Io sono la via, la verità e la vita

IL VANGELO DI GIOVANNI

Seminario tenuto da PIETRO ARCHIATI

Sasso Marconi (BO) dal 25 al 29 Agosto 2004

Fascicolo 7

dal capitolo 14,1 al capitolo 15,27

14, 1 – I discorsi dell’Ultima Cena

15, 27 – La vite e i tralci

Ultima Cena – Beato Angelico

14,6. Gli dice Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita”

“Gli dice Gesù: Io sono la via, la verità e la vita” -Egw eimi h odoV kai h alhqeia kai h zwh (egò eimi è odos kai è alètheia kai è zoè)-. Una delle frasi più famose del cristianesimo, e ringraziamo Tommaso che con questa domanda che, insomma, ha fatto a nome di tutti noi, gli ha tirato fuori quella bella risposta che commenteremo dopo la pausa.

Intervento. Volevo solo aggiungere che avevo notato che la domanda che fa Tommaso è complementare a quella di Pietro; cioè, lui presuppone la via… Pietro chiede, dove andiamo?

È la mèta, e Tommaso gli dice, se non lo sappiamo dove andiamo non possiamo neanche sapere la via, quindi è il discorso delle polarità, che in realtà sono unilaterali come domande, nel senso che una richiama l’altra ma sono staccate mentre vanno tutte e due insieme per capire quello che dice il Cristo.

Archiati. questo ci porta a riassumere il discorso, mettendo tutti e due insieme.

Pietro dice: “dove andiamo a finire?” E il Cristo cosa gli dice: “dove vai a finire lo saprai soltanto quando ci arrivi”, in fondo detto in parole povere. E allora? Ci resta soltanto la strada: la strada, i passi, cioè il pezzo di strada sulla quale ci troviamo, e Tommaso pone l’altra domanda unilaterale, e dice: “ma se non sappiamo dove andiamo, come possiamo sapere… conoscere la strada?”

In altre parole, sono due unilateralità che ci fanno perdere l’umano. L’umano è nel dinamismo, nell’interazione tra l’ideale che mi dice “dove devo arrivare” e la capacità di incarnare, di realizzare questo ideale passo per passo. Perché se io un ideale non lo realizzo passo per passo, percorrendo la strada completa che mi porta lì, non ci arriverò mai.

E, posto in altro modo: qual è il rapporto tra i passi concreti da compiere e la mèta da raggiungere?

Più compio i passi concreti e più mi si chiarisce la mèta; e più mi chiarisco la mèta, a livello di conoscenza, di anticipazione conoscitiva, e più so, e meglio so quali passi compiere; ma il rapporto è reciproco. Il rapporto è reciproco, io non posso sapere quali passi compiere senza perlomeno conoscitivamente, anticipare la mèta; ma non posso anticipare la mèta sempre meglio e a ragion veduta, non posso conoscere completamente la mèta se non percorrendo i passi.

In altre parole, l’umano è fatto di due dimensioni: -la dimensione della conoscenza, la dimensione intellettuale – anticipa conoscitivamente le mète da raggiungere – -e la dimensione morale che è la trasformazione concreta, a brano a brano, passo per passo, dell’essere per arrivare a queste mète.

La dimensione conoscitiva, che conosce a livello di pensiero le mète ultime, senza la dimensione morale, diventa vuota astrazione; e la dimensione morale, quella del fare i passi concreti, che disdegna l’impegno conoscitivo di sapere dove si deve arrivare, è puro egoismo. E’ voler essere buoni senza sapere in che cosa consiste il bene umano, perché il bene conoscitivo fa troppa fatica… si fa troppa fatica!

E l’umano consiste in tutti e due. Si capisce il discorso? Perché di persone che vorrebbero essere buone e che dicono peste e corna di ogni teoria ce ne sono tante, ma vogliono essere buoni senza sapere conoscitivamente in che cosa consista oggettivamente il bene umano! E in che cosa consista oggettivamente la pienezza dell’umano è una questione di conquista conoscitiva, di cammino intellettivo, intellettuale… E abbiamo nel mondo d’oggi un sacco di gente che a livello di conoscenza poltrisce su tutta la linea, e poi si chiede perché è infelice! Torna il discorso?

Quindi, dal momento in cui noi privilegiamo la conoscenza…conoscenza…conoscenza… ma non facciamo i passi, usciamo dall’umano! Dal momento in cui uno deve fare, fare, fare… diventare buoni, aiutarci a vicenda, e nel sociale, essere attivi, eccetera… senza avere la minima idea di dove andiamo come evoluzione umana, svuotiamo l’essere umano, perché lo svuotiamo quando gli portiamo via la dimensione di evoluzione di coscienza, e lo svuotiamo quando gli portiamo via la dimensione di evoluzione morale.

A livello di coscienza, cari amici, chi ci proibisce di anticipare, come spiriti pensanti, tutte le vite evolutive aperte allo spirito umano? Perciò siamo stati creati come spiriti pensanti, e se non ci facciamo un’idea sempre più chiara, sempre più avvincente, delle mète da conquistare come esseri umani, come vogliamo fare i passi concreti? In che direzione? Non abbiamo il criterio per sapere che cosa realizza l’umano e che cosa non lo mortifica.

E queste due dimensioni dell’umano ce le abbiamo nella nostra tradizione occidentale a partire da Aristotele, dai filosofi greci, tutto il cristianesimo: “Fatti non foste a vivere come bruti ma per seguir virtude – la dimensione morale – e conoscenza” – la dimensione intellettiva -. Da che mondo è mondo ci è sempre stato detto: “l’umano consiste di queste due dimensioni fondamentali, la testa e il cuore”. Una testa senza cuore – in Toscana la chiamano “acchiappanuvoli”, fantasticherie – se non le realizzi moralmente, se non le fai… a che ti serve? Una testa senza cuore non è un uomo; un cuore senza testa, eh non crediate mica che sia maggiormente un uomo! No, no. Puro egoismo: vuol essere buono a tutti i costi! No, non si può essere buoni a tutti i costi! Si può essere buoni, moralmente buoni, soltanto seguendo le leggi oggettive dell’umano, e quelle vanno imparate, vanno afferrate conoscitivamente.

Il buono non si può imporre come comandamento morale perché il buono supremo è soltanto la libertà, soltanto nella libertà l’essere umano è buono…

Ma libero sono soltanto nelle cose che capisco.

Questo, il modo in cui la domanda di Pietro sulla mèta, che si riferisce al cammino principalmente di conoscenza, di anticipazione conoscitiva; e la domanda di Tommaso che si riferisce alla via, ai passi concreti, ci rendiamo conto che il vangelo è articolato….prendendo due dei dodici apostoli; adesso poi ne arriveranno altri due, ché pongono la domanda sullo spirito, il Padre e la materia, il mondo refrattario; in questa quaterna, dove c’è il mistero dell’evoluzione nel tempo, la tensione, tra la mèta finale e i passi nel presente, e la tensione primaria nello spazio, nel contemplare fra spirito e materia… il testo, mettendoci alla base queste quattro domande dei quattro apostoli, che cos’è?

E’ una partitura fondamentale che serve ad ogni spirito umano. Non ha nulla a che fare con una religione particolare che va bene solo per cristiani; è un testo che va bene per essere umani, nella misura in cui assurgono al livello di ciò che è universalmente umano.

E universalmente umano è l’intellettivo del pensare e il morale dell’amare. Perché una persona – e non m’importa nulla se appartenga a un popolo o se abbia un diverso colore della pelle, o se appartenga ad una religione anziché ad un’altra, non m’importa nulla -, in quanto essere umano deve ben capire che queste sono le due dimensioni dell’umano, fondamentali.

Il cammino del pensiero – capire le cose – e il cammino morale – fare le cose, attuarle, realizzarle-.

Dove vado? = Mèta conoscitiva

La strada = Cammino morale passo per passo

Spirito

Materia

Il testo integrale disponibile a questo link

Beato Angelico – “L'istituzione della Eucarestia (1450)”

 

 

I FATTORI DELLA VITA

Commento a “La Filosofia della Libertà” di Rudolf Steiner
Volume 8

Pietro Archiati

dal Cap. VIII, al Cap. IX, par. 18

Rocca di Papa (RM) 30 settembre – 3 ottobre 2010

La Filosofia della libertà 8 - fronte

Benvenuti a tutti di nuovo, questa volta cominciamo con la seconda parte della Filosofia della libertà finalmente. La prima parte è intitolata “La scienza della libertà” e la seconda parte si intitola – cosa bellissima – “La realtà della libertà”. La differenza si evince proprio da questo modo così essenziale di esprimere queste due dimensioni. Il pensare, il riflettere, il ragionare ci fa capire, ci dà la scienza, la conoscenza, il sapere riguardo alla libertà, cosa ci dice la scienza della libertà? Si può riassumere in un enunciato, in una frase, la scienza della libertà ci dice tutta la prima parte che la libertà è l’essenza dell’uomo, e che la libertà è nel pensare. L’uomo è l’essere pensante e poiché è l’essere pensante è l’essere che è libero, essere liberi e essere pensanti è la stessa cosa. Però a che mi serve sapere in chiave di scienza, di conoscenza che la libertà è l’essenza dell’uomo se non la realizzo? Quindi la libertà non è soltanto un fatto di conoscenza, che io vengo a sapere, ma è un fatto morale, la libertà diventa reale solo nella misura in cui l’uomo la realizza. Quindi questa seconda parte, realtà significa la realizzazione, il rendere reale la libertà, esercitarla, portarla all’essere, non soltanto sapere tutto sulla libertà ma vivere da liberi. E perciò ci dicevamo che la seconda parte in un certo senso, è ancora più interessante, più micidiale, perché si tratta adesso di vedere in che modo l’individuo realizza, fa della libertà conosciuta una realtà, la realtà della sua vita, la realizza, proprio la crea, la seconda parte è il creare la realtà della libertà, viene creata, la libertà è qualcosa che l’uomo crea, e se non la crea non c’è. Ognuno ha tanta libertà quanta ne crea, quanta ne realizza, e potenzialmente ognuno la può realizzare all’infinito, non ci sono limiti alla realizzazione della libertà. Un altro modo di riassumere la prima e la seconda parte, la prima parte Steiner la riassume in tedesco con la parola …. un monismo di pensieri. Il monismo del pensare, quindi la prima parte esprime la logica del pensare, cos’è il mondo? È il pensare del Logos, il più grande logico pensatore che ci sia, i greci lo chiamano Logos, il pensatore divino, il pensatore supremo, il pensatore più artistico più creatore che ci sia, ha sfornato col suo pensare il mondo. Cosa sono le cose? concetti del Logos, idee del Logos, pensieri del Logos, un bel giorno ha avuto il pensiero della rosa e la rosa fu! Perché cos’è la rosa? Un pensiero. Ha avuto un pensiero della giraffa, e la giraffa fu! Cos’è la giraffa? Un pensiero. Tutto è pensiero, ogni cosa è una struttura di pensiero. Anche una macchina una Gilera, io ho fatto quattro anni a Roma in Gilera, poi si è rotta e gli altri cinque anni li ho fatti in bicicletta, allora ho notato che ci sono sette Colli a Roma! Una Gilera cos’è? anche una bicicletta cos’è? una struttura di pensiero realizzata, se non c’è alla base una struttura di pensiero non salta fuori una macchina, anche una casa è una struttura di pensieri. Quindi tutto è all’origine pensare creatore, il pensare come potenzialità all’infinito e i pensieri, i singoli concetti sono attualizzazioni puntuali di questa facoltà all’infinito del pensare. E il pensatore a livelli astronomici, i greci lo chiamavano il Logos, ma non soltanto i greci anche il Vangelo di Giovanni dice: en archè en o Lògos all’inizio di tutto ci fu, c’era, c’è sempre il pensare creatore, il pensare che crea intuitivamente. Noi creature del Logos, fatte a immagine e somiglianza del Logos partecipiamo di questa facoltà creativa, artistica in assoluto che è il pensare. …

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La Filosofia della libertà 8 - retro