Prendersi cura di sé: la positività, la spregiudicatezza, l’armonia interiore

Pietro Archiati, in Cammini dell’anima, ha raccolto gli ultimi tre esercizi in un’unica proposta. Ben volentieri ci adeguiamo a questa sua scelta, sicuri che essa potrà anche andare incontro al vostro desiderio di disporre in tempi brevi dell’intera sequenza degli esercizi. Attraverso la loro pratica quotidiana ogni uomo può, se vuole, percorrere un cammino di vera saggezza.

Si conclude con oggi la nostra iniziativa, la cui attuazione resta d’ora in poi affidata alla libertà di ognuno.

Per la maggioranza delle persone le vacanze saranno ormai finite. Il nostro augurio è che ognuno, ritornando ai propri impegni abituali, possa assolverli con maggiore entusiasmo e più fresche risorse interiori.

N.B. I sei esercizi sono reperibili anche nei testi fondamentali di Rudolf Steiner: La scienza occulta e L’iniziazione.

4. La positività.

Il quarto esercizio si rivolge al pensiero e al sentimento presi insieme. Ho un atteggiamento di positività quando il mio pensiero, pur vedendo bene i lati negativi di tante situazioni, non omette di cogliere i lati positivi, e il mio cuore se ne rallegra. Se in una data circostanza una cosa non mi è possibile e un’altra sì, quale delle due è concretamente più importante? Di sicuro quella che mi è possibile. E allora perché mettere l’accento su quella impossibile? Per poltrire.

La positività è l’atteggiamento interiore che sottolinea sempre le porte che si aprono, non quelle che si chiudono. Certo che nella vita ci sono anche le porte serrate, ma se insistiamo su quelle finiamo per sbatterci il naso contro! Sono chiuse!

L’atteggiamento interiore della positività non è la miopia che non vede il negativo, o l’arte di consolarsi come faceva la volpe con l’uva: la positività è la capacità di comprendere che la forza portante dell’evoluzione di ogni essere umano sta sempre in ciò che gli è possibile.

E il possibile c’è sempre, in ogni situazione.

5. La spregiudicatezza.

Il quinto atteggiamento fondamentale riguarda il pensiero e la volontà presi insieme. È la cosiddetta apertura mentale o spregiudicatezza, è il dinamismo evolutivo interiore grazie al quale dico a me stesso: nonostante tutti i miei ritardi, nonostante tutte le mie omissioni, mi è sempre possibile imparare cose nuove, fare cose nuove. È la capacità di rinnovamento.

Ho sempre pensato così? E adesso cambio idea.

Essere capaci di pensieri e comportamenti sempre nuovi è apertura. Dalla mia casa al posto di lavoro ho sempre fatto questa strada qui: oggi me ne vado di qua… Per molti è inconcepibile! Invece l’apertura si esercita proprio così, in tante, piccole, quotidiane cose. Altrimenti ci si sclerotizza subissati dalla routine.

Anche la vita economica ci sta presentando tanti problemi perché molte persone sono incapaci di comportamenti nuovi, di professioni nuove: hanno fatto lo stesso mestiere per tanti anni e sanno fare solo quello. Questo è disumano perché l’uomo è versatile. Ma la versatilità va esercitata! Questa è l’apertura: la capacità di orientamenti sempre nuovi nel cosmo.

6. L’armonia interiore.

Il sesto esercizio consiste nel praticare insieme tutti i cinque esercizi che abbiamo descritto, affinché la nostra interiorità possa sperimentare le sue leggi d’armonia e di movimento, affinché ognuno di noi possa trarre dalla sua lira le melodie complete dello spirito.

Forse ci saremmo aspettati un esercizio sul sentimento e la volontà presi insieme. E invece, quello, non c’è. Perché se manca il pensiero manca l’essere umano. Se qualcuno ci indicasse esercizi che contemplassero una pura spinta volitiva accompagnata dall’accensione delle forze del sentimento starebbe operando nei nostri confronti pura manipolazione.

A Napoli…

Vi proponiamo una simpatica relazione scritta del convegno di Napoli, visto dagli occhi di uno dei partecipanti, un partenopeo, s’intende.

… ci siamo resi conto di come Pietro Archiati sia molto più conosciuto di quanto potessimo immaginare. Infatti alla prima conferenza, venerdì sera, parecchie persone sono rimaste accalcate all’ingresso e nella sala, tutti attenti a bocca chiusa e occhi spalancati, quasi ad esprimere lo stupore di vedere Archiati a Napoli e nel castello Angioino, simbolo della città.

La mattina successiva, la preoccupazione di non trovare posto si trasforma all’ingresso della sala in un balletto confuso, rumoroso e stridente di sedie spostate, girate, alzate e persone borbottanti che cercano di sistemarsi alla meglio. Il caotico traffico di questa difficile città si è creato anche nella sala del castello a ricordarci forse che qui si convive con l’imprevisto quotidiano, con lo “speriamo che mi vada bene”.

Ma quando Pietro inizia a parlare tutto si trasforma e sembra di stare alla messa del sabato santo.

 

Più tardi ci tocca fare un grosso esercizio di positività sul campo: inaspettatamente il Comune, proprietario del castello, ci comunica che il castello la domenica mattina dovrà restare chiuso.
 

Forse che l’Anima guida di Napoli non permette mai a nessuno di lasciarla senza averla un po’ visitata? Ecco l’occasione! Molti partecipanti non napoletani ne profitteranno e potranno apprezzare fra le stradine dell’antica Neapolis tutto il sapore e il profumo di questa sconcertante, inebriante e sregolata città.

Dopo l’annuncio della chiusura domenicale, scatta la solidarietà tra i presenti per cercare di far entrare tutti e non far perdere a nessuno le ultime due conferenze. Non c’è più nemmeno una mattonella libera: tutti stretti vicini, la partecipazione animica si tocca con mano. Lo stesso Pietro ha voluto ascoltare una poesia in napoletano recitata con verve da una signora del pubblico e ha letto in chiave scientifico-spirituale i versi della canzone O sole mio.

Alla fine, la sera verso le 22.30 l’applauso di commiato e una pioggia di ringraziamenti a Pietro.

Pietro Archiati ci ha insegnato che la positività applicata da secoli come tecnica di sopravvivenza, imposta dagli innumerevoli eventi storici avversi, può essere trasformata per libera volontà in Arte.