A Napoli…

Vi proponiamo una simpatica relazione scritta del convegno di Napoli, visto dagli occhi di uno dei partecipanti, un partenopeo, s’intende.

… ci siamo resi conto di come Pietro Archiati sia molto più conosciuto di quanto potessimo immaginare. Infatti alla prima conferenza, venerdì sera, parecchie persone sono rimaste accalcate all’ingresso e nella sala, tutti attenti a bocca chiusa e occhi spalancati, quasi ad esprimere lo stupore di vedere Archiati a Napoli e nel castello Angioino, simbolo della città.

La mattina successiva, la preoccupazione di non trovare posto si trasforma all’ingresso della sala in un balletto confuso, rumoroso e stridente di sedie spostate, girate, alzate e persone borbottanti che cercano di sistemarsi alla meglio. Il caotico traffico di questa difficile città si è creato anche nella sala del castello a ricordarci forse che qui si convive con l’imprevisto quotidiano, con lo “speriamo che mi vada bene”.

Ma quando Pietro inizia a parlare tutto si trasforma e sembra di stare alla messa del sabato santo.

 

Più tardi ci tocca fare un grosso esercizio di positività sul campo: inaspettatamente il Comune, proprietario del castello, ci comunica che il castello la domenica mattina dovrà restare chiuso.
 

Forse che l’Anima guida di Napoli non permette mai a nessuno di lasciarla senza averla un po’ visitata? Ecco l’occasione! Molti partecipanti non napoletani ne profitteranno e potranno apprezzare fra le stradine dell’antica Neapolis tutto il sapore e il profumo di questa sconcertante, inebriante e sregolata città.

Dopo l’annuncio della chiusura domenicale, scatta la solidarietà tra i presenti per cercare di far entrare tutti e non far perdere a nessuno le ultime due conferenze. Non c’è più nemmeno una mattonella libera: tutti stretti vicini, la partecipazione animica si tocca con mano. Lo stesso Pietro ha voluto ascoltare una poesia in napoletano recitata con verve da una signora del pubblico e ha letto in chiave scientifico-spirituale i versi della canzone O sole mio.

Alla fine, la sera verso le 22.30 l’applauso di commiato e una pioggia di ringraziamenti a Pietro.

Pietro Archiati ci ha insegnato che la positività applicata da secoli come tecnica di sopravvivenza, imposta dagli innumerevoli eventi storici avversi, può essere trasformata per libera volontà in Arte.