmente? E tutte le altre, nelle quali abbiamo investito forse cifre da capogiro, che abbiamo messo solo una volta e che mai più indosseremo, a cosa servono all’infuori dei sussulti di  compiaciuta vanità che ci possono provocare?

Sempre aiutandosi col pensiero, qualora non trovassimo il coraggio di perlustrare dal vivo tutti gli angoli della nostra abitazione, ognuno potrà valutare a naso quanti metri cubi di spazio richiedono riviste, vecchi giornali, libri mai letti ma comprati sull’onda di qualche suggestione, incartamenti che non hanno più alcun legame col presente. Poi proviamo a contare le scatoline e scatolette ammucchiate nei cassetti per raccogliere i più svariati… reperti: biglietti della metro di Londra o di New York, quelli d’ingresso al Louvre o al Prado, il vecchio posacenere sottratto al bar dell’albergo durante il viaggio ai castelli della Loira… la bijotteria annerita, con qualche brillantino che non c’è più, ma che con qualche accortezza potrebbe essere ancora utilizzabile… .

Resta infine da inventariare un’altra grande quantità di oggetti che dietro le molteplici spinte emozionali succedutesi nel tempo: viaggi, campagne pubblicitarie in tv, saldi strabilianti, momenti di scontento o di depressione compensati con qualche acquisto tanto carino quanto… inutile, si sono progressivamente ammucchiati ingombrando   i pochi spazi che magari guadagnerebbero a restare liberi…

Se, giunti alla fine di questa ipotetica ispezione della propria casa il quoziente d’ingombro risultasse piuttosto elevato, sarebbe utile prima di tutto  domandarsi che cosa frena dall’eliminare le cose diventate inutili o inservibili. Una prima risposta potrebbe essere la mancanza di capacità decisionale: non si ha la forza di decidere che cosa può essere utile e che cosa può essere eliminato. Ma la risposta più difficile da dare, quella più veritiera, sarebbe probabilmente un’altra: l’eccessivo attaccamento alle cose. Il pensiero di fondo è che, nel momento in cui si getta via quell’oggetto, è come eliminare una parte di sé. Abbiamo bisogno di essere attraverso l’avere. Più ho, più sono. Se non ho, se non tengo, temo di non esistere. Pensiamo di trarre dalle cose un senso di identità e di appartenenza. Eliminando le cose temiamo di perdere il nostro legame di continuità con il passato. Ma questi sono i modelli che la società consumistica dell’avere ci ha inculcato, tentando di spossessarci della nostra vera essenza di uomini pensanti, liberi e creativi il cui valore è del tutto indipendente dalle cose che si possiedono.  Non è neppure vero che sono le cose a mantenere vivi i legami col passato: l’unica traccia del passato è nella nostra memoria. Si possono dimenticare dei dettagli, ma quello che riusciamo a ricordare è ciò che è veramente importante per noi.

Finché si resta avvinghiati alla modalità dell’avere, sono gli oggetti a governarci, a possederci.

Potrebbe essere un ottimo avvio verso la ricerca della modalità dell’essere, la decisione di far piazza pulita di tutte le cose inutili o superflue da cui siamo tuttora circondati, regalando, riciclando. Il Feng Shui, teoria orientale sulla disposizione armonica degli oggetti nell’ambiente, sostiene che gli spazi riflettono il mondo psichico, parlano di noi stessi. Pertanto una casa sgombera e lineare rappresenterebbe chiarezza di pensiero e armonia interiore. Diventa perciò salutare impegnarsi a rimuovere il di più che non serve.

 

Spunti di riflessione – Lussuria: il grande vuoto dell’amore

di Elena Ferrario, per gentile concessione della rivista Avo Torino Informa

Il concetto di amore implica l’idea di volere il massimo bene per la persona amata. La lussuria, invece, cerca solamente il proprio massimo piacere personale. Se questo piacere non è ottenuto, l’altra persona cessa di essere amata. Non si ama la persona, bensì il piacere che si ottiene da essa. Una vita sensoriale è vana, è animale e non lascia ricchezza interna.

[Srila Atulananda Acarya, maestro induista]

L’amore è paziente, l’amore è benevolo, l’amore non invidia, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si compiace della verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. L’amore non verrà mai meno.

[1 Cor., 13, 4–10]

Ama, e fa quel che vuoi.

[Sant’Agostino]

 

Ci vuol coraggio di questi tempi a parlare di lussuria: il rischio è di apparire bigotti e antimoderni in quanto le nostre società occidentali, del tutto impregnate di materialismo, ritengono ormai normalmente accettabili tutti i comportamenti sessuali che coinvolgono adulti consenzienti. Ma la liberalizzazione e la cosiddetta rivoluzione dei sessi fanno forse diventare ordine ciò che di per sé è e resta un disordine? È un po’ come chiedersi se l’innalzamento del limite di tolleranza delle sostanze inquinanti presenti nell’acqua da bere  – imposto dal Ministero della Sanità  per non dover chiudere gli acquedotti (oppure le fabbriche che inquinano le sorgenti) –  renda l’acqua delle nostre case meno avvelenata. No, l’acqua resta piena di sostanze inquinanti e le garanzie sulla sua purezza, certificate dalle istituzioni, non sono altro che una bella bugia legalizzata.

Un’altra obbiezione a cui dobbiamo rispondere prima di affrontare senza più  remore il tema odierno, è quella molto diffusa  che tende ad assolvere il dilagare attuale della licenziosità con l’argomento trito del «Si è sempre fatto così». È vero che la lussuria, da Adamo ed Eva in poi, ha sempre avuto il vento in poppa – la storia delle civiltà che ci hanno preceduto e tutta la Scrittura Sacra (chi di noi non ricorda le clamorose vicende di Sodoma e Gomorra?) pullulano di storie  e di costumi assolutamente depravati. Ma questo argomento non giustifica nulla: serve solo a mostrare che col succedersi dei millenni, nonostante  l’evoluzione poderosa dei cervelli e dei frutti del pensiero,  gli uomini continuano alla grande a perdere punti in fatto di umanizzazione.

Veniamo dunque alla lussuria. Tutte le definizioni correnti del termine, che partono dall’etimologia latina, luxus – luxuria, cioè “lusso”, “esuberanza”, “sfrenatezza”, concordano nel presentare questo vizio come un eccesso: l’uso smodato o deviato della sessualità.

Per parte mia sarei più propensa, in alternativa all’etimologia e alle definizioni correnti, a vedere invece la lussuria, in tutte le sue molteplici manifestazioni che qui non è necessario elencare perché tutti le conosciamo, come una carenza, come un’enorme carenza di “umano”. Tutti i cosiddetti “vizi” del resto, non solo la lussuria, sono indici dello stesso tipo di carenza. Cercherò di spiegarmi, anche se, per non scrivere un trattato, dovrò essere estremamente schematica e forzatamente riduttiva.

Secondo la mentalità e le ideologie materialistiche vigenti, l’uomo viene definito dalla scienza  antropologica come “animale superiore” dotato di un’intelligenza e di una psiche – psiche che sarebbe comunque il prodotto di  attività e funzioni puramente biologiche. Visto invece con l’occhio della nostra medicina meccanicistica, lo stesso uomo diventa essenzialmente una macchina, o se si preferisce, un pupazzo meccanico; si cura infatti un organo ammalato ma si perde di vista l’uomo intero;  si sostituisce un organo che non funziona più con un organo nuovo  e così via.

Quali sono le prospettive di durata che il materialismo attribuisce a quest’uomo, per metà animale e per metà macchina? Pochi decenni: se tutto va bene, con l’allungamento della vita prodottosi in questi ultimi cinquant’anni, i decenni saranno otto, nove o forse anche dieci. Gli scienziati però stanno provando in tutti i modi a strappare alla morte qualche lustro supplementare e promettono  per un futuro non lontano una vita arzilla almeno fino a centoventi anni. Dopodiché tuttavia, concluso il suo ciclo biologico, questo essere sparirà inesorabilmente  nel nulla. C’è da stupirsi che con una simile prospettiva quest’uomo cerchi di arraffare dalla vita, in qualsiasi campo dell’esistenza, tutto l’arraffabile, tutto il godibile?  Perciò, la scelta che molti fanno attualmente di assecondare tutte le pulsioni naturali, fino a scadere nel peggior degrado, va di pari passo con i limiti strutturali che questo tipo di uomo è convinto di possedere.

Ora si dà il caso che l’attrattiva verso il corpo dell’altro sesso, concepita in origine con lo scopo di perpetuare la specie, sia in assoluto l’istinto di natura più irresistibile di cui tutti i mammiferi sono dotati. È un impulso non meno travolgente di quello dell’autoconservazione, che si manifesta nel bisogno di mangiare, bere, dormire. Inoltre, e qui sta il punto interessante, l’esercizio della sessualità è maledettamente attraente essendo fonte di grande piacere.

Come ho appena detto, adeguarsi più o meno consapevolmente alla concezione materialistica dell’uomo, significa farsi fagocitare dalla dinamica degli impulsi e desideri che non si debbono né possono reprimere (ne va del buon funzionamento di quest’uomo, ridotto per metà a “meccanismo” e per l’altra metà ad “animale”: ce lo dicono perfino molti psichiatri e psicologi che vedono nell’attività sessuale un toccasana liberatorio per molti malesseri esistenziali!); vuol dire inoltre  crearsi delle dipendenze ossessive dalle proprie brame giungendo a “cosificare”, a ridurre a  semplice oggetto, quell’essere umano che di volta in volta verrà “usato” per soddisfarle.

La lussuria va letta in questa chiave di “animalità” e di “cosificazione” dell’altro, così come lo sottolineano le citazioni nel  riquadro.

Le grandi bulimie, le grandi abbuffate di sesso che caratterizzano massimamente la nostra epoca, sono il prodotto della logica che riduce l’uomo a pura corporeità. Emblema di questi eccessi e istigazione continua ad imitarne i modelli, sono tutti i mass media tra cui primeggia la televisione con i sui elevatissimi indici di ascolto. Penso a tutti i programmi spazzatura, ma penso anche a programmi televisivi più seri, spesso conditi in salsa sessuale. Come se il vero senso del successo di un’operazione chirurgica finora ritenuta impossibile, o della costruzione di un’opera particolarmente ardita, traessero il loro vero significato dal titillamento sessuale derivato dalle grazie di qualche svestita signora che partecipa alla trasmissione. Il sesso è ormai inevitabile sottofondo di qualunque argomento, di qualunque pubblicità, fosse anche quella di un veleno per topi.

Penso ancora a tutte le mercificazioni del sesso e non solo a quelle più antiche come la prostituzione  che oggi alimenta profitti miliardari di mafie e di mercanti di carne umana; penso anche all’uso distorto e morboso che tanti giornalisti fanno delle notizie di cronaca nera, pretesto per enfatizzare, a fini di lucro e di scoop, le peggiori forme di perversione: pedofilia, necrofilia, incesti, stupri e quant’altro. Siamo in presenza di un marketing astuto e spregiudicato, che obbedisce a ragioni perverse di potere, intese come dominio del corpo sottomesso, in cui la donna, a dispetto di tutte le sue lotte per emanciparsi, viene tuttora relegata al ruolo di oggetto passivo e come tale valorizzata. Ci si deve allora sorprendere che un’avvenente ragazza intervistata pochi giorni fa alla televisione su quali fossero i suoi valori, abbia risposto testualmente: «La bellezza è un valore. Quindi io la posso vendere e comprare come più mi piace.»?

Fin qui la riflessione mi ha permesso di mostrare, prendendo spunto dalla lussuria in cui sguazza alla grande la nostra società, i guasti enormi che sta producendo il materialismo sempre più esasperato, sempre più pervasivo  da cui una grossa fetta di umanità sembra non riuscire a liberarsi, almeno per ora. Quello che è certo, e che ci deve allarmare, è che l’uomo si perderà a meno che non recuperi la sua vera identità smarrita di uomo intero     (nel corpo del quale convivono e interagiscono un’anima e uno spirito)  e che non recuperi altresì il senso vero della sua esistenza e del suo destino di eternità.

Agli antipodi dell’uomo materialistico, ridotto, come abbiamo visto fin qui, ad un essere racchiuso nella finitezza della propria corporeità  –  fortemente condizionato dalle pulsioni e dagli istinti  di natura –  si colloca l’uomo “intero”, non amputato cioè delle sue componenti spirituali e del suo destino ultraterreno  di immortalità, così come tutte le correnti spirituali – non solo quella cristiana –  da sempre  ce lo descrivono.

In una prospettiva spirituale ritrovano il loro vero significato due concetti fondamentali che il materialismo ha completamente travisato. Il primo è il concetto di libertà che nel comune sentire materialistico è recepito come facoltà di scegliere e di fare quel che pare e piace, ossia i propri comodi ad ogni livello. In altri termini, la libertà di stampo materialistico spiana la strada all’arbitrio e agli egoismi di ognuno. Al contrario, in ogni concezione spirituale, la libertà, correttamente intesa, è la facoltà propria dell’uomo di scegliere tra ciò che è bene e ciò che è male.  Che cosa è bene e che cosa è male per l’uomo? È bene tutto ciò che lo rende sempre più umano, è male tutto ciò che impoverisce e degrada la sua umanità. Ora, se l’uomo è fatto di corpo, anima e spirito, è bene tutto ciò che favorisce l’integrità e l’armonia di queste tre sfere. Quindi  l’uomo ha la possibilità di decidere  come orientare le forze che gli dà la natura: se verso la crescita equilibrata di tutte le sue componenti – mettendo in conto anche le difficoltà di questo percorso – oppure verso la propria disumanizzazione, raggiungibile invece senza tanti sforzi:  basta andar dietro a tutti gli istinti che la natura gli fornisce.

Il secondo concetto su cui si equivoca facilmente è quello di amore. Infatti su questo termine c’è un fraintendimento ricorrente: in italiano – e in molte altre lingue – viene chiamato “amore” sia l’istinto sessuale, come lo dimostra l’espressione “fare l’amore”, sia l’espressione più alta della libertà che si traduce nel verbo “amare”. Dov’è l’equivoco? Sta nel fatto che non si distingue più tra amore e amore, al punto da mettere sullo stesso piano l’amore di natura e l’amore che ognuno, se vuole, deve conquistarsi con la propria libertà. Nel “fare l’amore” sono le forze di natura in noi ad assumere un ruolo di guida; viceversa, quando si tratta di amare un’altra persona mettendo in secondo piano i nostri interessi, l’istinto di natura non ci soccorre più: bisogna agire in base alla conoscenza dell’altro e alla libera decisione della nostra volontà.

Non c’è bisogno, credo, di dilungarsi sulle definizioni che si possono dare del verbo “amare”, che in estrema sintesi significa “essere l’uno per l’altro” ma, volendo, ci si può rinfrescare la memoria meditando le parole dell’apostolo Paolo che ho riportato nel riquadro. Quelle parole valgono per tutti, perché l’amore è uno; sono pertanto un riferimento fondamentale anche nel rapporto uomo-donna  uniti in un progetto di vita comune.

Qualcuno potrà chiedersi se la riflessione condotta sin qui non sottenda in qualche modo una svalutazione se non addirittura una demonizzazione della sessualità. Ci mancherebbe altro! Senza l’irruenza dell’istinto sessuale il genere umano si sarebbe estinto da lunga pezza. La sessualità è una possente risorsa della natura che ci accompagna lungo tutto l’arco della vita.

Tuttavia una considerazione va fatta ed è questa: la sessualità, in quanto realtà biologica, rappresenta una sfera che l’uomo ha in comune con gli animali, ma, a differenza degli animali, l’essere umano, come  è stato ricordato più su,  ha un corpo abitato da un’anima che nulla ha a che fare con la zoologia e da uno spirito individualizzato, che chiamiamo “io”, che gli animali non possiedono. La vita non è stata data all’uomo per uguagliare l’animale.  La finalità del Creatore era un’altra: darci la possibilità di scoprire che genere di felicità si può trovare nell’anima e più ancora nello spirito, facendo un saggio uso della libertà. Il godimento del corpo era in origine un generoso sovrappiù, annesso alla necessità di conservazione della specie. Oggi è diventato, in concorrenza col denaro, uno dei massimi obbiettivi della vita.

Ecco perché la nostra cultura materialista che limita e concentra la capacità di godimento dell’uomo alla sola sfera corporea, è animalesca e pertanto disumana. E nel proporre ossessivamente attraverso uno sconfinato bombardamento mediatico questo esclusivo modello  di edonismo, il materialismo produce una vera e propria castrazione dell’uomo a livello della mente, del cuore e dello spirito che andrebbero invece incoraggiati verso la scoperta di ben più esaltanti godimenti  se solo si esplorassero le infinite risorse dell’umano.

L’uomo “intero” è chiamato a tramutare l’amore che dà la natura, in un amore che sia l’opera d’arte della sua libertà. Questa trasformazione interiore è una lunga e faticosa “conversione” che rappresenta una vera e propria inversione di marcia nel cammino di ogni uomo verso l’umano. È una conversione lenta e tutta in salita che richiede una grande forza di volontà perché si realizza solo vincendo gli istinti di natura. Si tratta di decidere se il mio corpo è il mio padrone o il mio servo. La sessualità vissuta come puro turbinio di sensazioni corporee è il gioco di due esseri ognuno chiuso in sé, è l’incontro di due egoismi che a conti fatti sfociano in un senso di grande solitudine.

L’amore, pur non escludendo la sessualità, è attenzione verso l’altro, è rispetto della sua dignità, della sua libertà, è dono, è capacità di non fare solo le cose che piacciono, di regalare il proprio tempo, di permettere all’altro di sviluppare i propri talenti, è volontà di creare assieme mondi sempre più ampi di gioia, di bellezza, di armonia. L’amore fa fare le cose giuste e non solo quelle che piacciono: il suo scopo è di renderci tutti migliori, tutti più umani, ad ogni livello. L’amore non conosce le mezze misure: queste sono le scappatoie dei mezzi amori.

Gli istinti di natura regalano piccole gioie. L’amore conquistato per libertà, con fatica, spesso con dolore e sofferenza, ripaga sempre con gioie immense. Le grandi gioie nascono sempre da enormi fatiche. Sono tanti oggi a pensare di poter vivere da uomini senza rimetterci niente. Non hanno ancora capito che pagare per i propri ideali è il privilegio e la gioia dei forti. Lo aveva capito invece molto bene Agostino che ci ha lasciato il suo messaggio: «Ama e fa quello che vuoi». Intendeva dire che l’amore apre spazi infiniti alla libertà creativa di ogni uomo.

In sintesi: IL MISTERO DEL DOPPIO – quinta conferenza

Da più parti si sente dire che le conferenze tenute da Rudolf Steiner, il fondatore della Scienza dello spirito, sono troppo complesse. E sono in tanti a desistere, rinunciando a fruire di un’opera di inestimabile valore spirituale per l’intera umanità.

Nella rubrica “In sintesi”, rendiamo disponibili i riassunti di alcuni testi come invito alla lettura e supporto per approfondimenti di studio degli stessi.

Il ciclo inizia con Il mistero del doppio, che si articola in cinque conferenze contenenti importanti rivelazioni sulle caratteristiche e l’agire di entità ben note come forze dell’ostacolo. Prenderne conoscenza permette di comprendere il loro operare entro l’essere umano e nella società. Compito precipuo dell’umanità attuale è proprio di tenere gli occhi ben aperti per riconoscere e confrontarsi con i potenti esseri spirituali che manovrano incessantemente per deviare l’uomo dalla sua meta evolutiva. Si avrà la meglio sul male solo attraversandolo coscientemente e non aggirandolo.

… Dato che inevitabilmente si verificherà una tendenza crescente a vincolare l’uomo alla macchina, è inutile combatterla; piuttosto è importante prestare attenzione a come e ad opera di chi questo si realizzerà. Il problema della relazione dell’uomo con la macchina avrà un’importanza centrale nel futuro. (Tratto da questa conferenza).

Esseri spirituali individuali e fondamento unitario dell’universo  III

Dornach, 25 novembre 1917

1-2-3-4. Nei pensieri, nelle sensazioni e negli impulsi, che attingono ancora alle saggezze del passato, non si trova più niente di utile per affrontare il prossimo futuro. Un esimio professore pluri-laureato dei nostri tempi ha le idee piuttosto confuse su come orientarsi per soddisfare le esigenze di conoscenza spirituale dell’uomo attuale. Si prodiga in apprezzamenti verbali sul movimento teosofico e si ferma lì. Crogiolarsi sull’illusorietà delle mere parole, anziché buttarsi a capofitto nello studio serio della scienza dello spirito, rappresenta un  autentico pericolo. I tempi esigono il superamento delle vecchie conoscenze – che ci hanno portato allo stato catastrofico in cui versiamo – e l’aprirsi alle conoscenze che invece toccano le nostre anime e ci spingono a evolverci.

5. Al fine di non vanificare del tutto le conoscenze del passato, dobbiamo rinnovarle e vivificarle con la scienza dello spirito che va concretamente incontro alle esigenze dei tempi; in essa si potrebbero trovare i veri nessi tra l’uomo e l’ordinamento cosmico. Alla gente manca il coraggio di affrontare una ricerca scientifico-spirituale seria ma si potrebbe partire dalla lettura di scritti semplici, come ad esempio La vita umana dal punto di vista dell’antroposofia (RA1958/258e290). Accoglierne i contenuti vale più di tutte le speculazioni prive di senso in circolazione oggi.

6. In questo nostro quinto periodo postatlantico è essenziale poter affrontare le grandi questioni della vita che la saggezza del passato ha obnubilato. Una questione riguarda il fatto di porre l’elemento eterico al servizio della vita pratica. Occorrerà capire come le varie disposizioni d’animo umane si trasmettano in moto ondulatorio alle macchine. In che rapporto l’uomo si porrà rispetto al dilagare della meccanizzazione? Gli americani stanno applicando all’uomo, con grande superficialità, gli ingiusti principi meccanicistici della selezione darwiniana.

7. Dato che inevitabilmente si verificherà una tendenza crescente a vincolare l’uomo alla macchina, è inutile combatterla; piuttosto è importante prestare attenzione a come e ad opera di chi questo si realizzerà. Il problema della relazione dell’uomo con la macchina avrà un’importanza centrale nel futuro.

8-9. Com’è noto, la coscienza dell’uomo dipende dalle forze di morte del suo sistema nervoso. Le forze di morte diventeranno talmente potenti, che si arriverà a stabilire un rapporto tra le forze di morte dentro l’uomo (affini alle forze elettriche e magnetiche) e le forze esterne alle macchine. L’uomo saprà trasmettere i propri pensieri e le proprie intenzioni alla forza motrice della macchina; egli sprigionerà forze che agiranno sull’elettricità e sul magnetismo del mondo esterno. L’unione dell’uomo con la macchina è il primo problema a farsi pressante nel prossimo futuro. Il secondo problema, che consiste nella realizzazione di qualcosa che richiederà l’aiuto di potenze spirituali, troverà soluzione solo se un numero sufficiente di uomini si sarà adeguatamente preparato. Le forze spirituali dovranno essere attivate in modo da dominare la vita in relazione a malattia e morte. La medicina sarà spiritualizzata, e anche qui occorrerà capire lo spirito di chi svolgerà questo compito.

10. Il terzo punto sta nel chiedersi se l’intelligenza umana debba o no interferire nei processi di riproduzione (procreazione e nascita); si vuole dare una formulazione materialistica dell’unione tra uomo e donna. Attualmente sono molti i fattori che impediscono di realizzare queste cose, adesso non si può fare altro che parlare di questi argomenti e attendere che l’uomo li accolga senza egoismo e si attivi, prima in piccole cerchie e poi su vasta scala, a portarle nell’umanità.

11-12. Dal sedicesimo secolo in avanti le realtà spirituali che si celavano dietro le antiche ricerche si sono oscurate e si trovano ora depositate nell’inconscio dell’uomo. Affinché l’uomo smettesse di trarre l’elemento animico dalla natura e imparasse a risvegliare la forza della propria interiorità, occorreva di necessità rimuovere quella sapienza (alchimia, astrologia ecc.) cui oggi talvolta si allude senza saperne nulla. L’uomo “progredito” blatera di alchimia, del processo di creazione dell’homunculus; se solo fosse capace di decifrare la scena dell’homunculus [Faust], capirebbe molti segreti. Certe realtà dovevano apparire astratte per poter in seguito assumere una concreta forma spirituale.

13-14-15. Nei secoli si sono andati formando tre ideali, che Kant chiamò erroneamente: Dio, Libertà, Immortalità, e Goethe chiamò correttamente: Dio, Virtù, Immortalità. Nel quindicesimo secolo, su questi ideali si compivano esperimenti alchemici concreti con l’intento di mostrare l’opera di Dio in atto. Si cercava nella pietra filosofale la possibilità di diventare virtuosi in un senso più materiale e si voleva porre l’uomo in relazione con l’universo per dargli modo di vivere in sé l’immortalità. Quelle sapienze sono indecifrabili per l’uomo d’oggi, che pensa di poter comprendere Dio con una teologia astratta o la virtù con teorie astratte. Anche sull’immortalità i filosofi speculano a vuoto.

16. Certe confraternite di iniziati tentano di porre la tradizione al servizio dell’egoismo di gruppo. Deliberatamente parlano in pubblico di Dio, Libertà e Virtù, e lo fanno di proposito in modo astratto, ben conoscendo la realtà spirituale che vi sta dietro. Con l’uso di quelle formule astratte esse hanno mire concrete. Nelle loro scuole iniziatiche, quelle parole subiscono una trasformazione: Dio diventa Oro. L’elemento che sul piano materiale è l’oro (elemento solare entro la crosta terrestre), ha con le altre sostanze metalliche la stessa relazione che, sul piano del pensare, il pensare divino ha con gli altri pensieri.

 17-18-19. La comprensione del cosmo è stata sostituita con quella della Terra. Si indaga il mistero della nascita mettendo le cellule embrionali sotto la lente d’ingrandimento. In un processo di fecondazione è importante portare alla luce quali forze cosmiche vi siano attive. Il biologo crede di poter vedere al microscopio quali forze partecipino allo sviluppo di una cellula uovo. Non sa che quel processo dipende dalle forze stellari che agiscono insieme secondo una certa costellazione. Solo capendolo, si giungerà alla verità che il mistero della nascita è principalmente legato al segreto del Sole, e in senso terrestre al segreto dell’Oro.

 

20-21.  Nelle scuole iniziatiche la Virtù diventa Salute e in quelle sedi vengono effettuate delle ricerche per scoprire quali costellazioni cosmiche stiano in rapporto con la guarigione e la malattia dell’essere umano; s’impara a distinguere le singole sostanze terrestri, i succhi vegetali ecc. Una certa corrente darà una forma sempre più materiale alla medicina, che pure conserverà a monte il suo fondamento spirituale. Essa diffonderà l’opinione che l’uomo non diventerà buono imparando a memoria i principi etici, ma lo diventerà solo assumendo, per esempio, del rame sotto una data costellazione. Attraverso una diffusione calcolata di queste conoscenze si effettuano manovre di potere. Si potrà fare in modo che esse vengano recepite solo in senso materialistico e il gioco è fatto. Unicamente chi sa per certo che non vi è nulla di esclusivamente materiale, andrà oltre i segreti della vita.

22.  Facendo un uso strumentale delle costellazioni, quelle logge inseriscono anche l’Immortalità (che diventa Prolungamento della vita) nella corrente materialistica e ne fanno una sorta di preparazione per sottoporre la propria anima a esperienze che le consentiranno, dopo la morte, di restare asservite alle forze della loggia.

23.  Nella letteratura contemporanea (cfr. L’inutilità della morte), troviamo tracce esteriori di quelle tendenze. In questi scritti vengono rigorosamente celati gli impulsi spirituali che si muovono dietro le quinte. Nel quinto periodo postatlantico si dovrà decidere di usare le forze spirituali provenienti dal cosmo; alla dimensione cosmica la scienza, intenta a creare microscopi sempre più potenti, non ha ancora rivolto lo sguardo. Una scienza spiritualizzata (dovrà diventarlo per evitare la decadenza dell’uomo) dovrà tenere in gran conto i ritmi mattutini, serali o pomeridiani in cui portare a termine certi processi. Favorire l’influsso delle forze serali su quanto è stato preparato al mattino, oppure bloccare quell’influsso dal mattino alla sera, determinerà la qualità del risultato. I consueti metodi di ricerca di laboratorio andranno sostituiti in modo che certi processi si svolgano al mattino e vengano interrotti durante il giorno affinché la corrente cosmica possa di nuovo compenetrarli la sera, con una nuova ritmica interruzione fino al mattino. Per arrivare a un processo che segua la direzione mattino>sera occorrono delle condizioni preliminari.

24-25-26. Le logge egoiste si muovono nella direzione opposta. Come abbiamo visto, le confraternite occidentali e quelle orientali si battono da fronti opposti e in modo diverso per far passare inosservato l’evento cruciale del ventesimo secolo: l’apparizione del Cristo nell’eterico. Le prime vogliono far penetrare le forze spirituali nella sostanza materiale, servendosi dell’elettricità (luce deteriorata esistente nel mondo subastrale>Lucifero) e del magnetismo (chimismo>armonia delle sfere deteriorata esistente nel subdevacian inferiore>Arimane) per estenderne l’azione alla Terra intera, le cui forze dal sottosuolo salgono al nostro doppio. In America si saprà come dividere il magnetismo terrestre nelle polarità Nord-Sud e come dirigerne le forze spirituali sulla Terra. Entità spirituali che agiscono da una precisa direzione celeste e possono fare da tramite per la penetrazione del magnetismo nella Terra, saranno messe al servizio dell’esistenza terrena. Questo segreto sarà strumentalizzato dalle logge che agiscono materialisticamente in rapporto alla triade: Oro, Salute, Prolungamento della vita. Le seconde scateneranno una lotta tra potenze opposte, in quanto tenteranno di porre al servizio dell’esistenza terrena le Entità spirituali che affluiscono dalla parte opposta del cosmo.

Sarà compito della scienza umana migliore il ricercare le forze spirituali che possono sorgere sulla Terra grazie all’azione congiunta di due correnti cosmiche provenienti da due direzioni diverse: dai Pesci e dalla Vergine (V. Dis. p. 120). Essa dovrà scoprire – e porre al servizio dell’umanità – il segreto del legame fra ciò che agisce come forza solare proveniente dai Pesci (mattina) e ciò che agisce dalla Vergine (sera).

 

27. Chi vuole dominare la Terra col magnetismo (positivo e negativo), ignora queste forze benefiche. Nel segno dei Gemelli – anche la scienza moderna ne è al corrente – sta la forza segreta che ha il potere di far fluire dal cosmo sulla Terra l’elemento spirituale mediante il magnetismo bipolare. Lo scopo egoistico è di usare materialisticamente le forze che fluiscono nell’umanità dai Gemelli, per bloccare ciò che di buono potrebbe nascere dalla rivelazione della duplicità proveniente dal cosmo.

28.  Altre logge orientali, perlopiù indiane, interessate a occultare il mistero del Golgota, pianificano di sfruttare la duplice forza della natura umana (il segno zodiacale del Sagittario: inferiore=animale e superiore=spirituale) per sviare l’oriente europeo dal compito di preparare il sesto periodo postatlantico.

29. L’umanità dovrà scegliere tra l’influsso cosmico dualistico e quello unitario. Si accenderanno lotte tra gli iniziati che applicheranno i ritmi mattino>sera, opposti alle logge occidentali che fruiranno dei processi del mezzogiorno e alle logge orientali che applicheranno i processi della mezzanotte. Il modo attuale di produrre sostanze basandosi sulle leggi chimiche di attrazione e repulsione cadrà in disuso; si adotteranno i processi mattino>sera e mezzogiorno>mezzanotte in virtù dei loro influssi sulla triade: Dio, Virtù, Immortalità e Oro, Salute, Longevità. Tramite le correnti Pesci-Vergine ci si impossesserà dei meccanismi senza egoismo, si produrranno macchine che, essendo dotate di alcune qualità intellettive, allevieranno il lavoro agli uomini. Ci si preoccuperà che le forti tentazioni provenienti dagli animali-macchine, cui l’uomo ha dato vita, non esercitino su di lui un influsso dannoso.

30-31. Gli uomini dovranno imparare ad applicare alla realtà le idee provenienti dalla scienza dello spirito. Inoltre, nell’esistenza terrena sarà importante il contributo dei defunti. Sarà determinante il modo in cui essi agiranno e se le loro azioni proverranno dai mondi spirituali in cui si trovano. Le logge tenteranno in tutti i modi di portare le anime dei defunti nell’esistenza terrena servendosi della via oscura che passa attraverso i Gemelli, per cui le vibrazioni umane continueranno a risuonare nel movimento meccanico delle macchine. Le anime saranno indotte a percorrere, a partire dal cosmo, la via oscura dei Gemelli.

32.  Per far fronte a questi problemi, che sorgeranno senz’altro e saranno rilevanti, occorrerà servirsi degli esseri elementari della natura e impedire di far entrare forze improprie nelle macchine: l’uomo non va inserito nel lavoro meccanico per determinare la forza lavoro, come postula la teoria darwiniana della selezione.

33-34.  La vera posta in gioco viene rigorosamente celata. Gruppi che agiscono in senso arimanico-luciferico, al fine di mantenere un assetto sociale conservatore, trattengono per sé gli impulsi che erano giusti fino alla rivoluzione francese, facendo credere all’umanità di aver superato quell’assetto a partire dal diciottesimo secolo. Questi aspetti diventeranno chiari alla luce delle rivelazioni della scienza dello spirito. Si fronteggiano essenzialmente due potenze: quella che conserva il principio ormai decaduto del diciottesimo secolo – collegata alle forze provenienti dagli egoismi di gruppo – e quella dell’epoca nuova. Per esercitare potere sugli uomini verrà usata la dipendenza economica. L’ideale economico sarà collegato alla formazione di un esercito di uomini asserviti a quel principio.

35-36.  Occorre esercitarsi a guardare bene dietro le apparenze per accorgersi che in Occidente, dietro il sorgere degli ideali democratici della rivoluzione francese, è in atto un gioco di potere pianificato da chi vuole conservare i vecchi principi del sedicesimo, diciassettesimo, diciottesimo secolo. La realtà è ben celata dietro apparenze illusorie: occorrono sforzi individuali considerevoli per farla emergere.

37-38-39. Mefistofele non avrebbe potuto rivolgere a W. Wilson la frase che rivolse al Faust: «Vedo che tu il diavolo lo conosci» [perché di fatto Wilson ne era posseduto ndr]. La realtà va considerata spregiudicatamente: c’è una bella differenza tra il vero talento individuale e le circostanze esterne. W. Wilson è stato apprezzato da chi beve tutto senza discernere, solo in quanto ricopriva la carica di presidente degli USA. Quando si penetrano i segreti del doppio si giunge alla condizione di saper attribuire a certi cervelli un peso spirituale identico a quello specifico fisico, sapendo che quei cervelli sono attivati tramite il doppio.

40.  Con le astratte ciarle – sulla religiosità cosmica e su altro ancora – dell’esimio professore, si intorpidiscono realtà su cui si deve fare chiarezza, se si vuole che entrino nell’umanità quale impulso pratico etico-morale.


In sintesi: IL MISTERO DEL DOPPIO – terza conferenza

Da più parti si sente dire che le conferenze tenute da Rudolf Steiner, il fondatore della Scienza dello spirito, sono troppo complesse. E sono in tanti a desistere, rinunciando a fruire di un’opera di inestimabile valore spirituale per l’intera umanità.

Nella rubrica “In sintesi”, rendiamo disponibili i riassunti di alcuni testi come invito alla lettura e supporto per approfondimenti di studio degli stessi.

Il ciclo inizia con Il mistero del doppio, che si articola in cinque conferenze contenenti importanti rivelazioni sulle caratteristiche e l’agire di entità ben note come forze dell’ostacolo. Prenderne conoscenza permette di comprendere il loro operare entro l’essere umano e nella società. Compito precipuo dell’umanità attuale è proprio di tenere gli occhi ben aperti per riconoscere e confrontarsi con i potenti esseri spirituali che manovrano incessantemente per deviare l’uomo dalla sua meta evolutiva. Si avrà la meglio sul male solo attraversandolo coscientemente e non aggirandolo.

… L’anima di chi si è occupato solo della materia e non ha accolto idee sul mondo spirituale, dopo la morte sarà costretta a vagare nella sfera terrestre fino a quando non avrà appreso da lì a far propri i concetti spirituali che le consentiranno di ascendere ai mondi spirituali, cui peraltro appartiene. Finché l’anima è intrappolata nella sfera terrestre agirà sul mondo in modo distruttivo. Invece, l’anima di chi accoglie le idee del mondo spirituale, una volta liberata dal corpo fisico, entrerà nel modo giusto nei mondi spirituali e potrà riannodare i legami intrecciati durante la vita con le persone a lei care ancora viventi. La morte non spezza questi legami, che diventano anzi molto più profondi. E questa è una solenne verità. (Tratto da questa conferenza)

Esseri spirituali individuali e fondamento unitario dell’universo  I

Dornach, 18 novembre   1917

1-3. Il concetto puramente negativo di inconscio, così come ce lo propone l’attuale scienza psicoanalitica, è in realtà privo di fondamento e – in quanto tende con le sue teorie a incidere nella vita attraverso la pedagogia, la terapia, la politica sociale – rappresenta un pericolo. All’indagine psicoanalitica sull’inconscio sfugge lo spirito che, pur trovandosi al di là della soglia della coscienza ordinaria, è sempre conscio. Lo spirito non ha nulla a che fare col concetto psicoanalitico di inconscio. Al di là della soglia della coscienza – sia essa sovra conscia o subconscia – si entra in una regione spirituale dove risiede lo spirito. Si tratta solo di individuarne le caratteristiche. Nel caso della signora che compì una serie di gesti inconsulti per farsi ricondurre al palazzo dove si trovava la persona di cui era inconsciamente innamorata, è stato uno spirito demoniaco ad agire in lei, che non ne era cosciente, a guidarne i passi dove lui voleva; e l’ha fatto in modo pienamente conscio. (cfr. p. 69)

4. La conoscenza dell’esistenza di una sfera spirituale fatta di Esseri reali, coscienti di se stessi e in grado di afferrare il pensare, il sentire e il volere umani, è antichissima. Solo che è stata tenuta segreta, volutamente e in buona fede, da alcune confraternite che ritenevano l’uomo immaturo per ricevere tale conoscenza. Invece altre confraternite, dette di sinistra, tenevano per sé quelle conoscenze e ne facevano un uso strumentale per acquisire potere.

5. È importante che al giorno d’oggi su questi elementi sia fatta chiarezza. Dal 1879, da quando gli Spiriti delle tenebre sono discesi dal mondo spirituale sulla Terra, l’umanità vive una situazione molto particolare. Le confraternite di sinistra sono in grado di usare i segreti relativi a questo cruciale evento per qualsiasi turpe scopo. Alcuni segreti riguardanti l’evoluzione presente possono infatti essere usati in modo scorretto.

6. La scienza dello spirito rende disponibile come patrimonio dell’umanità, la notizia che nella prima metà del ventesimo secolo sarà accessibile, a un numero abbastanza alto di persone, la visione del Cristo nell’eterico.

7. Infatti, proprio quest’epoca di massimo materialismo coincide con un’interiorizzazione nell’evoluzione che porta a percepire il Cristo nell’eterico. Alla diffusione di questa notizia epocale sono molto contrarie certe confraternite (di sinistra). Da sempre le confraternite influenzano subdolamente l’opinione pubblica diffondendo notizie nel modo a loro più vantaggioso. Alcune di loro hanno per esempio reso noto che il materialismo sarebbe volto al termine e che sarà quindi possibile comprendere lo spirituale. Nulla di più falso: il materialismo è infatti destinato a crescere per i prossimi 4/5 secoli, e prolifererà indisturbato proprio se la gente crederà che sia finito!

8-11. L’uomo potrà salvarsi se approfondirà la vita spirituale secondo le rivelazioni della scienza dello spirito, e saprà che, a differenza del quarto periodo in cui era cruciale il tema della nascita e della morte, nel quinto periodo sarà fondamentale imparare ad avere piena coscienza della lotta contro il male che l’uomo dovrà ingaggiare. Nel quinto periodo prenderà forma l’essere demoniaco del male. È un nocivo controsenso rifiutare di occuparsi della realtà spirituale durante l’esistenza terrena e rimandare una tale conoscenza al momento in cui, varcata la soglia della morte, se ne farà l’esperienza «se davvero esisterà», come si usa dire oggi, e nel frattempo «sarà bene godersi la vita e basta». Un simile modo di pensare ignora che dopo la morte l’uomo porta con sé le condizioni che egli stesso si è creato mentre era in vita. L’anima di chi si è occupato solo della materia e non ha accolto idee sul mondo spirituale, dopo la morte sarà costretta a vagare nella sfera terrestre fino a quando non avrà appreso da lì a far propri i concetti spirituali che le consentiranno di ascendere ai mondi spirituali, cui peraltro appartiene. Finché l’anima è intrappolata nella sfera terrestre agirà sul mondo in modo distruttivo. Invece, l’anima di chi accoglie le idee del mondo spirituale, una volta liberata dal corpo fisico, entrerà nel modo giusto nei mondi spirituali e potrà riannodare i legami intrecciati durante la vita con le persone a lei care ancora viventi. La morte non spezza questi legami, che diventano anzi molto più profondi. E questa è una solenne verità.

12-14. Le confraternite occulte di sinistra hanno tutto l’interesse a diffondere l’idea che il materialismo sia oramai agli sgoccioli; sanno infatti che con questa contorsione otterranno l’effetto opposto: il materialismo si insinuerà ancora di più nell’umanità tenuta all’oscuro di ciò. Gli iniziati delle confraternite sanno bene dell’esistenza dello spirito, tuttavia hanno interesse a coltivare il materialismo e lo fanno mettendo in giro la voce che il materialismo è ormai superato. Gli iniziati di queste confraternite mirano a far sì che siano in molti ad accogliere solo concetti materialistici in modo che, dopo la morte, le anime dei defunti rimangano intrappolate nella sfera terrestre a totale disposizione di tali iniziati. Le anime dei morti rimaste a gravitare nella sfera terrestre, possono essere usate in vari modi per ottenere risultati differenti. Uno di questi è l’esercizio di potere sui non iniziati a queste cose. La pericolosità di tali confraternite è smisurata: a loro fa comodo che l’uomo creda, sì, nell’esistenza delle forze spirituali, ma solo in quanto forze naturali.

15-16. Le anime degli uomini ingenui che hanno abboccato all’amo del materialismo diventeranno clientela spirituale per le logge, le quali faranno il possibile per non lasciarsele sfuggire. Al loro interno, le logge annoverano vivi e defunti, e questi ultimi sono diventati simili alle forze della terra. [Forse nel senso che causano delle catastrofi naturali? ndr]. Le sedute spiritiche, praticate a partire dalla seconda metà dell’ottocento, erano nelle mani dei maestri delle logge coadiuvate dai defunti. Lo scopo della diffusione delle sedute spiritiche era di dare a intendere agli uomini che «come vi sono elettricità e magnetismo, così vi sono forze analoghe di natura superiori». Naturalmente ci si guardava bene dal rivelare che si trattava delle anime dei defunti. In questo modo le anime ingenue diventavano dipendenti psicologicamente dalle logge, senza sapere da chi erano pilotate e dove venivano condotte.

17-18. La conoscenza è la miglior protezione contro queste ingerenze. Man mano che le rivelazioni della scienza dello spirituale faranno chiarezza, si acquisirà gradualmente una sempre migliore cognizione dei fatti reali e gli abusi saranno scongiurati. Le sedute spiritiche furono introdotte nell’umanità nella seconda metà del diciannovesimo secolo allo scopo di sondare le condizioni in cui versava l’umanità di allora. Secondo i piani delle confraternite di sinistra, gli uomini dovevano convincersi dell’esistenza di forze naturali superiori. La loro delusione fu grande quando dovettero constatare che gli uomini avevano compreso che ad animare le sedute spiritiche erano i defunti. Esse volevano infatti privare l’uomo del giusto pensiero che ad animare le sedute fossero le anime dei defunti. Il loro è un materialismo di  grado superiore: un materialismo che vuole costringere lo spirito nella materia e asservirlo a essa. Il materialismo può assumere aspetti tali da poter essere addirittura negato. Si può essere un buon materialista facendo risalire tutta la natura allo spirito in modo da far emergere lo psichico [insieme di fenomeni legati alla psiche soggettiva ndr], e da indurre a parlare di spirito solo confusamente. È importante invece avere idee concrete sulla realtà dello spirito. Le confraternite si faranno strada con i loro piani di potere, se le persone munite di conoscenza scientifico-spirituale non sbarreranno loro il passo.

19. Il fallimento dello spiritismo evidenziò alcune pecche delle confraternite; perciò loro stesse, in un secondo tempo, si adoperarono per denigrare quella corrente che prima avevano promosso. Esse usano biecamente certe condizioni evolutive emerse nel corso della storia per accrescere il proprio potere.

20. Il grande impulso del mistero del Golgota contrasta la materializzazione delle anime umane. Nessun iniziato, per quanto potente, può impedire l’apparizione del Cristo nella sfera terrestre come Entità eterica: ciò avverrà senza dubbio. Ma si compiranno oscure manovre perché il potente impulso scaturente da questo evento sia deviato e agisca in un modo piuttosto che in un altro.

21. Le confraternite di sinistra hanno la precisa volontà di agire in modo che l’impulso del Cristo nell’eterico nel ventesimo secolo passi inosservato. Esse stesse infatti intendono appropriarsi di quella stessa sfera d’influenza per immettervi un’individualità eterica, di natura fortemente arimanica, che non si è mai incarnata.

22-24. Le manovre messe in atto con l’ausilio delle anime dei defunti avevano lo scopo primario di sottrarre al Cristo la signoria della Terra, in modo da favorire l’accesso di quell’entità arimanica. La battaglia intrapresa dalle forze dell’ostacolo contro il Cristo è realissima e avviene allo scopo di sostituire il Cristo con l’entità arimanica, nella guida dell’evoluzione fra la restante parte del quinto periodo postatlantico e il settimo periodo. L’uomo che abbia una chiara visione di questi fatti può neutralizzare i piani anti-cristici delle confraternite, che usano addirittura il nome del Cristo per confondere le acque. I dibattiti e le discussioni teologiche su Gesù e sul Cristo contengono un influsso spirituale estraneo al Cristo; i teologi perseguono, loro malgrado, mete del tutto diverse da quelle che credono di perseguire.  Il concetto psicoanalitico di inconscio è davvero fuorviante: impedisce di vedere la realtà dei fatti che accadono nelle profondità insondate dell’animo umano. Le confraternite infatti perseguono lucidamente il loro scopo, rimanendo “inconsce” per chi partecipa con leggerezza a quelle discussioni teologiche.

25-26. Le confraternite orientali (perlopiù indiane) sono altrettanto pericolose, benché operino diversamente. Esse non ambiscono ad annullare l’impulso del Cristo nell’eterico e a sostituirlo con un loro fiduciario – questo è possibile solo quando ci si serve delle anime dei defunti –, il loro fine è piuttosto sviare tutti gli uomini, orientali e non, dal cristianesimo, cioè dall’impulso lasciato dal Cristo sulla Terra, nei tre anni in cui si è incarnato. Queste logge orientali agiscono attraverso le forze dei corpi eterici di antenati che, in seguito a espedienti messi in atto da loro stesse, si rendono disponibili a rivestire esseri demoniaci, loro collaboratori. Sappiamo che il normale destino dei corpi eterici degli uomini è quello di effondersi nell’etere cosmico; in alcune particolari circostanze, esseri demoniaci si impossessano di una parte del corpo eterico dei defunti. Poi, con metodiche ingannevoli, basate sull’illusione, quelle logge innescano per i fedeli ignari la venerazione e il culto degli antenati, che in realtà sono gli esseri demoniaci di cui si è detto. (V. OO 109 Heidelberg, 21 gennaio 1909, non tradotta in italiano: Il principio dell’economia spirituale in connessione con le questioni della reincarnazione: un aspetto della guida spirituale dell’umanità).

27-28. Con stratagemmi esoterici potentissimi, le logge distolgono l’umanità dal fenomeno Cristo e dal mistero del Golgota. È quantomeno svilente ridurre l’inconscio a sede di pulsioni affettive represse che condizionano l’uomo, quando in effetti dall’inconscio influiscono sull’umanità forze spirituali ben coscienti che agiscono indisturbate, se la coscienza individuale non se ne occupa minimamente.

29-30. Nell’umanità vi furono anche iniziati retti che, conoscendo perfettamente le realtà occulte, operarono in modo favorevole all’evoluzione umana: erano i monaci irlandesi. Dall’Irlanda (regione preservata da ogni tipo di illusorietà e di influsso arimanico), nel quarto/quinto secolo, le comunità di monaci si occuparono della diffusione del cristianesimo in Europa; diffusione che, data l’ingenuità delle popolazioni europee non avrebbe potuto aver luogo senza un’adeguata protezione. Il compito di questi monaci iniziati fu quello di preparare le popolazioni europee a ciò che si sarebbe dovuto compiere in futuro, nel quinto periodo postatlantico, che avrebbe avuto inizio nel 1413.

31. Fino al consolidamento del quinto periodo postatlantico, i monaci irlandesi dovettero salvaguardare l’Europa dagli influssi dannosi provenienti dall’America (Cfr seconda conferenza, Par 24-35. Aiutati dagli spiriti benevoli, impedirono che la popolazione europea avesse cognizione dell’esistenza dell’America. Ogni informazione riguardante i viaggi europei verso l’America (che esistevano da tempo) fu cancellata, con mezzi più o meno ortodossi, e nel quindicesimo secolo più nulla si sapeva dei contatti tra l’Europa e l’America. I monaci poterono così cristianizzare l’Europa.

32. Solo in un secondo tempo, dopo il consolidamento dell’impulso cristiano, l’Europa fu pronta a ri-scoprire l’America, e ciò avvenne nel 1492. La storia ufficiale (une fable convenue) non conserva tracce di questi eventi epocali e riporta un’unica scoperta dell’America a opera di Colombo.

33-34. L’essenza della storia, compresi i fatti più tragici, sfugge all’uomo, che la attraversa in una sorta di stato di sonno. Sarà oltremodo salutare per l’uomo conoscere i misteri che circondano il cosiddetto inconscio e risvegliarsi. L’uomo ignora la maggior parte delle cose che si svolgono nel suo subconscio e in taluni casi è effettivamente salutare esserne all’oscuro. Per esempio sarebbe controproducente avere coscienza delle forze spirituali attive nei suoi stessi processi fisiologici (p.e. i processi nutritizi).

35. È invece di fondamentale importanza sapere che, poco prima della nascita, un essere arimanico – dotato di straordinaria intelligenza e di una volitività simile alle forze della natura – si impadronisce del nostro subconscio. Sarebbe pericoloso se questa presenza si protraesse oltre la morte, come questa entità aspirerebbe a fare. Contrariamente a quanto postulano mineralogisti e paleontologi, che ne rilevano solo l’ossatura minerale, la Terra è, come l’uomo, un organismo unitario vivente, da cui queste entità sono disperatamente dipendenti.

36. Raffigurandoci la superficie  terrestre suddivisa in una parte occidentale e una orientale: le forze che salgono dal suo interno fanno parte del suo organismo vivente. L’anima immortale dell’uomo, in qualunque punto della Terra egli abiti, entra in contatto con queste forze solo indirettamente, essa è relativamente indipendente dalle condizioni terrestri. Attraverso il doppio, operante nell’uomo da prima della sua nascita, sono attive nell’uomo forze che vi agiscono a seconda della tipologia razziale e del territorio. Le differenziazioni geografiche e di altra natura agiscono sul nostro doppio.

37-38. Dovremmo tentare di diventare coscienti delle molteplici realtà dell’anima umana. Le realtà dell’anima si metamorfosano soprattutto grazie all’uomo, un significativo esempio ne è il coltivare, durante l’esistenza terrena, un atteggiamento favorevole al materialismo o aperto alla dimensione spirituale. Nel primo caso l’anima resterà incatenata alla sfera terrestre, nel secondo essa raggiungerà le sfere spirituali a lei adatte. Aver chiari questi concetti significa acquisire un rapporto sempre migliore col resto dell’universo. Il movimento antroposofico non è né astratto né intellettuale, bensì è concepito in modo tale da tener concretamente conto dell’esistenza della vita spirituale di un insieme di Entità spirituali. A queste conversazioni rivelatrici di verità spirituali partecipano sia gli amici del movimento e sia le anime dei defunti che l’hanno sostenuto in vita e gli rimangono legati dopo la morte.