Diverso vivere

E se fosse diverso da come lo pensiamo?
di Enea Arosio


È sempre arduo riuscire a dare delle risposte o anche solo un avvio al pensiero su quei grossi temi che, con i nostri occhi abituali, vediamo come ingiustizie e di cui ci riesce difficile trovare il bandolo della matassa.

Da anni conosco l’Antroposofia di Rudolf Steiner e sempre più la definisco “il manuale d’istruzione” dell’essere umano; i suoi libri fondamentali Teosofia, Scienza occulta, La filosofia della libertà e L’iniziazione dovrebbero essere conosciuti affinché si possa avere quell’avvio al pensiero che conduce alla scoperta della nostra parte migliore.

Con questa dispensa propongo agli amici che la ricevono un piccolo estratto dal “Commento a LA FILOSOFIA DELLA LIBERTÀ” (Voll. II, III e IV) seminari tenuti da Pietro Archiati, il massimo conoscitore (che io conosca) dell’opera di Rudolf Steiner, sperando che i pensieri esposti possano aiutarci a “capire diversamente” chi vive con noi.

Enea Arosio – Febbraio 2012

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Necessità karmica e libertà

Rudolf Steiner – “Necessità karmica e libertà” Articolo tratto dalla rivista Kairòs – Nr. 1 di Gennaio/Febbraio 1997

Si comprenderà nel modo migliore il karma contrapponendogli l’altro impulso attivo nell’uomo, quello che viene indicato con il nome di libertà. Consideriamo ora per sommi capi la questione del karma. Che cosa significa? L’esistenza umana si svolge in una successione di vite terrene, e mentre attraversiamo una di queste vite possiamo, per lo meno col pensiero, volgerci indietro e vedere come l’attuale sia la ripetizione di un certo numero di altre che l’avevano preceduta. La vita attuale fu preceduta da un’altra, questa da un’altra ancora fino a quando arriviamo a tempi per i quali non si può più parlare di ripetizione delle vite terrene nel senso odierno, perché in quel periodo remoto la vita tra nascita e morte e quella tra morte e rinascita diventano a poco a poco talmente simili che l’odierna grande differenza tra di loro non esiste più. Oggi viviamo nel nostro corpo terreno tra nascita e morte in maniera che, nello stato di coscienza ordinaria, ci sentiamo molto separati dal mondo spirituale. Con lo stato di coscienza usuale, si parla del mondo spirituale come dell’aldilà, e c’è chi arriva anzi a porre in dubbio la sua esistenza, o anche a negarla del tutto.

Ciò dipende dal fatto che la vita terrena chiude l’uomo entro i limiti del mondo sensibile esterno e dell’intelletto che abbraccia solo quanto è direttamente connesso con la vita terrestre stessa. Ne derivano tutte le dispute, le quali hanno in realtà sempre radice in una mancanza di conoscenza; a tutti sarà capitato di assistere a discussioni sul monismo, sul dualismo, e così via. È naturalmente assurdo un dibattito su tali luoghi comuni. Ascoltando simili dispute si ha come l’impressione di trovarsi di fronte a qualche uomo primitivo che non avesse mai ancora sentito dire che esiste l’aria. A chi sa che l’aria esiste e ne conosce le funzioni non verrà mai in mente di parlarne come di qualcosa dell’aldilà e neppure dire: io sono monista, per me aria, acqua e terra sono una cosa sola! Tu invece sei dualista perché nell’aria vedi qualcosa di separato dall’acqua e dalla terra.
Tali dispute non hanno dunque senso, come in genere non ha senso discutere intorno a concetti. Quindi non ci soffermeremo su tali problemi e ci limiteremo a richiamare l’attenzione su di essi. Infatti, come per chi non la conosce l’aria non è qui ma appartiene all’aldilà, così il mondo spirituale, che tuttavia ci attornia come l’aria, è un aldilà per chi non lo conosce. Per chi lo conosce è invece un aldiqua. Si tratta dunque semplicemente di rendersi conto che, nell’attuale periodo dell’evoluzione terrena, l’uomo dimora tra nascita e morte nel suo corpo fisico e in tutto il complesso della sua organizzazione con una coscienza che in un certo senso lo separa da un mondo spirituale di cause che tuttavia agiscono nella sua esistenza terrena, fisica.

Fra la morte e un nuova nascita egli vive poi in un altro mondo, in un mondo che in confronto a quello fisico può essere chiamato spirituale; in esso egli non ha più un corpo fisico percepibile ai sensi, ma vive come essere spirituale.
Il mondo in cui si vive tra nascita e morte appare allora altrettanto estraneo quanto alla coscienza ordinaria terrena appare estraneo il mondo spirituale.

Nella sezione “Articoli e Documenti” il download completo…

Via Padova

Un racconto di Paolo Buzzo

C’è una strada a Milano chiamata Viale Padova. Viale perché è lunga anche se sulla targa c’è scritto

Via Padova.

Molti l’hanno sentita nominare per il concentramento di extracomunitari nordafricani, asiatici, cinesi, indiani ecc.

Ma non tutta la via è uguale, all’inizio ha un concentramento più orientale, poi nordafricano, poi misto ed in fondo è ancora un po’ milanese.

Ma la nostra storia è un’altra.

È la storia di tre animucce che vagano per il mondo dei cieli.

La prima di queste animucce si è data un nome, non a caso, le proviene dal percorso fatto in cielo

(parte anche in Paradiso) e da quello che si porta dietro dalla sua vita precedente.

Lui vorrà chiamarsi Mario. Vorrà essere lombardo e scegliersi una famiglia abbastanza agiata. Vorrà diventare migliore di quello che era stato e ha le idee abbastanza chiare.

Bisogna anche dire che tutto il viaggio su nel mondo dei cieli non l’aveva fatto da solo ma spesso con altre due animucce. Erano stati amici anche nella vita precedente. Non sempre si erano amati ma qualcosa li univa. Sentivano che avrebbero dovuto fare qualcosa di particolare tutti assieme. In comune avevano anche la certezza geografica. Volevano essere lombardi. Uno aveva deciso che si sarebbe chiamato Oreste e l’altra Chiara.

Per Mario, Oreste e Chiara era ormai ora di trovarsi una famiglia.

Quel giorno, Mario cominciò a guardar giù, vedeva la Brianza e il benessere, non era proprio consapevole ma era attratto da quella dolcezza geografica.

Ad un certo punto sente qualcuno che gli soffia vicino. Era il suo Angelo Custode che l’aveva seguito per gli ultimi due secoli mentre aspettava di tornare nel mondo di sotto. Ma questa volta il soffio era diverso, diverso di temperatura, era tiepido e diverso di consistenza. Era un soffio tiepido e deciso.

Era il segnale. Era pronto, doveva trovarsi una famiglia ed incarnarsi.

Era quella una bella notizia, Mario cominciava ad essere un po’ stufo di quel mondo di lassù, e soprattutto non ci capiva più niente tra Angeli, Arcangeli, Dominazioni, Trombe, Gerarchie, Troni, ecc.

Mario  (che aveva le idee abbastanza chiare) però aveva capito bene che nel corso delle epoche (millenni) lui era sempre stato umano. Un umano.  A volte maschio, a volte femmina ma sempre umano. Ricordava bene di quando era soltanto un tiepido vento  e si era scrollato le scintille del regno minerale, poi aveva salutato le onde del regno vegetale ed infine aveva lasciato la simpatia del regno animale. Sapeva bene che lui non discendeva da una scimmia, ma al contrario aveva lasciato parti in ogni pianta, ogni minerale e ogni animale.

Mario, allora ( aveva sempre le idee abbastanza chiare) cominciò a guardare attentamente giù in quel mondo che tanto lo attirava e vide una bella fabbrica con un’insegna: Metallurgica Cazzaniga. Guardò più a fondo, vide il giovane padrone e la sua sposa, avevano una bella casa (villa), una bella fabbrichetta, una Porsche e non c’erano fratelli o sorelle in giro.

Decise in un attimo: è lì che voglio andare. Fece un cenno all’Angelo Custode e si preparò.

Dall’alto seguì il futuro padre, guardava anche la madre, bella, attraente e giovane. Mario con i suoi piccoli poteri fece il possibile per creare la situazione ideale al suo concepimento.

Ma a un certo punto gli scappò un grido…. Noo!!  Il papà si era fermato in farmacia e stava comprando una scatola di preservativi. Noo!! Tutti i suoi ragionamenti, tutti i suoi pensieri di due secoli vanificati da una scatola di palloncini. Tutta la grandezza del Creato, la musica delle sfere, la confidenza con le Gerarchie spirituali, e poi LUI che era cambiato e voleva a tutti i costi migliorare, voleva con Oreste e Chiara aiutare i bisognosi, LUI che nella vita precedente si era sempre fatto aiutare. Noo!! Non è possibile.

Passò un attimo di tristezza poi… sentì ancora il soffio del suo Angelo Custode, ma stavolta un po’ più frettoloso, con una carezza gli dice che è ora, deve andare non ha più tanto tempo.

Va bé. Guarda giù e vede in quel momento un’officina. Una falegnameria con una targa:

Mariani Falegname e F.lli.

La terra era sempre quella brianzola, però più vicino alla grande città Milano, la falegnameria non grande,  i titolari (futuri padre e madre) tutti e due al lavoro, lui alla macchina tornitrice lei alla scrivania. C’era già un fratellino che girava, non solo aveva un’aria simpatica ma era anche stato un suo compagno di battaglia, l’aveva incrociato in Purgatorio e nei momenti difficili gli era stato vicino.

Come sono duri quei momenti appena sei morto ed arrivi su. Fa tanto freddo e l’unica cosa che scalda sono i pensieri di chi ti ricorda.

Dai, pensa Mario demm dal Mariani.

Per due giorni guarda la famiglia Mariani e la sua attrazione è sempre più forte.

Ma la mamma è strana e tutte le sere prende una cosa rotonda, toglie una pastiglia e la inghiotte.

Mario fa un cenno all’Angelo per chiedere cos’è quel cerchio che la mamma schiaccia.

L’Angelo imbarazzato gli sussurra: pillola anticoncezionale.

Noo!! Porca l’oca. Possibile che sia così difficile incarnarsi.

Intanto cominciava a levarsi un vento strano, come se fosse un vento solo per lui, come uno spintone. Il vento gli girava intorno però ogni tanto, bum, una spinta forte.

Era il segno che non aveva molto tempo, il suo tempo stava per scadere.

Vide in quel momento un operaio fuori da una fabbrica, aveva in mano un pacco di giornali e dei volantini. Era con altri operai, protestavano e non facevano entrare nessuno nel capannone.

Intanto il vento cosmico era sempre più forte.

Diede un’occhiata a casa, vide la moglie dell’operaio che stava preparando da mangiare, vide che non c’erano palloncini e neanche pillole colorate e pensò che forse era la volta buona.

Allora guardò il suo futuro padre ma purtroppo vide che con gli altri operai  avevano deciso che non sarebbero tornati a casa ma volevano presidiare la fabbrica tutta la notte.

Mario non fece neanche in tempo a pensare o a cercare il suo Angelo, fu travolto da un tifone cosmico e si risvegliò in Burkina Faso seduto per terra, piccolo, nero, con le mosche attorno agli occhi, un burigello pieno d’aria, niente da mangiare…. e pensò: cosa ci faccio io qui.

Da quel giorno la sua vita iniziò come tutti i suoi amici e compagni di villaggio: povertà, denutrizione, morte e… pensiero costante di partire.

Ogni tanto tornava qualcuno dall’Europa e raccontava di paesi dove c’era il benessere, automobili, cellulari, Mp3, ecc.. I suoi amici non si soffermavano molto su altri aspetti di questa emigrazione. Dove dormivano? Con chi abitavano? Che gente trovavano? Il lavoro c’era?

Poi un giorno un suo amico gli parlò dell’Italia, della Lombardia e del freddo, della nebbia, della neve, della disoccupazione, dell’emarginazione, e del viaggio brutale per arrivarci.

Ma per Mario questa parola – Lombardia – chissà perché gli suonò come musica e un desiderio irrefrenabile lo pervase. Voleva partire. Aveva 19 anni e qualche soldo. Decise di partire.

Lasciare la mamma, papà, fratelli, sorelle, terra e casetta non fu traumatico, certo c’era un dispiacere nel profondo dei pensieri, ma era proprio nel profondo. In quel momento aveva in mente una cosa sola.

Italia, Lombardia e partire.

È forse meglio tralasciare la disgrazia di quel viaggio fatto di gentaglia senza scrupoli, furti per procurarsi soldi, prostituzione ed altre bassezze a cui lui e i suoi compagni di viaggio furono sottoposti. Arrivati sulle coste del Mediterraneo anche gli scafisti, un’altra razza derivata dall’umano (pensò che nell’evoluzione dell’umano non erano rimasti indietro solo gli animali ma anche gli scafisti). Lavorò un anno per mettere insieme 2000 euro da dare a questi traghettatori di poveracci.

Dopo due anni arrivò finalmente in Italia. A Lampedusa assieme a tanti altri come lui. Sembrava che tutti fossero partiti da un villaggio, un deserto, un suk ma soprattutto da una domanda che si erano posti già da piccoli: cosa ci faccio io qua?

Lampedusa e poi il traghetto per la Sicilia, poi il  treno e un altro traghetto per la Calabria, poi un’altro treno e Roma, i suoi amici (dopo due anni di viaggio insieme erano veramente amici) vollero fermarsi a Roma lui invece sentiva un’attrazione per quel treno con la scritta Milano.

Mario a ben guardarlo era anche bello, nero, slanciato e soprattutto gentile e dignitoso.

Aveva in tasca un biglietto con un numero di telefono e un indirizzo. Viale Padova 86. Milano.

Poco italiano, buon inglese e francese, non fu difficile per lui arrivare all’indirizzo e trovò anche facilmente il suo connazionale. Furono subito amici e dalla sera (notte) stessa cominciò a lavorare.
Disegni di Paolo Buzzo

I milanesi scartavano tanta roba che andava in sacchi neri o gialli ed altra in bidoni bianchi e verdi.

Ma nessuno dei milanesi voleva “fare i sacchi”.

Cominciò la sua attività lavorativa presso una cooperativa, pagato male (per noi) pagato e basta per lui.

Dopo due anni venne a sapere di un lavoro in una fabbrica a Lissone chiamata: Metallurgica Cazzaniga.

Un sabato mattina andò ai cancelli della ditta, bello ed elegante: si presentò all’esterno e gli venne incontro il Custode, piccolo e calabrese  e in un finto dialetto milanese gli disse: ti se voret      ghe’ minga post per te’.  Mario non lo guardò neanche, vide la Porsche, si guardò attorno e poi  con quel poco dialetto milanese che aveva imparato rispose: “grazie, ma ormai sto meglio di te” e se ne andò.

Tornò a casa, Milano Viale Padova e sotto casa trovò un suo connazionale appena arrivato.

Era disperato, sporco, senza soldi, senza permesso, senza lavoro e triste. Lui e i suoi amici lo rifocillarono e poi Mario lo accompagnò in una struttura di cui aveva sentito parlare che aiutava la povera gente: Casa della Carità.

Mario non solo lo accompagnò ma cominciò anche a lavorare come volontario ed un giorno un po’ speciale venne chiamato per aiutare gli ultimi arrivati. Lui parlava parecchie lingue, alcuni erano suoi connazionali e li capiva non solo per la lingua. Erano in tre i volontari che seguivano questa nuova ondata di profughi, si presentarono tra loro: ciao io sono Mario, io sono Chiara ed io sono Oreste.

 

È solo una storia non è obbligatorio crederci.

Creare e vivere una nuova vita: è arrivata la nuova edizione

Oggi abbiamo la possibilità di fare un salto di coscienza ‘quantico’, simile a quello che dalla condizione infantile, del bambino, conduce a quella infinitamente vasta dell’adulto. Grazie a quel ‘finimondo’ che accadde cento anni fa – quando la scienza dello spirito fece il suo ingresso nel mondo – l’uomo di oggi, se sa vedere, ha gli strumenti per inoltrarsi in una prospettiva di crescita vertiginosa, imparagonabile a tutto ciò che l’umanità ha conosciuto finora.  Con questo libro importante, interamente riveduto e rinnovato nella scrittura e nella veste grafica, abbiamo cercato di rendere agevole la lettura delle conferenze del convegno che Pietro Archiati tenne nell’aprile del 2005 a Roma, dal titolo ‘La scienza dello spirito per tutti’. L’impulso scientifico-spirituale in questo libro è presentato come la chiave di volta per trovare un senso alle grandi domande dell’esistenza, e per recuperare non solo il senso della vita, ma anche tutta la sua bellezza.

La scienza dello spirito sa fornire anche risposte del tutto nuove e convincenti sui grandi, eterni interrogativi dell’esistenza umana: qual è il senso della morte – che cosa ci aspetta dopo? C’è un significato positivo anche nella malattia e nel dolore? E che cosa si intende quando si parla di karma individuale? Una conoscenza oggettiva dei mondi e delle realtà spirituali può, più di ogni altra cosa, ridare senso e slancio alla vita. L’uomo si sente in compagnia di tanti esseri spirituali che si dedicano al suo bene e può capire sempre meglio il bene concreto che lo attende in ogni giorno e in ogni incontro.                              (Pietro Archiati)

Ristampe – di nuovo disponibili 4 libri che erano esauriti

Per rispondere a tante persone interessate, abbiamo confezionato le ristampe lievemente rivedute di quattro libri: due libri di Rudolf Steiner e due di Pietro Archiati. Chi li leggerà, ma anche chi li ri-leggerà, potrà riscontrare quanto sono attuali: le conferenze agli operai contenute ne Il coraggio della libertà nella vita sociale sono quasi un urlo insopprimibile, rivolto al mondo affinchè si osservi “(…) la vita sociale nella sua realtà spirituale” per vedere “(…) come ovunque nascano i germi da cui si formano  le ulcerazioni sociali“, e trovarne i rimedi.

Il fenomeno uomo” contiene, dal canto suo, undici conferenze fondamentalissime in cui Steiner parla con grande umanità della realtà oggettiva del Cristo risorto, al di là delle speculazioni avanzate dalla scienza o dalla teologia. Ogni giorno spuntano fra i successi editoriali teorie sempre più fantasiose sulla vita di Gesù, ma accanto a queste versioni storiografiche più o meno attendibili, esiste un’indagine spirituale sul significato della resurrezione, che l’uomo può integrare concretamente nella sua vita quotidiana, per diventare sempre più consapevole del mistero dell’esistenza.

RUDOLF STEINER

“Il fenomeno uomo”                                                               “Il coraggio della libertà nella vita sociale”

Il fenomeno uomo - cover Il coraggio della libertà - cover

PIETRO ARCHIATI

Arrivederci alla prossima vita - cover

“Arrivederci alla prossima vita”

“(…) in un futuro lontano, magari, forse in un’altra vita: ma di sicuro dovrà fare su di  sé la piena esperienza di ciò che ha inflitto ad altre persone. Solo un uomo che abbia interiorizzato  questa profonda convinzione potrà trovare la  forza di non compiere azioni disumane(Pietro Archiati)

Il pensiero via maestra alla felicità - cover

Il Pensiero, via maestra alla felicità

(…) Ogni volta che pensa, l’uomo è pura luce nel suo spirito”.(Pietro Archiati)